mercoledì, 28 febbraio 2007

Il meno peggio
Categoria:politica, scritto da andy capp


Follini

Il Governo ha ottenuto la fiducia al Senato. Ininfluenti i voti dei senatori a vita. Diverso il discorso per questo signore nella foto, che da più di un anno ha rifiutato ogni forma di Berlusconismo. Chiamatelo trasformismo o folgorazione sulla via di Damasco. Io la chiamo coscienza. Cinque anni a me sono bastati.

mercoledì, 28 febbraio 2007

Il Governo è anche nelle sue mani
Categoria:attualità, scritto da andy capp


De Gregorio

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mercoledì, 28 febbraio 2007

... Adesso io la voglio
Categoria:televisione, scritto da stefano havana


sanremo5E mica ti mollo così, Michelle.
E no. Non ti mollo. Io adesso la voglio.

Perché senti: uno fino a ieri poteva pure pensare che quella cifra, unmilionedieuro, che ne so, potesse magari essere, dico per dire, una strumentalizzazione, un gossip, una voce infondata insomma. Succedono di queste cose: i giornali scrivono e scrivono e poi si sa come va a finire. Invece qui è arrivato nientepopodimenoche l'impresario Ballandi e ha confermato tutto. Tutto! Unmilionedieuro: anzi di più. Aspetta, per la precisione: unmilioneesettantamilaeuro!

Lesta è arrivata anche un'interrogazione urgente della senatrice Procaccini che s'è indignata, ha detto che tutti questi soldi sono una vergogna.  Al che Ballandi s'è preoccupato, ha cominciato a grattarsi la testa finché non è caduta tutta la forfora, poverino, e ha specificato: oh, intendiamoci, unmilioneesettantamilaeuro sì, ma mica tutti per la Hunziker, mica siamo scemi qua, dietro il Festival ci lavora un sacco di persone serie, in gamba, mica stiamo a pettinare le bambole a Viale Mazzini.

sanremo2Perciò mettetevi in testa che questo milioneesettantamilaeuro è in realtà un pacchetto "all inclusive", te capì? Vale a dire che con il netto di quella cifra ci si paga pure, sentite qua che siamo nella fantascienza totale, questa roba qui - credetemi - mai nemmeno Ray Bradbury, allora, allora, sto fremendo, non vedo l'ora, dunque con quella cifra lì, unmilionesettantamilaeuro, l'ex signora Ramazzotti ci si deve pagare, LEI, pure il vitto (quanto magna?), l'alloggio ('ndo dorme?), i viaggi (i viaggi? 'Ndo dovrà mai annà 'sti cinque giorni? Non si può sta' ferma un momento?) e le spese (bigodini, tampax). Come se non bastasse, la stessa cifra deve bastare anche per i compensi dei suoi autori (ci ha gli autori, lei…), i ballerini (ci ha i ballerini personali…) e il coreografo David Parsons, arrivato apposta - leggo testualmente dall'agenzia di stampa - dagli Stati Uniti, che a me ha sempre fatto tantissimo ridere questa idea molto frizzante del tizio che viene apposta da... E non dimentichiamoci delle guardie del corpo e del parrucchiere personale.

sanremo4Quindi il comunicato di Ballandi prosegue sviscerando una serie di cose deliranti, tipo che qualcuno dovrà pur pagare il casting per i bambini che hanno ballato con Michelle nella prima serata (ve li immaginate i bambini che vanno dal sindacato perché pretendono d'essere pagati? E moltissimo, anche) e pagare possibilmente anche i musicisti e gli arrangiamenti di Celso Valli. Celso chi? Fatemi capire: adesso con 'sti cazzo di unmilioneesettantamilaeuro noi ci dobbiamo pagare chiunque? Pure io vengo pagato con quei soldi lì e voialtri laggiù è inutile che ridete, lo sapete o non lo sapete chi è che paga la scuola a vostro figlio? Fa tutto Michelle Hunziker. L'ultima missione spaziale russa? La paga la Hunziker. La campagna promozionale di Windows Vista? La paga la Hunziker. Paga tutto la Hunziker. E allora che paghi pure me.

Io
la
voglio!

martedì, 27 febbraio 2007

... E che doverosamente la dia
Categoria:televisione, scritto da stefano havana


sanremoNon so voi, ma per unmilionedieuro di compenso io pretendo che Michelle Hunziker, durante il Festival di Sanremo, la dia.
Poi potremo ritornare a parlarne. Che la dia e che la faccia anche vedere, annusare ed esaminare a tutta la prima fila e ai primi centomila abbonàti RAI. Per unmilionedieuro pretendo che Michelle Hunzikeer si cambi d'abito una volta al minuto senza perdere l'equilibrio, che lo presenti sempre e solo lei, il Festival, e che canti pure tutte le canzoni.

No, non mi voglio indignare per niente - dicono che spreco troppe energie per indignarmi del niente, ma che ci posso fare se proprio non ce la faccio a mandare giù certe cosacce brutte?, e poi anche voi, insomma, fate qualcosa, dite qualcosa, sì, dico a voi, lettori, per la miseria!, vi sembra normale? Vi pare una cifra normale? Unmilionedieuro porcogiuda! Pensate a vostra figlia piccola quanto dovrà lavorare per arrivare a una cifra simile: senza contare che a tre anni e mezzo sa fare già molte più cose di Michelle Hunziker e quasi tutte meglio! (ho detto quasi)

sanremo3Perciò, giuro, non mi voglio indignare per niente, giuro giuro giuro, però concedetemi questa piccola parentesi, minuscola, poi smetto, sì insomma fatemi fare il solito discorso amatissimo dell'io sono io e voi non siete un cazzo, epperò veniteci pure voialtri sotto questo ombrello e ditemi: non siete con me nell'avvertire un certo brividino d'indignazione maxima, uno scondinzolamento delle viscere che vorrebbe - sotto sotto - condurvi nei pressi della ridente cittadina ligure, diciamo, agli inizi della prossima settimana, armati di tutte quelle armi lì, quelle armi disegnate su quei cartelli che la gente portava in giro a Vicenza con una grossa X rossa disegnata sopra? Non vi viene urgenza di fare una cosa del genere e sparacchiare a casaccio (fiori) sulla folla con un fucile semi-automatico? Unmilionedieuro, per tutti i lelemora! Si merita unmilionedieuro, una tizia che è stata fidanzata con Eros Ramazzotti? Forse sì, per venirne fuori, indubbiamente certe cure sanremo1costano, ma dico io: unmilionedieuro? Cioè: duemiliardi! Ma chi la vuole Michelle Hunziker? Ecco, spiegatemi questo, solo questo, davvero, poi mi fermo, mi zittisco e mi metto qui, in quest'angolo buono buono. La vuole qualcuno? La stiamo strappando a un'agguerrita concorrenza transnazionale? E' stato fatto un sondaggio doxa? Lo ha detto il Papa? Con 400mila euro non si convinceva, forse? Diceva no? S'impuntava lei: o unmilionedieuro o me ne torno a Lugano.

Perciò: io pretendo che la dia. Ma che la dia a tutti, come dio comanda e indiscriminatamente. Pure al vincitore del premio della critica, se è il caso. E la giuria di qualità? C'è ancora la giuria di qualità? Se c'è ancora, allora che la dia anche alla giuria di qualità. Avete capito bene: anche alla giuria di qualità.

lunedì, 26 febbraio 2007

Noi, figli di Romolo e Remolo
Categoria:storie de noantri, scritto da andy capp


Caro nanetto,

intanto te potrei dì che prima de parlà de Roma nostra dovresti sciacquatte la bocca. Ma però nun voglio esse così greve, anzi voglio aiutatte a capì quanto se vive bbene da 'ste parti.

pasquinoSecondo te noi semo la Capitale della droga, dell'emergenza abitativa, degli scippi e delle stangate? Innanzi de tutto te devo da fa 'na premessa importante, perché me sembra che c'è 'n concetto che te sfugge. Noi qua a Roma semo 'na cifra. Semo come dieci città der nord tutte insieme, dentro ar Raccordo e se volemo tutti bbene, da Torpigna a Primavalle, dall'Eur a li Parioli, dar Quadraro ar Tufello, da Prati a Testaccio. Ogni rione fa storia a sé e c'avrebbe tanto da 'nsegnatte perché, a te, è proprio la saggezza popolare che te manca.

Ma mò annamo ar dunque. A robba da 'ste parti gira, e pure parecchio, mica stamo qui a negallo. Ma voi mette "che bello due amici, 'na chitarra e 'no spinello?" Fatte 'na passeggiata senza scorta a Piazza Trilussa 'na sera e vedi che sicuro trovi qualcuno che te li lascia du schioppi. Si poi cerchi la robba forte, quella pe' li ricchi, si fai un sarto a Montecitorio dall'amici tua, lì quarcosa dovresti da trovà. Chiedi de un certo Micciché, dije che te manna noantri.

