martedì, 31 gennaio 2006

Donne e motori
Categoria:quotidianismi, scritto da stefano havana


Sono l'unico a nutrire un'innata simpatia per le utilitarie piene di gente? Le incontro, ogni tanto, per strada e puntualmente mi giro a vedere chi c'è dentro e cosa sta facendo. Di solito sono ragazzi, tutti quanti, con l'aria di chi ha appena passato una serata grandiosa: guidano Fiat Seicento o Lancia Y. Una Fiat Seicento piena di giovani è certamente più simpatica di una Mini Copper piena di giovani, o no? Quelli nella Fiat Seicento - pensi - saranno sicuramente più alla mano, vestiti peggio e con le tasche piene di spiccioli rispetto agli altri, quelli delle Mini o delle Alfa 147, per dire. Magari tornano da San Lorenzo, piuttosto che da Via Veneto e al loro tavolo non c'era seduta una femmina a pagarla oro. Quelli che dico io, le femmine se le guardano tutta la sera dandosi di gomito: le femmine sono sempre sedute ad altri tavoli, oppure da sole a fare le fiche con le minigonne jeans e a far oscillare gli stivali. E mica se li filano: pure se non lo sanno - non possono saperlo! - che quelli hanno parcheggiata una Fiat Seicento e non certo una Golf GT, lo stesso non li calcolano. Un po', è vero, è pure colpa loro, dei ragazzi: si vede, dai, che sono usciti tutti dalla stessa sgangherata macchina.

Poi bevono; bevono più degli altri che sono tanto impegnati a fare i brillanti. Bevono perché hanno l'impressione che mai neanche una decisione importante, nella loro vita, sia stata presa da sobri. Bevono perché amano alzarsi infine dal tavolo e osservarne sopra la scia del tempo che vi hanno trascorso: bicchieri impilati a formare piramidi di tutto rispetto, scontrini strappati a metà e gocce di condensa. Perciò parlano di cose grandi e massimi sistemi: allargano le braccia senza rispetto e intralciano continuamente qualcuno che sta cercando il bagno. Decidono futuri viaggi e si lanciano in frasi coraggiose tipo io questa stavolta me la sposo: così me li immagino, mentre li supero, sgarrupati e sempre in ritardo per qualcosa. Quelle macchinine senza pretese che avanzano allegre per la città, piene di proibitissime sostanze stupefacenti e con la lucina gialla del serbatoio sempre accesa: si fanno mille nomi di donna lì dentro - Francesca, Ilaria, Elisa, Sara, Serena, Carla, Roberta, Arianna - e per ognuno c'è una storia, un rimpianto, un colpo di freno mentre Francesca, Ilaria, Elisa, Sara, Serena, Carla, Roberta, Arianna stanno altrove, se ne sono andate.

Non so. Mi sembra sempre di più che la realtà sia dentro una macchina piena di amici che si conoscono, piuttosto che in una dove ci sia solo il guidatore.

lunedì, 30 gennaio 2006

Un post per la democrazia
Categoria:politica, scritto da silvio arcore


silvioCari amici e care amiche di NOANTRI,
ho deciso di scendere in campo nella blogosfera per mettere fine a tutte le menzogne che vengono scritte dai blog della sinistra atte a screditare la mia persona. Non è stato facile diventare un gabbiano, ma alla fine, con il sorriso, sono riuscito a ottenere la fiducia dei miei colleghi, e non certo compagni, di viaggio. Per prima cosa voglio che questo diventi uno spazio aperto per manifestare il proprio disagio in un paese che rischia, se la sinistra dovesse andare al potere, di diventare sempre più illiberale. Non è possibile che Grillo, Luttazzi (quelli della sinistra dicono che l'ho fatto chiudere io, il suo blog, ma il Presidente del Consiglio - per definizione - non può chiudere blog), Dario Fo e tutti gli altri continuino a diffondere le loro bugie. L'Italia non è la Birmania o il Vietnam dove il Comunismo ha falcidiato milioni di persone. Oggi scrivo questo post per ripristinare l'ordine democratico liberale e per ascoltare le vostre richieste: il prossimo contratto lo scriveremo INSIEME.

Intanto vi prometto che da oggi, attraverso i vostri blog, avrete molte possibilità in più: ogni accesso sarà a pagamento in modo da incentivare le imprese ad aprire sempre nuovi web log più ricchi e completi, mentre chi collezionerà più di centomila contatti conseguirà il patentino dell'internauta per essere così a norma con gli altri Paesi dell'Unione Europea (ne ho già parlato con gli amici Tony e Vladimir che si sono detti entusiasti). Certo della vostra sincera collaborazione vi lascio con un breve promemoria su tutto quello che, io con il mio Governo, abbiamo conseguito in questi ultimi cinque anni in cui ho vissuto una vita GRAMA.

1) Grazie alla Legge Gasparri, nel solo anno 2004, la pubblicità per Mediaset è aumentata del 3,8% (circa 1 miliardo e 2 milioni di euro all'anno).

2) L'appalto concesso dal Governo alla Banca Mediolanum, senza asta, per poter utilizzare i 14.000 sportelli delle Poste Italiane, mi ha reso 1 miliardo di euro all'anno.

3) Nel 2001 la Presidenza del Consiglio (Governo Prodi) aveva commissionato 1 milione e 750 mila euro di spot a Mediaset, nel 2002 la Presidenza Berlusconi ha commissionato 9 milioni e 250 mila euro, ed ha aumentato ogni anno fino agli oltre 10 milioni di euro dell'anno scorso (fonte Economist).

4) Uno dei produttori italiani di apparecchi per ricevere il digitale terrestre è un'impresa controllata, attraverso la finanziaria Pbf srl, da mio fratello Paolo Berlusconi, e giustamente usufruisce dei contributi statali per il digitale terrestre (Washington Post).

5) Il decreto salva calcio mi ha fatto risparmiare 240 milioni di euro, e la riduzione delle plusvalenze (Tremonti 2002) ha fatto risparmiare a Mediaset 340 milioni di euro.

