Tutto è cominciato così: col nostro arrivo alla sacra facoltà di Giurisprudenza della Sapienza di Roma con addosso queste devastanti t-shirt create per l'occasione. Tra uomini e donne incravattati e elegantissime, stimati professori e discrete vacche vestite a festa, non c'è stato modo migliore per arrivare nella maniera più sonora possibile e in clamoroso ritardo alla laurea del Vicerey Federico.

[Bonifacio IX gloriosamente griffato dalla magica t-shirt]
Ma eccolo qua il fottuto dottore. Vecchio giocatore di calcetto, straordinario talento alla chitarra, amico di ginnasio, liceo, esame di maturità , milleuno vacanze passate a ridere, ubriacarci, qualche volta a urlare. Eccolo qua il compagno di giochi, di donne, di goal sbagliati sottoporta, di situazioni strane e irripetibili nel fuoco sacro dei nostri vent'anni, ormai quasi cinque anni fa, davanti a una tazza di caffé mentre ci raccontavamo cose e ne chiarivamo delle altre. Eccolo qua colui il quale un certo giorno nel futuro chissà quando, mi vedrà bussare alla porta del suo studio - anticipato dalla sua segretaria sottostipendiata che già svariate volte avrà provveduto a brutalizzare - a domandare forense udienza. Ah, ma non vedrai mai una lira da me medesimo: non parteciperò economicamente alla tua ascesa al potere. Ma - dicevamo - eccolo qua, in tutto il suo splendore, conciato in una maniera vergognosa, bottiglia di Rum in mano e ci mancherebbe altro, un giorno di ottobre duemilaquattro.

[Il Vicerey, non pago di tutti i suoi errori, ha almeno pagato da bere]

[Il buon Cristiano provvede alla vestizione di Azzecca-garbugli]
Ah, ma che impressione. Che ribrezzo, certo. Mi chiedo, ogni tanto, tra un bicchiere e l'altro, ma che fine avranno fatto tutti quei rutti sulla spiaggia, tutte quelle donne, tutte quelle notti passate chissà dove, che fine hanno fatto quelle risate esagerate mentre Luca - al Circeo - giocava a racchettoni completamente NUDO? Che fine hanno fatto quelle facce contrite dalla malinconia e da nuove perversioni ogni volta che la radio nel traffico di Roma centrava Sweet Child of Mine? Sono ancora tutte lì? Tutte lì dentro, Vicerey? Me lo auguro. Scatto foto a ripetizione e me lo auguro.

[Azzecca-garbugli in versione - involontaria - Fidel Castro]
La discussione della tesi, accennavo prima, non l'abbiamo vista. Ci mancava anche che un gruppo di esagitati come noi potesse arrivare per tempo; ad ogni modo, siamo riusciti almeno a scorgerlo scendere dalle Sacre Scale con la tesi in mano e lo zaino melanconicamente tenuto per una mano a parlare al vento con un volume di voce esageratamente sostenuto. Bonifacio e io ci siamo guardati e abbiamo capito che quell'eterno cazzone aveva già finito. Oh bé, si fottesse.

[Eccolo qui, fa già il gradasso]
Poi siamo andati a bere. Il pomeriggio romano era tiepido e piacevole. Consumata a favore della ragione l'idea di farsi un bagno nudi nella fontana di Minerva, abbiamo proseguito verso il più deplorevole bar della zona, dove il miglior rum che abbiamo trovato rispondeva al nome di Montero. Proprio così: Rum Montero. Come il Pampero ma distillato nei peggiori bar di Milano Marittima. Comunque ha fatto il suo effetto e in men che non si dica, il dottore ha cominciato già a sparare le sue prime sentenze alcoliche.

[L'azzecca-garbugli con Bonifacio e la mitica t-shirt]
A proposito della t-shirt, la meravigliosa scritta davanti sarà possibile apprezzarla tra poco. Giusto il tempo che l'oppiesco pomeriggio intercorso ieri giunga alla sua magnifica sublimazione, nel momento esatto in cui - reminiscenza di Marrakesh Express - tre baldi ragazzoni di colore incontrati per caso in un parco dell'Università , dopo averci visto ciondolanti e vomitanti improperi ci hanno immediatamente proposto in un imbarazzante accento francese: "Partitona?". Come dire di no.

[Il vicerey desnudo. Già le sento le ragazzine strepitanti...]
Dunque, ci sono un paio di cose da tenere presente: è assolutamente impossibile, indicibile, improponibile, assolutamene fuori luogo e offensivo pensare che noialtri possiamo restarcene fermi o indifferenti di fronte un pallone che rotola. Per questo, fatte le squadre, si è preso immediatamente a giocare. Il Vicerey ha indossato un paio di scarpe numero 37 di quella santa fidanzata dell'altrettanto santo Cristiano, in luogo dei suoi mocassini di pelle numero 44. Il sottoscritto non è riuscito a barattare le proprie scarpone di pelle a punta con nulla, giacché recalcitrante e sotto sedativi è dovuto rimanere in panchina insieme a pochi altri a fare foto. Il pallone era sgonfio, il terreno di gioco di cemento, le porte due panchine, i riflettori quattro lampioni gialli, gli spettatori sporadici studenti stranieri occupati a fumare erba, il nostro doping una giusta dose di alcol nelle vene, il nostro contratto quello dell'amicizia che ci ha portati lì. C'è niente di più bello al mondo? Nossignore.

