mercoledì, 31 agosto 2005

Fine dell'episodio
Categoria:narrativa, quotidianismi, scritto da stefano havana


La mia pila di fumetti a un certo punto non s'è più allungata. L'ho sempre guardata dal basso, lei, maestosa lì su quella mensola. La mensola negli anni è cambiata (prima era rossa, adesso è nera, quindi qualcosa è successo a un certo punto), ma la posizione sulla parete è rimasta la medesima: qualche anno addietro crollò a notte fonda, addirittura. Tutto precipitò: due casse dello stereo (che non ci sono più, in compenso c'è ancora il buco sul parquet e ogni tanto ci passo sopra il piede), un sacco di oggetti, tutti i fumetti. Ricordo che passai l'intera giornata seguente a rimetterli in fila dal primo numero all'ultimo. Prima gli originali, poi le ristampe, quindi le seconde ristampe, le uscite aperiodiche: alla fine i polpastrelli delle dita erano neri e mi dovevo asciugare il sudore sulla fronte col dorso della mano. Centinaia e centinaia di albi, l'unica cosa che abbia tenuto in ordine nella mia vita: per anni sono stato malato del fumetto. Ho seguito tutte le serie Bonelli, tranne Tex e Martin Mystere: l'edicolante me li metteva da parte in una busta azzurra e io a un certo punto del mese trotterellavo fino a lì e la portavo via, lasciandoci buona parte della mia paghetta, prima, del mio stipendio, poi. Chissà che è successo.

All'edicola ci andavo con A____, mi ricordo: si finiva di studiare - magari stavamo al liceo o al ginnasio - e si andava all'edicola a prendere i fumetti. Era un bel momento, perché a quel punto non avevamo più impegni fino all'ora di cena e i pensieri della scuola, della vita, delle indecisioni si allontanavano per un po'. D'inverno la sera scendeva prima e noi ci fermavamo a leggere qualche pagina della storia seduti davanti all'edicola dove c'era più luce (adesso i lampioni, i fari sono spuntati come enormi funghi di ferro e tungsteno ed è facile farsi illuminare): commentavamo i disegni, giocavamo a indovinarne gli autori prima di andarlo a scoprire. Mi ricordo con piacere quegli istanti: ci si vestiva senza attenzione. A____ fumava Marlboro Lights con l'indice e il pollice, io lo guardavo dietro la brace rossastra e mi domandavo un po' di cose. Qualcuna riguardava G____, se anche lei amasse me come l'amavo io (il termine amare nascondeva connotazioni lungi dall'essere veramente comprese); altre riguardavano me stesso, se avrei mai risolto quella stramba timidezza (era sempre A_____ a chiedere dei fumetti all'edicolante, io mi vergognavo un po'. Preferivo la punta delle scarpe). Tutto ruotava lì intorno e se oggi apro un albo e lo comincio a leggere, mi ricordo cosa mi passava per la testa allora. C'era un Dylan Dog ad aspettarmi all'ora di pranzo, a casa, dopo che ebbi finito con l'esame di maturità (il numero 143, Apocalisse); il numero 131 - Quando cadono le stelle - mi ricordo che lo lessi in montagna, a 17 anni. Mi ero appena innamorato di S____, mi ero appena innamorato di un amore che mi avrebbe distrutto e cambiato. Leggevo il numero 131 pensando a lei, ogni singola pagina, pensavo che quando sorrideva c'era da smettere di respirare: ho letto i 25 numeri successivi sempre pensando a lei, sempre cercando di capacitarmi di un amore che non riuscivo a normalizzare. Due anni e due mesi senza pensare ad altro. Ho impilato il 156 insieme agli altri con una serie infinita di promesse infrante, aspettative distrutte e neanche un bacio sulle sue labbra: si intitola Il gigante. Di sicuro non ero io.