La casa è 'nprobblema der popolo, e chi lo nega? Peccato che ce potevi pensà prima visto che sei stato pe' 5 anni ar governo e nun hai fatto gnente, anzi co le cartolarizzazioni hai fatto guadagnà solo li poteri forti a discapito de la pora ggente.

Li scippi ce stanno eccome, si vede però che ce stà ancora quarcuno che se more de fame. Fasse 'na borsetta o 'na catenina mica è no sport pe' passà er tempo. Si te beccano te ne  vai dritto dritto ar gabbio, sempre che nun te sparano a le spalle prima. Però che dici, nun è più dignitoso de quelli che se sò rubbati li risparmi della ggente? Sì, parlo de quei zozzoni de la Parmalat.

Campo de Fiori

Ah, poi dicevi de le stangate, è vero. Forse te riferisci a l'aumento delle tasse comunali? Apparte che quest'anno arcune sono leggermente diminuite ma te vorei da ricordà li fondi c'hai tajato a li Comuni in tutte le finanziarie che hai presentato. Eppoi, caro mio, hai sbagliato proprio obbiettivo. Perché Roma nostra è un modello e magari fossimo tutti come noi, dall'Alpi fino a Lampedusa. C'arzeremmo tutti con comodo, senza corre andremmo a lavorà, ce faremmo du grosse risate ar bar co l'amichi de tutti li giorni e si quarcosa pe' caso nun dovesse annà come dovrebbe, pazienza, che ce voi fà?

CorvialeMa 'sto spirito ribbelle e mai domato, caro nanetto, ha creato 'na città che è 'na bellezza: er turismo va da paura (+29%), l'economia idem (+9%) - giusto pe' ditte du numeri che te piaceno tanto - ma volemo parlà de li successi internazzionali? Oppure er cinema e la notte bianca so' solo propaganda? A nané embè? Proprio tu me parli male de la propaganda? Ma nun me fa ride va... Vabbè parlamo allora de le politiche abbitative, der centro storico che è 'na meraviglia, dell'integrazione co le comunità straniere, der Pille, sì, er Pil che è der 4,1%, robba che manco ner nordeste ahò, pensa che li sò pure esentasse. Certo che li  probblemi ce stanno, ma Roma è città aperta e tutti sò li benvenuti. Però qui le tasse si che se pagheno che semo tutti ministeriali.

Vatte a ripone a nané, perché er sor Walter è uno forte e te stai solo che a rosicà che l'antenati tua nun sò Romolo e Remolo - come dici te - Anzi, chissà de chi sei fijo...

sabato, 24 febbraio 2007

Il programma politico de noantri
Categoria:politica, scritto da andy capp


Raccolgo l'invito del Viceré sui commenti al precedente post di Stefano Havana. Scriviamo noi il programma per un nuovo Paese. Punto primo: ineleggibilità per chi ha avuto procedimenti a carico dai quali non è uscito con la completa assoluzione.

Se avete altre idee, soprattutto di economia, sfruttate lo spazio dei commenti. Le più interessanti verranno man mano inserite nel post fino alla stesura definitiva del Contratto con gli Italiani scritto dagli italiani.

Una volta definito lo mandiamo agli indirizzi mail dei siti istituzionali e a quelli dei partiti.

venerdì, 23 febbraio 2007

Maledetti piccoli uomini
Categoria:dissenso, scritto da stefano havana


medioCe l'ho con quelle teste di cazzo, quelle facciacce brutte buone per il batticarne, che alla notizia del governo caduto, battuto, dimesso, erano distorte dalla felicità, evvai! viva! bis!, come se vivessero nel Kurdistan, loro, o nel Klondike o su Venere. Ce l'ho con tutti quei senzadio, senz'anima e senza cervello che si dimenano come vermi all'amo urlando, bofonchiando, VOMITANDO cose come "io l'avevo detto che...", "beato chi a votare non c'è andato..." e via dicendo, perché costoro non si rendono conto, non capiscono, non maturano l'idea che proprio per colpa di questi ermafroditi, questi indecisi, questi oscillatori dimmerda, questi bisessuali che nemmeno si prendono la briga di scegliere: o in culo in figa, esattamente per colpa di questa gente sempre in mezzo alla strada, è per colpa loro se adesso l'Italia è quella che è, ovvero un Paese senza un governo a governare e senza un governo all'orizzonte, nemmeno uno.

Ce l'ho con quelli che adesso sì che si ragiona, si respira, come se la sola sottilissima idea di riaprire le porte a una forma anche protozoica di berlusconismo possa servire a qualche cosa, se non a sprofondare definitivamente. No, non credo che Berlusconi sia il male assoluto, e smettela VOI di ridurre a questo il ragionamento. Credo anzi che Silvio abbia molte meno colpe dei berlusconini suoi adepti, loro sì che sono il male assoluto, ecco, il berlusconismo, questo è il male assoluto, un certo atteggiamento vivissimo, per carità, anche in certe frange sinistrorse, anche in persone molto vicine a me, quello sì è il male assoluto; culi flaccidi che si sollevano da poltrone che hanno ospitato ben altri uomini in passato e lanciano in aria giornali, carte, bisbocciano e urlano, fanno il gesto dell'ombrello in diretta televisiva, ridono, tra loro c'è di tutto, ex galeotti, pregiudicati, rincoglioniti, depravati. Questo è il male assoluto: il fatto che gente così esulta, gioisce, va a mignotte e VOI dite che va tutto bene, dite che era ora, dite che adesso sì. In culo.

Ce l'ho con i pacifisti del cazzo, questi pacifisti con kefie e canne in bocca che si radunano in piazza al suono maledetto delle canzonette di John Lennon e a cui non glienefregaunbeneamatocazzo della base o non base di Vicenza: è solo gente che preferirebbe sentire bene il televisore la domenica pomeriggio, e non aeroplani sorvolare a bassa quota le loro infrastrutture abusivissime. Ce l'ho con i fiorellini, con gli anti-americani, con quelli che il Cermìs, con chi crede che il mondo sia tutto qui, tutto in Italia, no peggio, tutto entro il G.R.A., mentre l'Italia io la farei saltare in aria seduta stante e osserverai dall'alto, al sicuro su una mongolfiera, affondare nel Mediterraneo tutto il marmo di Carrara, il Colosseo, le tele di Leonardo. Ce l'ho con i peace & love, come se bruciare tutte le armi in un sol momento possa mai servire a niente, come se l'uomo non comincerebbe a massacrarsi a morsi, a bastonate, a colpi di pisello a suon di retorica. Volete meno morti nel mondo: ottimo, cominciate a vietare per legge le famiglie, ché lì sì che si fanno i morti innocenti veramente. Altro che DiCo. È l'amore che bisogna vietare: quello sì che ammazza come e quanto Kabul. Personalmente ho capito che, se voglio stare al sicuro, è dentro uno stadio che vado.

Ce l'ho con questo paese e con tutti quelli che hanno il coraggio di gioire davanti al Disastro Politico, come se fosse una questione di roma e lazio, di totti e di di canio, di beatles e rolling stones: ce l'ho con i politici che ho votato, perché si stava per andare vicini così a un governo appena appena decente. Già se ne sentiva l'odore: condividevo tutte le riforme, ogni singolo passo di Bersani, m'era piaciuto perfino - e dico perfino - il discorso di D'Alema, quello prima della catastrofe al Senato. Ce l'ho con tutti quei maiali - perché siete maiali - che lamentano 65 euro in meno in busta paga, e vanno a sbattere i pugni, tutti e due, sul cruscotto in radica della bentley azzurrina parcheggiata in doppia fila (scena realmente accaduta); ce l'ho con tutti quelli che ne stanno facendo un fatto personale, tipo: ve l'avevamo promesso, e adesso a casa, roba che nemmeno sui peggiori ring di pugilato sottoclou.
Ce l'ho con voi, piccoli uomini: qualsiasi cosa sia successa e stia succedendo siete voi che dovete fare un passo indietro. Io non voglio sentire cazzi.

giovedì, 22 febbraio 2007

L'Afghanistan non può essere un problema mio
Categoria:politica, scritto da andy capp


Duecentottantuno giorni e su una buccia di banana afghana è scivolato il primo governo Prodi. Cinque anni di chiacchiere, ripicche, invidie e gelosie non sono bastati a mettere insieme una coalizione talmente sgangherata da dover fare affidamento per restare in piedi sul voto dei senatori a vita, che invece proprio ieri hanno tradito. Andreotti, vecchia volpe, ha così vendicato la mancata elezioni a Presidente del Senato, Pininfarina, presentatosi in aula dopo mesi e seduto sui banchi di Forza Italia, ha invece fatto capire come l'opera di convincimento portata avanti in questo lungo periodo da Schifani abbia dato i suoi frutti.

