venerdì, 31 dicembre 2004

Esce il 2004, lo sostituisce il 2005. Cambia poco, tatticamente
Categoria:quotidianismi, scritto da stefano havana


Com'è stato questo 2004? Un disastro per il mondo, stupendo per me. Vivo in questa curiosa dicotomia: l'ultimo giorno dell'anno - ecco - ha forse valore in questo senso. Un bilancio, un consuntivo: mi guardo allo specchio, mi do un buffetto sul mento, mi dico: "Ehi allora? Com'è che è andata?". Bene, dai: il 2003 e il 2004 sono stati due anni fondamentali per me Stefano, sebbene sia stato proprio quest'ultimo a farmi crescere come mai prima. Ho capito un sacco di cose, ce le ho tutte qui in tasca, un po' in mano strette nei pugni, altre le ho sistemate in giro o dietro gli occhi. Scorci di me che fino a ieri restavano nebulosi si sono schiariti: ho capito che certe cose andavano bene così. Altre le ho corrette. Ho aperto gli occhi sul mondo, ho capito il mio futuro, oltre il sogno di fare lo Scrittore. Ho capito come morirò, più di ogni altra cosa. E' stata un'alba continua questo 2004.

Anno polveroso per la terra, come no. Se ne sono andati un sacco di quelli che contavano: attori, artisti e poi il terrorismo e l'Asia ed Enzo Baldoni che in quella sera d'agosto - il 26 - mi fece portare le mani alla bocca davanti alla tv. Ho imparato nuove cose, ne ho disimparate altre. Ho creduto di aver ritrovato l'amore, ma tale illusione è durata l'arco di una notte. Ho ricevuto diversi sms di insulti - l'ultimo l'altro ieri sera - e tutti, dico tutti, digitati da dita femminili: non lo so a questo punto se sono sbagliato io o sbagliate loro. Forse entrambi: anche questo fatto che apparteniamo al genere umano, secondo me complica le cose. Il 2004 è stato l'anno di Cuba: questa cosa mi ha davvero cambiato l'esistenza. Per mille motivi diversi, ma soprattutto Cuba è stata una questione d'amore. Mi sono ritrovato ad amare di nuovo il prossimo, dopo anni che non me ne importava un fico. Poi questo blog, voi ci riderete, ma mi sta dando una fondamentale valvola di sfogo: scrivere scriverei comunque, va bene, ma questa possibilità dà modo al mio ego di farsi un giro ogni tanto. E ce n'è bisogno, ho scoperto. Mi fa dormire meglio la notte. Scrivere è veramente la cosa che più mi piace al mondo.

La notte del 31. Stanotte. Ieri notte, per chi leggerà domani.
Sono sincero: avrei voluto passarla ovunque tranne che a Roma. Tuttavia resterò qui: nella città eterna che di eterno ha solo l'insopportabilità della gente che la abita e che non fa altro che correrci dentro, dalla mattina alla sera con gli occhi chiusi e la faccia deformata dalla fretta come se correre allontanasse la morte. Me ne starò qui con quei quattro amici che contano davvero e altri quindici di cui non me ne frega un cazzo, ma a cui - per una volta - farò finta di sorridere. Ci sarà anche Fabio che è tornato dall'Ohio e sembra essere mancato una settimana e non tre mesi; ci sarà la mezzanotte: a mezzanotte non mandiamo sms di auguri prestampati ai nostri amici, che ne dite?. Il numero giusto stavolta deve essere solo il 48580. Mandiamoli laggiù i nostri euro, a quelli che sono rimasti fuori dai sacchi arancioni: credo che mai come questa volta sia un preciso dovere di tutti noi aiutarli. Lo dico io che se c'è una cosa a cui non ho mai creduto questa è proprio il dovere: credo che il dovere non esista. Così come il rispetto. Dovere e rispetto sono una gran bella invenzione dell'uomo occidentale: un modo come un altro per giustificare le giacche e le cravatte.

E basta.
Questo 2004 finisce qui per il blog, per i Noantri e per tutti quelli che ci hanno voluto bene e che sono passati da qui. Fate i bravi, spendete i vostri cazzo di soldi, sfogate i vizi e siate gentili, ma non sempre.

Abbasso la perfezione, abbasso la serietà, abbasso la sincerità. Viva le bugie, le calze a rete e le donne che la danno via subito. Voglio un 2005 svuotato di retorica.


Dice che in Asia c'è bisogno:

>>>
CARTASI, MASTER CARD e VISA NUMERO VERDE: 800667788
>>> CEI [
donazioni online]
>>> CRI [donazioni online]
>>> UNICEF [
donazione online]
>>> CESVI [
donazioni online]
>>> MEDICI SENZA FRONTIERE [
donazione online]
>>> EMERGENCY
[donazioni online]

giovedì, 30 dicembre 2004

Dati di un qualche valore
Categoria:giornalismo, scritto da stefano havana


Non so che tipo di significato possa avere, ma sappiate che in 40 minuti scarsi di speciale sull'Asia Chicco Mentana ha già detto almeno nove volte la parola "raccapricciante".

giovedì, 30 dicembre 2004

Lo tsunami come non si vede nei tg
Categoria:segnalazioni, scritto da stefano havana


Andate su questo sito >>> http://believeinmagic91.blogspot.com/

Scrollate verso il basso dove c'è una finestra Media Player che si carica automaticamente. Aspettate che il video si componga e osservatelo a casse accese. Fa spavento.

Dopo di che c'è questa lista di video, ce ne sono sette, li vedete? Il post si chiama "List of all videos".
Certi fanno rabbrividire (il secondo è da mani sulla bocca): se non vi va di rovinarvi la giornata, allora NON guardateli. Però fanno capire un po' di più dei commenti di Inzaghi e Zambrotta. Perché noialtri - che uno tsunami non l'abbiamo visto mai - ci chiediamo: "Ma com'è possibile che due onde, pure enormi, facciano 100mila morti?". In questi sette video si capisce, eccome. Giuro, ho le mani fredde.

Lo capisci, alla fine, perché tutti quei sacchi arancioni sulla sabbia.

mercoledì, 29 dicembre 2004

Il vento
Categoria:narrativa, scritto da stefano havana


Io non so come spieghereste voi il vento. Non che - in fin dei conti - abbia mai pensato di dover spiegare il vento. Il vento: c'è. E quando non c'è chissà dov'è che va. A chi importerebbe, comunque? Cominciai a pensare di dover spiegare il vento solo il giorno che la vidi riflessa su un album dei Dire Straits.