Cari amici e care amiche che navigate in internet, quelli della sinistra dicono che c'è crisi, ma io ora sono il 25esimo uomo più ricco del mondo quando nel 2001 ero solo al 48esimo posto. Vi chiedo ancora una volta di darmi fiducia. Solo così anche l'Italia avrà un suo degno rappresentante tra i dieci personaggi più ricchi del Pianeta. E se quelli di Blogspot dicono che va tutto male... Lasciamoli perdere.

domenica, 29 gennaio 2006

La seconda morte di Arafat
Categoria:mondo, scritto da andy capp


palestinaLa Comunità Internazionale è scossa per la schiacciante vittoria di Hamas nelle ultime elezioni palestinesi. Ma quello che è accaduto è molto più che un terremoto politico. E' la conferma che alla politica aggressiva dell'Occidente i popoli rispondono in una sola maniera. Il Medio Oriente ha scelto: l'Iran non tratta sul nucleare, in Libano la destra cristiana falangista si sta riarmando in contrapposizione agli Hezbollah, in Egitto crescono i Fratelli musulmani, l'Iraq occupato dalle forze straniere è ormai in fiamme. Ora il crollo di Al Fatah e dell'Olp con cui se ne va il sogno di un mondo palestinese laico e democratico, che dalla fine degli anni Sessanta si era proposto come movimento nazionale per l'indipendenza e la democrazia, spesso ostacolato dagli stessi regimi arabi. E' come se Arafat fosse morto una seconda volta.

Sorridono i falchi della destra israeliana, sono felici i neocon americani. Hamas è un loro prodotto. E' il risultato della guerra subita da un intero popolo in tutti i momenti della vita quotidiana. Figlia dello smarrimento e dell'annichilimento della legalità internazionale, dell'indifferenza della comunità internazionale di fronte alla prepotenza di Israele, della politica miope degli Stati Uniti. Figlia della pratica di due pesi e due misure da parte di chi gestisce il diritto internazionale se si tratta di Israele (Ali Rashid).

Ma il processo di pace in Palestina non è oggi in pericolo per via del successo degli estremisti. Il processo è morto insieme a Rabin nel 1995. Dopo aver fatto morire Arafat prigioniero, dopo la detenzione di Marwan Barghuti (rilasciato a pochi giorni dalle elezioni), dopo aver ignorato la disponibilità di Abu Mazen, e dopo anni di iniziative unilaterali di repressione, colonizzazione, omicidi mirati, costruzione del muro, dopo anni di politica che mirava a compromettere l'autorevolezza e la credibiltà del gruppo dirigente palestinese laico, in modo da rinforzare il peso delle fazioni islamiche e radicali (lautamente finanziate da Iran e Sauditi),  ecco il risultato.

Arafat e l'Olp non andavano bene perché non eletti democraticamente. E la chiave è tutta qui: Israele ha interrotto i negoziati di pace con i palestinesi nel 2001. Finalmente la costruzione del muro in Cisgiordania potrà essere completata, così come potranno essere avviati nuovi piani unilaterali (niente ritiro militare dalla Cisgiordania, nuovi insediamenti legali, niente Gerusalemme est come capitale del nuovo Stato di Palestina, nessun rientro dei profughi palestinesi). E con Hamas al potere, nessun governo occidentale potrà dire nulla.

venerdì, 27 gennaio 2006

E io sono sputato Brad Pitt
Categoria:politica, attualitĂ , scritto da stefano havana


Fini ha paragonato il comportamento dell'italiano rapito e ucciso in Iraq
con quello del padovano che salvò molti ebrei durante la Shoah

Il vicepremier e i Giusti d'Italia
"Quattrocchi ci ricorda Perlasca"

giovedì, 26 gennaio 2006

Dopo Lapo Elkann...
Categoria:politica, scritto da stefano havana


vladimirluxuria

... Anche Bertinotti va con i TRANSESSUALI.
Questa mattina Vladimir Luxuria si è candidato nelle liste elettorali di Rifondazione Comunista.

mercoledì, 25 gennaio 2006

Una lunga strada di sabbia
Categoria:scritto da stefano havana, ritratti romani


Ultimamente, con l'amico Pat, sono preso da un lavoro. Dire "preso" e chiamarlo "lavoro" è già tanto, visto il tempo che puntualmente riusciamo a perdere tra bivacchi, uscite, donne, strani viaggi, blog e altri affari più concreti. Ma è un feto, almeno: abbiamo avviato le prime cose, i contatti, certe chiacchiere, qualcosa di concreto di salvato sui nostri computer già c'è. Altri si sono interessati. Ancora neanche se ne intuisce il sesso, se sia maschio o femmina: quel che è certo è che, qualunque cosa sarà, avrà a che vedere con Roma e con le periferie. Con un certo recupero antropologico e culturale di un particolarissimo ambiente, mestieri, abitudini: inutile negare l'influenza pasoliniana in tutto questo; inutile negare che, se arriveremo, arriveremo per ultimi o quasi e dunque toccherà farlo quantomeno meglio di chiunque altro (meglio anche di Pasolini, certo).

Nel frattempo, questa è un po' di Roma come non si vede mai (o quasi mai), tutti impegnati a fotografare i Fori Imperiali come sono.

Il resto delle foto, piano piano, qui.

martedì, 24 gennaio 2006

Abbonato, fatti sentire!
Categoria:televisione, scritto da stefano havana


Adriano PappalardoVorrei dire la mia su quella che mi pare una delle pagine più nere e fondamentali della televisione moderna. Non so se interessa, ad ogni modo preme dentro di me l'esigenza quantomeno di uno sfogo: due tra i personaggi più insulsi e inutili del nostro show-biz vengono quasi alle mani in diretta a "Domenica in": parliamo di un certo Zequila e tizio Pappalardo. La Venier sospende per qualche minuto la puntata, Del Noce fa la prima cosa giusta della sua vita (non carriera, VITA proprio) e sospende per una puntata "Domenica In" (si viene poi a capire che non ha sospeso un bel niente: è solo la fascia di competenza della Venier a essere stata soppressa).

Qualche considerazione:

- l'immonda lite (nientaffatto divertente) è stato il picco d'ascolto della puntata di domenica. Questo sta a testimoniare senza più l'ombra del minimo dubbio quanto su questo blog si è più volte subdorato. Ovvero: gli italiani sono un branco di rincoglioniti totali. Nessuno escluso. Tu, tu, tu, tu e pure tu: razza di rincoglioniti, dovreste prendere il telecomando e cambiarvi da soli il cervello.

