lunedì, 25 luglio 2005

Carlo Giuliani - una storia italiana
Categoria:genova 2001, scritto da noantri


E' bastata una foto per scatenare una lunga discussione su noantri in merito all'omicidio di Carlo Giuliani. Se le spiegazioni ufficiali sui fatti di Genova 2001 non vi bastano, qui di seguito abbiamo riportato alcune informazioni e foto tratte dai siti sherwood (speciale curato da Lello Voce) e del comitato piazzacarlogiuliani (speciale curato da pillola rossa). Quello che troverete è solo un assaggio delle verità nascoste. Invitiamo a visitare i siti indicati tutti coloro che si sono fatti un'idea sul caso, tutti quelli che non se la sono fatta, tutti quelli che credono di essersela fatta (in chiusura del post ulteriori riferimenti Web). Se siete interessati alla vicenda, se vi siete incuriositi, se avete altro da aggiungere vi preghiamo di far circolare questo materiale, questi link, questo pezzo o di contribuire voi stessi con le vostre idee e informazioni: possibilmente senza perdere l'intelligenza.

La carica che ha portato allo sparo quel 20 luglio 2001

Gli avvenimenti che hanno condotto alla morte di Carlo Giuliani sono parte di un più complesso insieme di fatti che riguarda le operazioni di polizia condotte contro il corteo dei Disobbedienti che si era mosso nel primo pomeriggio del 20 luglio dallo stadio Carlini e, più precisamente, ciò che avviene dal momento in cui, all'altezza dell'incrocio tra Corso Gastaldi e Via Tolemaide, questo corteo - regolarmente autorizzato - su un percorso autorizzato e ancora ben distante dalla "zona rossa", veniva improvvisamente ed inspiegabilmente attaccato da Carabinieri e Polizia. Da quel momento sarà un susseguirsi di aggressioni durissime delle Forze dell'Ordine contro il corteo (ricordiamo l'uso di lacrimogeni letali sparati ad altezza d'uomo, di idranti urticanti, di blindati e jeep lanciati a 70Km/h contro ragazzi inermi, di manganelli "tonfa" e di 15 spari di arma da fuoco), i cui partecipanti inizieranno presto a reagire e a contrattaccare nel tentativo, prima, di raggiungere comunque l'obbiettivo prefissato ( la Zona Rossa da violare simbolicamente), e poi di sfuggire alla caccia indiscriminata messa in atto da Carabinieri e Polizia.

Piazza Alimonda

La distanza di Carlo dal Defender è molto maggiore di quanto si possa ritenere osservando la notissima immagine scattata da Dylan Martinez per la Reuters.

Carlo Giuliani è tra gli ultimi ad arrivare nei pressi della jeep. La pistola che spunta dal Defender è già puntata e caricata ben prima che Carlo Giuliani prenda tra le mani il famoso estintore. In una l'agente sembra caricare l'arma:

 

Carlo ha appena il tempo di sollevare l'estintore, ma viene subito colpito. Va detto inoltre che fonti attendibili parlano di un video, in possesso della magistratura, nel quale si vedrebbe con chiarezza il momento del lancio. Ciò che risulterebbe evidente da questo video è che Carlo, non appena raccolto l'estintore, lo solleva al di sopra della sua testa e poi lo porta all'indietro, nella postura di chi intende lanciare un oggetto. Carlo avrebbe, dunque, tentato di lanciare l'estintore praticamente da fermo, dal punto in cui era al momento di raccoglierlo: perché, altrimenti, lo avrebbe portato dietro le spalle? Se avesse inteso lanciarsi contro il Defender avrebbe tenuto l'oggetto ben dritto sulla propria testa per non sbilanciare la propria corsa e lo avrebbe portato all'indietro solo dopo, al momento del lancio vero e proprio. Inoltre per quale ragione Carlo, che certamente aveva - come tutti - già visto la pistola spuntare dal Defender, avrebbe dovuto decidere di lanciarsi contro l'arma?

Sparati i due colpi il Defender si libera e, travolgendo due volte il corpo di Carlo, esanime al suolo, si mette in salvo, coprendo i pochi metri che lo separano dai cordoni delle forze dell'ordine. Le risultanze dell'incidente probatorio del 21 Aprile squarciano in parte il mistero. Tracce del secondo colpo vengono ritrovate sulla parete della chiesa, ad un'altezza di circa 6-7 metri. Il secondo colpo, dunque, verrebbe sparato in aria.

Poi iniziano a cadere una serie di lacrimogeni, quegli stessi lacrimogeni che le forze dell'ordine si erano ben guardate dal lanciare poco prima per far allontanare i manifestanti dal Defender e liberare i colleghi. I dimostranti fuggono, ma, quando giungono vicino a Carlo, i militari proseguono oltre, limitandosi ad osservare il corpo riverso sull'asfalto. Nessuno di loro fa alcunché per aiutarlo e neanche per accertarsi del fatto che sia già morto, o ancora in vita.

Chi infierisce su Carlo morente?

L'analisi di foto nuove di Piazza Alimonda (ma conosciute dai magistrati) fa emergere una sconvolgente verità: intorno alle ore 17.30 del 20 Luglio 2001, in presenza di ufficiali di grado elevato della Polizia e dei Carabinieri, qualcuno infierisce su Carlo Giuliani ferito invece di aiutarlo, senza sapere se sia vivo o morto. Una versione assurda e puerile risale la linea di comando e viene validata in Questura intorno alle 18.00: Carlo sarebbe morto a causa di un sasso. Dura un attimo, l'evidenza la spazza via. Ma quando i primi soccorritori tolgono il passamontagna scoprono una profonda ferita in fronte che viene certamente prodotta mentre la piazza è sotto il controllo delle forze dell'ordine.

Questo il referto:
In regione frontale mediana si osserva una ferita lacero contusa di forma irregolarmente stellata inserita in un'area escoriata di circa cm. 3x2. Il fondo della ferita è sottominato con presenza di lacinie connettivali. Ai lati di detta lesione si osservano altre piccole contusioni escoriate a stampo, di forma irregolare.

Come e quando si sono prodotte queste ferite sul volto di Carlo? L'autopsia non lo dice. Apre la chiosa sulla ferita in fronte che "prodottasi verosimilmente prima della lesione d'arma da fuoco, senza tuttavia poter escludere che sia stata determinata in un momento successivo", conclude affermando: "Alla luce di quanto sopra esposto è possibile ritenere che la ferita lacero-contusa presente alla regione frontale del soggetto sia riferibile ad un urto contro un mezzo contundente di forma irregolare e comunque non chiaramente individuabile dalle caratteristiche morfologiche della ferita, senza peraltro escludere che possa essere stata determinata dall'urto contro la superficie stradale".

Certamente Carlo non è mai entrato in contatto fisico diretto con i carabinieri. Non immediatamente prima dello sparo, non in precedenza. Carlo poi non cade di fronte, ma sul fianco ed è la jeep che investendolo lo mette di schiena. Oltre a queste ferite inspiegabili l'autopsia annota anche che: "Nel lume dei bronchi maggiori si rileva sangue fluido"; "presenza di sangue nelle vie aeree, con segni di aspirazione bronchiale". Carlo ha quindi respirato dopo essere stato colpito dal proiettile, e questo è talmente pacifico che nella stessa autopsia (formalmente firmata da Marcello Canale ma materialmente eseguita da Marco Salvi il giorno successivo e consegnata scritta il 5/11/2001) si ritiene che: "le lesioni cranio-encefaliche riscontrate abbiano determinato la morte del soggetto nel lasso di tempo di alcuni minuti..."