Certo, tra tutti, non scorderò mai il numero 74, Il lungo addio. Forse qualcuno l'ha letto: mi piacque talmente tanto e piacque talmente tanto anche ad A____ che quella sera stessa non riuscimmo a telefonarci per commentarlo: io trovavo occupato a casa sua e lui trovava occupato da me. Posavamo e rialzavamo la cornetta nello stesso istante, tale era la voglia di dirci le cose che la linea risultava sempre occupata. Il lungo addio: che storia. Ho pianto, mi ricordo. Era il 1992, dodici stupidi anni: cosa si è a dodici anni se non niente continuamente meravigliato? Con A____ ne abbiamo riparlato spesso, a cavallo del tempo, de Il lungo addio. Seduti nei pub, nella sua scriteriata macchina, un po' ubriachi, fatti d'erba: «Ti ricordi il lungo addio?» e giù a chiacchierarne fino alle prime sedie rovesciate sui tavoli con i camerieri che ci dicevano scusate, è tardi. Adesso c'è poco tempo per tutto: adesso, non lo so. Ci si meraviglia solo davanti alle catastrofi e si pensa più che altro ad accumulare quattrini, A_____ si è fidanzato e forse pensa di sposarsi, io non ne posso più dell'Italia e di questo mondo. Leggo biografie di rivoluzionari e leader studenteschi, posso dire che Hemingway non sarà mai il mio scrittore preferito. Di notte sogno l'America Latina e il Sudafrica. Mi sono fatto un'idea (probabilmente sbagliata) sul socialismo e sul capitalismo: ho una conoscenza discretamente approfondita della letteratura americana post-moderna. Ti posso spiegare perché Calvino - a suo modo - è più vicino alla letteratura statunitense d'oggi che a quella italiana del dopo guerra. Sono convinto - più di prima - che non esista nessun Dio. Mi hanno fermato due poliziotti dentro la macchina con una tipa che ha dovuto aspettare con le braccia conserte. Ho amato e odiato. Ho capito cosa fare della mia vita, ho aperto gli occhi sui soldi e sull'amicizia. Ho conosciuto e imparato un miliardo di cose diverse (allora non ero neanche tanto sicuro di come si baciasse). Eppure - oddio - se guardo alla mia pila di fumetti, lì su quella mensola, non te lo so dire perché a un certo punto non s'è più allungata.

martedì, 30 agosto 2005

Il perizoma logora chi non se lo può permettere
Categoria:dissenso, scritto da stefano havana


Grugniscono e scodinzolano le setolose porcellone del Web. Ferve questa spasmodica moda grandefratellesca di farcela vedere a gambe larghe e poi di intimarci l'alt - se non il porco! - in caso di commento audace. Dico: sono favorevolissimo al voyeurismo e al contestuale (o alternativo) esibizionismo. Proibirei per legge le donne che non indossano una gonna corta almeno due volte al mese e che preferiscono al perizoma la mutanda. Martellerei fino al coma qualunque donna che non riesca a sorridere davanti a una battuta audace e arderei in un magniloquente rogo purificatore tutte quelle pseudo-femmine che d'inverno si intubano in sorta di cappotti a bruco fino alle caviglie. Questo per dire: evviva la carne al fuoco tremolante delle fiamme della passione!

Eppure questa moda di infarcire Flickr e la blogosfera di scatti porno spacciati per Artistici Rituali di Autofotografia Dettata all'Esaltazione della Propria Fisicità mi ha sturato i coglioni stancato. Non per altro: è l'atteggiamento. Queste labbra semiaperte da cui soffiare via il Fiato del Desiderio, le dita smaltate proiettate sul seno come L'ombra di Dieci Pini Silvestri Davanti a un Tramonto della Louisiana, le gambe tese allo spasmo per agevolare la visibilità dei quadricipiti e dei muscoli del polpaccio, i capelli tirati, l'immane uso di photoshop per eliminare Peluria, Imperfezioni, Cellulite, Succhiotti, Morsi, Fori di proiettile, Dentate di squalo tigre e quant'altro; tutto ciò - semplicemente - è ipocrita. Il mondo è pieno di donne bacchettone, criticone delle venture, fabiani, canalis, pedron, fichette e letterine che si danno ai calendari e poi la blogosfera è pregna - dico pregna - di materiale assolutamente analogo, anzi impoverito dalla considerazione che le venture, fabiani, canalis, pedron, fichette e letterine che fanno i calendari sono almeno pagate fior di milioni e possono girare in Porsche (se non la propria, quella di Vieri); vale davvero la pena di aprire le cosce a tal punto per una buona posizione su Technorati? Per cosa, poi? Innumerevoli blog di questo tipo (ma io non li guardo, me l'ha detto l'amico di un amico) e innumerevoli account di Flickr sono pieni di foto porno e scambi di battute al limite della commedia americana: "Ehi, sei arrapante sul letto con le tette strizzate da quei due morsetti e quel toro pederasta che prova ad avvitarti la testa con le tenaglie. Ti lascio il cell, chiamami". Risposta della setolosa porcellona del Web: "Maiale. Con chi ti credi di parlare? Non sono una puttana io. Se hai voglia di una sega, vai da quella troietta di tua sorella". Fanno le preziose, capito? Se allunghi una mano ti tirano il mestolo sulle dita: tengono blog pornografici e vogliono fare le intellettuali.