KossigaMa non si andrà a nuove elezioni. Almeno per il momento. Perché proprio nessuno ha voglia di rimettere in moto la macchina propagandistica. Ma non è certo solo questo il motivo: diverse forze politiche, sia nella maggioranza che nell'opposizione, sono ora costrette a un profondo esame di coscienza. Né An né l'Udc vogliono presentarsi sotto la guida di Silvio Berlusconi. Ma come uscire da un intrigo che appare senza soluzione? Casini già si è mosso, proponendo una tavola rotonda e una condizione per entrare in una eventuale maggioranza allargata: "fuori i comunisti e dentro noi".

La manovra neocentrista è cominciata anche a livello politico, finalmente alla luce del sole. La Lega Nord sembra spaesata, chiede elezioni in maniera poco convinta e aspetta di vedere se qualche senatore del movimento autonomista lombardo davvero cederà alle richieste di Franco Giordano, che punta su quei voti e su quello di Follini per recuperare una distanza di sicurezza, seppur ristretta, anche a Montecitorio.

Capitolo Rifondazione: ancora una volta il richiamo della piazza ha giocato un brutto scherzo a chi vuole fare la rivoluzione con i fiori nel fucile. Vicenza è stato il bubbone su cui ha puntato l'opposizione per dare la spallata decisiva al Governo. Ma non era certo questo il momento per mettersi a fare i dissidenti. Il Paese aveva bisogno delle tanto agognate riforme: precariato, scuola, ricerca, emergenza abitativa. Possibile che debba pesare più il ruolo dell'Italia all'Estero in un tavolo di concertazione sulla pace lontano centinaia di migliaia di kilometri? "Ci piace, non ci piace...". Un operaio, un giovane studente, una massaia che non arrivano a fine mese (nonostante le curiose buone notizie che arrivano sul rilancio dell'economia) non hanno né la voglia né il tempo di pensare a Kabul.

Franca Rame

Le linee guida della politica estera erano chiare già da prima: basta guerre. Il resto sono solo parole: possibile che se la borghesia vicentina storce il naso per due aerei che passano sui tetti delle loro ville si debba scendere in piazza? Non c'erano forse argomenti più all'ordine del giorno? Il tempo dei girotondi, delle mani alzate e dei volti colorati, delle canne in piazza sulle note di qualche gruppo ska era finito con la vittoria delle elezioni, ma qualcuno non se ne era accorto. C'era da lavorare; una parola che sta perdendo di significato.

E chissà cosa ne pensano Margherita e Ds di quello che è successo. Speriamo che Rutelli e Fassino, tra un Partito Democratico e l'altro, trovino il tempo di occuparsi di qualcosa di utile.

mercoledì, 21 febbraio 2007

Mai più
Categoria:politica, scritto da andy capp


tabelloneAndreotti

Sinistre (?) ombre sul futuro del Paese. Evidentemente la lezione non è bastata. Non voterò MAI più per il Centrosinistra.

bei post per pensare e discutere:
-
qui (leonardo)
-
qui (markus)

mercoledì, 21 febbraio 2007

Carriera con un pompino
Categoria:dissenso, scritto da stefano havana


valletteDice che il caso "Vallettopoli" è stato archiviato. Sembra, in effetti, che i PM Amato e Palaia abbiano valutato che non esiste illegalità nella faccenda e che non sia affatto vero che in Rai - tv di Stato - si faccia carriera grazie a raccomandazioni o favori sessuali. (il che parrebbe vero, visto che una delle Dottoresse coinvolte adesso fa la protagonista nelle reti Mediaset)

Naturalmente a me - che PM non sono e con la legge mantengo un rapporto conflittuale - mi pare tutto un rimestare in un denso secchio di vomito. Non abbisogno di maggiori prove per dire che tutta questa gentaglia à COLPEVOLE; dò molta importanza alle intercettazioni e sono tra quelli che ritengono che queste debbano continuare ad esistere, almeno finché l'italica e coglionazza gente non la smetterà di fare la furba. Perciò mi sono letto gran parte di queste intercettazioni: mi sono fatto amabilmente i cazzi di questi tizi, portavoci e portaborse, mezzi politici e accompagnatori e l'idea che me n'è venuta è che costoro - già per diverse settimane agli arresti domiciliari - dovrebbero adesso marcire dentro almeno un'altra quindicina di mesi.

"Ho parlato oggi con il direttore generale, che mi ha confermato che essendo una grande gnocca per il tipo di trasmissione gli fa anche comodo": vedete frasi così, pure a me che non sono un bacchettone e uso un linguaggio verbale molto poco raffinato, in genere, frettoloso e spiccio, con greve cadenza romanaccia, anche per me un linguaggio così fa senso. Soprattutto quando mi immagino che a tenere in mano la cornetta sono personaggini sudaticci e approssimativi, con cravatte lerce e ascelle fradice, pance prominenti e unghie sporche. "Un bel tipo di porcella, porcella doc", ecco, frasi così, frasi riferite alla dottoressa che poi farà carriera in Mediaset, a me - che pure rispetto alcuno non ho verso la signorina in questione, la cui professione io la chiamerei in un modo molto preciso, ma poi rischierei di macchiarmi dello stesso difetto di forma dei tizi di cui sto tessendo sperticate lodi, a me frasi così, di questo tenore, pronunciate da mezzi uomini come quelli che sappiamo essere, portavoci con limousine e bentley, autisti e maggiordomi e neanche la licenza media, omuncoli con mutande sporche e gambe corte, piselli mosci nonostante la continua frizione delle mani, frasi così, dette da uomini così, mi fanno imbestialire e, fossi io il PM, allora sì che la chiamerei giustizia.

vallette1"Ci facciamo fare un bel pompino...", naturalmente, poteva mancare il pompino? Il pompino, più di ogni altra cosa, è il tornaconto tangibile del potere acquisito: mezzi maschietti in sala mensa, appoggiati a colonne di marmo che si parlano addosso di pompini e culi sfondati e intanto le complici femminili del gesto sessuale se ne stanno altrove, magari poco distanti, a rassettarsi gonne e a spolverarsi le ginocchia. Saranno anche state archiviate le varie posizioni, ma io mi faccio sempre di più l'idea che questi soggettacci dovrebbero rimanere invischiati in qualche rissa da strada e prenderne di santa ragione, piuttosto che incappare nella falsa giustizia approssimativa italiana.

- Questa intanto vuole fare ospitate, quindi già è una cosa facile (ride). E' andata, vabbè, da Marzullo due o tre volte, e poi mi ha spiegato questa storia perché io, boh, non avevo capito molto bene. No no, che Marzullo la voleva dare un po' in pasto in giro
- [...] un po' in pasto?
- Sì sì, la voleva dà a Flavio in pasto, un po' in giro
- Quindi gliel'ha data già.
- No, non gliel'ha data a nessuno, no no
- Sì, come no figuriamoci
- Beh no, almeno, che ne so, non mi sembra, beh se gliel'ha data figurati se non lavorava...

vallette2Questa mercificazione - solita, classica, storica, abusata frase - del corpo umano a me tange poco; mi fa ribrezzo quando a parlare sono persone come queste, vermetti da esca rivestiti di potere che entrano gratis nei cinema, gratis nei musei, che non hanno mai preso un mezzo pubblico, che non sanno cosa sia il traffico perché, male che va, accendono la sirena e se ne vanno spediti sulla corsia d'emergenza. Allora mi fa ribrezzo: perché io odio gli ignoranti, detesto i cretini e non mi piace essere circondato da ignoranti e cretini. E, una volta per tutte: sì, anche io con gli amici uso un linguaggio da strada e anche nei nostri discorsi le donne, spesso e volentieri, diventano vacche, troie, maiale e parliamo molto frequentemente di pompini e grandi scopate. Però non dipendiamo da Fini e dall'altra parte del telefono, solitamente, non c'è Bruno Vespa. E, comunque, quasi sempre, quando diciamo così, ci sono anche le donne presenti.

martedì, 20 febbraio 2007

Il mio lamento erotico
Categoria:attualità, scritto da stefano havana


hostessQuesto mio lamento erotico comincia dalla lettura di questa notizia che, va bene?, mi fa disperatamente arrapare.