Il sasso misterioso

Sulla scena (vicino alla testa di Carlo steso) appare un sasso che prima non c'era.

Il sasso (è uno dei reperti agli atti che corre rischio di distruzione, come conseguenza dell'archiviazione) è importante per molte ragioni. Ha una forma particolare che lo rende distinguibile, è sporco di sangue (ma si sporca in un momento successivo, visto che nelle foto precedenti di sangue non c'è traccia) ed infine, cosa più importante, è la ragione usata dal vice questore aggiunto per giustificare la famosa frase: sei stato tu col tuo sasso!

Una cosa è certa: Carlo ha indossato il passamontagna (che gli copriva la fronte) fino ai soccorsi e nessuno lo ha tolto prima. Quindi nessuno avrebbe potuto vedere la grave ferita al centro della fronte fino a quel momento, a meno che non ci fosse una vistosa lacerazione del passamontagna. Fino all'arrivo dei soccorritori solo due tipi di persone potevano sapere della ferita: chi la produce e chi la vede produrre. Quando si produce la ferita? Chi o cosa la produce? Perché questo fatto non è mai stato considerato dai giudici? Nell'autopsia si discute diffusamente di questo aspetto che è assolutamente incongruo per molte ragioni, una delle quali grande come una casa: il passamontagna è integro e non presenta lacerazioni in corrispondenza della ferita.

Quando il vicequestore aggiunto urla "sei stato tu col tuo sasso" non vuole coprire il colpo di pistola allo zigomo con il sasso. Deve giustificare la ferita in fronte con il sasso. Una ferita di cui non avrebbe dovuto sapere, visto che non erano ancora arrivati i soccorsi e un passamontagna integro la ricopriva.

Che fine ha fatto Mario Placanica?

I primi di agosto del 2003, Mario Placanica rimase gravemente ferito in un incidente stradale a Botricello, fra Catanzaro e Crotone. Il militare era da solo, alla guida di una Ford Focus, quando ha perso il controllo dell'auto ed è finito contro un albero. Placanica rischiò di restare paralizzato. Vittorio Colosimo, uno dei legali che hanno assistito il carabiniere dopo i fatti di Genova, parlò di "incidente inspiegabile", la cui "dinamica non è chiara". Così il giovane raccontò l'episodio: "Mentre procedevo a una velocità non superiore ai 70-80 chilometri orari l'auto non ha risposto più ai comandi, ed è schizzata fuori strada senza che io potessi fare nulla. Un fatto inspiegabile". "Nelle settimane scorse - disse Colosimo - Placanica mi aveva detto di sospettare che qualcuno avesse potuto danneggiare la sua auto, manomettendola, per provocare un incidente". Placanica era stato indagato per omicidio volontario dopo la morte di Carlo Giuliani, poi il 5 maggio del 2003 il procedimento a suo carico venne archiviato "per legittima difesa" dal gip del tribunale di Genova, Elena Daloiso.

Due anni dopo (nell'aprile del 2005) Placanica viene licenziato dall'Arma. La denuncia arrivò dal legale del giovane carabiniere: "Placanica - ha svelato l'avvocato Vittorio Colosimo - è stato posto dall'Arma dei carabinieri in congedo assoluto con effetto immediato perché permanentemente non idoneo al servizio militare in modo assoluto per infermità dipendente da causa di servizio. Un formula che tradotta dal linguaggio della burocrazia militare, secondo il legale, significa banalmente che Placanica è stato cacciato dai Carabinieri.

materiale tratto da sherwood.it; piazzacarlogiuliani.org
per ulteriori approfondimenti visitare lo speciale di pillola rossa
lo speciale di Indymedia

tutte le foto risalenti al momento dello sparo
le foto dell'enigmatico arrivo di Placanica in lacrime all'ospedale
il verbale ufficiale con le deposizioni contraddittorie di Placanica (pdf)
altro pdf della controinchiesta su Piazza Alimonda curato da Pillola Rossa

 In un'altra la stringe a due mani come sbilanciato: 

sabato, 23 luglio 2005

Il carro di Cristo
Categoria:quotidianismi, scritto da stefano havana


Premessa - giuro di dire la verità, solo la verità e nient'altro che la verità. E giuro di raccontare le cose esattamente come sono avvenute

Non sarò mica l'unico - seppure non credente - che ogni tanto s'è ritrovato a dire: «Ma cazzo Dio, a me mai? A me niente? Non me la dai un'occasione simile?». Fa parte - credo - della coscienza vittimistica dell'essere umano e del maschio, in particolare. Uno non crede, magari non si ricorda mai di Dio, Cristo, gli apostoli e tutto quanto eppure un bel giorno stringe i pugni e lo bestemmia un po', perché agli altri sì e a lui invece nisba. Succede: è un po' come quando ce la prendiamo con i semafori nel traffico, invece di incazzarci con noi stessi che abbiamo intufato il mondo con la lamiera.

Insomma. Io qualche volta ho detto così. Mica per cose serie: in fatto di donne, soprattutto. Non so se anche altrove, ma a Roma ci sono queste fiche stratosferiche sempre - dico sempre - accompagnate da uomini bruttissimi. Cessi. Poi tristi: uomini tristi. Non ho molta pietà per la bruttezza: uno può essere brutto, ma interessante. Invece questi sono sempre brutti e vuoti. Allora dico: «Dio, cazzo. A loro tutto facile e invece io per trovare una che mi piace veramente devo solcare i sette mari?». Ma Dio non mi ha mai filato manco per niente. Ce lo vedo impegnato in qualche cinema porno a sprecare seme, mentre il mondo esplode e l'umanità si annienta. Ma comunque: saranno anche affari suoi. E' Dio: potrà fare quello che gli pare o no? Mica si è Dio per niente: se nasci Dio, l'auto blu te la danno.

Poi, stanotte, all'improvviso l'Epifania. Dio mi ha mandato il suo Carro e io adesso non mi sono mai sentito tanto vicino all'Inferno, perché non l'ho saputo cogliere. Dio è uscito dal cinema porno, si è accorto di me, mi ha mandato ciò che ho sempre domandato e io l'ho lasciato sfilare via: Dio mi punirà facendomi quantomeno perdere i capelli.

Ora: la mia tesi difensiva è che ero giustificato. Avevo un alibi, stanotte. Il problema è che la Giuria non si è ancora espressa e tuttora non ho capito se potevo, in effetti, fare diversamente da così. In sostanza alle ore 23.50 di venerdì sera esco per un appuntamento con una ragazza: la strada da fare è lunga e Roma bellissima e trafficata. Però sono contento: è un appuntamento che già da un po' volevo che si concretizzasse e ieri sera finalmente. Insomma stavo carico: vestito bene, i miei jeans preferiti, la macchina di papà (mi si conceda un tuffo nell'alta borghesia qualunquista di tanto in tanto), finestrini abbassati, Vasco impazzito nello stereo. Giungo a Trastevere, bloccato in tutti i sensi di marcia. Ma io sono rilassato: sto bene, non vedo l'ora di arrivare. Me la immagino già: anzi la immagino in quel preciso momento davanti allo specchio farsi bella per me. Sorrido un po', mentre la musica va. Tutto è veramente fantastico. Poi sopraggiunge il Carro di Cristo con il suo carico di desideri peccaminosi.