- a dare potere alle persone, le persone finiscono inesorabilmente male. Questa è la filosofia che sta dietro una cosa geniale come Il Signore Degli Anelli: l'anello del potere altro non è che l'incarnazione del male assoluto. Il male assoluto volge al male anche la persona più retta (infatti Gandalf lo rifiuta). Vedi Beppe Grillo: s'è preso, tramite blog, il suo personale anello del potere e adesso se non spara una stronzata al giorno non è contento. Potere, dunque: è stato dato a Zequila e ora sorbiamoci le conseguenze. Qualche settimana fa lo stesso signorino sfiorò un'altra lite a "Buona Domenica", stavolta inveendo contro Valeria Marini. All'ennesima provocazione di lei, il nostro Mutanda rispondeva: "Io in questo momento sono il NUMERO UNO e posso permettermi di fare quello che voglio". Non so se vi rendete conto della portata di questa frase. Di nuovo: è colpa tua, tua tua, è colpa pure tua e anche tua, laggiù, che ti nascondi dietro le tende.

- me ne sbatto della sospensione (o soppressione) di "Domenica In" o delle scuse di Landolfi, Del Noce, della Venier, della Lucarelli o di altra gente impossibile votata al coma cerebrale ormai da anni. Dal momento che io il cazzo di CANONE l'ho pagato lo stesso, PRETENDO la restituzione del denaro speso per quell'ora di trasmissione insulsa che m'è stata venduta e la restituzione del denaro per la sospensione (o soppressione) della puntata prossima di "Domenica In". Ci troviamo di fronte a errore tecnico, per di più riconosciuto dagli stessi chiamati in causa: Rivoglio I Miei Soldi. Quanto costa un'ora di Rai? Qualcuno faccia il conto e porti il totale a Viale Mazzini: fossero anche 46 centesimi di euro IO LI VOGLIO.

lunedì, 23 gennaio 2006

Assorbire
Categoria:filosofia, scritto da stefano havana


Cosa ci portiamo di veramente nostro, dietro? Camminando, facendo cose. Uno va dal barbiere, prende la macchina, si comporta in un certo modo; magari gli capita di sedersi da qualche parte, ordinare da bere, rivolgere un sorriso a una che passa e che pare particolarmente bella. Quante, delle cose che facciamo, è farina del nostro sacco? Cos'è nostro? Cosa è definibile nostro? Non è forse vero che tutto ci è stato insegnato, tramandato da qualcun altro? Che merito ha la bella ragazza che sa camminare sui tacchi da dio? Che tipo di qualità nasconde uno che sa scalare alla grande dalla quarta alla terza così morbidamente, dopo che l'ha visto fare per anni al padre? E Carver ha meriti? O sono tutti di Cechov? Ci sarebbe Cassano senza Baggio? Prima l'uovo? Prima la gallina? Cosa conta? La nostra capacità di imparare o la bravura degli altri ad insegnare? Hai gli occhi di tua madre, hai i bei capelli di tuo padre, hai quella camminata magnifica di tuo nonno che era pompiere, porti dentro di te il coraggio di tua nonna, crocerossina durante la prima guerra mondiale, scrivi come Baricco, scrivi come Calvino, hai il realismo di Hemingway e il surrealismo realista di Barthelme. C'è già stato qualcun altro che è stato come te, forse addirittura meglio. Hai imparato a baciare col bacio del tuo primo amore, qualcuno ti ha detto che quando si stringe la mano di un altro, lo si deve fare con grande forza, altrimenti si ha il cosidetto effetto sogliola. Da allora non l'hai più dimenticato. Credi in Dio oppure in Allah, perché qualcuno ti ha convinto nel parlartene: o, se ti sei fatta un'idea tua, è stato certamente grazie a qualcosa che hai letto, o sentito dire in giro. E' da quando hai letto Kafka che hai capito qualcosa sull'efficienza di una scrittura priva di orpelli: hai deciso che il rosso è il colore preferito dei tuoi vestiti da quando qualcuno ti ha detto che ci stavi particolarmente bene. Sfogli il giornale dall'ultima pagina alla prima, perché per anni hai visto tua madre farlo nel sole accogliente e caldo della prima mattina. Sai preparare ottimi mojito, perché te l'hanno insegnato a fare a Cuba e da quel momento in poi dici a tutti che il vero mojito ha un aspetto pessimo, torbido: la menta deve galleggiare come il fango in uno stagno.

Facciamo nostre delle cose di cui non abbiamo merito.
E' la capacità di assorbire, la discriminante che distingue gli uomini eccellenti dai mediocri?

domenica, 22 gennaio 2006

Cose pericolosamente divertenti
Categoria:politica, scritto da stefano havana


berluscaLa cosa che più mi sconvolge - osservando in tv i comizi di Silvio Berlusconi - non è tanto la quantità inverosimile di bugie cianciate impunemente da quel pericolosissimo personaggio, bensì le scene di proselitismo esasperato rivolte dai presenti nei confronti dello stesso Premier. Trovo la cosa talmente ridicola: è spesso lo stesso Silvio a dover calmare gli animi con ampi gesti delle mani, soliti sorrisi e inviti a fare silenzio, grazie, grazie basta così, troppo buoni.

Tutto questo, naturalmente, NON perché io sia uomo di sinistra e quindi trovi semplicemente assurde le sparate dell'attuale presidente del Consiglio: sarebbe troppo facile, ovvio. Piuttosto, il mio sconvolgimento nasce dal presupposto che io stesso non rivolgerei mai manifestazioni di tale affetto nei confronti di un qualunque esponente della "mia" sinistra. Non mi verrebbe neanche in mente: ai comizi del berlusca, invece, assisto a queste scene di isteria collettiva che diventa impossibile non rimanere a guardare. Canti, bandiere, urla, mani sulle guance tipo 'urlo di Munch', uomini in cravatta e donne in tailleur che strepitano come strepiterebbero davanti a Mick Jagger: questa è gente plagiata, oppure prezzolata e messa lì per una precisa funzione scenica. Personalmente non mi verrebbe in mente di fare così, neanche se assistessi ad un comizio di FIDEL CASTRO.