Parliamo un attimo di sesso, non si parla mai di sesso: sembra che il sesso o si guarda o si pratica o niente. Parliamo di sesso, invece: non c'è nulla che mi ecciti di più dell'ostentata depravazione femminile. Una donna sessualmente emancipata mi disarma: perciò questa hostess geniale, a cui il mio lamento erotico è rivolto, questa donna adulta con un ottimo lavoro, ben pagato, lei anche bella, piacente, bionda, con i capelli legati in una crocchia perfetta, evidentemente come da regolamento dell'aviazione civile, questa donna già matura, ultratrentenne e in ottima forma, che lavora per la linea area Qantas e che tra l'Australia e l'India occhieggia di brutto l'attore Ralph Fiennes per poi portarselo - lei! - in bagno al solo scopo di, santoddio, tutto questo per me è meglio del più scabroso film pornografico, meglio della prosa di Steinbeck, meglio del prosciutto crudo.

La sola idea, il solo pensarci, il solo sapere che questa donna esiste e come lei innumerevoli altre, mi inebria d'entusiasmo, mi fa tornare alla mente le più superficiali fantasie adolescenziali. Licenziata dalla compagnia, c'era da aspettarselo, ché finché gli aerei li si dirotta o esplodono fiammeggianti nella notte per colpa di una disfunzione tecnica evitabilissima, tutto va bene, ma quando diventano teatro della più memorabile ostentazione di sessualità che la cronaca recente ricordi, allora nisba, kaput, bye bye. Licenziata, dunque, e sulla bocca di tutti, non più soltanto sopra quella di Fiennes, attore niente male, ma non certamente il non plus ultra della bellezza mascolina; licenziata e fiera quando ammette di aver praticato nella toilette sesso non protetto a dodicimila metri d'altitudine. "Dapprima ho negato - sentite, leggete queste parole di lei, perché sono Viagra purissimo per le mie orecchie, o donna amabilissima, spero solo che queste mie modeste invocazioni ti giungano e ti trovino in salute -, volevo disperatamente mantenere il mio lavoro e non volevo danneggiare Ralph. Lo so, qualcuno penserà che sia disgustoso e non sono orgogliosa di quello che ho fatto. È stato un comportamento sbagliato, ma non mi pento, è stato troppo bello".

E' stato
troppo
bello.

Onore a te, o dea amatoriale del sesso, meraviglia incantata dei miei pensieri più oscuri e irraccontabili. Lisa Robertson, fuoco dei miei lombi. Li-Sa, musa che nemmeno Nabokov eccetera eccetera e tutto quel che si può dire.

E' stato
troppo
bello.

hostess1Amo questa donna. Una vera donna non dovrebbe mai essere diversa da così. Il mio lamento vada a lei e a tutte le donne che ancora stanno cercando di definirsi sessualmente; fate come lei. Né più né meno: non c'è nulla di insano in tutto ciò. È solo sesso. Non ci sono professoresse fuori di testa o studentelli precoci: qui è solo di sesso che stiamo parlando, di attrazione fisica fatale, di gioco perverso sul filo di un rasoio. A Lisa consegnerei il Nobel per l'Amplesso, se esistesse, altro che documentari di D'Onofrio (su Cult, impedibili a tarda sera se avete Sky). Non fatico a immaginarmela, accaldata, laggiù in fondo all'aereo, che osserva il grande attore, la famosa celebrità che dorme e che, nel sonno leggero, si gratta il cavallo dei jeans e la tormenta così ancora di più, osservatrice segreta, lei, dell'oggetto della sua passione. "Semplicemente mi sono alzata - sentitela ancora, è la migliore femmina plasmata -, gli sono andata vicino, gli ho preso la mano e gli ho detto di seguirmi, siamo andati nella toilette e abbiamo chiuso la porta e poi sono volati i vestiti". È o non è una donna per cui lanciarsi dai tetti, urlare nei teatri, noleggiare mongolfiere, rinunciare alla "Domenica sportiva"?

Impazzisco, esco di testa davanti all'ostentato desiderio sessuale femminile. Tenete presente che, insieme alle altre dichiarazioni, Lisa ha anche ammesso di aver visto circa venti volte "Il Paziente Inglese", guarda caso la pellicola di maggior successo di Ralph Fiennes. Ve la immaginate lì dentro, nella toilette, senza vestiti, con un piede sopra il bordo del water d'alta quota mentre l'altro, l'attore, la celebrità famosa, il suo idolo sessuale, il protagonista di un film che lei ha guardato Venti Volte, la possiede impunemente tappandole la bocca per evitare fughe di notizie? Io me la immagino eccome, nuda per tre quarti e nella testa il pensiero fulminante di stare facendo SESSO in aereo, durante il turno di lavoro, con una famosa celebrità che, guarda caso, è anche il suo idolo, la sua ossessione. Non fatico a immaginare l'orgasmo della hostess, di Lisa, che nome cazzuto, questo spasmo clitorideo che deve averla scossa, fatta vibrare come durante l'atterraggio, dalle caviglie fino alle spalle, mentre anche l'altro, il divo, la star, la raggiungeva nell'amplesso, lì dentro, nella toilette dove i terroristi, in genere, si ritirano per le ultime preghiere e per unire il filo rosso con quello verde, lì dentro, in uno spazio angusto, sopra miliardi di ettolitri di mare, con le calze di nylon calate ben sotto le ginocchia e l'essenza del dopobarba di Fiennes nelle narici, proprio come se lo immaginava, il suo idolo, la sua star, Venti Volte ammirato ne "Il Paziente inglese" mangiando pop-corn nella sua poltrona preferita e la mano sinistra già più giù dell'ombelico.

hostess3Io ti adoro, Lisa Robertson, e - seduta su una staccionata a far penzolar l'esili gambe, in riva al mare ad ascoltare le promesse d'amore dell'orizzonte, alla guida di una decappottabile cromata d'azzurro, una Cadillac, mi immagino, con il volante di peluche e i dadi appesi allo specchietto, oppure nuovamente presa da qualche atto erotico d'irresistibile urgenza - ovunque tu sia, possa arrivarti questo mio lamento erotico.

lunedì, 19 febbraio 2007

Le decorazioni sulla carta igienica
Categoria:quotidianismi, scritto da stefano havana


igienica2Fatto sta che tra le tante cose che mi portano a riflettere, le decorazioni sulla carta igienica stanno al primo posto.

In generale, ogni volta che percepisco una differenza tra carta igienica e carta igienica, ogni volta che effettivamente mi accorgo che il rotolo di carta che sto utilizzando è diverso da un altro, semmai terminato il giorno prima, mi domando se per caso il mondo non stia andando – mi verrebbe da dire "a rotoli" – alla malora. O, se non il mondo, proprio noi, esseri umani, sottospecie di scimmioni particolarmente sviluppati e appassionati di macchine sportive e battutacce. Mi pare che molto più della scoperta del fuoco, dell'invenzione del Suv, dell'organizzazione della società politica, dello sviluppo della polis, dell'approfondimento della medicina, dell'evasione fiscale, molto più di tutte queste cose che – insieme ad altre – fanno dell'uomo la più intelligente delle creature del creato, ecco, siano le decorazioni sulla carta da culo la variante per cui l'essere umano si è reso in effetti differente dalla razza animale, dove per animale intendo dire i ghepardi, gli ornitorinchi, gli armadilli, le vespe. Non servono troppe parole: la sola ripetizione del concetto porta in sé le stimmate necessarie alla comprensione. Le decorazioni sulla carta igienica. Le decorazioni sulla carta igienica. Le decorazioni sulla carta igienica. Le decorazioni sulla carta igienica. Le decorazioni sulla carta igienica.

