lunedì, 28 febbraio 2005

Quando anche la pioggia ha un suo perché
Categoria:scritto da stefano havana, noi e le donne


Che voglia d'amore che ho. Ne parlavo di recente con gli amici. Non mi va una fidanzata, ma neanche mi vanno più le beduine scopate consumate in giro pre e dopo bevuta nei locali. Ho voglia di un amore non corrisposto. Ho voglia di soffrire come un cane per una donna che non mi degni di uno sguardo. Me ne starei solitario a rigirarmi un bicchiere di rum tra le mani e niente delle conversazioni degli altri intaccherebbe il mio spirito ferito. Guiderei la macchina di notte tenendo il volante con una sola mano. Comincerei a fumare. Tutti noterebbero il mio stato e perfino al lavoro renderei la metà. Perderei questa cinicità che mi diverte e mi spaventa: racconterei a qualcuno dei miei amici del suo sguardo e del modo che ha di camminare. Sorriderei senza motivo ripensando a lei prima di addormentarmi, rigirandomi sul cuscino e sognando di averla tra le dita. Non lo saprei più fare il fidanzato: sono contro la fedeltà e decisamente a favore della bigamia. Quello di cui necessito con urgenza è una sofferenza in campo amoroso, per dimostare a me stesso che l'amore esiste ancora: mi manca da morire una giornata di pioggia e un ombrello aperto dove in due non ci si sta.

lunedì, 28 febbraio 2005

Milioni di domande
Categoria:filosofia, scritto da granduca di palau


Capita spesso che mi faccia milioni di domande. Altrettanta cifra di giustificazioni per coprire quello che in teoria, non ha motivo di essere coperto. Perdo tempo.

Forse.
Il Granduca

sabato, 26 febbraio 2005

I blog e i blogger rappresentano la realtà?
Categoria:blog, scritto da stefano havana


C'è qualcosa che mi sfugge. Questo fatto dei blog è una passione comune a tutti quanti noi e pure tu (sì, dico a te!) che stai leggendo in questo istante, se sei da queste parti di tua spontanea volontà vuol dire che un minimo interesse verso codesto fenomeno lo nutri. Eppure non capisco: se è vero com'è vero che i blog sono scritti da blogger e se è vero com'è vero che i blogger sono nient'altro che persone - le stesse che affollano i negozi, che vanno a fare la spesa, che guardano la televisione o che vanno a votare - com'è possibile che negli stessi blog si legga solo di persone che:

- odiano Costantino e Maria De Filippi
- non guardano mai Costanzo
- non comprerebbero mai un libro scritto da un cabarettista di Zelig
- aborrano residuati come Faletti sull'altare della letteratura post-moderna
- giammai - dico giammai - voterebbero Berlusconi
- ostentano la loro appartenenza sinistrorsa
- godono di una discreta posizione e di un buon lavoro
- leggono più di un libro al mese
- si recano al cinema con disincatanta puntualità
- nutrono un'idiosincrasia cronica verso i reality show
- detestano gente come Vespa e i parlamentari della Lega
- assomigliano perfettamente al ritratto medio del perfetto borghese
- non si recherebbero mai a un concerto di Tiziano Ferro
- odiano a livello razziale qualsiasi fan di Biagio Antonacci
- detestano Bush e il bushismo epidermicamente

e com'è possibile, invece, che poi la realtà - quella che viviamo quotidianamente - sia invasa di piccoli fan e grandi urlatori pro personaggi mediatici? Di assoluti paladini della moralità di Costanzo, di frequentatori del Parioli e sollevatori dell'auditel di programmi spazzatura? Com'è possibile - a fronte di una tale meravigliosa e retta ideologia online - sopportare una realtà reale di destra con Berlusconi al comando, un'America diretta da Bush, Costantino & soci che riempiono le sale cinematografiche? Com'è possibile che esista una realtà reale in cui Sconsolata vende milioni di copie di libri e trasmissioni come Le Tre Scimmiette, riescono ad avere un - seppure minimo - seguito?

Quella dei blog è la realtà perfetta?
O siamo semplicemente la minoranza?

venerdì, 25 febbraio 2005

Due cose gentili gentili prima di andare a dormire
Categoria:dissenso, scritto da stefano havana


La prima: FireFox è una cagata pazzesca. La solita invidiosa copia di Explorer, arrivata sul mercato con quindici anni di ritardo. La seconda: chi cazzo è Giussani e chi cazzo l'ha mai sentito nominare prima di oggi? Populino italiota, segaiolo, pedofilo ed omosessuale di nascosto e bigotto cattolico istituzionalizzato davanti alle telecamere: mi fai vomitare.

[Ogni volta che si affaccia un prete ad un balcone o a un pulpito per portare pace e bene a tutti, lesbogay esclusi, si dovrebbe semplicemente abbatterlo con un colpo di fucile per carità cristiana, pum, e via, abbattere in lui il bambino incancrenito che è diventato, il bambino violentato in seminario e violentatore di tutti gli altri bambini. E poi cominciare a sparare a raffica sulla folla sottostante di dementi e piangenti e in preghiera in questa valle di pagherò, intanto consumo.]

Aldo Busi da "e io, che ho le rose fiorite anche d'inverno?"

giovedì, 24 febbraio 2005

Neve a Firenze
Categoria:quotidianismi, scritto da davide firenze


Ieri a firenze nevicava, dice.