Quel giorno lei e il vento arrivarono insieme davanti al negozio di dischi come se fossero in lizza per l'ultima copia di qualche grande singolo: lei un po' prima di lui che la raggiunse subito però (d'altra parte era il vento). Restò ferma un istante - chissà qual'era il suo nome - e dal riflesso nel vetro io passai a guardare l'originale incanto; a quel punto una magia spettinò i suoi capelli neri e il gesto che lei fece per riordinarsi un po' e tenere testa a quel freddo refolo d'inverno io lo conserverò per sempre. Bellezza s'era aggiunta a bellezza: il vento le era passato dentro e poi se n'era andato e in mezzo c'era stata quella piccola meraviglia di inconsapevole femminilità. Quando fu sparita anche lei oltre la via e io ritornato a guardare i dischi esposti con un battito in più a galoppo nel mio cuore, i Dire Straits erano in piedi sulla copertina del loro disco e se ne stavano lì. Tutti quanti: Romeo and Juliet ci stava proprio bene.

martedì, 28 dicembre 2004

Cose che non posso fare a meno di chiedermi
Categoria:televisione, dissenso, scritto da stefano havana


Ma perché quando morirono 12 militari italiani a Nassiriya le Veline di Striscia La Notizia non fecero gli stacchetti per rispetto e adesso con quasi 100mila morti sì?

martedì, 28 dicembre 2004

Ehi Dio, ma davvero tutta questa voglia di surfare avevi?
Categoria:attualità, scritto da stefano havana


Che poi quando accadono questi disastri naturali, che fai? Come lo vivi? Con chi te la prendi? Col cielo? Verso chi agiti il pugno stretto della collera e della rabbia? Alle nuvole che si sono addensate? O in basso, verso il nucleo della terra dove meccanismi chimici e gelogici generano i terremoti? Dove vai a sbattere la testa? Contro le onde dell'oceano? Contro i flutti, i granelli di sabbia che diventano proiettili a 800 km/h? Non è che c'è un Bin Laden su cui mettere una taglia da 30 milioni di dollari o da chiudere in un sacco nero; non è che davanti a un microfono puoi dire frasi da cerebroleso hollywoodiano tipo: "We got him". Che fai contro uno tsunami? Che fai, tiri fuori i braccioli e un remo robusto e ti prepari a dare di spalle? Che fai? Quando c'è di mezzo la natura, che fai? Prendi una scala altissima e raggiungi Dio? Gli chiedi perché?, gli domandi: "Ehi Dio, cazzo, va bene, avevi voglia di surfare. Ma davvero un'onda così grossa ti dovevi inventare?".

A chi dichiari guerra? Di chi appendi un poster in camera con su scritto: wanted!. In che modo - e sono tanti - farai l'idiota occidentale? Cosa fa più rabbia? Un grande attentato, un ematico e volontario evento di guerra oppure questo? Che scegli, l'uomo o la natura in quest'eterna ricerca del colpevole? Che maschera indossi davanti a un numero come 24mila e una parola come morti? La maschera della retorica? Quella dell'incredulità? Quella che indossasti l'11 di settembre di tre anni fa, quando ti bloccasti con la forchetta in mano a guardare il mondo cambiare? Quella della paura, quella del disinteresse, quella dell'apologia, quella dell'uomo comune che se ne sta a guardare con il mento affossato nei pugni delle mani davanti al televisore? Che fai? Dove dirigi la tua rabbia? A chi lo dici vaffanculo? Al mare? Al vento? Me li immagino il mare e il vento: a ridere e ridere e ridere e soffiare e incresparsi d'onde mentre la gente dorme o mangia e cambia canale con il telecomando.

Nel frattempo in bocca al lupo e palle fredde a uno come noi - blogger e reporter vero - che è appena partito per Colombo, Sri Lanka.

lunedì, 27 dicembre 2004

Che poi a vivere non s'impara mai
Categoria:filosofia, scritto da stefano havana


Diciamo tanto dei pesci: li indichiamo con la punta del dito e ne ridiamo. Ah che stupidi. Un milione di anni e ancora non capiscono nulla di lenza e di amo. Ogni volta abboccano. Così diciamo mentre ci spalmiamo sù un etto di maionese e un pizzico di sale.

Ma - pensavo - che facciamo noi esseri umani, se non lo stesso?
Tutto si riduce al fatto che a vivere non s'impara mai. Prendiamo l'amore: ne restiamo tutti delusi prima o poi. Si piange di notte o chiusi nel cesso, si danno i pugni all'ascensore, ci si guarda allo specchio e a labbra strette ci si dice: mai più. Chi non ha pianto disperatamente almeno una volta nella vita per amore? Chi non si è sentito usato, sfruttato, incompreso, messo da una parte, dimenticato per amore? La conosciamo a memoria la lenza dell'amore e quel verme galleggiante: vediamo il filo, scorgiamo addirittura la sagoma del pescatore oltre il pelo dell'acqua. Ci siamo feriti mille e mille volte eppure puntualmente apriamo la bocca e -gnam! - ci caschiamo con tutte le pinne.

Gli incidenti stradali: ne abbiamo visti e sentiti a centinaia di morti per le strade. I telegiornali, i bollettini, le pubblicità progresso. Uno la scampa bella, si ritrova a ringraziare iddio anche se non ci ha mai creduto: addirittura se ne sta lì a recitare un paio di dimenticate preghiere, salvo poi schiacciare nuovamente il piede sull'acceleratore al primo rettilineo. Lo conosciamo l'amo del pericolo, la lenza dell'imprevisto: anche in questo caso diciamo quella parolina magica - mai più - e invece a bocca spalancata mandiamo giù l'ennesima esca. E gli esami per cui non si studia mai abbastanza e le occasioni perse e quella scopata senza preservativo e le vacanze organizzate in ritardo e i propositi di correggersi e di non caderci più: gnam!, quell'amo che si incaglia in gola e non ti lascia andare.

La vediamo la lenza. La vediamo la canna. Lo vediamo il pescatore: l'unica cosa che non vediamo - forse - è il lago, l'enorme lago o mare in cui siamo tutti immersi e dove ci sentiamo sempre così orgogliosamente sicuri. Ci caschiamo sempre e poi diciamo dei pesci.

domenica, 26 dicembre 2004

Malcostume italiano
Categoria:giornalismo, dissenso, scritto da stefano havana


La natura fa 12mila morti nel sud-est asiatico e i nostri media si preoccupano dei 20 feriti italiani. E' un costume solo nostro: sui siti di informazione straniera si racconta di una catastrofe univoca che fa cronaca da sé e non c'è un politico o un primo ministro che "si dice sollevato" perché nessun connazionale è rimasto coinvolto.