Ora vi chiedo di credermi sulla fiducia. Possa io non riuscire a scrivere mai più una riga (è la condanna peggiore a cui potreste indirizzarmi): una macchina si affianca alla mia. Una Yaris, se non ricordo male. Dentro - ribadisco il giuramento - le cinque ragazze più belle che io abbia mai visto nella mia vita. Per dirla tutta erano fiche da telefilm americano, tre more e due bionde. Giuro su questo blog: le cinque femmine più esagerate su cui io abbia mai posato gli occhi. Il Carro di Cristo. E volevano me. Me, capito? Mi hanno rimorchiato come uno sogna che succeda tutte le notti. Hanno fatto tutto loro, mi spiego? Io le ho solo guardate nel traffico: ero onestamente proiettato al mio appuntamento, pacato e felice che dovesse esserci. Il Carro di Cristo. Si sbracciano, mi raggiungono, abbassano il volume della musica, mi dicono cose simpatiche e un po' stupide, si presentano, mi presento io. Belle che tu dici no, dai, è un sogno. Mi invitano a Campo De' Fiori, mi dicono che vanno a mangiare una granita (me lo dicono con un accento romano che fa un po' ridere). Mi dicono roba tipo dai, accompagnaci, ci divertiamo, abbello - giuro, non mi sto inventando nulla - insistono, si affiancano. Mi dicono che stanno ascoltando Gwen Stefani, alzano di nuovo il volume e cominciano a ballare. Scherzo un po', dico aho, siete troppe. Mi rispondono che no, che vanno bene per me. Spiego loro la situazione, appuntamento, ritardo, donna, come faccio? Il Carro di Cristo. Dai, mi dicono, ci vediamo a Piazza Campo De' Fiori, se riesci a liberarti. Il Carro di Cristo.

Col cazzo che mi sono liberato. Giuro, non ho neanche provato di farlo: sono stato benissimo, ho tirato quasi l'alba e tutto il resto. Tuttavia non ho capito che tipo di insegnamento dovrei trarre da questa storia. Era veramente il Carro di Cristo: non è abbastanza dire che si trattava di cinque belle ragazze. Si trattava di cinque ragazze totali, come te le aspetteresti in una puntata di Lucignolo trasmessa - che ne so - dal Bilionaire: è questo il punto fondamentale. Quelle che da casa, mentre cali la pasta, storci la bocca e dici bof, ma poi in realtà ti rode e dici vabbé, ma a me mai? La corte con le ragazze è qualcosa che capita spesso; il punto è che queste sembravano uscite da un Negozio di Femmine, capito? Sembrava che io fossi andato lì, mi fossi fatto un giro tra gli scaffali, le avessi indicate con l'indice e avessi detto al commesso del Negozio di Femmine: questa, questa, questa, hmmm questa e.... questa! Ecco, il Carro di Cristo si è presentato da me, così, ma in un momento talmente sbagliato.

Che poi è stata una bella serata. Davvero. Non certo straordinaria, ma bella. Stamattina ho avuto anche il messaggino tipico del dopo-primo appuntamento. Lei mi piace, perfino. Tutto bene.

Però, dai, vaffanculo.

mercoledì, 20 luglio 2005

Carlo Giuliani, ragazzo
Categoria:attualità, scritto da andy capp



20 luglio 2001 - 20 luglio 2005

Piazza Alimonda - Genova

"Non mi uccise la morte, ma due guardie bigotte, mi cercarono l'anima a forza di botte"

Fabrizio De André

mercoledì, 20 luglio 2005

Mi manda Rai Tre: può bastare?
Categoria:attualità, scritto da andy capp


Cronaca di una morte annunciata. Quella della Sanità della Regione Lazio. Nella conferenza stampa di due giorni fa il neoeletto presidente Piero Marrazzo ha reso pubblico il buco lasciato dalla precedente giunta Storace: 425 milioni di euro. La cifra deriva dal maggiore fabbisogno delle Asl (225 mln) e dalla quota che spetta alla giunta regionale per la spesa farmaceutica (13%). Naturalmente si è subito scatenata la bagarre politica. Lo scontro riguarda la mancata vendita di alcuni ospedali pubblici, su tutti il San Camillo che avrebbe fruttato circa 313 mln, a cui l'attuale giunta ha deciso di rinunciare. Il paradosso è che ora Storace, attuale ministro della Salute, insieme a quello dell'Economia Domenico Siniscalco potrebbe commissariare il Lazio proprio sul fronte della spesa sanitaria e imporre rigide politiche di risanamento del bilancio. Un bilancio così in rosso che gli è valso la bocciatura alle urne da parte dei cittadini, ma la promozione a ministro da parte del Governo.

La giornata dei paradossi non si è tuttavia conclusa. Dopo aver illustrato quello che è il problema maggiore all'ordine del giorno per il Lazio (la Sanità),  il neoeletto presidente Piero Marrazzo ha presentato una delle prime iniziative della giunta: il rilancio del settore audiovisivo (?!). Di cosa si tratta? Semplice, lo spiega Maurizio Costanzo, nominato consulente per la comunicazione: "Abbiamo in mente di realizzare una cittadella che, sul modello di quanto succede negli Stati Uniti, funga da banco di prova per testare il livello di gradimento che nuove forme di fiction possono riscuotere sul pubblico. Un luogo in cui le puntate pilota delle trasmissioni vengono mandate in onda e dove ne venga studiato l'effetto sull’audience". I riscontri sul pubblico saranno affidati a una casa di sondaggi che, nelle intenzioni di Costanzo, potrebbe essere la Ipsos. "Lo studio - conclude - potrebbe tornare utile a tutte le reti televisive nazionali, dalla Rai a Mediaset a Sky". Se prima mi chiedevo cosa ci facesse Storace a capo del Ministero della Salute, ora vorrei sapere se per lavorare alla Regione Lazio basta avere un passato (o un presente) in tivù.

domenica, 17 luglio 2005

Era uguale precisa alla ragazza di Bo e Luke
Categoria:quotidianismi, scritto da stefano havana


Non è la prima volta che faccio considerazioni seduto sulla poltrona del mio barbiere: è un luogo molto gradevole, non soltanto per il fatto che ci sono io riflesso nello specchio. Il mio barbiere: pago 12 euro invece di 14 perché ci vado da quando ero alto così. Lui è gentile, si chiama Mimmo (in realtà si chiama Domenico). Mi chiede sempre come stanno mamma e papà e quando me ne vado si raccomanda di salutarglieli: «Saluta a casa, mi raccomando». Così mi dice ogni volta che me ne vado. Solo che - per quante raccomandazioni mi abbia dato - non c'è stata una volta che io mi sia ricordato, poi a casa, di salutarli davvero: e questa è la prima considerazione triste che ho fatto.

Poi c'è il discorso del tempo. E' passato davvero tanto tempo dalla prima volta che ho tagliato i capelli dal mio barbiere. All'inizio ci andavo con mamma ed ero così piccolo che lui mi faceva sedere su una sedia a forma di cavalluccio marino. Quella sedia è ancora lì: è color del rame, forse è di ottone o di ferro ingiallito. Non lo so. Non la usa più nessuno: forse perché i bambini che la usavano allora, adesso sono cresciuti oppure hanno perso tutti i capelli. Neanche io la uso più, anche se ce li ho ancora al loro posto i capelli: solo che sarei ridicolo lì a cavalcioni mentre Mimmo mi taglia i capelli. Che figura ci farei con gli altri? Insomma, il fatto del tempo: a parte il cavalluccio marino, prima Mimmo ed io non è che parlassimo molto. Da un po' di tempo a questa parte, invece, cominciamo a chiacchierare e questa cosa mi preoccupa: che io stia trovando punti di contatto con il mio barbiere che si chiama Mimmo un po' mi lascia credere che io sia molto più vicino alla sua realtà (e lui alla mia) di quanto non succedesse prima.