Direttamente dal vostro inviato (suo malgrado) sul posto, eccone una testimonianza.
Questo è quel che si vedeva ieri a Firenze al risveglio (mio) dal mio balcone:

Perché fidarsi dei telegiornali di Berlusconi quando si può godere di una testimonianza diretta e soprattutto aggratise?

giovedì, 24 febbraio 2005

Primitive istintualità
Categoria:filosofia, quotidianismi, scritto da stefano havana


Certe volte mi ritrovo a pensare che mai nessuno di tanto geniale e rivoluzionario c'è stato al mondo quanto quei due - meravigliosi pazzi - che un giorno di un miliardo di anni fa, quando le macchine e i palazzi non esistevano, quando la gente ancora andava in giro scalza, quando l'inquinamento era una parola sconosciuta, talmente tanto tempo fa che le cose per chiamarle bisognava indicarle col dito - questi due - esseri superiori e dotati di un intelletto unico e mai più ripetuto, neanche dai più grandi genii, all'improvviso dopo essersi guardati negli occhi e - cosa fondamentale, perché adesso è facile ma allora... oddio! - prima che chiunque altro lo avesse mai fatto prima e dunque non sapendo affatto come farlo, ecco, avvicinarono le loro facce emozionate e si regalarono il primo bacio sulle labbra dell'umanità.

mercoledì, 23 febbraio 2005

La vostra Alcatraz
Categoria:le grandi domande, scritto da stefano havana


Sono straordinario.
La mia intelligenza e il mio intuito sono da creazione del mondo.
Assoluti e invidiabili.

Come fate voialtri a sopportare la prigionia data dal non essere me?

martedì, 22 febbraio 2005

Come gli elmetti dei kamikaze
Categoria:le grandi domande, scritto da stefano havana


Una cosa che non ho mai capito sono le decorazioni sulla cartaigienica.

lunedì, 21 febbraio 2005

Lo volevo proprio dire
Categoria:cinema, scritto da stefano havana


Io "Provincia Meccanica" non lo andrò a vedere mai.

Intanto perché Stefano Accorsi è la cosa peggiore che possa capitare al cinema italiano subito dopo un'epidemia di diarrea. Poi perché l'altra interprete, Valentina Cervi, (o come si chiama) dovrebbe capire che recitare non significa fare facce contrite e occhi semichiusi. Per quello c'è il sesso. O il cesso.

 

Aggiungendo a questo il fatto che qualunque persona abbia visto "Provincia Meccanica" mi risponde - dovendomi dare un giudizio - che la pellicola è - invero - una cagata pazzesca (a proposito di diarrea), posso definitivamente rassicurare chiunque a cui io stia antipatico che - andando in qualsiasi sala italiana preposta alla trasmissione della suddetta opera cinematografica - non correrà il minimo rischio di incontrarmi.

lunedì, 21 febbraio 2005

Per chi non l'avesse mai fatto...
Categoria:quotidianismi, scritto da davide firenze


Sono tornato sul luogo del delitto. Volete le prove?
Eccole:

I miei panni

Quelli nella foto sono i miei panni, ritratti mentre affrontano il secondo livello della lavanderia a gettone: quello dell'asciugatrice a gettone.

Se non l'avete mai fatto, ve lo ripeto: non sapete cosa vi perdete...

sabato, 19 febbraio 2005

Quando le cadute facevano ridere Giulia
Categoria:narrativa, quotidianismi, scritto da stefano havana


Ti chiamavi Massimiliano D'Elia. Eri il mio migliore amico dei tempi di Napoli e non è che tu sia morto o scomparso: ti è solo successo quello che succede spesso alle amicizie, il loro evaporare insieme alle cose da fare e alla vita che cambia. L'ultima risata che ci siamo fatti insieme io avevo otto anni e pure tu. A otto anni non si è ancora in un sacco di modi: non avevo mai provato il rum invecchiato, per esempio. Non mi ero mai sballato di erba. Non avevo mai vomitato ai lati di una strada con la mano appoggiata al cofano della macchina. Non mi avevano ancora mai fatto un pompino a 140 orari sul Raccordo Anulare. Non avevo mai pianto per amore. Non avevo mai firmato un assegno o un contratto di lavoro. Non avevo ancora mai sentito All along the Watchtower cantata da Bob Dylan. Quando io avevo otto anni, Vasco Rossi componeva Albachiara che - voglio dire - è come creare un mondo. A otto anni tutti i miei amici di adesso o avevano otto anni anche loro o pochi di più e le donne con cui sarei stato non avevano ancora strillato nel bagno con le mani premute sulla faccia alla vista della prima mestruazione. Perfino il Milan e la Juventus avevano meno scudetti di adesso e Roberto Baggio - quando io avevo otto anni - poteva ancora poggiare alla grande il peso sul ginocchio e molti dei palloni che avrebbe infilato in porta neanche erano stati cuciti. A otto anni tu ed io, Massimiliano, passavamo le giornate seduti in terra con le gambe incrociate, mentre le nostre mamme in cucina chiacchieravano. Ce ne stavamo lì a giocare oppure a guardare film in cassetta: ho una foto - chissà anche lei dov'è finita - in cui due bambocci di otto anni stesi per terra ridono di un sorriso eterno all'obiettivo con le dita a -V- davanti alla faccia e nel televisore alle loro spalle si intravede la sagoma di Pippo: eri tu ed ero io e perfino Pippo - che di giovinezza e di vecchiaia non ne capisce niente - chissà di quante avventure pazzesche era ancora orfano. Il San Paolo impazziva per Diego Armando Maradona e io per Giulia. 

Te la ricordi Giulia? Uscii di testa per lei in terza elementare: la classe era azzurra e alle finestre c'erano le veneziane verdi. I fondi delle cartelle avevano ancora quell'odore di matite e gomme per cancellare e all'ora di ricreazione si sentiva tutto questo crepitìo di carte delle merendine. Fu la prima prova della mia vita: nel senso che lei alla fine preferì te e, durante la festa di compleanno di non mi ricordo chi, io vi vidi nell'atto di un bacio goffo e disperatissimo. Ti ricordi? Nulla cambiò: mamma mi riportò a casa in macchina e forse nel tragitto io rimasi silenzioso con le mani appoggiate sulle ginocchia. A quei tempi indossavo sempre pantaloni di velluto a coste larghe: ero piccolo piccolo e dell'amore cosa vuoi che ne sapessi. Però nulla cambiò: mantenni la cotta per lei e l'amore fraterno per te. A Giulia faceva troppo ridere quando io simulavo le cadute, oddio che pazzia. Se eravamo insieme tutti e tre, tu fingevi di spararmi e io cadevo a terra come uno stunt-man. Lei batteva le mani e rideva e rideva e noi ripetevamo l'operazione: quante volte sarò morto e risorto per far ridere Giulia? Andavo giù con un tonfo che mamma girava sempre gli occhi dall'altra parte per non guardare, tanto che le facevo paura. Voi due eravate fidanzati, ma a me non importava molto: tu mi sparavi - bang! - io cadevo - stunf! - e mi rialzavo metà ferito, metà innamorato.