Dei 20 feriti italiani.
Di Zambrotta e Maldini tratti in salvo.
Del panico di Sposini e di Fede.
Del sollievo della Farnesina.
Non me ne frega un cazzo.

domenica, 26 dicembre 2004

Cose importanti, ma soprattutto no
Categoria:quotidianismi, scritto da stefano havana


Ultimamente
ho una fame da indù
un insaziabile appetito sessuale
e mi sento ispirato in maniera michelangiolesca.

Inoltre ho messo su Uno Mattina e ho scoperto che Cristina D'Avena non solo è ancora viva, ma ha due tette grosse così.

Anche questo fatto che oggi è il mio onomastico.

sabato, 25 dicembre 2004

E ovviamente Buon Natale!
Categoria:svago, scritto da stefano havana


giovedì, 23 dicembre 2004

Certe volte ho paura
Categoria:filosofia, quotidianismi, scritto da stefano havana


Una ragazza con le maniche della maglia lunghissime che le coprono le dita. Un'altra ragazza seduta proprio sotto al finestrino: quando entro ci guardiamo perché lei è bellissima e ha due occhi che uno smette per un attimo di respirare. Fuori c'è il sole. Un signore non riesce a timbrare il biglietto. Un altro signore gli dice come deve fare. Le buste della spesa, le buste delle librerie e dei negozi di giocattoli. La zingarelle che spiano i bagagli dei pendolari. Una ragazza si morde l'unghia del pollice destro e contemporaneamente si guarda indietro: chissà chi la sta inseguendo.

C'è questo tipo a Via Veneto, che buffo. Dice: "Non sono nevrotico, me l'ha detto anche il neurologo". Lo dice ridendo però: io lo guardo di sfuggita e vedo molta barba, due occhi azzurri vispi e niente capelli. Chissà chi è: io mica riuscirei a dire una parola come "nevrotico", così alla leggera in giro per la strada. E se la dicessi ad alta voce subito vorrei specificare che non si tratta di me, che mi stavo riferendo a un altro - non sia mai la gente si mettesse a pensare che lo sono davvero, nevrotico. Tutti gli uscieri sulle porte dei grandi alberghi: c'è questo signore rosso rosso in faccia con una tuba altissima e un vestito da pinguino. Io non l'ho mai visto muoversi di un passo. C'è quest'altro, senza giacca, con i pantaloni così neri e un maglione così viola che mi viene da ridere. Mi nascondo le labbra dietro il collo alto della giacca, mentre aspetto il verde per attraversare. C'è questo grande albero di Natale, ma proprio grande, enorme, arriva fino al primo piano del palazzo e ai suoi piedi una bambina con un cappotto rosa fa roteare una pallina di vetro. Lo fa con la punta delle dita e quando la mamma la chiama dall'ingresso della libreria, lei aspetta che si fermi prima di raggiungerla.

Alla fine di Via Veneto, prima del Muro Torto, hanno chiuso la strada: c'è una vigilessa bionda orfana della sua femminilità che protende mani senza anelli a guidatori senza tempo. Stanno girando un film: c'è Michele Placido che riconosco. Poi un altro attore deve cadere dentro una vetrina dopo una sparatoria: che forza. Spingo per arrivare a vedere e tutti che tengono il cellulare davanti al naso per fare foto e le recinzioni di ferro vibrano e fanno rumore. C'è un ragazzino, avrà dieci anni, che non è alto abbastanza per guardare: un altro - più grande, ma non abbastanza per esserne il padre -, lo prende in braccio e poi sulle spalle come a un grande concerto rock. Allora il piccolo ci sovrasta tutti e improvvisamente tanti anni passati a crescere sono cancellati e - non c'è niente da fare - vince lui.

Sono le dieci di mattina e, certe volte, inspiegabilmente mi sembra tutto bellissimo in giro, al sole. Mi sembra che tutti - io compreso - abbiano una marcia in più e tanti sorrisi, tanta allegria, tanto benessere, tanta leggerissima spensieratezza mi travolgono con cortesia. Certe volte mi rendo conto di essere tanto affamato di vita e talmente affezionato a questo mondo e alle cose semplicemente belle che - niente - ho paura.

mercoledì, 22 dicembre 2004

Ladies and Gentlemen
Categoria:blog, narrativa, scritto da stefano havana


Allora ho vinto questo concorso bandito dal Confuso grazie a questo racconto sulla Notte. Giudice - anzi giudicessa - la ormai celeberrima Lipperini. Ed è una meraviglia: non solo perché ho vinto l'unica cosa che sono sicuro non avrei mai comprato, ma anche e soprattutto perché ho sempre desiderato di diventare Miss America per potermi preparare un bellissimo e sentitissimo discorso di ringraziamento.

Dunque, per chi non l'avesse già capito, quanto segue è il mio primo discorso ufficiale di ringraziamento (i miei sogni di diventare miss America si sono infranti contro le lame del rasoio a 14 anni o giù di lì).

(clap-clap-clap-clap-clap-clap-clap-clap-clap-clap)
Una folla di adoranti se ne sta tutta in piedi con il frac e l'infradito come detta la convenzione dei Premi Letterari Che Hanno Come Tema La Notte. Il Confuso, terribilmente infuriato con me per
questo post, ha sistemato sulla mia sedia uno di quei cuscini che fanno la puzzetta quando ti siedi e - contestualmente - ha anche piazzato strategicamente decine di fialette puzzolenti per la sala. Tuttavia il suo piano è destinato miseramente a fallire perché non solo io non mi siederò, ma nessuno avvertirà l'olezzo delle fialette puzzolenti essendo già la sala abbastanza impuzzolentita di suo

(si schiarisce la voce)

Grazie, grazie. No, per favore seduti! Ci mancherebbe altro. Seduti, omammamia grazie. Davvero, grazie. Grazie.
Sa-sa-sa prova sa-sa-sa

Dunque mi premeva ringraziare anzitutto mio padre e mia madre che decisero di mettermi al mondo cotanto intelligente e bello anziché l'una o l'altra cosa solamente. Poi volevo elencare le persone grazie alle quali è stato possibile scrivere l'Opera che ha meritocraticamente vinto la Prima Edizione del Premio Internazionale Che Ha Come Tema La Notte: in cima alla lista la barra spaziatrice della mia tastiera che con tanta solerzia spazia quotidianamente le lettere le une dalle altre così che il testo assuma la giusta dose di intellegibilità e sia possibile dare un significato ai significanti. Voglio, inoltre, dire grazie a Flavia Vento, artista alla quale inconsciamente ma evidentemente mi ispiro. Grazie a Elisabetta Canalis che non me l'ha mai data evitandomi la figuraccia di una eiaculazione talmente precoce da esaurirsi durante la fase della citofonata, subito dopo il "Pronto" e un attimo prima del "Sì, sali". Grazie agli acidi di cui faccio uso regolare per avermi fatto perdere qualunque contatto con la vita terrena, al punto che il terreno stesso mi appare sottosopra quando cammino per il Centro. Grazie a James Joyce i cui influssi e cadenze si saranno di certo avvertiti nella lettura della mia Opera Premiata alla Prima Edizione del Premio Internazionale Che Ha Come Tema La Notte.