L'ultima volta, per esempio. Mi stava tagliando i capelli come piacciono a me, quando è passata una ragazza sul marciapiede di fuori. Ora, voi questa l'avreste dovuta vedere: sembrava la ragazza bionda di Bo e Luke, vi ricordate di Hazard? Ecco, sembrava proprio la ragazza bionda di Hazard, con gli hot pants, la canotta e le scarpe con le zeppe. Sputata alla ragazza bionda di Bo e Luke, a parte il fatto che era mora. Il culo all'infuori, le tette dure con i capezzoli in trasparenza. Queste labbra: Mimmo il barbiere è rimasto con le forbici a mezz'aria e la testa tutta girata, io con gli occhi spalancati nello specchio fino a che la ragazza bionda di Hazard non è sparita dentro il negozio del panettiere. Allora ci siamo messi a ridere: lui ha cominciato a fare tutta una serie di commenti e io a rispondere che caspita e tutte quelle cose lì che fanno e dicono gli uomini quando ne passa una bona. Addirittura Mimmo mi ha raccontato una barzelletta: c'era questo vecchietto che andava dal medico e gli diceva dottore, dottore inseguo le donne, corro dietro le donne. E il medico: bé, almeno le acchiappa? E il vecchietto: sì, dottore, sì. Il problema è che quando le raggiungo non mi ricordo più perché le stavo inseguendo. Così finiva: Mimmo s'è fatta una risata grassa che avevo una paura che mi pungesse con le forbici. Io ho riso così, come di solito si ride alle barzellette degli sconosciuti. Poi quella è uscita dal negozio del panettiere: sembrava sempre la ragazza bionda di Hazard, fatta eccezione per il colore dei capelli e per una busta del pane in mano. Noi di nuovo a dirci cose da maschi, le gambe, i polpacci, le tette rifatte. Alla fine mi sono alzato per pagare e prima di uscire Mimmo si è raccomandato di salutare i miei genitori, a casa. Io ho detto certamente, poi ho guardato il cavalluccio marino vicino all'ingresso e ho pensato che nella vita un sacco di cose - ma proprio tante - sono destinate comunque a finire male.

sabato, 16 luglio 2005

Una risata vi seppellirà
Categoria:politica, scritto da andy capp


Berlusconi descrive l'Italia: "Siamo un paese dove girano auto di lusso, le imprese fanno utili e non pensano ai licenziamenti. Persino i bambini hanno due cellulari".

Non finirai mai di stupirmi.

venerdì, 15 luglio 2005

Il Caso di Enzo Biagi?
Categoria:segnalazioni, scritto da davide firenze


Il Caso di Enzo Biagi (clicca per la screenshot completa)

Link da Corriere.it

Screenshot completa

venerdì, 15 luglio 2005

Non sono un uomo da sposare (ma si sapeva)
Categoria:quotidianismi, scritto da stefano havana


1 - Il cibo dopo dodici giorni chiuso nel forno puzza di morte

2 - Un hamburger dimenticato nella padella - seppure a fuoco lento - si incendia

3 - Un hamburger incendiato dimenticato nella padella non è granché a mandar giù

4 - Spegnere la lucina del forno non significa spegnere il forno

5 - Dare una botta con l'anca al frigorifero non significa chiudere il frigorifero

6 - A restare in camera a scrivere fino alle tre di notte in compagnia di una bottiglia di Havana Reserva si finisce la bottiglia di Havana Reserva e ci si ritrova irrimediabilmente ubriachi a cantare Vasco Rossi

7 - Quando si fanno certe cose sul divano, il divano prende irrimediabilmente una certa forma (ricordarsi di mettere a posto il divano prima di accogliere in casa ospiti)

8 - Quando si organizzano le cene a casa e poi si esce per rientrare alle cinque del mattino, nel frattempo nessuno ha rimesso a posto la casa

9 - Il frigorifero aiuta a conservare le cose, ma dopo dodici giorni le cose scappano dal frigorifero e telefonano per chiedere il riscatto

10 - Lo scolapasta non è utile a scolare la pasta se poi si versa la pasta tutta fuori dallo scolapasta

11 - Quando mancano due minuti perché la pasta sia da scolare, non si fa in tempo a correre in bagno a fare pipì

12 - Non è questione di saper fare o il caffè o di non saper fare il caffè: il caffè dopo tre giorni che giace - freddo - nella moka sa di morte pure lui

13 - Poggiare un assegno da versare in banca sulla scrivania e ritrovarlo allo stesso posto dopo dieci giorni è sintomatico di una mente non organizzativa

14 - A non ritirare la posta per diversi giorni ci si ritrova il portiere incazzato nero fuori della porta con un sacco di altra posta in mano

15 - Se vai al supermercato e compri tantissime pile alcaline, una busta del latte, due tubetti di gel, rum e birra, non ti devi meravigliare se appena volti le spalle alla cassiera, quella prende il telefono e comincia a parlare a bassa voce con il titolare del supermercato e - forse - con la polizia

16 - Se vai al supermercato e prendi la penna della cassiera per firmare lo scontrino della carta di credito non ti devi meravigliare se la cassiera ti insegue fino alla macchina: è perché ti sei portato dietro la sua penna

seguono aggiornamenti in tempo reale

mercoledì, 13 luglio 2005

Per un pugno di libri
Categoria:letteratura, scritto da andy capp


Raccolgo l'invito di Stefano e partecipo con piacere alla catena letteraria cambiando leggermente le regole del gioco.

L'ultimo libro che ho comprato

Anni interessanti di Eric Hobsbawm. L'autobiografia di questo grandissimo intellettuale inglese che introduce al secolo più tragico (ma solo per ora) della storia.

Il libro che sto leggendo ora

Piombo Rosso di Giorgio Galli. La storia completa di tutto il terrorismo rosso in Italia dalla fine degli anni sessanta fino all'omicidio di Marco Biagi.

(Alcuni) libri che mi hanno segnato
Premesso che ho attraversato, come tutti, diversi periodi di totale immersione mentale giovanile (dai poeti maledetti francesi alla beat generation, passando poi ai classici dell’Ottocento e addirittura alle fiabe), eccone alcuni in ordine sparso:

Gente di Dublino di James Joyce. Se passate da quelle parti ritroverete le stesse atmosfere descritte dal grande scrittore.

Le notti bianche di Dostoevskij. Forse la più bella storia d'amore che io abbia mai letto. Una volta l'ho visto anche a teatro: una ragazza a cui ho voluto un gran bene mi regalò i biglietti per il compleanno. Ci andammo insieme e fu bellissimo.

Il Giovane Holden di Salinger. Perché l'immagine del laghetto ghiacciato a Central Park e la storia delle paperelle è deliziosa.

Oceano Mare di Baricco. Perché vorrei essere il professor Bartlebloom. Credo che un giorno anch'io inizierò a mettere insieme le lettere che raccontano la mia vita. Forse scrivo su noantri proprio per questo.

Un giorno della mia vita. Il diario di Bobby Sands, martire irlandese morto nel blocco H delle carceri britanniche dopo 66 giorni di sciopero della fame. E' nella storia dei popoli oppressi che si celano i veri valori democratici.