Non mi meraviglia, dunque, se poi tra gli elettori di Forza Italia c'è gente così. Oppure così...

sabato, 21 gennaio 2006

Emergenza casa
Categoria:televisione, attualitĂ , scritto da andy capp


Grande Fratello 6

venerdì, 20 gennaio 2006

Delitto senza castigo
Categoria:cinema, scritto da stefano havana


carVoglio parlare di Match Point. Lo devo fare: lo sento necessario. Woody Allen è stata una delle pillole più efficienti di scrittura che abbia mai assunto da quando mi interesso di questo "mestiere" e Match Point è senza il minimo dubbio la migliore commedia che mi sia capitata di vedere (e ne ho viste). Perché è commedia: al cinema qualcuno parlava di film drammatico. Avrei voluto dire la mia, intervenire nella discussione: Match Point è commedia pura. Cosa rende un film una commedia? I dialoghi, prima di tutto. Le situazioni e l'ambientazione. La morale e il temaMatch Point è commedia brillante che sconfina di tanto in tanto nel grottesco: c'è qualche tinta nera, ma le tinte nere sono funzionali a definire la commedia stessa. Non è mai dramma, mai: si urla ma non si piange. D'altra parte il tema dostojeskiano che fa da sottotraccia alle vicende dei protagonisti è solo parafrasato: delitto senza castigo, appunto. E' il castigo che fa il dramma: la sua assenza fa la commedia.

Ne avevo parlato il giorno del suo settantesimo compleanno: Woody Allen è uno schlimazel, lui non lancia le torte in faccia. Lui le riceve: in Match Point non c'è UN protagonista che non riceva almeno una torta in faccia, solo che le torte in questione sono cupe e non fanno ridere. Fanno cambiare posizione sulla poltrona: fanno dire "ohhh" ad alta voce. Fanno battere le mani sulle ginocchia. Tutti ricevono dolorose torte in faccia in Match Point, ma chi le lancia? Se tutti sono schlimazel allora chi è lo schlemiel? Mi pare che stia qui la genialità del film: le mani da cui partono le torte sono del Caso. E' la tortura della vita stessa - chiamiamolo Destino - è l'inevitabilità. E' la Fortuna. Match Point è farcito di temi comuni ad Allen. Farcito. E' stato lui, una volta, a dire che nella vita conta la Fortuna, non il talento e che - anzi - lo stesso talento altro non è che una questione di Fortuna. In Match Point il lanciatore di torte è la Fortuna. E si torna a bomba: non a caso il protagonista del film è un tennista e uno dei temi centrali è costituito dall'immagine della pallina che forse tocca la rete e forse no. Questione di centimetri. Di Fortuna. Se la pallina andrà da una parte o dall'altra della rete, questo significherà - a seconda - vittoria per uno e sconfitta per l'altro. Punto per uno o punto per l'altro. Ci sarà chi esulterà, ma non sarà stata questione di Talento. Mi pare che sia proprio così che vada la vita, di solito. E Match Point, è semplicemente la migliore e più realistica (non verosimile, realistica) rappresentazione della vita che io abbia mai vista sullo schermo.

giovedì, 19 gennaio 2006

Propaganda (2)
Categoria:politica, televisione, scritto da andy capp


premiertv

"Io sono colui che ha partecipato di meno alle trasmissioni televisive rispetto ai leader della sinistra. Per esempio stamattina dovevo andare da Costanzo e non ho fatto in tempo. Sono cinque anni che non andavo". (Silvio Berlusconi a Dopo Tg1)

"Qualsiasi bugia, se ripetuta frequentemente, si trasformerà gradualmente in verità". (L'uso dell'equivoco di Joseph Goebbels)

giovedì, 19 gennaio 2006

Cronache di quartiere
Categoria:ritratti romani, scritto da andy capp


La marcia dei pinguiniPer il mio primo post del 2006 ho deciso di usare questo blog come un vero blog. Così, accantonate per un momento le crisi esistenziali e le solite manie di persecuzione politica vi racconto la cronaca di una giornata qualunque.

Piazza Pio IX è il fulcro del quartiere Pineta Sacchetti (una zona a metà strada tra l'Aurelio e Primavalle). La mattina è il momento di massima vita per il quartiere (l'età media dei suoi abitanti non sarà superiore ai 70 anni, ma poco ci manca) e quello che avviene in piazza è un po' il vissuto quotidiano. C'è l’edicola del vecchio Checco, la farmacia (questa è meglio che non dico di chi è), il macellaio Claudio, il fornaio (Claudio pure lui), due bar e il piccolo mercato di via Sisto IV. Di solito si arriva, si parcheggia l'auto un po' come capita, si fanno i soliti giri, si salutano le solite facce, giornale, caffè e a casa. Si tratta di una specie di rituale per gente che si conosce da quarant'anni.

Ecco, con l'avvento del 2006 tutto questo non è più possibile. Anno nuovo, vita nuova e così per un paio di volte alla settimana, ben sei vigili urbani (sei, sei) hanno avuto la brillante idea (o chi per loro) di farsi trovare proprio nel bel mezzo della piazza con fare minaccioso: tutte le automobili parcheggiate dagli abitanti la sera prima vengono multate (non è presente nessun segnale di divieto di sosta) ed è stato vietato anche di accostarsi cinque minuti per le solite faccende, pena la contravvenzione. Visto l'impegno, i sei pizzardoni hanno pensato bene di organizzare delle squadre di lavoro: al bar, infatti, ci vanno solo a coppie per una meritata sosta, mentre i camion dei fornitori che devono raggiungere i negozi non possono più fermarsi a scaricare la merce. Anche Marco, Fabio e gli altri titolari delle bancarelle del mercato sono stati costretti a parcheggiare i loro furgoni dietro i rispettivi banchi (la via sarà larga sei o sette metri). Verso le dodici e trenta la sora Marisa, col suo carrello rosso, si è avvicinata commossa alla vigilessa che degustava un maritozzo con la panna appena comprato al bar da Franco: "A signorì, so' contenta quanno ce sta attenzione. Ma quanno è troppa e quanno è poca... Insomma, nun esagerate". Saggezza popolare. Ora il quartiere è più vivibile.