venerdì, 18 febbraio 2005

Ora di pranzo
Categoria:quotidianismi, scritto da davide firenze


Ora di pranzo: suono un po' quando sto sotto esami, per distrarmi e esercitarmi. Era tempo che non lo facevo e sto riscoprendo adesso quanto sia bello che dalle tue dita esca una melodia, qualunque essa sia. Oggi però ho messo un bel cd, originale, di quelli che conservi scrupolosamente. E allora vi dico: ma quanto è bello Edge of Thorns dei Savatage?
Il Granduca

venerdì, 18 febbraio 2005

Massimo rispetto per i froci, a patto che non mi tocchino il culo
Categoria:le grandi domande, scritto da stefano havana


Ce lo saremmo detti alla fine di una giornata lavorativa e di cazzeggio, Pat ed io. Ce lo saremmo detti nel sottopassaggio della metropolitana che da Piazza di Spagna porta a Via Veneto. Ce lo saremmo detti - Pat ed io - subito dopo aver visto il giocatore della Roma Traianos Dellas e subito prima di rispuntare alla luce del sole quasi morente delle cinque di pomeriggio. Ce lo saremmo detti e ne avremmo riso salutandoci, dandoci appuntamento in redazione o a una di queste sere. Ce lo saremmo detti eccome, Pat ed io, e la prima sillaba di quanto ci saremmo detti è nata nell'esatto momento in cui il Commesso del Negozio del Centro mi ha rivolto la parola. Contemporaneamente a ciò nella testa mia e di Pat cadeva - precipitava - il primo mattone di quanto ci saremmo detti da lì a poco. Il Commesso del Negozio del Centro aveva capelli d'oro e lucidalabbra rosa. Un fondo di fard e modi gentilissimi. Il Commesso del Negozio del Centro - se non fosse stato Rico il suo nome - sarebbe stata una bellissima ragazza di nome Christina, con l'acca. Elegantissimo, scarpe costose e dita affusolate. Rico aveva quadricipiti di Vieri e voce di Meg Ryan, il che lo rendeva ai nostri occhi - miei e quelli di Pat - alla stregua di una bestia mitologica, un centauro o che so io. Si è visto subito quanto gli piacessi.

 

La cosa più assurda e più drammaticamente imbarazzante del modo di fare del Commesso del Negozio del Centro è che mi guardava esattamente come mi guarderebbe una ragazza - femmina - a cui interessassi. La stessa languidità negli occhi e nei movimenti: in ogni singolo gesto. Non c'è stato un capo che mi abbia passato senza che le sue mani non cercassero le mie: un incubo per un eterosessuale perverso quale sono, io sempre bravo a parlare di froci col culo degli altri. Che poi molti dei miei miti artistici sono omosessuali dichiarati: il problema è che né Freddie Mercury, né George Michael, né Oscar Wilde, né Aldo Busi, né gli altri hanno mai provato - riuscendovi, per altro - a toccarmi il culo con impunita grazia. Tutto questo accadeva, mentre le scaglie di quanto ci saremmo detti, Pat ed io, andavano componendosi nelle rispettive menti e mentre Pat, ormai privo di ogni residuo di serietà, entrava e usciva dal negozio inviando sms a tutta la redazione in cui mi prendeva per il culo - almeno lui - solo per modo di dire.

 

 

 


Spero di rivederti. Qui o in giro
, mi ha detto alla fine il Commesso del Negozio del Centro

 

Il problema del qui o in giro è che adesso sto pensando seriamente di ripiegare verso il Kosovo per non rischiare di ritrovarmelo davanti. Lui e i suoi riccioli, le sue spalle ben tornite, le labbra gonfie, le sopracciglia lunghe, quella voce da incubo. Siamo usciti dal negozio, Pat ed io, con nella testa il fantasma di quello che ci saremmo detti da lì a poco e nello stomaco un principio di nausea. Ne abbiamo riso fino al momento di incontrare Traianos Dellas, il difensore greco della Roma: a quel punto le chiacchiere sul conto di Rico si sono interrotte per un attimo, mentre seguivamo con lo sguardo il calciatore passeggiare insieme ad un amico. E tutto ci è sembrato frocio, anche lui. Perfino le mura, le luci, il pavimento sporco: tutto frocio. Ogni donna che ci passava di fianco, noi la guardavamo fino a vederla sparire, ne aspiravamo l'odore, ne carpivamo le movenze, cercando di sopprimere il ricordo di quel misto incestuoso, quell'ermafrodita cotonato. E ce lo siamo detti. Pat ed io. Ci siamo guardati ed è stato chiaro all'improvviso, improvvisamente omofobi e pieni di paure qualunquiste. Abbiamo messo il piede sul primo gradino della scala mobile che ci avrebbe condotti fuori, al cielo - frocetto pure lui - e lo abbiamo declamato quasi in coro, Pat ed io: "Ma come fanno le donne a scoparsi gli uomini?".

mercoledì, 16 febbraio 2005

Fare finta di...
Categoria:quotidianismi, scritto da granduca di palau


Sto facendo finta di nulla. Per adesso però eh, perché far finta di non vedere per me è peggio che osare. E poi a me osare piace tanto visto che proprio non so stare senza problemi, senza complicazioni. E parlando di complicazioni oggi ne ho vista una grossissima stagliarsi davanti a me, in un momento in cui tutto pensavo fuorché quello: chissà come mai mi succede così spesso in questo periodo.