Il secolo breve di Eric Hobsbawm. Un incredibile saggio storico sul Novecento. Una brillante e lucida analisi di tutta la storia contemporanea del pianeta.

Asce di guerra di Vitaliano Ravagli e Wu Ming. Scoperto per caso, ho finito di leggerlo in 24 ore. Alla fine mi sono commosso.

Alcuni libri che consiglio:

Romanzo criminale di Giancarlo De Cataldo. Per chi ama le storie noir e gli intrecci tra politica e malavita.

I racconti di Dino Buzzati. Una grande penna e anche un grande giornalista.

Saggio sulla lucidità di José Saramago. In una città che non esiste l'80% della popolazione vota scheda bianca. Chissà, forse in un futuro non troppo lontano…

Fidel di Volker Skierka, un giornalista tedesco esperto di cose sudamericane. Per chi ama le biografie. Questa sul Lìder Maximo è scritta davvero bene. Un libro lucido ed equilibrato.

Requiem di Antonio Tabucchi. Per chi ama Lisbona. Io non riesco a dimenticarla.

Ultimo libro regalato

La sindrome di Andy Capp di Valerio Marchi. Una raccolta di saggi sulle culture da strada e sui conflitti giovanili. Ma questa è una lettura per pochi.

Il prossimo che leggerò

Chiedi alla polvere di John Fante (ma non credo di farcela prima della partenza per Cuba).

Il libro che non riesco a leggere

Ulisse di Joyce. E' nella mia libreria dal 1997, ma non mi sento ancora pronto.

Quelli che non leggerò mai

Tutti i libri di Bruno Vespa, di Giorgio Faletti, di Alberto Bevilacqua, di Maurizio Costanzo e del Papa. Oltre a quelli la cui reclame recita : 1.000.000 di copie vendute.

Le penne che preferisco

Gianni Mura. "Sette giorni di cattivi pensieri", la sua rubrica domenicale su Repubblica, è per me un appuntamento imperdibile. Piuttosto salto il pranzo. I suoi reportage dal Tour de France, poi, valgono più di qualsiasi scuola di giornalismo.

Giorgio Bocca. L'ultima voce indipendente rimasta in Italia.

Claudio Sabelli Fioretti. Come non amare le sue interviste? Ora però su Magazine trovo solo quelle di Cesare Lanza (nell'ultima chiedeva a Daniela Santaché come si fa a restare così in forma dopo i 40 anni. Mah... sarà un caso che è tra gli autori principali di Domenica In?).

Andrea Scanzi. Scrive sul Manifesto e su altre riviste. Più che un giornalista, uno scrittore. Si sta già imponendo nonostante la giovane età. A mio avviso diventerà qualcuno.

Massimo Gramellini. Delizioso il suo "Buongiorno" sulla Stampa. E poi era un ultrà del Toro.

Giovanni Bianconi. Giornalista del Corriere della Sera esperto di terrorismo. Sull'argomento ha scritto diversi libri (A mano armata, vita violenta di Giusva Fioravanti, è il migliore).

martedì, 12 luglio 2005

Stavolta Unabomber è innocente
Categoria:attualità, scritto da andy capp


Gli accordi erano che avrei dovuto scrivere un post sull'ultimo libro letto, l'ultimo comprato, quello ancora da leggere. Poi in rete ho trovato questa notizia e ho sentito il dovere di inserirla su noantri per riflettere.

Chi mise la bomba alla stazione di Bologna il 2 agosto 1980? Il 21,7% degli studenti delle scuole superiori bolognesi è convinto che furono le Brigate rosse. Pochi di più (22,2%) i ragazzi che attribuiscono la strage al terrorismo nero, mentre il 34% non sa dare una risposta. A svelare la confusione dei ragazzi - duemila i questionari raccolti - la ricerca «2 agosto 1980: il ricordo di chi non era nato», condotta da Censis, «Associazione familiari delle vittime», Cedost (Centro documentazione storico-politica) e Landis (Labarotario per la didattica della storia). Secondo la ricerca, a influire sulla confusione dei ragazzi sarebbero le recenti vicende processuali legate agli omicidi di Massimo D'Antona e Marco Biagi.

Il momento non è dei migliori. La razza umana si sta annientando, ma le preoccupazioni sono per la Borsa che crolla o per le prenotazioni in calo negli alberghi. E' vero, non c'entra nulla, ma non vorrei che la percentuale di studenti che non sa dare una risposta in futuro se la prenda con Unabomber.

lunedì, 11 luglio 2005

E così partiamo. Dedicato al nostro viaggio lì
Categoria:narrativa, scritto da stefano havana


«Inez! Inez!». C'è il soffitto bianco con le crepe e c'è la Havana a perdita d'occhio. C'è il letto a due piazze e il rumore sdentato delle macchine in strada. C'è la puzza dei cassonetti aperti dove il sole ha frugato tutta la giornata con le unghie cerchiate di nero. C'è tutto questo prima di Inez. Che nome, Inez.

«Inez! Inez!», fa. Mi alzo a sedere e bevo acqua calda da una bottiglia senza etichette: c'è un baccano infernale stanotte. Le macchine passano più rumorose che mai: sono poche e patetiche ma fanno un rumore tremendo come una camera d'ospizio dove siano impazziti tutti i vecchietti. Mi affaccio: è bellissima e disperata la Havana di notte. Sono a pochi passi dall'Università: in altri periodi dell'anno le vie sono rigate dal viavai di speranzosi studenti che saranno medici, architetti o forse niente e che, mentre camminano, amano Castro e insieme si fanno domande. Adesso che le lezioni stanno finendo, tutti questi giovani si radunano sul Malecon con le mani nelle tasche: guardano oltre e si chiedono com'è che vada il mondo più in là dove gli occhi non arrivano a vedere. Amano Castro e intanto si fanno domande.

E' disperata e bellissima la Havana di notte, quando la guardi dall'alto e lei non se ne accorge nemmeno e continua a sistemarsi le calze senza preoccuparsi di non farsi vedere: ci sono bucce di banana per terra ed enormi stelle nel cielo. L'orsa maggiore è l'orsa maggiore più grande che io abbia mai visto, piatta sull'orizzonte: non la contengo distanziando il pollice dall'indice. «Inez! Inez!». Mi giro verso la parete che nasconde l'uomo che parla nel sonno: chiama la sua Inez dormendo e io non ne so niente di lui, di Inez e dell'amore che gliela sta facendo rimpiangere (oppure maledire). La ringhiera del balcone a cui sono appoggiato scricchiola di tutti i corpi che si sono appoggiati prima di me. Due habaneros camminano lenti senza destinazione. Non hanno maglietta e anche loro, come altri, prima o poi mi venderanno qualcosa: una volta ho preso uno di loro per il gomito magro e gli ho chiesto come riesce a capire che sono italiano (perché loro lo capiscono senza l'ombra del minimo dubbio): mi ha risposto «Le scarpe» e ha intascato il mio dollaro. Non lo so: mi riconoscono pure sulla spiaggia, se è per questo, e lì vado scalzo. «Inez! Inez!». Inez: chissà se gli avrà fatto più male o più bene e se questo grido d'amore sia un rimpianto o un'esagerazione. E' il pensiero, la domanda con cui lentamente giro nel sonno. Il balcone l'ho lasciato aperto: voglio che la Havana dorma con me e che mi chiami pronunciando male il mio nome.