Bene, da domani posso tornare a rompere i coglioni.

mercoledì, 18 gennaio 2006

L'ordine delle cose
Categoria:filosofia, scritto da stefano havana


Sono l'unico a pensare che sia una gran fortuna che le cose che ci sono accadute nella vita, ci siano accadute esattamente nell'ordine in cui ci sono accadute? Insomma, io il primo bacio l'ho dato veramente tardi: avevo diciotto anni, ma almeno posso dire che quando è stato, è stato per vero amore. Fosse successo prima (e poteva succedere), sarei stata sicuramente una persona diversa e - dopo qualche accurato calcolo - posso dire peggiore. E poi, sempre parlando del primo bacio, mi pare che sia stato meraviglioso che sia avvenuto proprio in quel momento della giornata: non prima, non dopo. Considerata la cosa adesso, mi sembra assurdo pensare a quel primo bacio in un altro orario; oppure in un altro luogo. E Cuba? La Havana, Raul: è talmente perfetta la stagione che il Destino ha scelto come quella decisiva per farmi conoscere queste cose che io - davvero - non ho parole. Se quell'estate del 2003 Fabio non ci avesse presentati a Raul a Trastevere, se l'estate successiva io non avessi imparato le potenzialità del Negroni, se non fossi stato in un momento di grazia con Fabio e Fede (Fabio poi è partito per l'America, Fede ha cominciato davvero a fare l'avvocato), l'avremmo incontrata Cuba, la Havana, Raul e la sua meravigliosa famiglia e le cose intrasmettibili che ci hanno insegnato? Ovvio che no. Mi sembra posizionata proprio bene Cuba, lì tra la mia età più immatura e quella immediatamente prima della fase adulta: esattamente come strategica e storica è la sua posizione geografica. Non è incredibile che proprio nel momento in cui stavo considerando di licenziarmi dal vecchio lavoro, Davide sia venuto da me a dirmi che c'era un certo posto in una certa redazione e che forse poteva fare al caso mio? E quante cose sono cambiate, grazie a quel curriculum inviato? Non avevo forse 23 anni e tutto ancora da imparare? Non è stato fantastico imparare questo tutto insieme a persone che stimo - dalla prima all'ultima - avendo in seno ancora le potenzialità più accese del giovanotto di speranze? Aver visto New York sei mesi dopo la mia seconda volta a Cuba, non è anche questo degno del miglior montatore? Non è esattamente così che l'avrei deciso io stesso per la mia persona?

Sono solo io a pensare che non sono le cose che ci succedono a farci diventare le persone che siamo, ma l'ordine preciso con cui queste ci succedono?

martedì, 17 gennaio 2006

...E andiamo avanti!
Categoria:blog, scritto da stefano havana


In questo momento Splinder funziona più o meno come la politica italiana. I post si cancellano casualmente, i commenti vengono rimossi, poi riappaiono, poi vengono mischiati con quelli di altri post. Infine non è possibile lasciarne. Insomma, sembra di stare dentro il cervello di Berlusconi (è anche un'esperienza interessante, mica no).

Spero in una imminente lobotomia da parte dei tecnici (sempre che esistano).

martedì, 17 gennaio 2006

Illuminazioni
Categoria:filosofia, scritto da stefano havana


Una donna SOLA all'interno di un sexy shop, intenta nell'acquisto di un vibratore, è uguale a manifesta zoccola.

FALSO!

Una donna SOLA all'interno di un sexy shop, intenta nell'acquisto di un vibratore, evidentemente non è abbastanza zoccola da riuscire a permettersi altro.

domenica, 15 gennaio 2006

Il Colosseo ci ha fratturato i coglioni
Categoria:scritto da stefano havana, ritratti romani


Parlando di cultura, una delle cose che più mi ha entusiasmato di New York è stata Broadway. The Producers, la commedia brillante di Mel Brooks; Chitty Chitty Bang Bang, basato sul romanzo di Ian Fleming; Doubt, ispirato da una storia vincitrice del Pulitzer e ambientato in una scuola difficile del Bronx; Sweeney Todd, un fantastico esperimento di musical thriller (a quanto pare perfettamente riuscito); gli ormai celeberrimi Lion King, Wicked e The Phantom of The Opera (che ha recentemente superato Cats come anni consecutivi di programmazione: 14, se non sbaglio. Entrambi firmati da Anrew Loyd-Webber); The Woman in White (sempre di Webber); Il Colore Viola, prodotto da Oprah Wimphrey, storia da cui Spielberg diresse l'omonimo film negli anni Ottanta; Mamma mia!, musical irriverente condito da una colonna sonora firmata dagli Abba. E poi Chicago, A piedi nudi nel parco (Broadway pullula di commedie di Neil Simon).

That's America. Voglio fare un discorso che potrebbe sembrare profondamente anti-culturale: penso che l'Italia dovrebbe distaccarsi profondamente e finalmente dalla sua obsoleta tradizione. Va bene il teatro classico, viva Pirandello per carità e guai se non fosse mai venuto al mondo, ma onestamente basta. O comunque: non solo. Gli spettacoli brillanti, parlo per Roma (dopo veloce consultazione di una guida alla città) sono relegati, costosi, mal pubblicizzati, inesistenti o affidati a cast improbabili (Laura Freddi, Michelle Hunziker, Luca Ward, Brignano, Ale e Franz, Costanzo e altra monnezza varia e insostenibile). Dice Emanuel Azenberg, produttore di The Odd Couple, la commedia di Neil Simon che ha stracciato ogni precedente record di incassi per un non-musical (21 milioni di dollari): "Se George W. Bush ci chiedesse un biglietto, saremmo costretti a dirgli di no". Broadway è letteralmente esplosa quest'anno. Non c'è più un buco, spettacoli prenotati: questo soprattutto perché i newyorchesi - stando almeno alla mia esperienza - tutto amano fare fuorché starsene chiusi dentro casa, indipentemente dall'età o dall'estrazione. "In trent'anni di carriera non ho mai visto nulla del genere", spiega Nancy Coyne, presidente di un'agenzia pubblicitaria che promuove il teatro commerciale: "La nuova stagione 2005-2006 è tra le più fortunate del dopoguerra".

Stando ai sondaggi e agli studi, sembra che questa incredibile risposta dei cittadini sia dovuta al rifiuto totale degli stessi nei confronti della televisione: in particolare quella trash dei reality avrebbe definitivamente stufato gli americani bene che a differenza degli italiani hanno la possibilità di entrare in un teatro e NON trovarci sul palco gli STESSI protagonisti della tv che hanno scelto di fuggire. Rinnovamento, voglia di rischiare, tentativo di proporre nuovi generi e di mischiarne di altri. Grandi nomi, artisti autentici, distacco totale dal mondo televisivo, offerta di una alternativa concreta. A Roma - che dovrebbe essere la New York d'Italia (diciamo così), l'offerta più moderna e variabile la vorrebbe offrire il Sistina. I risultati rasentano la vergogna: i nomi fatti prima (ripetiamoli: Laura Freddi, Michelle Hunziker, Luca Ward, Brignano, Ale e Franz, Costanzo ma anche Panariello, Tosca D'Aquino, Pino Insegno, Gabriele Cirilli) ne calpestano continuamente le assi con spettacoli ormai stantii (davvero qualcuno sente ancora il bisogno di Aggiungi un posto a tavola?). Passare accanto al Sistina significa leggere cartelloni entusiastici riportare la meravigliosa notizia che il prossimo musical avrà le canzoni di Cesare Cremonini!