Per questo ho deciso di elargire agli amici maschietti (e guardoni) una serie di link in cui è possibile osservare il culo femminile gratuitamente senza doversi spremere le meningi in commenti simpatici per averne ancora: l'aggiornamento, infatti, è quotidiano - pure in quei giorni lì.

http://www.beautythongs.com/
http://www.goteenie.com/
http://www.teenbookmark.com/
http://charming-pussy.com/
http://www.topless-babes.com/
http://www.paradisenudes.com/
http://www.18to19.com/

Sono identici ai blog sedicenti hard (anche se questi non diventano libri), a parte il fatto che non è possibile lasciare commenti.

domenica, 28 agosto 2005

Non c'è una morale, non c'è niente
Categoria:quotidianismi, scritto da stefano havana


Sono impazzito. Ho preso la macchina e ho accelerato fino a non distinguere più le cose. Guidavo come fossero le quattro di notte e io un fantasma disperato; invece erano le dieci della sera meno cataclismatica del mondo. Ho accelerato sul Raccordo Anulare per 30 uscite con la musica ad alto volume e le mani tutte e due sul volante. Ho voluto sentire le unghie della vita stridermi addosso: ed è stato bello. E' stato sinuoso. Sudare a 180 all'ora e appannare il vetro. Rischiare. Io, che odio l'alta velocità e detesto le macchine. Io, che guardo alle strisciate dei pneumatici sull'asfalto con l'aria di chi la sa lunga e sa tenere a bada certi istinti. Ho corso per 45 chilometri guardando fisso davanti a me: è stato bello. Sulla corsia di sorpasso le altre macchine si scansavano subito e i volti dei guidatori si voltavano per scoprire chi era. Ho volato così, sobbalzando sui dossi e pensando alle settimane trascorse, con i Buena Fe dalle casse. Ho esagerato così, riflettendo sull'avocado di Raul e sui suoi 15 euro al mese. Ho pensato a certe persone, a una donna e a tante occasioni perdute. Ho goduto passando i segnali del limite di velocità fissati a 50 per i lavori in corso e io 130 km/h più in là. Ai lati un miscuglio generale di alberi, lampeggianti e puttane. Quinta fissa, pensando al rumore che farebbero, contro il mio paraurti, le ossa di uno qualunque di quegli adolescenti in calore che lanciano i sassi dall'alto. Sono impazzito, forse c'era bisogno di sentirmi attaccato visceralmente all'esistenza. Ho goduto nel rischio, ad occhi spalancati.

Anche a macchina ferma: già sentivo nel sangue bollente una voglia sconsiderata di superare i limiti del considerabile. Ho guardato la moretta seduta al tavolo col fidanzato fino a non farla più bere. L'ho guardata fermamente, ma senza nulla di lascivo o di prettamente ormonale. L'ho guardata come si guarda una cosa semplicemente bella e lei ha risposto alla mia puntura desiderando cambiare tavolo immediatamente, desiderando non averlo mai conosciuto quell'altro. Lui s'è girato, perché a un certo punto s'è fatto evidente che la sua donna stava con me. S'è girato tenendo le mani sul tavolo, mentre io non distaccavo gli occhi da quelli di lei. Ho percepito anche allora il rischio supremo del bilico, ma non ho distolto lo sguardo e lei non lo ha distolto da me. Teneva le mani intorno al bicchiere, mentre il suo uomo ero io e quell'altro mi guardava guardarla. Teneva le mani intorno al bicchiere e scioglieva il ghiaccio tanto s'erano fatte bollenti. E' stato meglio del sesso. Ed è stato meglio di tornare a casa, tornare a casa così. Non c'è una morale, non c'è niente.