Mattina: saldo il conto. Il padrone di casa mi fa cenno che mi devo sedere. Sembra che debba darmi una brutta notizia. Parliamo a gesti e in inglese e spagnolo inventato: tiro fuori dal marsupio quindici dollari e mi sembra che vada tutto bene mentre glieli allungo sul tavolo come la puntata di una grande scommessa. Si apre la porta alle mie spalle con una tempestività da film western e io penso che qualcuno adesso ruberà il mio denaro: invece spunta un signore vestito di fretta e senza capelli. Il padrone di casa mette via i soldi velocemente in una scatola azzurra di latta, poi gli sorride: «Hola Santiago», gli dice. Santiago ha due occhi grandi così e non profuma granché. Si precipita giù dalle scale facendo scivolare il palmo sudato sul corrimano; un momento dopo è già in strada correndo. Guardo la scatola azzurra di latta che contiene i miei soldi e sorrido al padrone di casa ponendogli silenziose domande. Lui solleva lo sguardo al soffitto, fa spallucce e allarga le braccia in un gesto comprensivo: «Inez», mi dice come spiegazione a tutte le cose.

domenica, 10 luglio 2005

Se una notte d'inverno un viaggiatore
Categoria:letteratura, scritto da stefano havana


Ricevo da Zio Trenta e mi appresto (un po' a modo mio) a partecipare ufficialmente alla prima catena (letteraria) della mia vita:
 
L'ultimo libro che ho comprato:
Trastevere è un posto pieno di sorprese. Una sera capita che ti si apra alla vista una distesa enorme di bancarelle che vendano libri. Tu non lo sapevi, non te l'aspettavi: leggi l'insegna Libri in Campo e ti piace subito. I banconi sono organizzati alfabeticamente: ci sono tutte le case editrici. C'è un palco dove gli autori leggono stralci delle loro opere accompagnati da musicisti. Ci sta tutto tremendamente bene: la gente affonda il naso nelle pagine e nessuno ti invita a comprare: è in questo scenario che due settimane fa ho acquistato Il Giovane Holden di Salinger e Underworld di Don DeLillo invece che rum invecchiato o birra
 
Il libro che sto leggendo ora:
Cattedrale di Raymond Carver
 
(Alcuni) libri che mi hanno segnato:
Verso Occidente di D. F. Wallace
(perché mi ha aperto la mente sulla struttura del racconto e sulla meta-narrativa)

La fine della Strada di John Barth
(perché se vuoi alternare il realismo al postmoderno - che poi è un po' la stessa cosa, ma anche no - è un libro irrinunciabile)

Revolutionary Road di Richard Yates
(perché è un libro che ti fa sanguinare gli occhi e i polpastrelli. E' un libro che ti scartavetra l'anima e ti fa capire alcuni concetti realtivi alla Assoluta Genialità Di Un Autore)

It di Stephen King
(perché è una delle più grandiose favole mai scritte in letteratura. Perché Beverly, Bill, Richie, Ben e Pennywise non abbandoneranno mai più le pieghe del mio cuore finché avrò vita)

Il Miglio Verde di Stephen King
(perché è essenzialmente un Capolavoro)

Ogni singolo racconto di Raymond Carver
(perché è come vorrei scrivere io. E' come provo a scrivere io. Carver è un figlio di puttana: ti racconta l'ovvio e non ti dice mai bugie. Ti racconta storie incredibili in cui non accade assolutamente nulla e lo stesso tu non puoi fare altro che restartene lì a capire dove voglia andare a parare. Credi di essere a una svolta, pensi al climax dell'intreccio e invece, proprio quando sei sicuro che stia per accadere qualcosa, il racconto è finito. Scrivere in maniera ovvia dell'ovvio è una cosa spaventevolmente difficile)

Fahreneit 451 di Ray Bradbury
(perché mi ha fatto capire la fantascienza)

Cronache Marziane di Ray Bradbury
(perché il finale - quelle ultime sette, otto righe - mi ha sconvolto l'esistenza)

Le vergini suicide di Jeffrey Eugenides
(perché uno che si inventa - e che usa a quel modo - un narratore in prima persona plurale, è uno Scrittore)

Nudo di madre di Aldo Busi
(perché pochi libri mi hanno insegnato la vita e il mestiere dello Scrivere come questo)

Episodi Incendiari assortiti di David Means
(perché è da qui che hanno avuto inizio un bel po' di cose)
 
Alcuni libri che consiglio:
Tutti quelli che ho citato sopra.
Ma proprio tutti. Aggiungo Nove racconti di Salinger. Perché - siamo alle solite - è uno di quei libri che vorrei aver scritto io

Cinque blogger a cui passo il testimone:
Sempre che lo vogliano, agli altri tenutari di Noantri

venerdì, 08 luglio 2005

E' veramente un gran peccato
Categoria:mondo, attualità, scritto da stefano havana


Ha ragione Baricco: viene fuori un istinto animale, quando certe città scoppiano di guerra. Vedi Londra ardere, tu magari a King Cross ci sei passato con il peso della fotocamera sulla spalla; hai bevuto un cappuccino da Starbucks e hai riso dei tuoi baffi bianchi nello specchio, hai fatto foto bellissime alla City, al Golden Gate, a Camden Town col mercato di domenica e ti sono rimasti tutti aggrappati al cuore i londinesi. Poi la vedi ardere, Londra e non è che ti sorprendi più di tanto: in questo senso il terrorismo ha vinto e perso contemporaneamente. La vedi ardere, scopri che non c'è futuro per nessuno finché i politici nostrani si faranno vedere in televisione ad urlare che siamo tutti londinesi. Ma chi se l'è mai cagata Londra? Londra è bellissima e sa quasi sempre di cipolla: è piena di froci, stanno tutti in canotta e il sole non l'hanno mica ancora inventato. Dice che un sacco di gente s'è salvata grazie agli ombrelli: li hanno usati per rompere i vetri e venir via. Che ne so, falli a Rio de Janeiro questi attentati e magari non si salva nessuno. La pioggia, l'idea della pioggia, invece, hai visto quanti ne ha risparmiati? A me piace Londra: piace tantissimo. Mi piace anche se fanno la carbonnara con due enne e troppa cipolla. Mi piace anche se si mangia da schifo e se il fish and chips fa ironia da tutti i culi delle ragazze (fat bottomed girls) che camminano vestite malissimo e orfane di ogni tipo di femminilità. Perfino Harrod's mi piace, anche se il santuario di Lady D, con il bicchiere di vino e l'anello sarebbe da prendere a sprangate (o a ombrellate).

Ha proprio ragione Baricco: vedi certe immagini e ti viene da chiamare la famiglia, le persone che ami. Io non mi sento mai tanto imbecille come quando accadono determinate cose. Scopro insieme che non me ne importa di nessuno se non di me stesso e che tengo tantissimo a questo mondo e a certi posti. Magari guido, tipo ieri; succede che abbiamo appena preso i biglietti per questa strameritata vacanza e mi sembra assurdo che si perda tempo a far fuori gente comune, invece di starsene seduti da una parte a bere senza misura. Guardo tutto quello che c'è di bello o semplice - le strisce pedonali, il semaforo, le pietre incastrate sui copertoni delle auto - e dico che è un peccato. Ma non per le vite perdute, non per la violenza o il sangue o i significati politici. Dico solo che è un peccato. Un peccato in assoluto: come un amore che finisce troppo presto. Come morire senza aver visto il mare.