(non adoperare, in un caso come questo, il sempre benedetto strumento del copiaincolla per ripetere la frase "Le decorazioni sulla carta igienica", può aiutare ad avvicinarsi all'astrusità del concetto; come quando si ripete ad libitum il proprio nome, anche in questo caso scrivere a più non posso "Le decorazioni sulla carta igienica" è utile per allontanarsi completamente dal significato della frase, come sempre succede quando si decide di osservare qualcosa da vicinissimo. Invito tutti a farlo - e senza copia incolla - perché tra le tante possibilità dell'infinitamente stupido, secondo me "Le decorazioni sulla carta igienica" raggiunge il massimo grado di finezza)

igienica1Rendiamoci un momento conto di dove siamo arrivati. Come si può pretendere da una razza l'estirpazione (per esempio) della violenza dalle proprie abitudini, se questa stessa razza, in milioni di anni d'evoluzione, è arrivata a inventarsi le decorazioni sulla carta igienica? (e per "inventarsi" intendo dire: "fabbricare". Pensate un momento al concetto del fabbricare. Dietro un vocabolo simile si nascondono chilometri di nastro isolante, catene di montaggio, schiere di operai, direttori del personale, addetti al marketing, milioni di dollari investiti in pubblicità e sviluppo. Quando dico fabbricare, significa che per arrivare a un singolo interfoglio di carta da culo decorata come si deve sono servite svariate migliaia di neuroni e tonnellate di forza lavoro); stavo quindi dicendo che la razza umana, bla bla bla, evoluzione, ecc. ecc., milioni di anni - eccoci di nuovo al punto - cosa ci si potrà mai aspettare dagli uomini se a questi stessi piace (se questi stessi insistono per) pulirsi il culo con pezzi di carta decorati a fiorellini piuttosto che a quadrifoglini?

igienica3Andiamo nei supermercati e cerchiamo di acquistare della carta igienica più morbida rispetto ad un'altra: ci hanno fatto perfino le pubblicità, per anni, insistendo sui dieci piani di morbidezza. Vedo, in tutto questo, una catastrofe, non tanto ambientale, quanto intellettuale: chiunque abbia mai acquistato della carta igienica agli effluvi di CAMOMILLA è colpevole! Mi considero una persona discretamente viziata. Mi piacciono le comodità, mi piace mangiare bene e credo che la vita sia troppo breve per accettare un piatto di pasta scotta: però - come dicevo - in una ipotetica lista di cose per cui riflettere sulla condizione umana, le decorazioni sulla carta igienica stanno sicuramente al primo posto.

sabato, 17 febbraio 2007

Però
Categoria:le grandi domande, scritto da stefano havana


Considerato il nuovo focolaio di brigatisti rossi;
Considerato che anche a me fa un po' sorridere questo gusto retrò, vagamente cacofonico e antiestetico (gente che dorme su un divano in cascine e che va a sparare nei campi e che usa certi vocaboli morti e sepolti);

Però

Considerati gli obiettivi che questi brigatisti rossi volevano colpire, mi chiedo:

perché
li hanno
arrestati?

venerdì, 16 febbraio 2007

Volveran! (post a quattro mani)
Categoria:blog, scritto da andy capp e ste


volveranCaro noantri,
ti chiedo scusa se in questo periodo ti ho trascurato. Purtroppo il tempo a disposizione durante la giornata è sempre di meno e la sera non riesco più a tirare fino alle due di notte per scrivere post appassionati come un tempo. Ma è solo una fase, un momento. Di lavoro e di crescita professionale. E il merito è anche tuo. Non disperare dunque perché le idee, i progetti e anche le opportunità non mancano. In un certo senso stiamo [Ste ed io] lavorando anche per te.

Non posso dimenticare quanto sei stato importante alcuni giorni. Abbiamo condiviso gioia, giubilo e rabbia. Ho conosciuto persone interessanti, mi sono confrontato su temi diversi. Ho capito tante cose e ho anche cambiato opinione come mai mi era capitato in precedenza. Resisti noantri, perché presto torneremo al metodico aggiornamento, alle osservazioni pungenti di sempre.

E queste scuse sono anche per voi, pubblico intelligente, che ci segue sempre con grande partecipazione e affetto. A breve saremo di nuovo noantri, quello vero, che senza di voi non potrebbe esistere. Sulla colonna di sinistra qui sul template una volta c'era una vecchia descrizione con una battutaccia greve che rendeva bene l'idea del godimento che proviamo ogni volta che scriviamo un post e troviamo dei commenti. Lascio l'onore di ricordarla al mio compagno di blog. A presto.
[AndyCapp]

***

volveran1Vedete, io, è incredibile a dirsi questa cosa, non mi sento più - in queste settimane - Stefano Havana. Non so se capite che intendo. Lo capite? Stefano Havana era una persona diversa dallo Stefano che gira per le strade del mondo, che canta le canzoni in inglese inventato in macchina e che si vergogna di chiedere informazioni alla gente quando s'è perduto per la via. Stefano Havana era, generalmente, qui sul blog, su Noantri, una persona ben più antipatica di quell'altro. E non sentendomi più Stefano Havana, non riuscendo più a trovare quei bottoni che, spingendoli, mi facevano diventare così – dove così vuole dire tutta una serie di cose che ciascuno di voi può significare -, non riuscendoci più, fatico perfino a entrarci, in questo blog, e a leggere; figuriamoci a scrivere.

Se Stefano Havana è, come dire, da qualche altra parte, al momento irraggiungibile, io credo che la colpa sia del tempo, non meteorologico (o forse sì, considerato che sto vivendo a botte di Kestine e si sa l'antistaminico quanti disastri porti in termini di sonnolenza e dipendenza), sto parlando del tempo a disposizione per essere Stefano Havana e non quell'altro Stefano, quello che da quindici anni spilla lacrime, sempre, non c'è niente da fare, è più forte di me, anzi di lui, ogni volta che Rocky diventa campione del mondo in Rocky II: perché è quello che ci vuole per essere quell'altro Stefano, Stefano Havana: tempo. E' una cosa da schizzati, me ne sto rendendo conto scrivendone, però dopo attenta analisi (sono due giorni che sto pensando a queste righe) ho capito che il problema è questo, solo questo. Prima era automatico diventare, essere, Stefano Havana, oggi mi costa fatica. Mi viene in mente uno di quei film, avete presente?, c'è uno stereotipo cinematografico e narrativo in genere molto abusato in cui c'è un personaggio sfigato che a un certo punto scopre qualcosa di sensazionale. Che so, superpoteri, magia nera, fantasmi e allora per risollevarsi dalla propria posizione di eterno sfigato, che fa?, decide di rendere edotti della magnifica scoperta anche altre persone, magari quelle stesse che lo ritenevano sfigato e che, naturalmente, non credevano a una parola dei suoi strabilianti racconti. Lo stereotipo di cui parlavo è che, di solito, accade che la magia, davanti ad altri sconosciuti, non si ripeta per qualche motivo e lo sfigato - che NOI spettatori o lettori SAPPIAMO essere nel vero e nel giusto - resti sfigato agli occhi degli altri. Ecco come mi sento: non mi riesce più di diventare Stefano Havana, non mi riesce più la magia che mi portava ad esserlo, il meccanismo. E' come soffrire d'insonnia, però senza il letto sotto.

volveran2Ecco perché qui dentro non ci scrivo più come prima: da Stefano normale, non mi va, non mi viene facile. E per diventare Stefano Havana c'è bisogno di tempo e di tempo, abbiamo detto, qui non se ne vede più l'ombra. Il che mi va molto bene, anche se - in assoluto - preferisco fare niente al fare moltissimo: dell'ozio sento molta più necessità dell'iperattività. Però diciamo che questo è un ottimo momento per avere molto da fare. E adesso è meglio che dopo.

Questa è la storia: questo è il mio, nostro momento. Di natura preferisco non esserci che esserci così e così. Vale per tutto, dai massimi sistemi allo spaghetto aglio e olio: se una cosa deve essere, che sia come si deve. Perfetta, alla massima potenza. Perciò, comunque, non potendo esserci al top, s'è scelto di non esserci affatto. In onore dei vecchi tempi. In onore delle grandi adunanze che ci sono state qui dentro, dei litigi, delle baruffe, dei complimenti, delle meravigliose parole, degli insulti, delle botte, degli schiaffi, delle parolacce, delle bestemmie e di tutto il casino che abbiamo combinato.
Volveremos!
[Ste]

martedì, 13 febbraio 2007

Questo tempo e quell'altro
Categoria:quotidianismi, scritto da stefano havana


arrotino1A quanto ne so, nei blog spesso si parla dell'arrotino. Tutti sanno chi è o che cosa è l'arrotino, dunque non mi dilungherò. Quello che voglio dire sull'argomento, l'argomento arrotino, perché - lo avrete capito - c'è in effetti qualcosa che voglio dire, riguarda la natura e l'effettivo scopo dell'arrotino stesso, indipendentemente da qualsiasi pretesa d'originalità. La domanda è questa: come funziona l'arrotino? Nel senso: come si usufruisce dei servizi dell'arrotino? Ci servono?