venerdì, 26 agosto 2005

Due segnalazioni
Categoria:segnalazioni, scritto da stefano havana


Lasciare decantare il mese di agosto, per me, è sempre stato un problema. Da quando andavo a scuola e sentivo sulle dita che stava riavvicinandosi la prima campanella, fino al giorno presente - in cui rimangono le braci quasi spente delle vacanze terminate e si ricomincia a lavorare seriamente, accresciuti da un altro po' di cose. Oggi è un venerdì di ozio, la prima giornata di ozio vero da quando sono rientrato, e volevo segnalare due cose. Mi sembrano importanti.

La prima: Beppe Grillo ha comprato una pagina del Corriere della Sera per mandare a casa il Governatore Fazio dopo la storia delle intercettazioni. Chi crede, può aiutarlo economicamente o, comunque, partecipare all'appello.

La seconda: non sembra, ma è passato un anno. Perciò - e solo per oggi - Bloghdad è tornato a funzionare.

mercoledì, 24 agosto 2005

Nuovi innesti e post-it
Categoria:filosofia, quotidianismi, scritto da stefano havana


E' incredibile come tutte le cose restino al proprio posto e altre nuove riescano a mescolarsi senza disturbare. Capita di fare mille scoperte, un milione di giri, eppure tutte le cose se ne stanno lì, non si spostano mica. Puoi agitare la testa fino a farti lacrimare gli occhi, ubriacarti, piangere, urlare, ridere con una mano stretta sul cuore, sudare, correre, ascoltare musica pompata da far accelerare il sangue: tutte le cose restano lì, nella mente, nei ricordi, tra le abitudini meccaniche di una vita. E' quasi dieci giorni che il Viaggio è finito ed è altrettanto che ho ripreso la vita di sempre: è sorprendente come ogni oscillazione, precedente a questi ultimi ventuno giorni, si sia spenta e ora - all'occorrenza - riesca a riprendere senza alcuna spinta.

Le password utili al lavoro, i tempi e le modalità per scrivere un buon pezzo, i sistemi per arrivare puntuali in redazione, ogni stradina buona per parcheggiare la macchina, i mezzucci per abbreviare il percorso, le posizioni preferite al posto di guida, la casa percorsa a memoria mentre la luce è spenta, il saluto al portiere in guardiola uscendo e rientrando, l'occhiata alla cassetta della posta mentre arriva l'ascensore, la tapparella abbassata dopo cena, le cose nei cassetti, la posizione delle penne sulla scrivania, i numeri di telefono degli amici. Non dico che non mi piaccia: anzi. Ho sempre creduto che in questo mondo tanto immenso, tutti siamo ciechi. Ciechi davanti a certe inspiegabilità della vita, a certi meccanismi assurdi del vivere insieme; perciò riconoscere la mia stessa vita nell'Immensità Generale non è male. Mi faccio precedere dalle mani protese e trovo gli spigoli e i pericoli esattamente dove li avevo lasciati prima di partire. E ancora di più mi piace notare come determinati cambiamenti, dovuti a questi ultimi Viaggi importanti che mi sono capitati, riescano ad incastonarsi con delicatezza nel mio Vivere: alcune scelte musicali, qualche sigaretta, un modo diverso di bere certi alcolici, il fatto che non mi giro più - e dico mai più - a guardare dentro un concessionario di automobili, perché - di fatto - non me ne frega più niente e giammai spenderei dei soldi per uno di quegli stupidi oggetti con le ruote; anche alcuni cambiamenti negli orari, nel modo di pranzare e di fare colazione, un certo atteggiamento nei confronti degli altri, la scelta delle letture, dei film e di come spendere il tempo libero. Il definitivo abbandono dell'orologio e la voglia di frantumare dalla finestra il cellulare. 

