giovedì, 30 giugno 2005
Riflessione - lunga - sulla musica e le puttanate di Simone
Categoria:musica, scritto da stefano havana
Alla fine ci siamo concessi pure Salerno. Siamo partiti Pat ed io mercoledì mattina e siamo ritornati, sempre di mattina, che s'era fatto giovedì. Ci hanno detto: dai, che mitomani siete. La verità è che Vasco è uno di quegli artisti che significano qualcosa nel mio vissuto: se ti fa schifo, Vasco, non è che dobbiamo litigare. Me lo tengo il tuo giudizio e pazienza, magari troviamo un altro punto di contatto (che so, i gomiti): resta che mi sono fatto Cagliari e Salerno nel giro di dieci giorni e che, ad averci il tempo, mi farei anche Firenze e Udine. Non è una cosa complicata: la sua musica significa qualcosa, tutto qua. La sua musica, mica lui. Come un quadro di Kandinsky. Un racconto di Carver: un artista in cui credere non è forse roba rara oggi? Un artista in cui credere vivo, poi, è merce ancora più preziosa. Perciò me lo tengo stretto insieme a quelle tipiche esagerazioni da appassionato: i) Dillo alla luna (live soprattutto) è la canzone più bella della musica italiana. ii) Per quanto riguarda Sally, invece, ecco Sally è qualcosa che viene immediatamente dopo la Cappella Sistina nei Grandi Tracciati dell'umanità. iii) E... è un'opera d'arte in grado di farti capire che l'ovvio non è altro che la punta dell'iceberg della genialità.
Non c'è possibilità di sfuggire da questo: possiamo invece sfuggire - e lo possiamo fare tutti - dalle opere demagogiche dei tiziani ferri e dei simone vari: non è tanto che sono canzonette (anche We Are The Champions è una canzonetta). Il problema serio è che parlano di una generazione che non esiste - ne abbiamo discusso a lungo con Pat, ieri, sdraiati sul prato dello stadio Arechi - parlano di una generazione mucciniana. Dicono: quando sei ragazzo, non te ne frega un cazzo. Dicono che fuggire da tutto è facile (anzi, che non ci vuole niente!) e che dormire sui tetti sotto le stelle si può. Dicono che i giovani sono ribelli, cavalieri solitari e avventurieri dell'amore. Non esiste una generazione così: si ostinano a dirci che i sogni possono realizzarsi, che non esiste un desiderio al mondo che non si avveri. Che basta crederci: demagogia. Arruffapopoli. Mistificatori della realtà: ecco cosa sono. Soprattutto per questo detesto l'ondata musicale attuale. Vogliamo tutti una vita come Steve Mc Queen, salvo poi ritrovarci al Roxi Bar, ognuno perso dentro i cazzi suoi: questa è La Realtà.
Simone, Simone: non è che ho detto a caso. Ha fatto music farm, adesso apre i concerti di Vasco: costui è pericoloso. E' demagogicamente pericoloso. Sta lì e ci viene a dire che bisogna credere ai sogni, perché - testualmente - lui due anni fa era uno di noi e adesso invece guardatelo un po': personalmente contesto questo aspetto. Che insegnamento dovrei trarre, io, da un cameriere vestito a festa che mi dice che ce la posso fare a diventare come lui? Perché la gente lo applaude, invece di lanciargli sassi? Che sta succedendo alla nostra generazione? Io dovrei chiudere gli occhi e stringere i pugni per aspirare - nel giro di due anni - a essere come Simone? Io preferirei essere morto piuttosto che essere Simone - piuttosto che essere le cose che dice Simone, ecco meglio. Se ne sta lì, lui, a dire che bisogna cantare la vita positiva e altre puttanate del genere e la sua è demagogia: come la foto del bimbo magro e pieno di mosche che c'è stampato dietro la mia tessera di Emergency che non rinnoverò mai più (ma che fa tanto scena, eh, quando tiro fuori il portafoglio per pagare scontrini chilometrici nei negozi di abbigliamento firmato. Ti può fare anche scopare con la commessa una cosa del genere).
Altre considerazioni piovute da questa trasferta: 1) il profondo sud si vede subito chè è profondo sud. Ho detto a Pat una frase strana a un certo punto, vagando di notte per le strade di Salerno (ci siamo fatto 12 chilometri a piedi). Gli ho detto: «A Cuba mi sentivo più a casa». E io sono nato molto più vicino a Salerno che a Roma (o a Cuba). 2) Il servizio ferroviario è un sistema che in Italia non esiste. Non è che funzioni male o non funzioni proprio: non esiste. Non c'è: il fatto dei treni, in Italia, è una cosa orwelliana: non esiste nulla. Non c'è Trenitalia. Non esiste. Non ci hanno controllato i biglietti: abbiamo viaggiato in tranquilla e assoluta clandestinità, accumulando compessivamente un'ora e mezzo di ritardo. 3) La cocaina è un fenomeno squallido e triste: è la droga peggiore che c'è. La droga della moda, degli scontrini fiscali, dei privé del bilionaire. Se ne stavano lì, certi ragazzi, al centro del prato dello stadio a dividere quattro strisce con una carta telefonica grattata e usando un cd come ripiano. Hanno sniffato a turno servendosi di un tubicino di carta e le loro espressioni arrugginite non sono cambiate di una virgola. 4) Il trittico di canzoni che lui fa dal vivo - E..., Sally e Stupendo - è un'esplosione di cose tutte insieme, un riassunto di tale rock 'n roll che il concerto potrebbe finire lì. Ci casco ogni volta. 5) Lucio Battisti è una squassante mazzata sui coglioni e io vorrei chiedere scusa a tutti gli amanti di musica all'estero che credono che Battisti (come Boldi e De Sica per la cinematografia) sia la musica italiana.
Inoltre volevo ringraziare a) Il Gianni per quelle due cosette che ci ha dato da fumare. b) Pasquale, detto Campo, GIORNALISTA e il suo meraviglioso contatto Zeppettone grazie al quale abbiamo visto il concerto (oh, perché eravamo partiti senza i biglietti) pagando meno di qualunque altra persona presente allo stadio e in tutti gli stadi dell'intero tour (abbiamo pagato meno del prezzo stampato sul biglietto). Approfitto anche per dire che mi scuso con Zeppettone per aver declinato il suo gentile invito a dormire a casa sua fino a sabato così da poter pranzare anche noi insieme a Diego Armando Maradona che sarà suo ospite (...). c) Il paninaro davanti allo stadio perché si è dimenticato di farci pagare.
E poi: sorridi e abbassi gli occhi un istante e dici non credo di essere così importante. Ma dici una bugia: infatti scappi via. Le canzoni sono come i fiori: nascon da sole e son come i sogni. A noi non resta che scriverne in fretta perché poi svaniscono e non si ricordano più. Che ti devo dire? Io ogni volta che mi canta questa cosa qui, divento uno scemo che si deve guardare la punta delle scarpe e passarsi una mano frettolosa dietro la nuca e tra i capelli. Era d).