Ma perché proprio ora? Ce l'avete con me, ditelo.
Il Granduca

mercoledì, 16 febbraio 2005

Dare un senso all'amore, ma perché?
Categoria:filosofia, scritto da stefano havana


Stamattina mi ci sono messo d'impegno. Perfino in palestra non sono andato. Mi sono messo seduto, con i gomiti puntati sul tavolo e le due mani strette a pugno vicino alle orecchie e ho detto a me stesso: sù, adesso trova un senso all'amore.

Dice: perché trovare un senso all'amore?

Trovare un senso all'amore val bene una messa perché se ci cascano tutti e se pure io ci sono caduto tempo addietro, ebbene non possono essere tutti imbecilli indiscriminatamente e non posso essere stato io - soltanto due o tre anni fa - ingenuo a tal punto. Quindi avanti: trova un senso all'amore. Perché la gente si ama? Perché un uomo preferisce chiudersi a riccio dentro un rapporto piuttosto che correre nudo in un campo di margherite e copulare con giovenche carnalmente eccitanti? Perché una donna dovrebbe dismettere gonne corte e abiti aderenti per la gelosa avidità del proprio partner?

Trova, trova un senso all'amore. Avanti, cazzo. Concéntrati.

Ci deve essere da qualche parte, questo senso. Certamente non nelle braccia conserte di lui che reagisce con spropositata rabbia al ritardo di lei. Dove deve stare scritto che a fronte di un imprevisto capitato, non possano esserci motivazioni che tengano? Perché in un rapporto amoroso una spiegazione diventa ineluttabilmente una scusa?

Ma il senso. Trova il senso dell'amore.

L'esempio più tipico. Coppia in macchina, al termine di una gradevole giornata.
Lei: "Tesoro, vuoi un caffè?".
Lui (dopo breve e onestissima conversazione interiore cervello-stomaco): "No, grazie".
Lei (dopo fragorosa e inconcepibile conversazione bocca-utero): "Non capisco perché non vuoi mai fare niente con me. Che ti ho fatto?".

E' a questo punto - più o meno - che ti passa per la testa l'irraccontabile perversione di raccogliere da terra un ramo di ciliegio e fracassarle le ossa parietali della scatola cranica. Perché l'amore è l'amore - si sa - e allora si passa sopra a tutto, tuttavia perché - mi chiedo io - perché si deve giustificare l'insolente imbecillità del rapporto medio di coppia, facendola passare per litigiosa passionalità?

Smettila. Smettila.
Trova un senso all'amore.
Pensa.

Pensa alle serate insieme, solo voi due. Al cinema mano nella mano. Oppure ai film noleggiati o a una vetrina in cui vi siete specchiati. Pensa alle luci di Natale o ai sorrisi che avete nascosto dietro una mano per qualcosa di buffo osservato per la strada. Pensa al nuovo vestito di lei: poterle dire che le sta talmente bene che non la vorresti di nessun altro. A quell'attimo di follia che ti ha preso, mentre l'abbracciavi da dietro e le sussurravi nell'orecchio - credendoci perfino - che sarebbe stato per sempre. Pensa alle lacrime che hai versato, quando lei ha cominciato a preferire un altro. Pensa al ricordo dei suoi pigiami scemi. Pensa ai nodi che hai nell'anima di tutti i pranzi e le cene che avete fatto insieme e alla sua aria buffa mentre sceglieva un primo piatto e tu la spiavi da dietro il menu. Pensa alle vacanze trascorse abbracciati, mentre le cose succedevano. Pensa agli insegnamenti che le hai dato e agli insegnamenti che ha dato lei a te. Pensa ai litigi - tutti te li ricordi -, ai momenti di passione e a quelli di dolcezza. Pensa al ricordo più bello che hai, quello morbido e sinuoso della consistenza della sua pelle mentre lentamente vi addormentavate insieme, intorpiditi l'uno del sonno dell'altra. Pensa che tutto sommato non ti è mai piaciuto dare un senso alle cose. Pensa che non è che dai un senso al suono di un blues, per esempio. Tamburelli le dita sulla prima superficie levigata che trovi e basta. Ne prendi atto e ti senti felice. Pensa che quando sei innamorato - così come in quei quattro minuti e quarantasette secondi della tua canzone preferita - succede che senza fare nulla di che, diventi semplicemente una persona migliore.

E tienitelo così, l'amore.
Oh yeah.

martedì, 15 febbraio 2005

Sono a favore dell'estinzione
Categoria:dissenso, scritto da stefano havana


Di sicuro sono decisamente contro l'ipocrisia. Domenica mattina in giro c'erano solo biciclette e idioti in collant a fare jogging. Sono decisamente a favore di una colata lavica che travolga questi primati piccolo-borghesi. Il blocco delle macchine è scattato alle dieci in punto; io alle dieci e trentadue ho messo in moto e ho scaricato orgogliosamente nell'aria il mio etto di metano. Ho accelerato più del solito e ho aumentato la velocità media di almeno trenta chilometri orari. Nell'abitacolo la mia musica rendeva tutto rilassato, ma sul parabrezza immaginavo un mirino rosso fuoco - come quelli che si vedono nei film di guerra - e sognavo di disarcionare tutti i ciclisti del cazzo che guidavano amabilmente il loro stupido trabiccolo a due ruote nel mezzo della strada. Non ai margini, non rasente il marciapiede: no. In mezzo. Come se questo stupido mondo e questa insulsa città che qualcuno ancora chiama Eterna, fossero diventati di loro proprietà. Ho superato due volanti della municipale, sperando mi fermassero per poter spiegare - vaffanculo - che io a differenza di quegli imbecilli con le scarpe da ginnastica e lo zaino Invicta, stavo andando a lavorare.

 

Non me ne frega niente di salvare il mondo.
Credo fermamente nell'estinzione del genere umano.
Non ho nessuna intenzione di rendere migliore un pianeta in cui non vivrò.
Sono per le macchine veloci e super inquinanti.
Sono contro gli alberghi in riva al mare, solo perché odio la gente che li abita e so che possono rovinarmi la giornata di vacanza.