Ringrazio - ma era scontato - la Notte che mi ispira con puntualità didascalica sogni erotici e momenti di quiete solitaria in cui posso abbandonarmi alle mie letture preferite, vale a dire questa, questa e questa senza che il telefono squilli o che un'edizione straordinaria del tg arrivi a tormentarmi. Sento di dover ringraziare - tuttavia - anche il Giorno perché è durante la sua presenza che in televisione danno i Simpson's e di questo, almeno, dovrebbe renderne atto a quello che lui stesso chiama in presenza del suo psicologo "il mio infame destino". Grazie infine a tutto ciò che c'è di morbido e sinuoso a questo mondo e fa niente che la capiamo in due.

Detto questo, detto tutto.

Dedico questo premio ad Adriana che è a casa e voglio dire che se io posso cambiare e che se voi potete cambiare, porco giuda tutto il fottuto mondo può cambiare, e soprattutto è possibile trovare un parcheggio a Trastevere il sabato sera.

Grazie davvero.
Grazie a tutti.

(si siede, dimenticando l'ordito piano)
prrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrr

mercoledì, 22 dicembre 2004

Non imparo mai
Categoria:quotidianismi, scritto da stefano havana


Non devo non devo non devo non devo
non devo
non devo mai più bere così tanto se la mattina dopo ho da lavorare.

Ma sono un bambino capriccioso e non so mantenere tali i buoni propositi.
Come sarà il pandoro nel rum?

martedì, 21 dicembre 2004

Forse non tutto è perduto
Categoria:televisione, scritto da stefano havana


Mentre al Maurizio Costanzo Show Vladimir Luxuria, Antonella Elia, un sedicente pornodivo, un proprietario di sexy shop, una selva di spogliarellisti, Eva Henger, il comico Brignano e Alessandra - la fidanzata di Costantino - parlano di sessualità, vibratori e sesso insieme agli ex ragazzi di Amici di Maria De Filippi, leggo che il suddetto salottino di Canale Cinque, dopo 25 anni di attività, chiude i battenti per scelta editoriale.

Signore e signori, questa potrebbe essere la più grande svolta culturale dell'umanità dall'invenzione della scrittura.

lunedì, 20 dicembre 2004

Quello che è a suo agio in ogni situazione
Categoria:quotidianismi, scritto da stefano havana


C'è questa categoria di uomo che io proprio non sopporto per invidia. Si tratta di quello che è a suo agio in ogni situazione.

Quello che è a suo agio in ogni situazione è un uomo apparentemente perfetto nei più svariati scenari. Sa come comportarsi con le donne, sa come comportarsi in un luogo pubblico, sa come comportarsi a teatro e in fila alla posta. Io lo invidio maledettamente perché mentre io mi alambicco il cervello per sembrare padrone di me in una situazione che invece mi sovrasta (chiedere un'altra taglia in un negozio di abbigliamento, per esempio), l'uomo che è a suo agio in ogni situazione si comporta nella maniera più spontanea possibile e alla fine se ne esce con il numero di telefono della commessa. Lo invidio perché non è questione di avvenenza fisica: l'uomo che è a suo agio in ogni situazione è sicuramente bruttino e certamente meno bello di te. Chiunque lo noterebbe, ma chiunque risponderebbe a precisa domanda: sì, ma ha quel non so che. Ora, appurato che il non so che in questione non è un conto in banca spropositato, appare chiaro che quello che è a suo agio in ogni situazione è a suo agio in ogni situazione per meriti attitudinali e di spontaneità.

Quello che è a suo agio in ogni situazione sa convincere immediatamente un marocchino al semaforo a non lavare il suo vetro, così che il marocchino in questione lavi il vetro della mia macchina dietro che pure mi sono sbracciato allo stesso modo e con aria molto più truce. Quello che è a suo agio in ogni situazione sa chiedere un'informazione con disincantata grazia al punto da non sembrare spaesato o perduto. Quello che è a suo agio in ogni situazione sa pagare il conto al ristorante senza che un coro di proteste si elevi tutto intorno. Quello che è a suo agio in ogni situazione non prenderà mai posto al cinema dietro l'avventore più molesto, quello che non ti fa vedere il film o che rumoreggia tutto il tempo: tale condanna toccherà sicuramente a uno come me che seppure non a mio agio in parecchie situazioni, cazzarola sono comunque a mio agio in un sacco di altre. Ma quello che è a suo agio in ogni situazione si nota subito: ha sempre il sorriso più spontaneo e socializza in un attimo con tutti.

Altre situazioni in cui quello che è a suo agio in ogni situazione è molto più a suo agio di te:

- quando c'è da ordinare al ristorante
- quando c'è da fare una telefonata a una persona che non sa chi sei
- quando si arriva in ritardo a un appuntamento dove per il 90% non si conosce nessuno
- quando scopri che hai dimenticato a casa il borsellino e devi chiedere ad altri di pagare per te
- quando c'è da entrare in un negozio generico
- quando si fa la spesa al supermercato
- quando c'è da comprare dei preservativi
- quando c'è da telefonare a un call center
- in discoteca, chiaramente
- quando - sempre in discoteca - c'è da fare la fila per consumare la consumazione (?). Tu ti sbracci e lui è lì che se la beve da un'oretta
- negli spogliatoi della palestra
- in metropolitana

Però secondo me gli puzza l'alito.

sabato, 18 dicembre 2004

Citazione del sabato
Categoria:letteratura, scritto da stefano havana


"Per uno Scrittore, nulla dell'uomo in lui avrebbe potuto essere migliore di quello che è".