Le recenti Cose che ho visto e assorbito stanno diventando Me. Come molti libri e certi autori, come diversi insegnamenti e alcune persone nel corso dei miei 25 anni, la roba che mangio: sono sempre più convinto che Viaggiare sia la più grande ricchezza dell'inquieto uomo moderno. Certe conseguenze, poi, sono del tutto imprevedibili: stamattina osservavo un intonso blocchetto giallo di Post-it e mi è venuto da spanciarmi dalle risate.

domenica, 21 agosto 2005

No es facil
Categoria:viaggi, scritto da stefano havana


Ma la stanno processando la fila? La valeriana. La bocca semiaperta di Pat. Il sudoku di Davide. Il rollio del jumbo. L'Oceano Atlantico. La compilazione dei visti. Por favor. Il controllo della policia dell'interior. L'hotel Riviera. Pat col naso incollato alla finestra al piano numero 14. Il primo giro. Il primo mojito. Il gelato da Coppelia. Il primo pacchetto di Vegas. La bucanero. Gli occhi nocciola della cameriera. Il primo jinetero. Il ronzio indefesso di Davide durante il sonno. Le scorregge. Raul. Il trasloco. Le mille case particular. I taxi particular. Tutto particular. Signooore. Nieves. Nidia. I perros scassacazzi. Il condizionatore sovietico. L'uomo brutto. Il caldo. "Ci mette dieci minuti a scattare una foto". I bambini non conoscono i capricci. "Si sono fatte più fighe rispetto all'anno scorso". "La voglio bianca, ariana, la voglio appena uscita dalla varrecchina". La camminata delle negre. L'Orsa Maggiore. La luna rovesciata. Il cielo stirato. Il Fratello del baretto sul Malecon. Il pollo. Il congrì. "Mi sono innamorato". "Eccezionale". Le camicie imbarazzanti. Il palmare di Davide. "Mi sono innamorato di nuovo, ma stavolta è vero". La Rocha. Il panino giallo avvolto nella carta della stampante. Il cagotto. Il bimixin. Il caffè annacquato. I soldi stupidi. La moneta del Che. So' ‘mbriaco. Julio. Jo soy Fidel. Le amiche di Fidel. Il gesto della barba. La danzante serata a casa di Raul passata sulla tazza del cesso. Il trabiccolo con le eliche. Il ghiaccio secco in cabina che sembrava fumo. La faccia di Pat. Enrique. La piccola Patricia. Patricia & Patrizio. La langosta. Otro. Dariza. Come si prendeva cura di Pat. La stretta di mano di Amado. La mano intrisa di coscia di pollo. Assomigliava a Denzel Washington. Taaaarda. Le ragazze nel buio di fronte casa. Le rane nelle pozzanghere. I bambini, tutti bellissimi, che ci inseguono di nascosto. La fosforera. La lemonada della signora. Jolie, che quasi mi innamoravo per la terza volta. Il bacio sulla panchina. Il famoso detto cubano "A belle mani corrisponde un gran bel cazzo" che – come dire – ha in qualche modo rotto l'incantesimo fatato. La tipa incinta con la cartucciera di preservativi. Il ragazzo dei cocktail allucinogeni. Il bicchiere pieno fino all'orlo di rum. Il cocco. Il cocco loco. Pat riverso a terra travestito da Mojito. Quel paradiso. I discorsi coi ragazzi su Fidel. L'oficina della Cubana. V'ha mentido. Encantado d'averve conosciuto. Ricardo. Por la mia securidad y la securidad de usted. Sandro. Scopare. Culino. Massimo. Comprare il Capitolio. Bamba. Il mango batido. Il mercatino della Havana Vieja. Havana Vieja. La firma di Maradona. Il cerdo. Plaza della Catedral. Il cuore che mi batte forte. Il ricordo di Fabio e la donna della sua vita. La vecchia vestita di bianco con il cesto di frutta in testa. Santiago. Adriana. Le cene imbarazzanti. Uovo. Uovo. Uovo. Uovo alle sette di mattina. Pat che fa il palo mentre rubo il pane a quella stronza. Mui calooooor. La casa della musica. La casa de Patricio. Il frocione con la maglietta gialla. Quelle tre. Il culo a ritmo di salsa che ti si struscia addosso. "Me s'è imbarzottito". "A 'n certo punto gliel'ho appoggiato". Il romanaccio alle tre di notte tanto lontano da casa. Quella che Davide un po' si era innamorato. Germano, che fratello. La Gran Pietra. La macchina col cofano aperto. La ricerca dell'acqua. L'attesa nel nullaLe banane e il mango per strada. L'omino befana e le sue coseI 400 e passa scalini. Pat con le mani sui fianchi. Viviana o Giuliana o Tiziana o Cristiana o come cazzo si chiamava. Come cantava Obsession. Come la guardavo io. Come mi guardava guardarla. Come era stupenda. Come avrei voluto portarla via con me. La chitarra. La piazzetta dei rompicoglioni. L'albergo degli americani. Il mago del cazzo. "Io li proibirei per legge". I turisti tristissimi. Baracoa. Omar. Apocalypse Now. Apocalypse Now Redux. Dieci pesos per il nonno. Il ponte rotto. Il guado del fiume. I pescatori. Il pesce con le banane fritte. Le tre guantanamere. "Dici che sono le donne più belle del mondo?". La biondina sensuale che ci faceva cenno. "Omar, e daje!". I quattro sì. Le banane rosse. Pat che dorme seminudo con l'aria condizionata sparata sulla pancia. Meno quattro gradi. La coperta. Gli starnuti di Davide nell'altra stanza. Il