Di sicuro sono contro chi - per fare il cascamorto con il buoncostume - lascia nei garage Porsche Cayenne e Lamborghini e per un giorno e un giorno solamente si traveste da idiota legalizzato e va in giro a fare finta di far bene, tipo il Papa o Berlusconi.

 

Domenica mattina, esattamente a Piazza Euclide - se conoscete Roma - c'erano dieci asessuati in groppa ad altrettanti cavalli. Cavalli, capito? Io ho scalato dalla terza alla seconda e ho sfidato dio e il Destino: fai cagare uno di quei cosi, ho detto a dio. Fai che un solo inutile tocco di merda esca dal culo di uno di quei quadrupedi e fai che io sia costretto a una manovra brusca per non sporcarmi i copertoni. Fallo, ho pensato tra me e me. Così inchiodo, esco fuori e faccio un massacro ematico a mani nude che tanto il sangue è biodegradabile.

lunedì, 14 febbraio 2005

Innamorato cinico
Categoria:scritto da stefano havana, noi e le donne


Buon S. Valentino a tutti gli innamorati.
Ma, soprattutto, buon S. Valentino a tutti i single che stasera potranno divertirsi come Dio comanda alla faccia di coloro che - invece - azzanneranno sbadigli tra i denti seduti a un tavolo per due, prenotato tre settimane prima per farle una sorpresa, che non la solleverà dal fare la puttana con un altro.

domenica, 13 febbraio 2005

Eri quello che volevo
Categoria:scritto da granduca di palau, noi e le donne


Eri quello che cercavo, quello che volevo, incurante dell' età e delle differenze. Eri la quadratura del cerchio, il completamento del mio carattere, la quiete dopo la tempesta. La svogliatezza con l'adrenalina, la camomilla della sera.

Eri un modo di essere che non ho mai avuto, una pacatezza semplice, una cura di te sfrenata, un'eleganza serena, un colore pastello, una rosa rosa.

Eri tantissime cose che non ho saputo tenere e lo scrivo qua, ora, dopo alcuni mesi, senza aver avuto la forza di fare qualcosa che ti aspettavi ma che non sono propio capace a fare. Eri una piantina, ora sei un albero.

In bocca al lupo, non è e non sarà facile sapere che non avrai più bisogno di me.
Il Granduca

domenica, 13 febbraio 2005

Un' ombra
Categoria:quotidianismi, scritto da granduca di palau


L'ombra dice ma dai vieni , ma dai sì, ci vediamo li, ma su. E vincendo una stanchezza che in questo periodo ti assale, ti presenti e capisci che sei uno stupido, che l 'apparenza mostra sempre il suo lato peggiore quando tu sei in cerca di quello migliore.

E propio non ce la fai a resistere e te la prendi e scappi e lo fai presente. Sono così, permaloso come pochi.
Il granduca.

domenica, 13 febbraio 2005

Ritrovarsi
Categoria:quotidianismi, scritto da granduca di palau


Tra le facce che vedo riconosco molti e conosco veramente solo pochi. In tutti vedo serenità, in pochi vedo sincerità. Ma perché continuare a sognare che tutto sia come si vorrebbe quando uno squallido protagonismo basterebbe a far sì che la metà  delle cose volute si avverasse. E perché quei sorrisi così finti fanno davvero cosi ridere le persone, io davvero non so. La sincerità a volte, credo, paga, ma nelle vite di molti celarsi dietro una facciata, una battuta, un luogo comune, è una scelta vincente. Io non so come e perché, e soprattutto se lo vedo solo io o lo vedono tutti e gli sta bene così. Ci penso spesso, quando vado in posti dove tutti cercano di apparire migliori di quello che sono, sembrando però peggio. Ritrovarsi tra amici in mezzo a una marea di amici per caso è un'esperienza, sapendo che domani si tornerà ad essere lontani pur essendo molto vicini. E il non poter dimostrare come sei realmente, giorno dopo giorno, fa male davvero, per chi crede o spera di essere a volte almeno, apprezzato.

Quelli tra i molti che magari conosci, che sai come sono, e li rispetti anche, sono in queste occasioni cosi diversi, cosi distanti, che sembrano strani. Credo in chi mi suscita un'emozione, in chi parla con parole intelligenti, in chi va contro le formalità e a chi non sa propio essere come gli altri. In chi si apre e ti dice tutto, sì, così come lo vede o come dovrebbe essere e non sta lì a pensare che forse, ma no dai, boh.

Quelle sere, queste sere, un po' così tra mille sorrisi, mille abbracci, mille saluti, un po' così tra sguardi imbarazzati di non so cosa dire ma cacchio siamo amici e qualcosa dovrò pur dire, queste sere non voglio che esistano più. Voglio cancellarle, evitarle, tornare a parlare su chi come cosa e perché. E in fondo anche poter scegliere se parlarti o no, amico di una sera o di una vita, senza essere costretto da un etichetta, da un incrocio ubriaco.

E ritrovare gli amici veri, quelli che non vedi mai durante la settimana e magari per un mese, che hanno una donna da sei anni e non si capisce come facciano, quelli che non fanno altro che cercare di scoparsi la prima che trovano, quelli che non fanno altro che cercare adrenalina e si ritrovano più soli e più stanchi di prima, quelli che suonano e creano, quelli che scrivono e quelli che vegetano, quelli che lavorano e quelli che credono al futuro.

Io non credo più ad un sacco di cose ma credo che ogni tanto ritrovarsi, da soli in mezzo a cento o cento nel nulla, sia fondamentale per tutti noi.
Il granduca

venerdì, 11 febbraio 2005

Oggi scrivo tra me e me e mi faccio un po' gli affari miei
Categoria:letteratura, scritto da stefano havana


1

Mi hanno preso. Mi hanno bendato. Mi hanno fatto fare due piroette sul posto per farmi perdere il senso d'orientamento e mi hanno condotto lungo una scala. Mi hanno fatto entrare in una stanza e mi hanno lasciato in silenzio. Quando mi hanno tolto la benda dagli occhi, lui era lì. Babbo Natale esiste, giuro. Sono rimasto più di mezz'ora solo con lui e gli ho potuto chiedere com'è che volano le renne.