-Aldo Busi-

venerdì, 17 dicembre 2004

Passatempi
Categoria:filosofia, scritto da granduca di palau


Non fate mai che il vostro passatempo diventi il vostro lavoro. Così dicono Molti e Saggi. Così credo io. Amare per non essere soli non è amare, ma è pensare di vivere meglio. Già mai soli, sempre con una persona che sta lì ma poi? Chi sa chi sei ? Chi sa quello che vuoi veramente? E' più facile in due che da soli, sapete. E allora molte volte stare insieme diventa un passatempo inutile, un voler scoprire un'altra persona per non saper scoprire se stessi. Ne conosco io, sapeste quanti. Ma sto zitto da una parte come mi piace spesso fare e non uscire a dirlo in giro. Che ognuno scelga di passare il tempo come vuole suonando boxando scrivendo studiando surfando correndo lavorando o, tentando di amare. Chi non lo fa almeno una volta nella vita? Il granduca.

venerdì, 17 dicembre 2004

Tempo di shopping?
Categoria:dissenso, scritto da granduca di palau


Ma io dico è Natale. E vabbè tutti più buoni, tutti indaffarati a comprare qualunque cosa pur di spendere, come se il tempo si fermasse il 25 dicembre di ogni anno. Quello che viene dopo è come se si verificasse dopo anni e anni e invece è li dietro l'angolo. A Roma oggi fare duecento fottuti metri di strada era come fare duecento kilometri di autostrada per il tempo che potevi metterci. Ho dovuto rinunciare ad andare da BBT, avevo smesso di studiare prima e cosi ho perso il pomeriggio. Risultato: non ho fatto nulla oggi. E allora penso che ormai tutto ciò rasenta la follia, quando il Traffico non ti permette di fare ciò che vuoi.

Chiamo Gian che mi dice che mentre stava al semaforo un tizio che allo scattare del verde non è partito alla Schumacher è stato aggredito da un altro tizio sceso dalla macchina dietro per picchiarlo. Ieri sempre Gian mentre era su un marciapiede zona tribunale per comprare un libro stava rischiando di essere messo sotto da un pazzo malato che percorreva il marciapiede in senso contrario al traffico. Il Natale occidentale fa propio ridere, è il tempo del capitalismo più spietato. Nulla a che vedere con quello che per i cattolici è il senso vero di questa Ricorrenza. E per favore non affollate le messe: siete ridicoli. Il Granduca.

venerdì, 17 dicembre 2004

Metti che tra dieci anni o giù di lì
Categoria:filosofia, scritto da stefano havana


Quanto di quello che sono adesso tra dieci anni sarò ancora? E quanto di quello che adesso mi piace di me tra dieci anni esecrerò?

Mi spiego: se ripenso al me stesso del 1994, quattordicenne brufoloso e pieno di complessi, mi vergogno addirittura di essere stato così: eppure allora stavo bene. Voglio dire, mica passavo il tempo ad arrovelarmi il cervello prendendomela con me stesso per quello che ero. No: giocavo, correvo, andavo a scuola, prendevo sempre tre, c'era mamma che mi coccolava un sacco, i miei amici, i miei amorini adolescenziali, le pippe, i joypad, i fumetti porno nascosti nel mobile sotto al televisore, la Lazio di Zeman, gli incubi, Pamela Anderson. Insomma mi lasciavo vivere e vivere mi piaceva più o meno quanto adesso: però ci penso e scopro - giorno del signore 2004 - che ero detestabile e qualunquista in un sacco di modi diversi. Non dicevo mai nulla di granché intelligente, mi vestivo a casaccio, non mi pettinavo, non curavo il mio fisico e mangiavo un sacco di tegolini a merenda. Avevo una maglietta - me la ricordo - orrenda, larghissima a strisce viola e rosse verticali che mettevo sempre perché mi piaceva. Mi piaceva? Ero dozzinale, il classico pipparolo qualunque, quello per cui le mamme degli altri ragazzini dicevano sempre: che educato che è. E che begli occhioni blu che ha. Ma cazzo: questa è roba da famiglia Jefferson. Io detesto essere amabile: io sono pieno di sconsiderati difetti a cui non voglio porre rimedio.

E allora come la mettiamo?
Dieci anni fa ero in tutto e per tutto quello che oggi non vorrei mai essere. Allora mi vengono gli incubi: e se anche adesso io fossi come tra dieci anni non vorrei mai essere? Sarò giusto allora o sarò stato (sono) sbagliato adesso? E' un folle paradigma temporale che mi attanaglia l'anima mentre gioco a Fifa2005 e che non mi fa essere freddo sotto porta.

giovedì, 16 dicembre 2004

Minuto di Silenzio
Categoria:musica, scritto da federico roma


[Questo post l'avevo scritto qualche giorno fa, dopo il fatto ma poi è andato perduto...ora è diverso.]

Hanno ucciso Diamond Darrell (1966-2004), chitarrista. Chitarrista dei Pantera. A Columbus (Ohio) un folle è salito sul palco su cui si stava esibendo e lo ha ucciso con diversi colpi d'arma da fuoco.

Consiglio a chi non lo conosca di ascoltare (su tutte) Cemetary Gates, magnifica ballata. Era un chitarrista straripante; una singolarissima fusione di feeling da bluesman texano e una tecnica raffinatissima e potente da grande "metallaro".

I Pantera possono non piacere; personalmente adoro senza riserve i primi due album. Non so quante interrogazioni e compiti in classe al liceo ho affrontato ascoltando Fuckin' Hostile appena sveglio. Poteva essere una giornata di merda, con un tempo di merda, con sei ore di scuola davanti, ma quella canzone...quella canzone è come un diamante sparato in mezzo agli occhi. Per pochi secondi riesce a far sparire il dubbio e la paura.

Continuerò a fare lo stesso esercizio che D.D. spiegava su un Guitar Player del '95. Legati con tutte le dita alternativamente, dal primo tasto senza fermarsi "'till you feel a burn": in pratica al decimo tasto senti la tendinite che monta e allora ti devi fermare. Praticamente roba da allenamento di Buccioni. Dopo però voli.

D.D. era un tipo da pochi convenevoli, per cui a nome di Noantri lo saluto e lo omaggio come si conviene tra metallari. Con un litro di birra e un armonico artificiale.

TRUE METAL NEVER DIES

Don Federico de Civitaquana y Hostile

giovedì, 16 dicembre 2004

Il marketing del dolore
Categoria:dissenso, scritto da davide firenze


Succede tutte le settimane per un'iniziativa diversa, con le Iene in prima fila da anni, ma in questi giorni è diventata una persecuzione: una qualsiasi trasmissione tv, anche la più idiota o la più offensiva per l'intelligenza, anche quella più immorale, diseducativa e insulsamente frivola, deve coprire lo schifo con una patina di senso civico dotandosi degli immancabili due minuti finali solidali, dedicati alle stelle di Natale e alle tremila piazze italiane. Con i miei occhi ho trovato il simpatico siparietto su tutte le trasmissioni viste negli ultimi quattro o cinque giorni.