[Cristiano in condizioni vergognose e Kofi Annan - giuro su Dio, si è presentato così]
I ragazzoni di colore erano tecnicamente scarsi, ma fisicamente del tutto superiori a noi. Dopo mezz'ora di gioco, Cristiano versava sudore da ogni poro, contro la freschezza degli avversari.

[Il vicerey al cross dopo prolungata discesa sulla destra]

[Il mitico Coco mostra ai fotografi la schiena commossa del dottore]
Intanto sulla nostra panchina cominciava a girare marijuana e le braci arancioni nella notte attiravano i giocatori in campo come falene verso la luce di un lampione.

[Prima pausa. L'erba della panchina è migliore dell'erba del campo]

[Anche il Nonno si avvicina a chiedere rinforzi...]

[Poi, in un commovente gesto di fair-play, i giocatori in campo si scambiano... cortesie eccitanti]
E' incredibile il calcio. Cominci a giocare che non te ne frega niente. Sei lì che tiri via la palla con disinvoltura, provi giocate insulse, tanto tutti la stanno prendendo a ridere. Poi a un certo punto succede che ti dimentichi tutto: dove sei, con chi sei, perché sei lì e ti interessa solo una cosa: vincere, cazzo. Solo vincere. Sono una decina in campo, cinque contro cinque, e la vittoria è diventata una cosa di cultura, costume, razza, onore e orgoglio. Urlano, sbraitano; il portiere indica col dito le mosse che gli altri dovrebbero fare, gli attaccanti uniscono le mani al petto verso i compagni come a dire "cazzo fai?". Qualcuno si ferma, esausto, mani sulle ginocchia mentre da dietro gli urlano di rientrare. Quello che si è prestato come Kofi Annan è una furia, ride sempre, ma è una furia e si vede che vuole vincere.

[Cristiano in velocità è inafferrabile. Ne so qualcosa]

[Prova il tiro dalla distanza, la gara è quasi finita...]

[E' goal]

[Felicità , semplicemente]

[Poi Federico incassa un goal]

[Accetta così e così la sostituzione]

[Ma poi segue la partita dalla panchina con fumata serenità ]
Il fischio finale, in questi casi è dettato dalla stanchezza, dalle vesciche sotto i piedi e dal fatto che è tardi e che è ora di fare una convenzionale puntata a casa Federico per l'incontro con i parenti e gli altri amici che anche loro hanno diritto. Si va così, ovviamente, puzzolenti e sudati, 'sti cazzi del mondo. Oggi va così. Oggi festeggiamo un nuovo dottore, ma nessuno di noi ha più di 14 anni. Forse anche per questo alla fine della partita, prima dei saluti, ci si immerge in un delirante defaticante-affaticante.

[Questo è Cristiano, ma in giro erano tutti in tale delirio]
E finalmente a casa, ricchi premi e cotillons per i reduci dalla festosa giornata. Si mangia e si beve. Il padre del Vicerey si ubriaca ed è uno spasso vederlo urlare "Pampero-Pampero-Pampero", con un cappello di paglia in testa (ho le foto, ma non so se posso pubblicarle!). Qui ci raduniamo anche con il Granduca, elegante e reduce da un'estenuante maratona nel traffico romano. Ed eccola finalmente la mitica scritta sul davanti della t-shirt...

[Vomito ergo rum. Geniale o no?]

[Il Vicerey nella sua reale magione con un buon flute di champagne]
Poi si va. Via, in macchina a raggiungere altri. Per il fine serata, giornata, parte di vita: tutto. In macchina con Gian è un delirio: alla fine decidiamo. Apriremo un negozio di valori bollati. Ma perché certe stronzate fanno venire il vomito dalle risate, certe volte?

[Mi ci metto anche io in questa gallery (con t-shirt), mi pare giusto. Foto by Giorgia]

[Antonio e Francesca. Anzi, direi Francesca e Antonio]
Poi a notte fonda anche la serata è scemata. Molti sono arrivati al nostro tavolo e se ne sono andati. E' tornato Cristiano con la stessa camicia della partita del pomeriggio; lui asserisce di no, ma io lo smaschererò. E' venuto Filippo (anche lui fresco dottore), sono venuti altri, ho visto Luca, c'era Giulia, Jonathan. Ci sono state pacche sulle spalle e promesse soffiate al vento. Fuori fa più fresco, adesso. Le nostre t-shirt spariscono sotto maglioni e camicie. C'è il tempo perché Federico e Antonio ne girino un'altra. C'è tempo perché Cristiano provi a violentare Federico nella mia macchina.

[All'opera. A trenta metri dalla centrale di polizia, come faceva notare il Granduca]
C'è tempo per un'ultima foto impietosa. Altre non ne ho pubblicate. Questa sì. perché nonostante una laurea, nonostante tanti anni di sacrifici sui libri, dopo tante cose passate e ingoiate, lacrime e pianti, cose belle e brutte, questa faccia ha resistito. E' viva. Perdura. E così sia.
In bocca al lupo, fratello.

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p.s. vista la brillante idea avuta da altri blog di mettere in vendita le proprie t-shirt, mi premeva dire che codesto sito - come più volte precisato - si dissocia completamente da vendita di magliettine, cotillons, libri e produzioni commerciali e che se anche voi voleste la fichissima maglietta dei noantri visibile in queste foto, bé il sito è www.e-shirt.com e fatevela da soli. Il mouse ce l'avete no? Non vedo perché dovreste acquistarla da noi, dunque. Non solo: io ne ho una che mi avanza. E' un po' sudata, ma in compenso posso farvela autografare dal vicerey in persona. Viva il blog come FINE e non come MEZZO.