2

Questa è una storia vera. E' successo tutto giovedì 10 febbraio a Roma. Tu non sei obbligato a leggere: sto scrivendo per me, quindi non sarò breve per venirti incontro. Oggi mi faccio gli affari miei, se a te va bene. Tantomeno sei obbligato a crederci. Questa storia fa il punto su di me. Questa storia – la mia e di come ho potuto tirare la barba a Babbo Natale e scoprire che è vera – sarà una di quelle cose che racconterò per sempre a chi mi chiederà. Anche quando sarò vecchio abbastanza da potermi permettere un sigaro o una pipa senza sembrare demodè, avrò questa storia nella mente. Ci sono dei momenti che ti cambiano: il mio è arrivato ieri sera, verso le otto mentre tu – verosimilmente – stavi già a mangiare.

3

Il mio corso di tecniche di scrittura, hai presente? È successo tutto lì. A un certo punto. Nessuno si è accorto di niente. Ci dicono: "Venite, andiamo giù un secondo". Andiamo. Siamo in quattro e siamo andati tutti. La stanza è piccola e ci sono delle sedie impilate l'una sull'altra. Due scrivanie. Un computer con un leggio piccolo, di ferro. Una libreria. L'odore dei libri. Fortissimo. Dice: "Ecco". Poi una pausa, nella quale capisco tutto. "Questa è la sala dei manoscritti". Un'altra pausa, in cui c'è tutto questo brivido, la prima cosa che racconterò a mio figlio - se mai ne avrò uno - quando lui piccolino e in calzoncini corti mi domanderà una storia sulla vita. "Questi sono quelli da leggere. Questi sono quelli messi in Purgatorio". Quattro casse in terra, piene di fogli, storie di altri come me. Sognatori. Scrittori per forza. Scrittori di notte, quando tutti gli altri dormono e scopano. E una libreria. Un adesivo: roba decente. Dice, sventagliando gli indici da una parte all'altra per farci capire: "Prendete e leggete. Se qualcosa vi colpisce la mettete lì". Il che significa che possiamo decidere delle sorti di qualcuno. Prendere una storia in attesa di futuro e piazzarla – se è il caso – tra le altre che sono state valutate bene. "Statevene tranquilli, ci vediamo più tardi". Ho preso nel pugno la barba di Babbo Natale e ho tirato forte.

4

Alla fine non me la sono sentita, però. Mi sono messo seduto in terra. Le gambe incrociate. Le ho prese tutte, quelle storie, una dopo l'altra: mi tremavano le mani. Le mani erano fredde. E non me la sono sentita di fare distinzioni o dare preferenze. Non so se riesci a credere a quello che ti dico, ma è proprio così che è andata. Io stesso ho mandato una mia storia – quella a cui sono più affezionato – all'attenzione della stessa casa editrice. L'illusione di trovarci anche il mio, tra quei manoscritti, è svanita quando ho capito che erano tutti relativi al mese in corso. Io sono roba di qualche tempo fa. Ho scavato tra la polvere: sulla prima pagina di ogni plico la presentazione dell'autore. Anche io ho fatto la stessa cosa e so che cosa significa trovare le parole giuste. Quella è la prima pagina su cui posa gli occhi l'editore e tu cosa gli dici a Dio quando è il momento di farti dare la camera più bella? Ce l'hai tu il discorso giusto? Nomi e motivazioni, numeri di telefono e indirizzi mail, speranze e sogni, tutti intrecciati in un gomitolo. Ho sentito di peccare. Per la prima volta in vita mia ho avuto paura di finire all'Inferno, maledetto da qualcuno. Ho letto cose che mi sono sembrate buone, ho letto altre cose che mi sono sembrate pessime e mi sono sentito nudo. Mi sono osservato dall'altro lato del mondo, mi sono visto morto e steso nella tomba. La mia storia, inviata e confezionata perché l'editore potesse incuriosirsi, anche lei è apparsa tanto stupida e anonima tra tante, quando è stata scoperta la prima volta? E quell'adesivo: roba decente. Alla fine è a quello scaffale che mi sono diretto e proprio lì davanti mi sono sentito come l'ultimo contabile della banca. Quello che rimane più a lungo di tutti e che alla fine della giornata si trova da solo nell'edificio col culo sopra un milione di dollari e tutte le chiavi per aprire la cassaforte. Mi sono trovato davanti alla mia rapina in banca: ho cominciato a frugare tra la roba decente, tra quei manoscritti giudicati pubblicabili e quale sconcerto nel vedere che certi erano datati 2002. Quegli autori, magari, si sono arresi nel frattempo: ora lavorano in una lavanderia a gettoni oppure fanno gli avvocati o semplicemente hanno smesso di sognarci su e – invece – il loro lavoro se ne sta nel Purgatorio, in attesa di verdetto. Qualcuno li ha avvisati? Arriva un altro pensiero mentre le dita frugano: e se ci trovassi la mia storia, tra queste decenti? O peggio: e se non ce la trovassi? Non faccio in tempo ad assicurarmene, però riesco a dare una letta in giro e – effettivamente, aspiranti scrittori e scrittrici – sono proprio questi i lavori migliori. C'è un criterio. Li mettono via con un senso: Babbo Natale c'è e le sue renne volano per la stanza in attesa del Natale.