Per questo (anche per questo) è nostro dovere comprendere che la possibilità del telecomando è solo l'ennesima e fraudolenta presa in giro che ci fanno. A proposito di cultura: ieri sono andato a vedere la mostra a Trastevere "Pasolini e Roma". Fantastica, interessante, emozionante, esaustiva (ringrazio l'amico Pat per il consiglio). Unico problema: Trastevere (una delle zone più belle e importanti turisticamente di Roma) non è servita dalla metropolitana (a Roma la metro arriva vicino a molte cose, ma non raggiunge nessun posto veramente); il sabato pomeriggio c'è un traffico continuativo da mezzogiorno alle quattro di notte e prendere i mezzi pubblici è impossibile (dalla mia zona, poi, è letteralmente infattibile). Senza contare tutte le zone a traffico limitato fino a notte inoltrata (grazie sindaco!). Risultato: ore intere per fare sei chilometri e mostra fatta di corsa per imminente chiusura. Oh, ma Veltroni è il nostro sindaco e allora, va bene, viva Veltroni. Oh, dimenticavo: la linea A della metropolitana - per chi non lo sapesse - a Roma chiude alle nove di sera.

Il Colosseo non fa una Capitale.
Il Colosseo ci ha romanticamente fratturato i coglioni (anche perché con quelle lucine rosa che lo illuminano la sera e i parcheggi tutto intorno, diciamocelo, non è che sia granché valorizzato).

giovedì, 12 gennaio 2006

Vieja Europa
Categoria:viaggi, scritto da federico roma


E' qualche giorno che non sto bene. Una sorta di influenza a "freddo", senza febbre, ma fastidiosissima. Cerco di vincere la mia atavica indolenza e scrivo questo post essenzialmente per contribuire alla collezione di foto del blog. Non sarei in grado, infatti, di descrivere davvero i miei giorni a Madrid. Non posterò neanche foto di lei per ora, tanto per ragioni di delicatezza, quanto soprattutto per pura gelosia, quell'istinto primitivo - e probabilmente altamente "meridionaleggiante" - che ti prende alla gola. 

Le dico solo "grazie", per essere stata insieme guida, amante ed amica perfetta.

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Il Palacio Real... purtroppo la città era invasa da torme di turisti e dunque la maggior parte delle foto è stata scattata in modi assurdi, proprio per cercare di evitare "contaminazioni". Metteteci pure che non sono fotografo, che sono innamorato, e il gioco è fatto. 

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Piccola "Pala" da altare. Interno della Catedral de la Almudena. E' strano pensare che la maggior parte dell'oro massiccio di cui Madrid è piena venga dalle Americhe. Pensavo alle mani di quei poveri Cristi nelle miniere, ridotti a bestie. Pensavo al viaggio ciclopico, all'Oceano.

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Il Parco del Retiro. Bello davvero. Anche perchè dopo i parchi romani è difficile essere realmente colpiti. Ovviamente di questa foto esistono versioni prettamente da "coppia"...

Lo "stagno" che vedete in realtà è enorme!

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Parco del Retiro. Museo Reina Sofia (mi pare...). In effetti questa foto non è un granchè: "talgliata", leggermente storta... Ma dovete pensare al fatto che il portone era invaso da una torma indecente di giapponesi che si facevano le foto tra di loro in pose strane. Alcuni mimavano Superman (!), altri gli egiziani. Ricordo di aver pronunciato qualche frase su Hiroshima. Fortuna che ero abbagliato dal cielo meraviglioso e da quei mosaici arabeggianti.

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Il Tempio del Calcio. Da sinistra a destra: il Campo (qui fummo campioni del Mondo). La teca dedicata a Don Alfredo di Stefano. Il Pallone d'Oro dello stesso (1957). Un tenero ricordo per gli giuventini. 

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Real Armeria (interno del Palazzo Reale), da sinistra a destra: armatura (tra le tante) dell'Imperatore Carlo V, la spada del "Cid Campeador" eroe della Reconquista e protagonista dell'omonimo poema epico; elmo donato da un Papa a un sovrano castigliano nel sec. XI (non ricordo i nomi dei due, mi pare Innocenzo qualcosa a un Ferdinando. Ditemi se potevo non mettere questo elmo, sembra quello di Aragorn!) come segno di riconoscenza nella lotta contro i Mori; souvenir della Battaglia di Lepanto: vessilli di guerra turchi ed armi di un generale ottomano (immagino che questi siano stati "gentilmente" estirpati).    

Mi fermo qui. La sublimazione sta prendendo il sopravvento e vi risparmio le foto del Prado

Madrid è una città stupenda, calda e tragica al tempo stesso. Dopo aver sentito i racconti di Ste su Nuova York voglio assolutamente andarci. Soprattutto per capire se davvero, come credo, le sponde dell'Atlantico dividano due mondi davvero diversi. Profondamente diversi.

il Vicerè 

mercoledì, 11 gennaio 2006

Gente del Wyoming
Categoria:letteratura, scritto da stefano havana


Vi voglio raccontare la storia di un libro. Questo libro si chiama "Brokeback mountain"; in italiano è stato tradotto con "Gente del Wyoming". L'autrice, E. Annie Proulx l'ha scritto nel 1998, io l'ho letto seduto su una panchina al sole di Cagliari un giorno d'estate dell'anno 2000. Da allora e fino a pochi mesi fa di "Brokeback mountain" o "Gente del Wyoming", che dir si voglia, non ne ho mai più sentito parlare; tantomeno di E. Annie Proulx, nonostante il frontespizio del piccolo libro (64 pagine) spiegasse che l'autrice in meno di dieci anni si è affermata come una delle poche e indiscusse eredi della grande tradizione narrativa nordamericana. Chissà se anche il regista Ang Lee ha letto questo libro seduto su una panchina al sole di Cagliari. Ne dubito: fatto sta che il regista Ang Lee, a un certo punto, ha deciso di farci un film. Lo ha chiamato esattamente "Brokeback mountain" e ci ha vinto un Leone d'Oro a Venezia.