E' di ieri mattina quest'urgenza. Sedevo sul cesso a leggere un racconto di Carver abbondantemente dopo aver fatto quello che dovevo fare (è una cosa che faccio e che so che tutti voi fate: restare lì seduti a leggere nonostante non sia più concretamente necessario farlo) e stando così a leggere ho sentito, fuori, nella strada, il consueto nastro registrato dell'arrotino. E' stato precisamente in quell'attimo che i miei occhi hanno perduto il fuoco sulla pagina del libro e il mio cervello ha cominciato a pensare a questa domanda: come funziona? Sono sicuro che la storica registrazione, di cui tutti conosciamo a memoria i passaggi, non reciti alcun indirizzo, nessun numero di telefono, alcuna indicazione. Perciò mi sono immaginato queste massaie (un termine veramente in disuso ma che dovrebbe essere ripreso dalla conversazione quotidiana: massaie) capitolare dai balconi e appendersi alle finestre come tanti passeggeri di una nave affacciati a poppa per salutare chicchessia sulla terraferma; ho pensato a queste donne di casa, che nel mio immaginario sono sempre grassocce, materne, figure alla Vittorio De Sica, alla De Filippo, a queste massaie tutte intente a sbracciarsi dalle finestre per invocare l'Arrotino.

arrotinoEbbene: così funziona? Mai ho visto nulla del genere, ma ammettiamo anche che così sia: poi, come si procede? L'arrotino sale nelle case come un Babbo Natale fuori stagione? Accarezza le testoline dei bambini e bacia quelli più piccoli nelle culle? Oppure bisogna vestirsi alla bell'e meglio in tutta fretta e precipitarsi giù dalle scale, scaldando il corrimano con i palmi, giù, velocissimi, fino al piano terra e poi di corsa oltre il cancello d'ingresso, oltre la via e infine davanti al cofano della macchina dell'Arrotino ad elemosinare pietà, ad invocare aiuto? È così? Chi può dirlo, se non l'arrotino stesso o chi ha, almeno una volta, usufruito di quei servigi? Onestamente mi pare una cosa demodé, troppo all'antica: questa schiera di massaie che si precipitano dabbasso. E' una scena che si porta dietro le stimmate di un racconto di Gadda o qualcosa di simile. Non c'è più tempo per cose del genere: oggigiorno le massaie stanno tutte davanti alla prova del cuoco o al riassunto quotidiano del grande fratello. Sto parlando di qualcosa di generazionale, sto pensando a qualcosa che s'è perso: chi ha più bisogno di farsi aggiustare un ombrello? Chi necessita sul serio di farsi affilare i coltelli di casa? La battuta viene facile, viene facilissimo dire che sono le famiglie modello quelle che abbisognano di coltelli puntuti, quella di Erba, per esempio, quella di Cogne, quella di Novi Ligure, quelle che sappiamo necessitare per gli scopi più disparati e mediatici di lame infallibili.

arrotino2Ma, a parte questo sfrontato dire, che altro si può aggiungere? Chi è che possiede coltelli da prosciutto? L'arrotino arrota coltelli da prosciutto, ma il prosciutto oggigiorno non si affetta più con i coltelli SHOGUN. Piuttosto si vende e si compra già a fette e, se no, ci si arrangia con altro. A parte il fatto che il prosciutto tagliato bene, ordinatamente, a me non piace. Personalmente i salumi li mangerei tutti a tocchi, a pezzettini, a quadratoni. Mi piace sentire la polpa concreta che cede sotto gli incisivi, altro che fette, nonostante qualcuno giustamente obietterà: e allora come le riempi le rosette, domanda a cui vorrei sollevarmi dal dare una risposta. Perciò mi chiedevo, ieri mattina, interrompendo per un momento la lettura di questo racconto di Carver - un buon racconto, con tutto un background interessantissimo di campagna aperta e rimandi alla guerra, che parlava di un tizio con qualche difficoltà ad amministrare il proprio terreno di 24 ettari: è sempre bravo, bravissimo Carver a spalmare una vicenda umana molto piccola su quella più grande, immensa, del tempo che sta vivendo quell'uomo stesso - ecco, seduto sulla tazza del cesso, non posso nasconderlo, è quello che stavo facendo, mi chiedevo dell'arrotino e più precisamente a cosa cazzo serva l'arrotino, a parte far risaltare le ovvie differenze tra questo tempo e quell'altro e a distrarre un lettore defecante della lettura di un racconto di Carver.

lunedì, 12 febbraio 2007

Democrazia partecipata e illusione
Categoria:politica, scritto da andy capp


No globalDopo quella della scorsa settimana sui Pacs, pardon Dico, sabato prossimo andrà in scena l'ennesima pantomima di Casa Unione. A Vicenza sfileranno partiti, movimenti e cittadini contrari all'ampliamento della base americana. Decisione rispettabile da molti punti di vista. Quello che risulta inaccettabile è la solita, e a questo punto insopportabile, altalena di decisioni e prese di posizione a cui il Governo ci ha abituato da quando è in carica.

Non c'era bisogno di più di 100 pagine di programma. Bastavano pochi punti, salienti, su cui si doveva intervenire con misure drastiche e in grado di dare una sterzata al Paese. Prendiamo il capitolo della politica estera: si era deciso di venir fuori dal pantano Iraq, non era il caso di decidere anche cosa fare a Kabul? La questione relativa alla base di Vicenza non può diventare un fattore su cui il Governo rischia addirittura di cadere.

Evasione fiscale e politica economica: tasse, tasse, tasse. Il ritornello riecheggia nelle menti degli italiani come un incubo da cui è impossibile svegliarsi. Come dargli torto? Nel nome di una rigidità contro chi da anni evade alla luce del sole (l'ultimo caso ieri a Roma di un impiegato con la barca da 12 milioni di euro), sono state messe le mani nelle tasche della gente con la busta paga. Che le tasse le paga da sempre. In questa maniera il diffuso malcontento difficilmente cesserà di rovinare le giornate degli italiani.

Coppie di fatto: c'era scritto qualcosa oppure no nel programma? C'era la firma di tutti i partiti che hanno aderito? E allora, basta! Punto! Stop! Non si possono perdere settimane intere su una questione che doveva dal principio avere una soluzione. Ora che qualcosa si inizia a vedere, speriamo di poter voltare pagina. Diritti per chi non ne ha, meno chiacchiere per tutti gli altri.

Cose da fare: università, scuola, precariato, riforma elettorale. I problemi non mancano. Il paese ha bisogno di cambiamenti veri. Chi ha votato il centrosinistra ha la necessità di vedere che questa è la direzione. Altrimenti non veniteci più a raccontare di democrazia partecipata, società civile e coscienza politica. Ne abbiamo le palle piene.

venerdì, 09 febbraio 2007

Mi chiamavo Ermanno Licursi (perché domani il calcio torna)
Categoria:dissenso, scritto da noantri


(scritto e diffuso dagli amici della "comunità dissidente" hsl. Giornalisti e scrittori che hanno scelto di mantenere la forma anonima per prendersi la libertà di far circolare idee e pensieri che altrimenti non potrebbero vedere la luce sui giornali. Ringrazio chi devo ringraziare per la segnalazione)

Salve, salve a tutti. Scusate se non so esprimermi troppo bene, scusate se vi sembrerò goffo. Mi chiamo, anzi mi chiamavo, Ermanno Licursi: dico mi chiamavo, perché sono morto. Sono morto per una partita di calcio, sapete. Facevo il dirigente di una squadretta di terza categoria dilettanti, la Sammartinese, con sede a San Martino di Finita (Cosenza). Per favore, abbiate rispetto verso un morto e non datemi ad intendere che sapete dov'è, San Martino di Finita. Vi vedo smanettare su Google Earth, San Martino di Finita, Italy. Così come, di sicuro, ignorate dove sia Luzzi. A Luzzi ci ero andato ad accompagnare la Sammartinese che giocava con la Cancellese. Terza Categoria, girone D calabrese. Sono morto a botte. Al termine della partita. Dicono per un calcio al collo tiratomi da qualcuno della Cancellese, ma che ne so io, non è compito mio stabilire come sono morto. Ci penseranno le autorità, a quello. Io so soltanto che avevo 41 anni, un lavoro, una famiglia, e che per passione seguivo 'sta squadretta di paese. Per questo sono morto. Per questo i miei figli non hanno più un padre. Per questo mia moglie non ha più un marito. Sono qui a scrivervi questa cosa perché, devo dirvelo, sono incazzato nero.

