giovedì, 31 marzo 2005
Solipsismo
Categoria:letteratura, scritto da stefano havana
solipsìsmo: s. m., in filosofia, l'atteggiamento di chi nega ogni esistenza fuori della sua esistenza personale; per alcuni pensatori (Kant), il termine ha un sign. morale e indica l'egoismo pratico, l'amore esclusivo di se stessi (est. e lett. egocentrismo, individualismo).
Ecco. Io sono solipsista. Quasi tutti i miei miti artistici (scrittori soprattutto, ma anche cantanti, attori e - perché no - donne) soffrono (ma anche godono) di solipsismo. Allora volevo scrivere qualcosa sul solipsismo; non per il blog (difficilmente scrivo qualcosa solo per il blog), piuttosto scriverlo per me, io il più affezionato lettore e appassionato di me stesso (solipsismo, appunto). Poi mi sono ricordato di questa pagina di Wallace, dal libro "Verso Occidente l'Impero dirige il suo corso" (una pietra fondamentale del racconto post-moderno statunitense e della mèta-letteratura in generale) e ho pensato meglio di lasciar fare a lui. E' una di quelle pagine - ne capitano ogni tanto, raramente, nei libri - che ho consumato con gli occhi. Che ho ricopiato a mano. Che ho riscritto e reinterpretato. Una di quelle pagine che sono come quelle morette irresistibili sedute sulle panchine al parco: non ti stancheresti mai di guardarle, le corteggeresti a morte e non te ne andresti mai da lì. Parla del solipsismo, naturalmente. E fa così:
Tutti noi abbiamo illusioni solipsistiche, spaventose intuizioni di una nostra assoluta singolarità: crediamo di essere gli unici della casa a riempire il contenitore dei cubetti di ghiaccio, gli unici a svuotare la lavastoviglie dai piatti puliti, gli unici a fare ogni tanto pipì nella doccia, gli unici ad avere un piccolo tic alle palpebre al primo appuntamento; di essere gli unici a prendere la nonchalance tremendamente sul serio; di essere solo noi a dare alle suppliche l'aspetto della cortesia; di essere solo noi a sentire il gemito patetico nello sbadiglio di un cane, il sospiro senza tempo nell'apertura di un barattolo ermeticamente sigillato, la risata sputacchiata qua e là in un uovo che frigge, il lamento in re minore nel rombo di un'aspirapolvere; di essere solo noi a provare quando il sole tramonta lo stesso tipo di panico che un bimbo al primo giorno di asilo prova quando la mamma si allontana. Di essere solo noi ad amare i solo-noi. Di essere solo noi ad aver bisogno dei solo-noi. Il solipsismo ci tiene insieme.
Magari essere uno Scrittore significa anche dire qualcosa in modo tale che nessun altro poi possa trovare un modo per dirlo meglio. Un'illusione di solipsismo anche questa dopotutto, vero?