La trama di "Brokeback mountain" è molto particolare (difatti non mi piacque per niente, allora). In sostanza due giovanissimi cowboy poco istruiti si ritrovano a vivere (e, letteralmente, a scoprire) la propria omosessualità sperduti in una capanna durante alcune mastodontiche transumanze: non c'è nulla di particolarmente romantico (anzi, è tutto così disperato) e fu proprio questo - seduto su quella panchina ormai cinque anni fa - che mi portò a ignorare il libro. A 20 anni si hanno poche idee per la testa e generalmente sono quasi tutte confuse: di sicuro due uomini con lo sporco sotto le unghie che si rotolavano nello stesso letto soffiando l'uno sulla nuca dell'altro non mi parevano granché simbolici, nonostante le stelle e tutto il resto. Lessi quelle 64 pagine nell'arco di un pomeriggio: se non ricordo male il traghetto per Roma partiva alle 18 e io sedetti in quel parco intorno mezzogiorno, se non prima.

Jack Twist ed Ennis del Mar: ecco come si chiamavano i due cowboy con il vizietto. C'erano belle storie intorno a loro (adesso ho riletto il libro e mi è piaciuto davvero, anche se quella panchina non c'è più e veramente un sacco di cose sono cambiate da allora). Per esempio Ennis era stato allevato dal fratello e dalle sorelle maggiori da quando i genitori erano finiti fuori strada nell'unica curva della Dead Horse Road, lasciando ventiquattro dollari in contanti e un ranch gravato da due ipoteche. Adesso questa cosa mi piace: mi invoglia a leggere, se non altro per capire come farà l'autrice in così poco spazio a sciogliere tutta la trama. Allora - su quella panchina - non lo so cos'è che non andò. Sarà che ogni venti o trenta righe al massimo sentivo questo bisogno di alzare gli occhi dalla pagina e guardare il cielo azzurro (c'era un gioco che facevamo - non so se chiamarlo gioco sia giusto, insomma era una cosa che facevamo sempre - guardavamo il cielo azzurro tra le fronde degli alberi verdi e ci dicevamo che era proprio una gran storia quell'accostamento cromatico, anche se magari non lo pensavamo davvero. Era semplicemente un fatto tenera da dire l'uno all'altra mentre le nostre dita facevano conoscenza). Mi distraevo quindi; c'era la gente che passava, mi ricordo tantissimi piccioni e poi le strade, naturalmente. Quelle mica cambiano: restano drammaticamente le stesse sia quando sei in compagnia sia quando sei da solo. Perciò mi ricordavo certe cose e un po' sorridevo un po' mi aggiustavo meglio gli occhiali da sole.

Ennis si svegliò nel rosso dell'alba con i calzoni attorno alle ginocchia, un mal di testa da non vederci e Jack a ridosso della sua schiena; senza bisogno di dir niente entrambi sapevano come sarebbe andata per il resto dell'estate, e al diavolo le pecore.

Percepisco una sorta di climax, in questo passaggio (appena 10 pagine dopo l'inizio). Percepisco una tristezza, un fatalismo. Mi piace: lo trovo tridimensionale, profondo, narrativo. Seduto su quella panchina, invece, credo che lo trovai soprattutto fastidioso. Sarà che c'era la mia valigia da controllare, il portafoglio pieno di scontrini che mi ricordavano cose e sostanzialmente un odioso profumo addosso che in quel momento non significava più niente. Non finisce bene, "Brokeback mountain"; anzi finisce malissimo. Ma in un certo senso non c'è sorpresa in questo: è da quel paragrafo che ho riportato poco sopra, appena dopo pagina 10, che si percepisce il nero destino che si poserà presto su quelle anime perdute. Anche questo fatto, durante quell'estate lì, non è che lo potessi capire appieno. Innamorato com'ero - innamorato cotto, innamorato al culmine, innamorato che le cose sembravano sempre fatte apposta per noi, innamorato come ci si innamora di un film o di una canzone, gravido di quella sensazione di onnipotenza e fiducia verso tutte le cose del mondo - innamorato così, voglio dire, facevo spallucce davanti a storie senza happy end. Semplicemente non erano roba mia: io me ne stavo lì, seduto su una panchina nel mezzo di un parco del centro di Cagliari e a vista scorgevo il porto. Fossi stato dotato di superpoteri, avrei potuto scorgere perfino Roma, casa mia e il momento esatto in cui avrei fatto la strada alla rovescia per rivederla, stringerla, baciarla sulla bocca fresca e tutte quelle cose che si fanno quando la valigia è aperta e i vestiti tutti sparpagliati sul letto.

gentedelwyomingImmagino che andrò a vedere il film di Ang Lee, non lo so. La vita crea da sola quella consolazione di cui si ha bisogno per superare i fatti, perciò quando ripenso al giorno che lessi "Brokeback mountain" seduto su quella panchina, magari un po' me la prendo con me stesso per cento milioni di cose lasciate cadere e mai recuperate; magari mi dico che potevo diventare un uomo migliore; mi dico che l'avrei potuta tenere per le mani un po' più a lungo. Mi accuso perfino: che stupido a non averlo capito allora, quel libro. Ma poi alzo le spalle e mi dico che, via, in fondo ero solo un ragazzino seduto su una panchina con un biglietto di ritorno stropicciato nella tasca dei jeans.

lunedì, 09 gennaio 2006

Definitely in my opinion
Categoria:viaggi, scritto da stefano havana


Stare a New York è abbastanza incredibile SEMPRE. Ma è la prima volta che ci cammini sopra e ti viene in mente che sei in un posto in cui incontrare Al Pacino è semplicemente possibile, che capisci di avere voglia immediatamente di un hot dog. C'è da dire che l'hot dog non l'abbiamo mangiato (Davide, cazzo, non abbiamo mangiato un hot dog!); in compenso abbiamo capito che la parola-tormentone per i newyorchesi è definitely che più o meno abbiamo deciso di tradurre con "a palla" oppure "di brutto".