Non solo perché mi è toccato morire a 41 anni in questo modo idiota, per di più mentre cercavo di mettere pace in mezzo a una rissa scoppiata per una partita di calcio del girone D di terza categoria. No, non solo per questo. Sono incazzato nero anche perché mi sembra d'essere a me, di terza categoria, girone quel che volete. Del girone dei Nessuno, sono. Del girone dei Noncontiuncazzo. Sono sempre stato una persona tranquilla, non ho mai fatto del male a nessuno; e allora mi sarà permesso, almeno da morto, d'incazzarmi come una jena e di scriverlo. Il fatto è che, pochi giorni dopo il mio assassinio, è accaduto un altro gravissimo fatto. A Catania. Durante il "derby" fra Catania e Palermo, in serie A, anticipato al venerdì perché in quella città doveva cominciare la festa della santa patrona, Sant'Agata (nome che, in greco, vuol dire "buona"). Intendiamoci, di rivalità di paese me ne intendo; mi è toccato morire in questo modo cretino perché dalle mie parti sono tutti "derby", di quelle ferocissime sfide di paese che non vi immaginate neppure. Calcio sano dilettantistico? Sano sport di provincia? Ma lasciatevi dire, signore e signori, che davvero non ci capite niente, voi là sotto. Qui, di sano, non c'è più niente. Ve ne potrei dire, di cose. Vi potrei dire che, oramai, per un rigore non dato, per un'espulsione di un giocatore, persino per un angolo o una punizione, si rischia la guerra tra le 57 persone che sono a vedere la partita e i 22 che sono in campo con le magliette sponsorizzate dalla Prosciutti Caruso o dalla Lux Elettrodomestici di San Pantaleo Su Pe' Monti. Ma vi dicevo di Catania.

Ecco, prima della partita di Catania mi sono riservato un piccolo momento di orgoglio, spero che mi capirete. Un minuto di raccoglimento tutto per me. In serie A. Io, Ermanno Licursi, di cui nessuno aveva mai sentito parlare, di cui nessuno avrebbe ragionevolmente, e seguendo il corso naturale delle cose, sentito parlare se non mi avessero massacrato a calci e pugni allo stadio di Luzzi. Ora, d'accordo che durante questo minuto di raccoglimento si sentivano urla del tipo "Palermo Palermo vaffanculo", oppure "Palermitani bastardi, dovete morire", segno - giustappunto - del più civile e sentito raccoglimento per la mia morte; ma mica potevo pretendere più di tanto. Mi stavo dunque disponendo a seguire la partita in collegamento su Sky (qui ci siamo direttamente nello sky e il decoder è gratuito), quando mi sono accorto che fuori dallo stadio stava accadendo il finimondo. Una Cancellese-Sammartinese moltiplicata cento, mille volte. Scontri armati. Ma che dico, scontri armati, la guerra! Alla fine chi la guardava più la partita. Dopo un po', quassù, è arrivata un'altra persona. Poco più giovane di me, un ragazzo di trentott'anni. Un ispettore di polizia, stavolta. Tale Raciti. Ma porca della miseria cane e ladra, un'altra partita di pallone e un altro morto. I nostri sguardi si sono incrociati per un attimo, ma l'ho lasciato stare. Si vede, poveretto, che gli giravano le scatole, e non poco. Come non capirlo. Aveste dovuto vedere me i primi momenti dopo che ero arrivato quassù. Non mi si stava intorno. Ma nei prossimi giorni, spero di poter parlare due secondi con lui; sì, lo spero proprio, ci tengo. Non è mica colpa di quel povero ragazzo, anzi. Ci mancherebbe solo questo. Quando si sarà un po' ripreso, quando si sarà fatto - volente o nolente - una ragione d'esser morto, e morto in questo modo, avrò sicuramente la voglia di abbracciarlo, magari ce ne andiamo a bere un caffè insieme (non Lavazza perché non la sopporto più quella pubblicità imbecille ambientata da queste parti).

Sono incazzato con quegli altri, quelli che sono rimasti laggiù. Con i politicanti, con i giornalisti, con quella razzumaglia d'ogni risma. Per me, Ermanno Licursi, dirigente di una squadretta di serie zeta ammazzato negli spogliatoi al termine d'una partita, non si sospende nessun campionato. Nessuna legge speciale. Nessun articolo del grande giornalista; solo qualche servizio relegato per pochi giorni nei tg, solo articoli che dopo due o tre giorni son diventati trafiletti di poche righe. Ma questo sarebbe ancora niente. Questo lo potrei anche capire, non sono un presuntuoso e so stare al mio posto. Per me, no, nessun funerale in diretta televisiva. Nessun arcivescovo che si è scomodato per dirmi il funerale. E, soprattutto, nessun bel discorso su come "salvare il calcio", nessuna ricetta magica, nessun modello inglese, nessuna sfilata di siti internet di mezzo mondo con la notizia in prima pagina. Niente di niente. Nessuna sottoscrizione del TG5. Nessuna borsa di studio per i miei figli.

Tie', Locurso, Licursi o come cazzo ti chiami, beccati 'sto minuto di raccoglimento e taci, e ringrazia pure. Come si dice? De sciò mas go on. Se quei disgraziati non avessero spedito quassù anche quel poveraccio di poliziotto, a quest'ora altro che campionati sospesi. A quest'ora, gran commenti sull'Inter schiacciasassi, su Ronaldo, su chissà cosa. Altro che partite a porte chiuse, altro che stadi a norma, altro che tornelli, altro che scritte sui muri di Livorno, di Piacenza o di San Diosagrato de' Volsci. Nulla. Nada. Nix. Ora, certo, forse sto esagerando. Anzi, no. Del resto, è l'ultima occasione che mi resta per dire qualcosina; altre non me ne saranno date; e lasciatemi sfogare. Di tutte ne ho sentite in questi giorni. C'era di mezzo un poliziotto, e allora giù a ritirare fuori quell'altro poveraccio, come si chiamava, Giuliani, le scritte sui muri, gli strepiti, e io che di Giuliani al massimo conoscevo l'amaro medicinale. Ma che cavolo c'entra? O forse c'entra, e sono io che non capisco niente. Ma, del resto, sono solo un Ermanno Licursi qualsiasi, dirigente della Sammartinese. Il mio nome, fra due giorni, non dirà più niente. Come, purtroppo, non dirà più niente quello di Raciti. Come non dicono assolutamente più niente quelli di Paparelli, di Spagnolo, di Fonghessi, di Furlan, di Filippini, di De Falchi. Come non dicono più niente quelli di trentanove persone morte calpestate in uno stadio belga. O quelli di quattro ragazzi morti carbonizzati in un vagone ferroviario, la stessa fine che rischiò di fare un ragazzino di quattordici anni a Firenze, tale Ivan Dall'Olio. E questi qui parlano di "tolleranza zero". La tolleranza zero, mi permetto di dire e poi torno nel mio nulla eterno, dovrebbe essere verso di loro. Verso il potere. Ma tanto mica c'è niente da fare; de sciò mas go on, e ci goerà on, cavolo se ci goerà on. Con qualche abbaiata del potente di turno, con qualche legge, con qualche repressione che colpirà da ogni parte tranne dove dovrebbe realmente colpire. E così vi saluto. Ero un uomo tranquillo. Tornerò, non abbiate timore, ad essere tranquillissimo. Per sempre.

giovedì, 08 febbraio 2007

E' necessario che l'imbecille in macchina voti a destra?*
Categoria:politica, scritto da stefano havana


suvMi rendo conto che non faccio mai tanto razzismo politico come quando sono in macchina. Per me, e non ci stanno santi, l'uomo in suv che mi prova a superare insistentemente a destra vota Berlusconi.

Il germe dell'idea, quest'idea che non soltanto il guidatore sia destrorso, ma proprio filoberlusconiano lui e tutta la famiglia, trova conferma nel momento in cui stabilisco un contatto visivo col soggetto. E' allora che l'evidente micropenico prova a passarmi per l'ennesima volta dalla parte sbagliata ed è allora che io lo guardo, guardo il berlusconino sul suv, e noto i suoi capelli, i suoi vestiti, il particolare dell'auricolare bluetooth infilato su per l'orecchio, il pizzo curatissimo, quell'aria strafottente di chi si sente la propria macchina - un'aria che hanno tutti quelli che sono stati scelti dai loro oggetti e dai loro mestieri, invece che il contrario - tutto questo noto nell'istante in cui ci guardiamo attraverso gli abitacoli e quello che succede subito dopo è un'epifania di comprensione: entrambi veniamo a sapere senza l'ombra del dubbio che apparteniamo a sfere del sociale e della politica diametralmente opposte.

suv1Questo ci dà il 'la' per il passaggio successivo, quando abbassiamo i finestrini: qui si trovano nuove conferme, con il tizio in suv che pretende di aver ragione ad ogni costo e non gli basta l'evidenza dei fatti, non gli basta trovarsi, concretamente, fisicamente - tutti lo potrebbero vedere - alla destra della mia macchina, in un controviale che a malapena ne contiene una nel senso della larghezza; non gli basta che i nostri specchietti stiano frizionandosi da decine di metri, non gli basta la flagranza di reato assoluta ed evidente, non gli basta nemmeno il fatto di essere umanamente più sgradevole, secondo requisiti massimi e assoluti, non gli basta niente di tutto questo. Il tizio in Suv urla, sbraita e - se c'è tempo - ti insulta pure, sebbene raggiunga la vetta del proprio essere quello che è, quando arriva a mollare la presa sul volante e - meraviglia delle meraviglie - ti APPLAUDE.