Devo dirlo, l'avete voluto voi: non comprerò le vostre cazzo di stelle di Natale, le fottutissime mele, le arance, le uova di Pasqua della solidarietà, non sosterrò le fabbriche del sorriso, non verrò a vedere i derby dei ciccioni arricchiti che corrono, non guarderò le partite tra cantanti, piloti di macchine e giornalisti tv, che loro si divertono e io devo caccià i soldi.

E per un motivo molto semplice: io non ho le competenze necessarie per stabilire quale tra le migliaia di associazioni esistenti sia meritevole e quale no, non so e non voglio valutare quale meriti la solidarietà e quali no. E non voglio, come se dovessi decidere se acquistare Barilla o De Cecco, anche su questi temi affidarmi a chi fa la pubblicità più toccante, a chi sembra avvicinarsi di più alle mie idee politiche, a chi ha il privilegio dell'accesso ai circuiti televisivi, a chi fa leva sui dolori familiari o personali presenti passati o futuri, a chi più mi fa sentire in colpa per la mia vita agiata, a chi insomma fa il marketing migliore. Perché, come in tutto, non è detto che chi fa il marketing migliore sia veramente il migliore. E finché si parla di prosciutti mi sta anche bene, ma qui no, qui si parla di vite.

Non può ridursi tutto a una questione di marketing: non posso pensare che anche decisioni come questa vengano alla fin fine prese da chissà chi in un maledetto ufficio di un'azienda tv, quale che sia. Per queste cose dovrebbe esserci lo Stato, che con i contributi di tutti dovrebbe pagare persone competenti, persone che abbiano gli strumenti per decidere a chi dare i soldi, quelli di tutti, per aiutare chi ne ha bisogno. Altro che riduzione delle tasse. Dove va a finire un Paese nel quale la solidarietà è totalmente affidata al volontariato degli uomini di buona volontà, agli aiutini volontari, agli sms solidali?

Il paradosso dei nostri tempi: per bombardare esseri umani si usano armi acquistate coi soldi di tutti, senza chiedere niente a nessuno, e poi con la televisione si martellano le persone per mesi, anni, chiedendo contributi volontari per aiutare tutti quei poveri bambini mutilati per errore. Mi sono sempre chiesto perché non si faccia il contrario: cari signori, andate a bombardare utilizzando i contributi volontari che riuscirete a raccogliere, e poi, quando avrete raggiunto i vostri obiettivi di merda, usate i miei soldi e quelli di tutti per aiutare i poveracci che avete massacrato. A quel punto ci sto, alzatemi le tasse del dieci per cento e ne sarò non solo felice, ma anche fiero.

E le mie stelle di Natale continuerò a comprarle dal fioraio sotto casa, che con quelle ci campa: magari lui non sa se il mese prossimo continuerà ad avere i soldi per mangiare e per curare la mamma malata, però questo per la televisione solidale non ha diritto di esistere.

mercoledì, 15 dicembre 2004

Divento un idiota quando gioco a Fifa 2005
Categoria:quotidianismi, scritto da stefano havana


Divento un idiota quando gioco a Fifa 2005 e ai videogames di calcio in genere. Perdo almeno una decina d'anni e mi ritrovo in camera mia, nel buio, a giocare una partita finta come se nulla ci fosse mai stato di più vero.

Generalmente mi affeziono talmente tanto ai giocatori sullo schermo che poi me li vado a cercare sul giornale il lunedì pomeriggio per scoprire cosa stiano combinando nel mondo, quello vero. Scelgo sempre il mio pupillo - di solito quello più giovane in squadra e con meno speranze - e lo piazzo titolare a scapito di ogni logica e di ogni tatticismo. Inutile dire la reazione se per caso, oddio, quello segna: come se segnassi io stesso. Come la finale di un Mondiale, come se una platea intera di spettatori mi stesse ad osservare. Che idiota che divento: sto seduto teso, tipo interrogazione. Guardo fisso il monitor e mi dimentico di tutto: mi dimentico dei problemi, delle scadenze, della fretta di quello che sono e di quello che so fare. Arrivo ad esultare a pugni stretti per un goal allo scadere o a cenare svogliato, giochicchiando con la forchetta sul fondo del piatto, se per caso ho perso senza meritarlo. Sto bene attento alle esigenze di ciascuno dei miei giocatori: c'ho questo difensore, per esempio, che - niente - c'ha sempre la faccina triste vicino al suo nome, segno di una qualche insofferenza. Solo che non ne vengo a capo: lo tengo a riposo, poi gli faccio giocare le gare più importanti. Sentite cosa sono arrivato a fare: in una partita in cui ormai avevo acquisito il risultato, l'ho messo all'improvviso centrattacco nella speranza che segnasse - anche casualmente - un goal e che potesse tornargli su il morale. Invece niente: non l'ha buttata dentro, anzi s'è pure fatto male e quella faccina triste sempre lì a lampeggiare alla mia attenzione. Me lo sogno la notte, le sto provando tutte: forse dovrei trovargli una fidanzata o comprargli un paio di scarpini nuovi. Tristessa l'ho chiamato, così alla brasiliana.

Divento un idiota proprio. E di notte non ci posso più giocare da quando ho capito che i mugolii chiusi dentro una mano, dopo un goal in pallonetto, non sono la stessa cosa che un urlo bello chiatto a pugni alzati.

martedì, 14 dicembre 2004

Consuetudini che non mi piacciono
Categoria:società, scritto da stefano havana


Non so se sia costume soltanto di Roma.
Qui si vedono spesso all'altezza di incroci pericolosi o curve insidiose questi fiori lasciati lì in ricordo di tristi incidenti stradali che hanno spezzato la vita a giovani ragazzi o ragazze. Di solito insieme ai fiori ci sono sempre decine e decine di sciarpe della Lazio o della Roma a seconda della preferenza del poveretto venuto a mancare.

So che può sembrare triste o duro, ma io trovo che sia disgustoso.
Voglio dire: possibile che queste povere persone morte non avessero - in vita - nulla di meglio per cui essere ricordate che il tifo professato? Morto Caio, grande tifoso della Lazio/Roma. C'è qualcosa di più abominevole e freddo? Non avevano niente questi ragazzi e queste ragazze che valesse la pena di essere lasciato lì? Una foto, un paio di scarpe, due orecchini, una poesia, un film tanto amato, un perizoma particolarmente attraente, una busta di marijuana, anche lo zero assoluto che ne so.