Fosse anche soltanto per gli autobus di Londra. Se non ne hai mai preso uno di sera, senza un impegno o una scadenza nella mente; se non sei mai salito su un double decker rosso durante un acquazzone alle undici di sera; se non hai mai visto Chelsea dalla bus lane con il mento appoggiato sul manico dell'ombrello in pieno inverno e la mano guantata a a cancellare la condensa dal vetro; se tutto questo l'hai perduto, forse non ti viene in mente che è soltanto un gran peccato. Fai grandi discorsi politici, ci metti dentro il G8, il fondamentalismo, Kyoto, gli americani bastardi, i mangia hamburger senza speranza, cominci a fare anche tu del razzismo violento, assumi pure tu quell'aria antipatica di chi non l'ha mai vista Covent Garden di notte che sa di kebab e frittura e chitarre elettriche. Non ti vengono in mente le minigonne, i punk, le cabine telefoniche rosse con gli annunci erotici appesi ovunque, il Tamigi con la ruota panoramica, la National Gallery gratis, le tettone, i taxi neri, le limousine con lo champagne e le ragazzine del liceo che strillano, i negozi di ombrelli e le fabbriche di té, l'happy hour con le tue quattro birre a 5 sterline alle sei del pomeriggio.

Fai come loro, pensi alla borsa, alle pieghe sociali dell'evento e non ci pensi più che Londra è l'ennesima bambola a cui hanno cavato gli occhi con un cacciavite. Io ci ho pensato un attimo, mi è sembrato un gran peccato.

giovedì, 07 luglio 2005

Il solito sollievo delle banane
Categoria:attualità, scritto da stefano havana


Questo il sollievo del console italiano Davide Morante (evidentemente un idiota) a Repubblica.it: "La nostra principale speranza sta nel fatto che i principali attentati, a Liverpool Street e a King Cross, sono avvenuti lungo percorsi frequentati soprattutto da pendolari e meno dai turisti".

Siamo alle solite: gli attentati britannici dimostrano non solo che non è l'Africa il problema del mondo (e che i concerti andrebbero fatti per altre cose, se proprio si insiste stoltamente nel farli), ma anche che la comunicazione italiana è direttamente proporzionale ai propri esponenti. Io - giuro - ad ogni evento tragico mi aspetto un commento del genere e ogni volta, puntuale, arriva.

martedì, 05 luglio 2005

Quando un sorriso in meno non è un dramma
Categoria:mondo, dissenso, scritto da andy capp


A meno di 48 ore dal G8 di Gleneagles, vicino Edimburgo, i manganelli della polizia (una sola e con il marchio della CEE, canta la Banda Bassotti, ndP) sono tornati a picchiare sulle teste dei manifestanti. Due giorni dopo il Live8 sono i black bloc e i numerosi movimenti colorati e pacifisti a riprendersi la scena. Tale Joss German, 33 anni, è stato arrestato per essersi arrampicato sulla recinzione di dieci metri che delimita un deposito di carburante. "Il motivo per cui faccio questo – ha detto - è accrescere la consapevolezza sulle spese scandalose che riguardano le armi nucleari Trident da parte del governo britannico". Chissà se Bush e i suoi complici ne terranno conto durante il summit. Chissà se Bush e i suoi complici hanno seguito il grande concerto organizzato da Bob Geldof. Chissà se Berlusconi si presenterà con una proposta diversa dopo l'appello di Laura Pausini o il pugno che Biagio Antonacci si batteva sul petto.

Cancellare il debito significa non fare nulla: quei soldi non potranno mai essere restituiti dal Continente più sfruttato della storia dell'uomo. L'Africa non può essere un problema della nostra generazione. E di questo dobbiamo prenderne atto senza ipocrisia. Non c'è nulla da fare se non quella di scegliere mete africane per le vacanze e portare un po' di soldi nelle tasche di discutibili governi. I cantanti che si sono esibiti sul palco di Roma, Londra e Berlino rappresentano a mio avviso un sistema etnocentrico che ha solamente colto l'ennesima occasione per autocelebrarsi. La Povera Africa troppe volte è diventata argomento per artisti a corto di idee. Non era sbagliato andare al concerto, ma non sentitevi a posto con la coscienza per aver mandato un sms. Non mangiate Nestlè, non bevete Coca-Cola, non vestite Nike, non fate tutte le promozioni che le compagnie telefoniche propongono, non comprate i cd musicali in vetta nelle classifiche di Top of the Pops. In Africa i bambini continueranno a morire di fame, ma qualche stronzo riderà un po' meno.

domenica, 03 luglio 2005

Fanculo il Live8
Categoria:dissenso, scritto da stefano havana


Fanculo il Live8. Fanculo gli '8': io non li riconosco. Fanculo. Fanculo a tutto. La dittatura moderna sulla Terra è l'ipocrisia. Il Live8 è stata - ed è sempre stata - ipocrisia imperante, assoluta: ipocrisia, tra l'altro, mischiata a pessima musica (s'è salvata ogni tanto Londra). Fanculo i blogger ripieni di questo insopportabile buonismo: non siamo nessuno, siamo ragazzi con le dita nel naso davanti ai problemi del mondo e io non ho mai creduto alle gocce che fanno gli oceani. Mai. Le gocce non fanno gli oceani e i sogni non si realizzano a desiderarli fortemente. Questa è la realtà: che tu lo voglia o no.

In culo il Live8. In culo Bob Geldof con i suoi contratti miliardari e la prevendita di t-shirt, cd e dvd. In culo la Protezione Civile che ha distribuito migliaia di litri d'acqua su ragazzacci come me, viziati di birra e firme costose: quest'acqua, che ha corso lungo i capezzoli turgidi delle donne urlanti e per gli addominali scolpiti di patinati uomini senza miseria, non è un altro dei problemi dell'Africa? Vada all'Africa quest'acqua, se tanto ci teniamo all'Africa e agli africani senza futuro. Vada a chi muore di sete, quest'acqua lanciata su donnine in costume da bagno. Vadano impiegati per l'Africa i milioni di euro spesi in elettricità per alimentare giganteschi maxi schermi lungo Via Dei Cerchi a Roma, davanti ai quali non c'era NESSUNO. E i paninari lungo Via dei Fori Imperiali impacchettino i loro fottuti panini con la salsiccia e gli spediscano in Kenya, insieme ai 5 euro che pretendono per ogni bocca che sfamano. E le quattrocentomila bottiglie d'acqua messe gratuitamente a disposizione degli Sfortunati ed Eroici Spettatori Presenti Fin Dalle Prime Ore Del Mattino, perché non le mandano in Africa, insieme alla villa di Nelson Mandela e alle scarpe Versace di Will Smith? Perché Anastacia non la mandano in Africa, alla mercé di negri affamati e con il cazzo nerissimo? Perché non lo fanno? Perché tutti i blogger che predicano grazia e giustizia non prendono l'aereo e vanno in Mozambico a scalzare le mine dal terreno, invece di mandare online filmati con i videofonini e collezionare trafiletti sui quotidiani italiani?