Cose comprate tra tutti e due (in ordine sparso e del tutto casuale):

- più di cinque paia di jeans
- più di cinque paia di scarpe
- circa tre giacche
- più o meno una decina di magliette
- almeno un maglione di cachemire
- presumibilmente un numero di cinte compreso tra cinque e nove
- senz'altro sei pupazzi di vario tipo
- almeno un oggetto molto cool
- comprensibilmente un numero di cd vicino al sette
- numero quattro action figures
-
oggetti sparsi e numerosi la cui identità non posso rivelare perché in qualità di regali c'è una spessa possibilità che non siano ancora stati consegnati e la loro epifania su queste pagine potrebbe rovinarne l'insita sorpresa
- una valigia
- cinquanta miniposter di film celebri
- uno Slime verde che balla

Ore di fila fatte:

- tre complessive per la Liberty Island
- quasi una per l'Empire State Building, poi abbandonato per impossibilità manifesta di arrivare alle casse indenni (ci siamo tornati in un secondo momento cavandocela con circa diciassette accettabili minuti complessivi)
- almeno due all'aeroporto JFK (che come organizzazione ricorda più o meno il migliore aeroporto del BURUNDI)
- 40 minuti scarsi al Moma (museo che Davide ha inquadrato con un condivisibile "eccezionale")
- 2 minuti esatti al Metropolitan (museo che Davide ha inquadrato con un inesorabile: "du' cojoni")
- un'ora circa alla cassa del Burger King il giorno 31 dicembre sera

Roba più bella vista in assoluto:

- L'NBA store
- Il Disney Store
- La gallery di Diane Arbus al MOMA
- Il Financial District
- Soho e Greenwich Village
- Times Square (ebbene sì: Times Square è semplicemente una figata pazzesca)
- Battery Park
- La vista di Manhattan dal Ponte di Brooklyn

Roba pessima:

- L'aeroporto JFK
- I docks presso il Lincoln Tunnel

Posti definitivi:

- Il ristorante fusion "Asie de Cuba" sulla Madison Avenue
- Il ristorante di sushi sulla 1st avenue: "Sapporo East"
- Il ristorante cubano "Azucar" appena a sud di Central Park
- "Rise to riches": pudding di riso da far girare la testa in un ambiente fantastico (a Spring Street)
- Gli insalatari a Bryant Park

Premio della critica:

- La catena di pizza "Sbarro"
- La catena di pizza "Famiglia"
- Il sushi "in scatola" comprato in un centro commerciale indescrivibile
- Gli avvocado messicani

Rimpianti:

- Harlem
- Il blue note jazz club
- Queens
- The Scores
- Serena (questa è roba mia)

Miglior aperitivo:

- Tutto considerato il premio va forse a "Teany" a Rivington Street. Locale di Moby specializzato in the. Noi ci siamo specializzati in mojito con lo champagne in luogo del rum (tre a testa) e un piatto di proporzioni abominevoli dei più buoni sandwiches mai saggiati in vita (tutto per la modica cifra di una Finanzaria)
- Lacrimevole per la commozione anche l'aperitivo del "W": lì ricordiamo il mojito (questa volta tradizionale) semplicemente più buono bevuto dal Malecòn della Havana

Premio come miglior tocco drammatico:

- 31 dicembre a Central Park: nevicata con i controcoglioni e scenari da commedia americana decadente

Spesa più alta pagata per una cena:

- Tra i sessanta e i settanta dollari a persona (con piena soddisfazione)

Parola chiave:

- Disastro

Un po' di foto della vacanza sono qui (finora ho inserito quelle relative ai primi tre giorni di vacanza e mica tutte, ci mancherebbe). La verità è che sono in pieno jet-lag (oggi ho cercato su Internet e ho scoperto che si tratta di una vera e propria sindrome. Insomma sono malato) e non riesco a parlare di altro. Non ho argomenti, non ho un'opinione, non so cosa sia successo negli ultimi quindici giorni in italia, non ho ancora acceso la televisione, in compenso ho già bevuto un negroni, due rum e mezza birra. La cosa veramente incredibile è che non ho ancora nemmeno visitato, letto o scrutato un blog (a parte questo). Il pensiero di tornare in palestra mi dà il voltastomaco, ma ho fissato una data onesta per mercoledì. A parte questo, i'm back.

sabato, 07 gennaio 2006

Finalmente a casa
Categoria:viaggi, scritto da stefano havana


Ragazzi,

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Qualunque idea avessi di New York e dei newyorchesi mai avrei immaginato di poter amare a tal punto questa città e questa gente.

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E' assurdo. Mi duole ammetterlo, come quando si abbassa la testa davanti a un fatto calcistico, ma non sono soltanto mangia-hamburger. Queste sono persone strepitose.

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E' gente che sa stare al mondo.
New York è una città che fa continuamente l'amore con se stessa. E si mangia cubano da dio!

martedì, 03 gennaio 2006

Buon anno!
Categoria:viaggi, scritto da noantri


Tutto è cominciato con uno straordinario Avocado messicano in qualità di nostro cenone. Anzi, a dire la verità tutto era cominciato qualche ora prima con alcune birre e dei whiskey. Sul baffo di Davide vi è una traccia verde dovuta PROBABILMENTE allo stesso frutto tropicale.

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La cosa è andata avanti all'aperto con una temperatura vicina a quella utile per ghiacciare il Mar Egeo. Capatine in un pub e poi nell'altro ove i nostri richiedevano whiskey americani a fronte di menu tipicamente irlandesi.

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Incontri ravvicinati di tipo strambo si sono succeduti. Non domandateci chi siano costoro, per esempio; sappiate solamente che nella loro fotocamera possono conservare foto più divertenti di questa.

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E forse anche di questa.

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Quanto al primo AUTOSCATTO dell'anno - cosa di cui lo scrivente (Ste) è notoriamente appassionato - quale migliore augurio di questo: io DENTRO le gemelle di Diane Arbus esposte al MOMA. Dire che le sono state a guardare inebetito per circa trentadue minuti è dire poco.

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Quanto al resto, possiamo annunciare che il nostro rientro è severamente collegato ai prossimi acquisti. Lo shopping fatto finora NON ENTRA nell'aereo; quello che resta da fare potrebbe portare al nostro immediato arresto (non c'entra il fatto che Davide è stato sorpreso a LECCARE il modellino di resina rappresentante Sullivan, il suo personaggio preferito di Monsters & Co. esposto anch'esso al MOMA).

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