vivinC. I Buena Fe. Lo stereo della Peugeot che non funziona. Hasta siempre. Carlos Puebla. Il viaggio di ritorno. Il tramonto impossibile. La cauzione, fosse l'ultima cosa che faccio. Quelli in mezzo alla strada. Desculpe. Amigo. Noi che cantiamo in macchina tutte le canzoni trash. La guagua. La fame nera. I fottuti bocadito jamon e queso. Viviana, Tiziana, Cristiana, Giuliana o come cazzo si chiamava che non s'è più fatta trovare. Le due tipe portate via dalla polizia. I dieci pesos per non finire in galera. L'indirizzo di casa di Davide. La signora della casa della musica. Il paladar di Santiago. Quella in minigonna. Il cerdo. La cameriera dolcissima che ci ha chiamato il taxi. Le puttane odiose che ci hanno insultato. Me gusta la popola. Il cd masterizzato a dieci pesos. Germano borrachado che si scorda di passare a prenderci. Le sue scuse all'aeroporto. Quella con le tette così. Guanabo. Jasmine e Swani. I miei occhi sulla prima. Gli occhi di Pat sulla seconda. Il domino. I biglietti della Iberia sulla sedia. Raul in costume a trangugiare rum. I cuba libre di Jorge. Il mio primo cuba libre preparato a Cuba a dei cubani. La paura di metterci troppo rum. L'incapacità di non lasciarmi sfuggire il lime dalle mani. Cibo. Cibo. Cibo. Troppo cibo. Cagare in mare. Fare finta di niente. Parlare con Jasmine lungo tutto il tragitto di ritorno con le fitte allo stomaco. Il cesso occupato. Il cesso occupato. Il cesso occupato. Le foto nel monitorino mostrate a Jasmine. Il pensiero della partenza imminente. Il pensiero di Sergio. Il pensiero che no, proprio non è possibile. L'abbraccio con Raul. Il viaggio nella macchina di Tito. Il silenzio. L'odio maledetto per gli addii. La promessa tacita di rivederci tutti presto. La gita dell'ultimo giorno a Varadero. Il messicano. Mehhhhico. La guida turistica che è stata baciata da Ernesto. La pina colada senza rum per favore - che sono le dieci di mattina -, ma che poi di rum ce ne abbiamo messo un sacco. La maglietta del Che. La francesina sulla spiaggia. L'inno nazionale francese cantato con la mano sul cuore. Le lucertole con le unghie. L'ultima noche loca. Il pronostico di Pat. I sei mojito. Yurida seduta con la famiglia al tavolo davanti al mio. I miei sguardi lungo tutto la sera. I suoi. La scusa della sigaretta. Pat e Davide che si allontanano. Il bacio sul Malecon più bello del mondo. La corsa in taxi fino a casa. L'appuntamento al giorno dopo mai rispettato. Davide con la bionda assurda. L'appuntamento con Pat davanti all'Università all'una e mezzo di notte che invece s'erano fatte le quattro. La piramide di sigarette. Un racconto relativo a certi bagni chimici. Il pronostico azzeccato che neanche alla Snai. La doccia quasi all'alba "perché mi faccio schifo". Le valigie. La lunga attesa prima della partenza. L'ultima puntata al bar dei fratelli. Le stecche di sigarette, il rum e il caffè da riportare. L'ultimo tragitto silenzioso verso casa. Lo sguardo a tutti i posti che ci avevano ospitati. "Lì è cominciato tutto". Il ricordo di Angelo. Il ricordo delle troione in calze a rete. L'incapacità di definire il tempo: se ne sia passato troppo o troppo poco. La via di casa. Il passo lento che esiste solo là. La sorpresa di Raul. Di nuovo gli occhi di Jasmine. Il taxi. L'aeroporto. I sei chili di esubero. I 160 pesos di multa da pagare. La responsabile del chek-in che si lascia corrompere per 14. L'ultima bucanero. Il brindisi alla fine di tutto, Pat ed io seduti senza più energie e il cuore così gonfio da sporgere dalla camicia. Il mento appoggiato nel palmo della mano e l'occhio all'orologio. La ricerca di un'alternativa alla partenza. Non più un soldo nei borsellini. L'attesa per l'imbarco. I turisti bardati come suppellettili. A me che viene voglia di piangere. Io che non voglio tornare. Non voglio tornare mai. Io che sto troppo bene senza molte cose. L'imbarco. Il tizio sull'aereo accanto a noi che improvvisamente si accende una sigaretta. Il pasto. La valeriana. La catalessi. Madrid. Un panino 10 dollari. L'Europa. I bimbi grassi che frignano pieni di eccessi. I bimbi che si nascondono dietro le gambe delle mamme. Il ricordo di quegli altri bambini. Le puttane – loro sì – in minigonna a fare la fila con quella stupida camminata al rallentatore (donne, imparate a fare le donne). Nessuna che sappia camminare. Il volo verso Roma. Triste. Tristissimo. L'hostess carina. Il ritiro bagagli. Mamma e papà. Le fotografie. Le prime chiamate con gli amici. Il ritorno in redazione dai ragazzi. La sensazione continuativa di vivere la vita nel posto sbagliato, coi tempi sbagliati. E poi di nuovo tutto. Davide, Yurida, Dariza, Raul, Germano, i tramonti, l'Orsa Maggiore, l'odore fisso di nafta, il mio Malecòn dove vado a mettere tutti i problemi durante l'anno, il sudore, i sorrisi, quei tramonti, no es facil. Hasta luego, amada isla.