Fanculo il Live8. Fanculo i miliardi di dollari che si sono bruciati in tutto il mondo per far cantare un Bon Jovi bollito e senza più voce, perché consumata dall'eroina e dalle secrezioni vaginali. Fanculo i miliardi di dollari che si sono buttati in tutto il mondo perché a Roma Michelle Hunziker potesse dire «Ehiiiiiiiiiiii!» e perché Madonna potesse muovere il culo pieno di rughe. Vogliamo fare qualcosa per l'Africa? Smettiamola di lasciare che vengano prodotti film da 600 milioni di dollari all'anno: leviamo dalle sale La Guerra Dei Mondi e facciamone panini con la mortadella senza pistacchi. Prendiamo Bill Gates sul palco di Londra, leviamogli quel microfono dalle mani e prima di infilarglielo su per il culo, smontiamogli la sua casa olografica in California e mandiamola in Africa. Mandiamola lì, al posto delle voce di quel prendicazzi di Bob Geldof e di quella checca isterica di Elton John che è in debito di 100 milioni di sterline con l'erario inglese, mentre ciuccia i piselli. Prendiamo Cesare Cremonini e mandiamolo in Africa a spalare la merda in Vespa 50, e così eviterò di vedermelo sprizzare giustizia benefica sul palco e poi girare in Porsche mezz'ora più tardi. Prendiamo Renato Zero e, dopo averlo fatto marcire in galera per lo schifo che ha creato con Fonopoli, mandiamolo ad accarezzare le teste dei bambini che crepano di fame, invece che i culi dei fan che gli affollano la vasca da bagno d'avorio della sua villa su via della Camilluccia a Roma.

I concerti rock non servono a niente se non a farsi di canne, a sparare cazzate con gli amici e a commuoversi d'emozione, se la musica è bella. Smuovere le anime non serve a niente se non si smuovono prima - molto prima - le persone. Brad Pitt cotonato non serve a niente, se non a fare spettacolo e a far mugolare Angelina Jolie. I tatuaggi dei Coldplay non significano niente per l'Africa: quello si scopa la Paltrow in una casa da 2 milioni si sterline a Nightsbridge e poco importa a questi biondini arricchiti dei negri che mangiano pietre e non sanno cosa sia un amplificatore Marshall. In culo il Live8, in culo questa retorica sperpera e accumula quattrini. L'Africa è un pezzo di terra circondato dal mare. E' solo un'enorme isola a forma di continente e non serve a un cazzo che Max Pezzali canti che hanno ucciso l'Uomo Ragno. Perfino queste righe che sto scrivendo sono pregne di retorica dell'anti-retorica. Quello che dovrei fare è mandare a fare in culo uno per uno tutte le persone che ieri hanno ballato sotto l'acqua spruzzata dalla Protezione Civile, non scrivere mai più una riga e portare tutto il mio conto corrente a un africano dal sorriso avvolgente.

Ma non lo farò.
Non lo faranno i Rem.
Spielberg produrrà un altro film da 500 milioni di dollari e neanche uno di questi servirà a qualcosa di diverso che a comprare puttane e pollo fritto. Fanculo il Live8: fanculo veramente il Live8. Non c'è musica che possa fare nulla per il mondo. Non c'è nessuno che possa fare niente. Non così: fanculo Jovanotti e le sue ideologie apocrife da prima serata. Fanculo il suo Cancella il debito! Sarebbe la stessa cosa dire: Cancella Jovanotti! Ma Jovanotti c'è, purtroppo per tutti quanti noi, e per eliminarlo dalla faccia della terra occorre un'idea migliore che gridarlo ai quattro venti. Fanculo Pelù, sul palco con le dita a V e la t-shirt Pietà non basta.

Dove ci sono politici non c'è speranza.
Dove c'è retorica non c'è verità.
Dove c'è la televisione non c'è l'Africa.
Ti hanno detto di guardare e tu hai guardato.
Ti hanno tolto altri spiccioli dal borsellino.
Ti hanno assordato.
Ti hanno detto che tu eri lì per l'Africa.
Tu ci hai creduto.
Bravo.

sabato, 02 luglio 2005

Questa cosa nessuno me l'ha mai spiegata
Categoria:le grandi domande, scritto da stefano havana


Ambarabacciccicocò
Tre civette sul comò
Che facevano l'amore
Con la figlia del dottore

E' la storia di una ragazza particolarmente perversa? Oppure c'è qualcosa che non ho mai capito? Ad ogni modo, secondo me, gli adulti lasciano cantare ai bambini questa filastrocca con troppa leggerezza.

Qualche lettrice ha mai fatto l'amore con tre civette contemporaneamente?

venerdì, 01 luglio 2005

La manifestazione dell'inspiegabile
Categoria:le grandi domande, scritto da stefano havana


Generalmente va così: Lui decide di farle una sorpresa e un bel giorno si fa avanti facendole sventolare davanti al naso due biglietti per il Grande Concerto. Lei si eccita sessualmente, comincia a saltellare sulle punte gettandogli le braccia al collo e sussurandogli all'orecchio promesse di notti di fuoco (lui pensa che sia il minimo, considerato quanto ha dovuto sborsare). Quindi partono (perché il Grande Concerto, naturalmente, è in una città Lontanissima e Mal Collegata). Prendono la macchina di lui, lui fa il pieno di benzina mentre lei si aggiusta il rossetto allo specchietto. Lui guida verso Occidente per 652 chilometri (sostando otto volte all'autogrill per favorire la vescica di lei): arrivati a destinazione, dopo innumerevoli impedimenti (e almeno due Litigi Infernali), si sobbarcano una camminata biblica alla volta dello Stadio del Grande Concerto durante la quale Lui si carica di due zaini, tre borracce, la busta con i panini e la borsa con il ricambio per lei (che s'è portata anche le pantofole). Evitato lo svenimento e l'omicidio, cominciano la Lunga Fila Per Entrare (o meglio la comincia lui, siccome lei sta seduta all'ombra di un platano appena fuori della coda). Raggiunti gli Omini All'ingresso, lui le fa cenno con la mano di raggiungerlo e, digerita l'espressione quasi infastidita di lei che evidentemente stava tanto comoda, occupano il loro mezzo metro quadro al centro del prato, in attesa che si manifesti il Grande Concerto.

Lui pensa di aver espiato tutti i peccati della razza umana e quasi si rilassa, ma ogni volta che prova a posarle un bacetto sulle labbra, lei di distacca inorridita avanzando un non qui come Scusa Generale A Tutte Le Cose. Aspettano così pazientemente per sette ore, con l'unico diversivo e divertimento di spostare il peso del corpo da un piede all'altro: lei ogni dodici minuti secchi gli chiede di bere e in tre occasioni lo costringe alla Divisione della Folla per farsi strada fino al chiosco dei gelati (ha sempre questa grande voglia di Calippo).

La Manifestazione dell'Inspiegabile si ha allo scoccare della prima nota del Grande Concerto, quando lui è stanco come per lo Sbarco in Normandia, mentre lei è fresca e rassomiglia anche un po' a Audrey Hapburne. E' esattamente allora che lei chiederà a lui di salirgli sulle spalle, prendendosi anche tutte le inquadrature delle telecamere e gli onori della ribalta: perché, un po' come l'uomo casalingo pensa che la lavatrice si metta in funzione da sola e che i vestiti sporchi si puliscano autonomamente, così la donna al Grande Concerto pensa di stare tanto in alto grazie a un clamoroso e rarissimo fenomeno gravitazionale. Si incazza se ti muovi troppo e durante il viaggio di ritorno dorme fino a casa perché è stanca. Il fatto che tutto ciò continui ad accadere è Definitivamente Inspiegabile: orde di donne linde e fresche sedute a cavalcioni sulle spalle di orchi devastati dalla follia che non sanno mai dire di no. Si spiegherebbe eccome se il pisello di noi uomini fosse montato sulla nuca.