Ma forse sbaglio io. Forse è una cosa bellissima e non me ne rendo conto.

martedì, 14 dicembre 2004

Tradire dovrebbe essere un dovere
Categoria:scritto da stefano havana, noi e le donne


Se non ci fosse la possibilità del tradimento - in un amore - che divertimento ci sarebbe?

Sono molto wildiano in questo, seppure per tradimenti e affini io abbia sofferto come un pastore abruzzese cieco; eppure sono convinto che il dubbio, nell'amore come nella vita, sia una componente fondamentale per rendere vivo il tutto. La perfezione, come la libertà assoluta, è soltanto una mancanza di fantasia io credo. Essere perfetti, andare sempre bene a scuola, prendere solo otto e nove, dire sempre sì: tutte queste cose non sono che una banale scusa per non avere un'alternativa. E' il coraggio a mancare, molte volte. La personalità. E, per quanto mi riguarda, l'assoluta capacità a restare fedele.

Allora io dico: che sia il tradimento se serve a stare sulle spine una notte e poi abbracciarla più forte il giorno dopo. Che sia un telefonino spento quando dovrebbe essere acceso se serve a mandare più veloce il cuore e poi a farlo rallentare quando all'alba ti ritrovi con un sms di cui - vabbé - non è che ti fidi ciecamente. Azzardo: secondo me il tradimento, in una coppia, dovrebbe essere un dovere. Il dubbio, l'incertezza, non essere convinti dell'amore di qualcuno è devastante ma consolatorio: aiuta a non sentirsi immortali e, amici miei, credo in effetti che la mortalità sia la più grande fortuna dell'uomo. Se fossimo immortali, neanche di una settimana al mare riusciremmo a godere e l'ultimo morso al Cornetto Algida - quello alla punta dove si annida tutta la cioccolata - sarebbe algido per l'appunto, vacuo e freddo nella consapevolezza che altri infiniti ne potranno venire: un amore deve vivere nell'implacabile certezza della sua finitezza.

Quindi sì, io accetto il tradimento. Attivo e passivo. Non mi fido di tutte quelle coppie che per anni vanno mano nella mano: non posso fare a meno di guardarli e pensare: eccoli. Lei sogna una cooperativa di cosacchi con cui copulare settimanalmente e lui rimpiange quella serialità dell'atto sessuale abusivo di cui andava fiero da ragazzo. La soluzione migliore, in questi casi, è mandarsi al diavolo e correre completamente nudi in un campo di margherite. Ma anche no: la soluzione può pure essere staccare un biglietto per il parco giochi più divertente del mondo e bagnarsi nel mare del dubbio e dell'inconsapevolezza. Un esempio? Per un'estate fare vacanze separati e a cellulari spenti. Se tutto è giusto, ci si ritroverà a settembre seduti a un tavolo tondo a raccontarsi milioni di cose e con le mani incapaci di restarsene giù lungo i fianchi, frementi di quella passione troppo spesso data per scontata.

L'amore eterno dovrebbe essere bandito per legge.

lunedì, 13 dicembre 2004

L'isola che non c'è
Categoria:blog, scritto da stefano havana


Di chi vorreste leggere il blog?
Secondo me alla blogosfera mancano indiscutibilmente i blog di:

- Enzo Biagi, per imparare qualcosa sul giornalismo
- Paperoga - l'amico tontolone di Paperino - per ridere
- Gesù Cristo, perché - se è esistito - è stato il primo fricchettone della storia
- Che Guevara, per dirgli ehilà Ernesto com'è che si fa a non perdere la tenerezza?
- mia nonna e mio nonno, per sapere che c'è dopo
- Leonardo Da Vinci, per sapere che si prova ad essere così
- Freddie Mercury, per sentirne due o tre sul sesso e sulla musica
- Kennedy, per sapere lui cosa ne pensa di come sono andati i fatti
- Natalie Portman, per dirle che sei bella che fai smettere di respirare
- il mio prossimo amore, per sapere - tipo UPS - a che punto sta
- Dio, per sapere se sono vere un paio di storie
- Jimi Hendrix, così per dirgli dai, suonamela ancora
- Nanni Moretti, per sapere che cazzo gli è venuto in mente e perché non torna a fare film - quanto mi piacevano
- Fabrizio De André, perché quella di Marinella è una storia vera
- Alberto Sordi, per sapere se ne vale la pena di passare un'esistenza a far ridere gli altri
- il Papa, per sapere se in vita sua è mai stato innamorato
- mio fratello, per sapere perché non è mai venuto al mondo e se gli va di giocare in porta sabato
- del Destino, per sapere se ha voluto lui che venissi al mondo e perché
- dei kamikaze, per capire che c'è di tanto bello dopo la vita
- il sangue, per sapere perché non si limita a scorrere nelle vene
- Pablo Picasso, per provare a guardare con i suoi occhi il mondo
- la Donna Perfetta, per sapere se è vaginale o clitoridea
- Elisabetta Canalis, per scoprire la stessa cosa, ma in prima persona
- A
rafat, per dimenticare un attimo chi è stato e cosa ha significato e provare a portarlo su una spiaggia senza cazzi per la testa
- Ray Charles, per capire se le sue musiche sarebbero state le stesse anche senza buio intorno
- David Lynch, per due o tre domande su Mulholland Drive
- Shakespeare, per dirgli ehi ti prego Wiliam c'è questa biondina del piano di sotto. Non è che potresti, così, due righe? 
- Cinzia CH Torrini, per sapere per cosa sta CH
- Alberto Moravia, per dirgli mi dispiace ma non riesco a leggere una riga di tuo
- Freud, perché secondo me sono tutte stronzate
- Ungaretti, per sapere che gli è saltato in mente con quel mi illumino d'immenso
- della Morte per dirle in faccia che non ci capisce un cazzo della vita
- Bruce Willis, per dirgli oh Bruce, ti prego voglio ubriacarmi insieme a te
- Maradona, perché Diego fregatene degli altri e goditi i tuoi vizi
- Pelé, per fargli una pernacchia: non sei stato nessuno
- della moretta che ho visto ieri sera in macchina. Le direi che il suo sorriso solitario mentre ascoltava chissà quale canzone all'autoradio era delizioso come un'alba
- Spielberg, perché senza "Lo Squalo", la mia adolescenza non sarebbe stata la stessa
- Massimiliano D'Elia, il mio migliore amico a Napoli. Vorrei tanto sapere che fine ha fatto la persona con cui ho condiviso le mie prime risate a crepapelle e a cui ho continuato a voler bene anche dopo che si era fidanzato con la biondina per cui morivo io, in terza elementare
- I fratelli Wachowsky, per dir loro brutti stronzi, fottuti hollywoodiani del cazzo mangiasoldi: perché non vi siete fermati al primo Matrix? Perché? Perché? Perché? Gli lascerei mille commenti di perché