5

Ho riempito di domande l'insegnante, alla fine. Gli ho chiesto di tutti i meccanismi. Ho puntato l'indice verso tutti gli ingranaggi che non mi erano chiari, gli ho chiesto cose, lui mi ha risposto cose. Mi sono fatto idee, ho tremato; non mi sono mai sentito tanto pieno di domande da fare, di parole da lasciar fuggire. Il respiro affannato, il ricordo nella testa di tutti gli esperimenti fatti e di tutte le ore della mia vita passate a scrivere; mi sono visto dall'alto immerso tra altri cinquecentomila come me. Come un concerto: insignificante. Non sono da solo in questa spiaggia: è stato un bagno d'umiltà impressionante, fortissimo. Non solo ho scoperto che Babbo Natale esiste, ma ho anche capito che non sono io il suo bambino preferito e che non è detto che il trenino elettrico più bello – alla fine della corsa – lo porti necessariamente a me. Questo non mi distoglie dalla via: scrivere è la mia giostra. Non c'è altro che voglio fare, insieme a stare con gli amici, guardare belle donne, ubriacarmi, vedere il mondo, ridere, non crescere mai, esistere al massimo, respirare la vita, sapere di cose, leggere nuove storie e incantarmi di fronte un paio d'occhi nuovi. Scrivere è quello che so dare al mondo. Ma devo migliorare. Devo imparare. Devo costruire ancora molto. Con una penna in mano mi sento Dio e per me riempire foglio è come creare una vita. Ma devo camminare. C'è questa stanza buia e non particolarmente riscaldata dove i sogni di tanta gente si annidano. Io li ho visti: tutti lì, in fila a giocare ai marziani o agli astronauti. Persone cresciute con questo sogno tra le dita o sul cuscino. Bambini diventati adulti sempre con lo stesso vizietto di trascorrere giorni e notti a inventare storie. Li ho visti tutti lì, racconti buoni e meno buoni, ottimi e altri pessimi. C'è questa stanza dove le storie di quelli come me se ne stanno a riposare o a morire o a impolverarsi. Ho visto di tutto: editori con esperienze centenarie domandarmi quale amicizia con quale personaggio del mondo dello spettacolo potevo vantare al fine di ottenere una pubblicazione. Ho visto scrittori famosi vomitarmi addosso la loro spocchiosa presunzione di autori editi e straediti. Ho visto blogger pubblicare libri insulsi e atteggiarsi a Umberto Eco. Ho visto i miei racconti presentati in bettole a Trastevere insieme ad artisti pazzi che coloravano tele bianche con l'impronta colorata del pollice della mano destra. Ho visto editori minuscoli chiedere cifre enormi per strani favori e curiose promozioni. Ho visto come funzionano le grandi case editrici, ho visto come funzionano le distribuzioni, ho perfino visto come si comportano i librai. Ma Babbo Natale, quello no, quello non l'avevo mai visto così da vicino.

6

Quando uno è triste, il taglio visivo dello sguardo si abbassa di un palmo. Quando uno è felice, il taglio visivo dello sguardo si alza fino al cielo. Quando uno è malinconico di quella malinconia positiva, piena di costrutti e nuove immagni, il taglio visivo dello sguardo si abbassa giusto di un po'. L'orizzonte cala, ma non così tanto. Trovandosi a guidare - diciamo – non si guardano fisse le ruote della macchina di fronte, ma le luci degli stop. Così me ne sono andato, alla volta di casa. Mi sono dimenticato perfino di accendere la radio. Ho mangiato, sono uscito e mi sono moderatamente ubriacato, prima col Vicerey, poi con Pat e Gianni a forza di rum e giri pagati, a proposito la prossima volta tocca a me ragazzi. Stasera si esce un'altra volta e credo che il destino sarà il medesimo. Fabio è tornato a Roma e starà qui qualche giorno prima di ritornare negli States. Più tardi brinderemo anche con lui. Non è che sia cambiato nulla. Ho solo sentito un click e ho visto una luce accendersi. Anche questo fatto di Babbo Natale, magari è un trucco narrativo pure lui e io ci sono cascato fino al collo.

Ad ogni modo, la mia storia - ora - è stata raccontata.

venerdì, 11 febbraio 2005

E' mai possibile?
Categoria:quotidianismi, scritto da stefano havana


Ho voglia di raccontare questa cosa, ma non so da che parte cominciare.

giovedì, 10 febbraio 2005

Perché anche voi lo sappiate
Categoria:quotidianismi, scritto da stefano havana


Ma allora esiste!

giovedì, 10 febbraio 2005

Valutazioni
Categoria:scritto da stefano havana, noi e le donne


Aida Yespica.
Alimenterebbe le guerre tra gli uomini
se fosse prezzata
e messa in vendita in unica copia.

Ma è proprio necessario
che le belle donne parlino anche?

mercoledì, 09 febbraio 2005

35 centesimi a volta
Categoria:scritto da stefano havana, noi e le donne


Questo è un messaggio d'amore impossibile.

Impossibile perché io non sono innamorato e non lo sarò mai più. Ho chiuso con l'amore e tutto quello che voglio da te è che non aggiunga mai nulla di più al sorriso che mi regali ogni giorno. Sei una puttana economica: costi una media di 35 centesimi a botta. In cambio non mi dai fica né culo; soltanto una mezzaluna di denti e di labbra che aprono il mondo. Non porti pellicce, non usi strass né tacchi alti. Lavori di giorno, sotto gli occhi di tutti e tutti guardi dall'alto in basso: sei una puttana come non se ne vedono mai. La gente in fila non ti carica mica: tu cammini, sali e scendi dal marciapiede e non mi vergogno a dire che per quel prezzo la tua merce è quanto di più conveniente si possa trovare sul mercato. Non parli d'amore, non mi chiedi nulla; non ne fai una questione di stile o eleganza, non pretendi lusso o gioielli e non chiedi rispetto o sesso protetto. Te ne stai lì a guardarmi, mentre ti faccio tintinnare in una mano le monete e non so come ti chiami e non sai come mi chiamo ed è profondamente leale così. Una volta hai inclinato la testa da un lato e col dito hai indicato il mio tatuaggio: ti piace?, ti ho chiesto. Tu mi hai risposto di sì col tuo accento straniero dell'est, immigrata puttana, bella ma sporca, in piedi ma morta, sorridente di cera. Non passerò a salutarti a San Valentino, non ti sognerò mai, neanche una di queste notti, nessun brindisi, nessun bicchiere sarà mai sollevato in tuo onore. 