martedì, 16 agosto 2005

Siamo tornati
Categoria:viaggi, scritto da stefano havana


Il bello è che - dopo cose così - non avrò mai più un cazzo di veramente decente da dire.

Dedico (si dice così?) questa meravigliosa cosa che è stata la nostra vacanza a Raul, a Yurida, a Jasmine, a Germano, a Enrique, al Malecòn e naturalmente a Pat e a Davide, gli amici con cui l'ho vissuta.

mercoledì, 03 agosto 2005

Da ottomila chilometri
Categoria:viaggi, scritto da stefano havana


E' che siamo qui da una settimana ormai.
Avventure su avventure. Cose incredibili che non ti entrano negli occhi e che si possono raccontare solo allargando le braccia e respirando forte.

L'Isla e' sempre talmente grande.
La gente di qui sa solo abbracciarti.
L'aragosta e' l'aragosta che mangerebbe l'aragosta se l'aragosta fosse ghiotta di aragosta. Il cielo e'  di un azzurro strano e l'Orsa Maggiore e' veramente gigantesca.

Stiamo guardando cose.
Stiamo imparando cose.
C'e' del nuovo in noi.

Ci sentiamo con calma a meta' agosto.
I Noantri stanno bene.
Almeno per quanto riguarda questi tre.
Gli altri sono alle Canarie, chi in America e so che stanno alla grande anche loro.

Siempre, siempre, siempre viva la rivolucion.
Io sono pronto a Rinunciare per una rivolucion anche in Italia.

E per il resto, vamos bien.