- Frodo Baggins, per implorarlo di dirmi come si arriva fin laggiù

E chissà quanti altri ce ne vorrebbero che adesso non mi vengono in mente.

lunedì, 13 dicembre 2004

E Woody Allen sarebbe quell'ometto lì?
Categoria:musica, cinema, scritto da stefano havana


Così alla fine ho visto Woody Allen. Sentito più che altro: lui e la New Orleans Orchestra hanno fatto proseliti stasera al teatro Sistina. Gli applausi interminabili sono stati sufficienti per un bis di quasi mezz'ora, alla faccia di quei cinque o sei italiani medi che se n'erano andati un poco prima. Le foto sono quello che sono: davanti a me si agitava una donna esagitata che non poteva fare a meno di applaudire ogni tre minuti sollevandosi sulle ginocchia. In più c'era la maschera che guardava in cagnesco tutti quelli con le macchine fotografiche: ma almeno, caspita, io ho avuto il buon gusto di non usare il flash.

Bello: jazz purissimo. Sei artisti uno meglio dell'altro: Woody ha anche cantato. Che tipo. Se ne stava su quella sediolina e mentre gli altri tenevano il tempo, sorridevano, battevano le mani, se la spassavano, lui era lì immobile quando non teneva il clarinetto in mano: le mani lungo i fianchi. Ogni tanto tirava fuori un fazzoletto dalla tasca e si soffiava il naso. 

Che tu la vedi la differenza tra un grande artista e un genio assoluto dell'umanità. Non voglio dire che i genii devono essere per forza matti o eccentrici: ma lui - non l'ho perso di vista un attimo - si comportava in maniera curiosa, astratta, delicata e impacciata. E' pieno di tic, di manie: quando ha dovuto raggiungere il microfono per cantare ci ha pensato tre volte prima di alzarsi.

Che meraviglia. L'ho immaginato in quei baci impacciati con Maryl Streep o Diane Keaton durante i suoi film che ho visto e rivisto, amato e adorato. Sembra strano che tanta potenza artistica si nasconda in quel corpicino orrendo.

Era anche raffreddato, oggi. E io lì a inalare tutta l'aria possibile, caso mai qualche bacillo influenzale di Woody Allen si infilasse nel mio corpo e facesse germogliare qualcuna delle sue trovate geniali dentro di me.

domenica, 12 dicembre 2004

Citazioni
Categoria:letteratura, scritto da stefano havana


"Preferisco tenermi i miei desideri per me.
Da insoddisfatti sono meno frustranti che da realizzati in un certo modo"

Aldo Busi
- da "Nudo di Madre"

sabato, 11 dicembre 2004

La religione de noantri
Categoria:quotidianismi, scritto da davide firenze


A livello religioso sono una specie di contraddizione vivente: scout per 13 anni, con innumerevoli domeniche passate a Messa, infinite ore di catechesi, preghiere serali al chiaro di luna davanti a un fuoco quasi spento, giornate di riflessione, presepi viventi, vie crucis, digiuni del venerdì santo durante i vari campi. Sempre ascoltando bene quel che si diceva, spesso con trasporto, quasi mai essendo d'accordo. Il tutto da ateo sostanziale, senza essere manco battezzato. E la cosa bella è che questi 13 anni li rifarei tutti. Dal primo all'ultimo.

Dall'altra parte, devo pur sempre difendere una carriera di gran bestemmiatore: sui campi di calcio e in ufficio, a casa e in macchina, al pub e al ristorante, in vacanza e in città, sotto la doccia, spessissimo insomma. Meno male che non sono mai stato al GF, né alla Fattoria, sennò sarei stato fatto fuori.

E pensare che per lei stavo persino per cedere all'idea di sposarmi in chiesa. In chiesa, capito? Col prete! Dovendo, per di più, fare da ateo in una sola volta tutta la trafila battesimocomunionecresima, scocciatura tripla ma senza braccialetti d'oro e pizzicotti delle zie in regalo. Tutto per amore. Ma l'amore, vabbè, stavolta non ha trionfato.

Contraddizione per contraddizione, certe volte penso che per me sarebbe molto più facile essere religioso. Io se faccio una cazzata non ho né confessione né posso pentirmene, quindi sto sempre attento a non farne. Semplice no? D'altro canto, non avendo qualcuno che mi indichi la strada da seguire, io la mia strada devo tracciarmela da solo, faticosamente. Non approvo che mi si imponga una morale: io la mia morale ce l'ho ed è anche troppo rigida, molto più di quella che si concede la maggior parte dei credenti che conosco. Non ho regole imposte dal di fuori: le mie mi vengono direttamente da dentro, e mi rovinano lo stesso l'esistenza. Io amo il prossimo mio come me stesso, perché ho ritenuto che fosse giusto così. E non parlo mai con un'entità astratta, parlo con me stesso. Perché a un'entità astratta forse è facile mentire, ma a me stesso è impossibile.

Tutto ciò mi dà una forza incredibile. Nonostante sia nettamente più difficile, e mi faccia a volte sentire maledettamente solo.

venerdì, 10 dicembre 2004

Forse era pazzo o forse era giusto
Categoria:quotidianismi, scritto da stefano havana


C'era un tizio, stamattina, davanti casa mia.
Vestito da Babbo Natale. Di tutto punto. Rosso, con il cappello e le frange bianche. Le ghette ai piedi. Il sacco di corda. La barba finta, i bottoni tondi sul panciotto, gli occhiali e due occhi azzurri.
E, niente. Camminava.

venerdì, 10 dicembre 2004

Per utente anonimo
Categoria:blog, scritto da granduca di palau


Sai caro utente anonimo apprezzo molto i tuoi post qui su Noantri. E per Utente Anonimo mi riferisco a quel ragazzo/a che commenta sempre in malo modo, seppur con ironia, i nostri post. Appena ci sarà occasione, caro Utente Anonimo, proporrò a tutti gli altri Noantri da darti la possibilità di postare in maniera totale, cosi che possiamo apprezzare il tuo punto di vista sempre "contro". La mia idea era Anonimo [Utopia]: che ne dici? Speriamo incontri i favori degli altri. Per adesso posso dirti solo buona serata, dato che starai guardando Emilio Fede festeggiando la vittoria di Berlusconi. Il Granduca.