Eppure questo è un messaggio d'amore impossibile e un messaggio d'amore - per quanto impossibile - da qualche parte deve pure arrivare. Fateci caso anche voi, se vivete a Roma e se vi capita di passare qualche volta all'ora di pranzo davanti al cinema Embassy. Lei se ne sta lì al semaforo e se le fate un segno col dito non se lo farà dire due volte e vi lascerà stare: poco prima di arrivare mi verso sempre un paio di monete nel palmo. Lei mi sorride ogni volta in un modo assoluto, perché già lo sa: quei denti bianchissimi stridono col resto di lei e non fai caso più a niente. Le dai le monete, le dici scemenze, aspetti il verde e per tutto il resto del giorno non ci pensi mai più. Alle nove di sera riaccendi il motore, guardi il cielo nero di notte e decidi che se un messaggio d'amore c'è, è scritto per intero sul parabrezza della macchina: il più pulito di Roma.

lunedì, 07 febbraio 2005

La tua faccia non mi è nuova (update di martedì 8)
Categoria:svago, blog, scritto da stefano havana


Scopriamo le carte!

Che io sia fissato con le somiglianze ormai è cosa chiara.
Riassumiamo per chi si fosse perso la puntata precedente: ho preso le facce dei blogger aggregati sul mio aggregatore preferito e le ho incollate qui: ho messo solo quelle che secondo me avevano una forte somiglianza con qualche personaggio dello spettacolo. La cosa bella è che alla fine me ne avete ispirate voialtri con i commenti talune a cui neanche avevo pensato. Questo il riassunto di quanto raccolto finora:

ActiveMax
Active Max

(Johnny Depp; Biagio Antonacci)



Albero
Albero Azzurro Bonsai
(non ci piove: lui è Kakà)




Akille
Akille.net
(Dino Baggio; Lando Buzzanca; Gattuso o Staffelli?)

Disturbo
Disturbo Post Traumatico
(per me è Enrico Brignano, voi dite Fabrizio Frizzi)

Boratto
Boratto
(lui è Vittorio Zucconi, giornalista)

Fluid 5
Fluid 5
(assolutamente Tommaso del Grande Fratello)

Finestraio
La finestra sul porcile
(Secondo me è Rupert Everett sputato!)

Padre Paio
Padre Paio
(Lui è da podio: Natalino Balassi!)

Francesca
Francesca Ferrara
(Jessica Rizzo l'avete detto voi. Per me è Ambra Angiolini)


Giarina
Giarina
(la bella e unica Lady Diana!)




Alberto
Alberto Puliafito
(la pelata è da Bisio. Ma grazie a Fluid 5 ho capito : Alberto è Supervicky!)

La Radice
La Radice
(Non ci sono dubbi che questi altri non è che Antonio Cassano)

Libido Libido Meccanica
(Brera da giovane o un mix tra B. Pitt e B. Del Toro?)

Cyrano
Cyrano 66
(Un incesto tra Gianni Morandi e Luca Barbarossa!)

M. Biani
Mauro Biani
(Ehi Starsky, dove hai lasciato Hutch?)

Maus
Maus
(Mitico! E' Silvio Orlando pri-ci-so)

Meta Mondo
Meta Mondo
(un fenomeno! Costui è Beppe Fiorello in persona!)


Mopattopeo
Mopattopeo
(con un po' di fantasia lui è  il cantante Daniele Groff)


Fede
Piccolo Fede
(non vedete quanto sia IDENTICO a Christian De Sica?!)

Pro-fumo
Pro-fumo
(Amedeo Minghi o Miguel Bosé?)


 

Rapporto
Rapporto Confidenziale
(Bruno Lauzi, per forza)


Rat Race
The Rat Race
(Michael Douglas o Francesco Rutelli!)

 

sabato, 05 febbraio 2005

Proud to be Maschio Medio
Categoria:svago, scritto da stefano havana


Sabato mattina.
Colloquio volutamente criptico tra il Granducail sottoscritto nello spogliatoio della palestra. Mezzi nudi e un po' in ritardo.


Io
- con una asciugamano verde in testa: Sì vabbé, ma poi tocca che offriamo noi
Granduca - a torso nudo cercando le scarpe: Embé?

Io: No, per carità. Ma saranno 100 euro a testa.

Granduca - sempre più tronfio: Embé?

Io - ormai del tutto convinto: Guarda, per me non c'è problema

Granduca - con occhio improvvisamente vispo, che ricorda lontanamente quello di Jack Torrance (alias Jack Nicholson in Shining): Sì, però poi...

Io - del tutto d'accordo: Ettecredo

Granduca - accompagnando con gesti di una chiarezza teatrale: Cioè, che proprio....... no?

Io: Hai voglia fraté, certo. Mi pare proprio dovuto

Granduca - vestito: ah ecco

Io - vestito - ghghghgh (ghigno)

 

dissolvenza

fine

sabato, 05 febbraio 2005

Verità scomode
Categoria:musica, scritto da stefano havana


La canzone "Bella stronza" di Marco Masini è una canzone della madonna.

per rimostranze potete sempre scrivermi al mio nuovo e bellissimo indirizzo GMAIL: vomitoergorum@gmail.com

venerdì, 04 febbraio 2005

Qui lo dico e qui lo nego
Categoria:blog, scritto da stefano havana


Se non mi arriva subito un invito G-Mail, faccio una pazzia.

venerdì, 04 febbraio 2005

Nessuno si lamenti per il ritardo
Categoria:dissenso, scritto da stefano havana


E' roba di qualche giorno fa, ma mi sono dimenticato di esprimere il mio pacato e democratico pensiero in proposito.

Dunque.
ehm ehm
Caro ministro Lunardi,
a te che hai detto a proposito dei disagi sull'A3 legati al maltempo: "Gli italiani si lamentano troppo"

Proprio a te
io auguro che ti caschi il microcazzo che ti ritrovi e che per un maledettissimo caso del destino - arrivato a terra - il suddetto ti rimbalzi preciso preciso nel culo.

E guai a te se emetti un fonema, eh.
Zitto e mosca a dare il buon esempio.