È lì che ogni conferma mi viene servita su un piatto d'argento, è lì che capisco oltre ogni legittimo tentennamento che l'uomo sul suv vota non soltanto a destra, ma proprio Berlusconi, perché è questa auto-legittimazione della vittoria, questa masturbazione da ultima parola che mi pare propria di quella gente lì, quelli che votano non soltanto a destra ma proprio Berlusconi. E' questo decidere in solitudine anche per gli altri che li definisce meglio di un ritratto iperrealista con l'aggravante che, in tutto questo, Silvio B. non c'entra mica niente.

* vengo da una giornata particolarmente complicata nel traffico, chiedo comprensione.

mercoledì, 07 febbraio 2007

Trasparenza dell'opacità
Categoria:sport, scritto da stefano havana


"Il bello del calcio italiano è che non ha nulla di misterioso e occulto. E' tutto lì alla luce del sole. Chiunque può guardare dentro il giocattolo e sfiorarne i meccanismi. Quella gigantesca giostra del contraffatto è del tutto trasparente. La trasparenza della sua opacità è, anzi, la sua forza. Obbliga chiunque incroci gli affari del calcio, chiunque debba occuparsene per ufficio (o per una maledizione) a farsene complice, corresponsabile, protettore. A meno di non voler rompere il giocattolo che crea un appetitoso consenso per molti (politica, impresa, amministrazione, media), bisogna ipocritamente far finta di non vedere quel che il calcio italiano è, vuole essere, sa essere: un mondo a parte. Con una propria medicina, che prevede il doping. Un proprio diritto societario, che accetta per statuto il falso in bilancio e fantasiosi trucchi contabili. Una propria Borsa con azioni truffa. Una propria giustizia che mai prevede colpe e responsabilità degli attori, ma soltanto impunità per gli addetti: dai presidenti agli arbitri".

Qualsiasi cosa si avesse da dire sul momento vissuto dal calcio, in questo momento, è stata già detta da Giuseppe D'Avanzo su "la Repubblica" di oggi.

mercoledì, 07 febbraio 2007

«Credimi, io me ne intendo: nella vita è tutta questione di surround»
Categoria:cinema, scritto da stefano havana


Ieri pomeriggio mi sono fermato un attimo. Mi sono fermato perché sono stanco, stressato: la notte faccio sogni che hanno a che fare con quello di cui mi sto occupando durante le ore di luce e non è bello. Non è bello per un fobico della notte come me, per un insonne come me: svegliarsi avendo fatto certi sogni e compagnia bella. Mi sono messo sulla poltrona nera Ikea della mia stanza e ho guardato un dvd. Film leggero, volutamente: "In her shoes" con Cameron Diaz. E' una commedia del disimpegno firmata dal buon Curtis Hanson. (quello che scrisse e diresse "L.A. Confindential" e l'attualità cinematografica ha dimostrato, con "Black Dhalia", quanto sia difficile, se non impossibile, realizzare un buon film da un libro di James Ellroy. Tra l'altro Hanson diresse anche un thriller culto di una decina d'anni fa, "La mano sulla culla": una pellicola dai risvolti abbastanza scontati, ma che - ricordo - ebbe il potere di terrorizzarmi come poche quando la guardai lustri orsono)

shoes3Comunque non vorrei parlare di "In her shoes", perché non ho proprio nelle dita le parole e il tenore per parlare di film, e anche perché io del critico non ho nulla, tantomeno quel cipiglio un po' incazzato tipico della categoria. Se parlo di un film significa che almeno un motivo, uno soltanto, mi ha spinto a cambiare posizione sulla poltrona, quella Ikea, nera, eccetera eccetera: e il motivo per cui ho deciso di scrivere di QUESTO film, "In her shoes", appunto - con una Cameron Diaz al solito bruttissima in volto ma bonadamorì per quanto riguarda figa-culo-tette e poi con una, secondo me, strepitosa e pure affascinante Toni Collette - il motivo per cui ho deciso di scriverne, dicevo, va ascritto a una frase recitata a tre quarti della pellicola dall'attore Norman Loyd, un vecchietto pelato di quelli che ricordano una tartaruga.

C'è tutta una scena molto bella in cui ci sono questi anziani in una specie di casa di riposo in Florida e c'è anche Cameron Diaz che per vari motivi sta cercando di rifarsi una vita lì, insieme alla nonna ritrovata e ad altre arzille vecchiette; insomma si parla del più e del meno, ma soprattutto del rapporto di Cameron Diaz con la nonna. E tutti la criticano, la nonna, le dicono che senza tv via cavo in casa giammai potrà stabilire un contatto con la nipote, abituata a french manicure e tecnologie gggiovani d'ogni tipo. Lei, la vecchia, sorride, fa spallucce, è una donna molto elegante e dal passato turbolento e ho dimenticato di dire che è interpretata da Shirley Mclaine; allora gli altri insorgono, dicono che no, davvero, è il caso che anche lei scenda al livello della ragazza, e così via, dicono tutti in questa maniera, finché la parola non passa all'attore Normal Loyd il quale prima deposita qualcosa su un tavolo, tipo un bicchiere da cocktail, e poi dice: "Credimi, io me ne intendo: nella vita è tutta questione di surround". E poi, tac, la scena finisce, si passa a un'altra cosa. La frase resta così, per sempre, nel limbo delle cose dette e mai più approfondite.

shoes1E' stato a questo punto che ho cambiato posizione sulla mia poltrona Ikea: perché ho immediatamente percepito questa frase come depositaria di una grande verità, anche se non ho ancora ben capito in che modo o in che direzione.

Il fatto che nella vita sia tutta questione di surround, ecco, è vero: sono d'accordo. Stando al film non ho neanche capito se la battuta si riferisse proprio al surround, alla tecnica di diffusione del suono, in fondo è di tecnologie che stavano parlando gli attori, oppure se fosse - in effetti - una metafora e quindi significare tutta una serie di cose. Però, se ci si pensa, è impossibile togliere importanza al surround; a quello che succede mentre altro succede, anche di più importante. Capita spesso che, mentre il canale centrale pompa a mille, tutto intorno accadano cose destinate a deviare la nostra direzione implacabilmente. Tornando al film: "In her shoes" si risolve come si risolvono i film del genere, sta di fatto che non m'è dispiaciuto e mi pare che sia il primo film con Cameron Diaz che trovo accettabile, "Vanilla Sky" a parte. Sarà che la mano che lo dirige è una mano sufficientemente sapiente, sarà che è un film non pretenzioso a tal punto. Tutto sommato è un film che ti puoi permettere di seguire con un orecchio anche rivolto ad altro: il surround, appunto. Nella vita è tutta una questione di surround: la vecchia storiella del leggere le etichette dietro i bagnoschiuma quando stai seduto sul cesso, così ti viene meglio cagare.

Quello che l'attore Normal Loyd voleva dire, con la sua frase sul surround, adesso m'è chiara e in effetti - se uno guarda il film - si può dire che avesse ragione. La soluzione stava nello stabilire con la nipote un rapporto onesto in cui il rapporto stesso passasse in secondo piano: serviva qualcosa che le distraesse, Cameron Diaz e la nonna, per esempio la tv via cavo, oppure il surround, quei canali di diffusione di cui ti scordi per tutto il film tranne quando a uno degli attori cade una penna e allora la senti rimbalzare sul pavimento alla tua sinistra, dietro la spalla. Allora ti ricordi. Ci aveva visto giusto Normal Loyd a parlare di surround alla vecchia Shirley Mclaine: alla fine è proprio così, grazie al surround che le due riescono a montarsi intorno, che tutto va a finire come deve finire. Ho pensato che se andasse sempre così nelle storie tra persone, se gli uomini e le donne fossero tanto bravi da pensarci su e, ogni tanto, si facessero distrarre da altro, senza per questo perdere la strada maestra e continuando a rispettarsi, ecco, le cose funzionerebbero meglio. O comunque diversamente. Chissà se sarebbe poi un bene. Ne "In her shoes" è sicuramente un bene.

martedì, 06 febbraio 2007

A lei piace molto la Schweppes (riconsiderare YouTube)
Categoria:segnalazioni, scritto da stefano havana


A proposito di utilizzazione volgare di Internet, vi invito all'ascolto di "Gocce di memoria" di Giorgia, qui reinterpretata da una dolcissima artista d'avanguardia che più che il cuore ci mette i polmoni in maniera sensazionale. Da sentire a volume sostenuto, per piacere. (da abbassare, invece, le proprie pretese intellettuali del 98% almeno)