lunedì, 30 aprile 2007

Vecchi e pompelmi
Categoria:quotidianismi, scritto da stefano havana


Pensavo ai vecchi. Non ho mai scritto dei vecchi: non che si debba scrivere di qualsiasi cosa, ma vecchi è qualcosa che siamo destinati a diventare tutti, a parte quelli che moriranno prima, ed è per questo che mi sono ritrovato a pensare ai vecchi, all'essere vecchi.

VecchiA questo punto vorrei dire una cosa: leggo sempre un sacco di articoli di scrittori importanti che raccontano di qualcosa che è venuta loro in mente. Ieri, per esempio, stavo leggendo di quando Giulio Mozzi scoprì d'essere stato inserito nella cinquina dei finalisti allo Strega (Mozzi è un bravo scrittore e io ci ho anche parlato al telefono: è stato allora che ho scoperto che l'accento padovano è veramente simile a quello serbocroato); in quest'articolo di Mozzi ci stava scritto che lui aveva saputo del fatto d'essere stato inserito nella cinquina del Premio quando stava con alcuni amici su una terrazza a parlare di certe cose e a bere dei mezzi bicchieri di pompelmo. Partendo da questo contesto spazio temporale, Mozzi, come tutti i bravi scrittori, e Mozzi è un bravo scrittore, anche se all'inizio pensavo di no, Mozzi, partendo dallo spunto del Premio Strega, cominciava a parlare anche di altre cose, sempre però facendo molto presente che lui, d'essere stato inserito nella cinquina dei finalisti del Premio Strega col libro "La felicità terrena", l'aveva saputo (o capito) su quella terrazza, m'immagino elegante, in compagnia di gente che mi sogno, bevendo mezzi bicchieri di pompelmo e, secondo me, pure a gambe accavallate.

VecchiChe c'entra questo coi vecchi? C'entra, perché io - a differenza di Giulio Mozzi e di un sacco di altri bravissimi scrittori - mi accorgo che le cose che mi vengono in mente mi vengono in mente più che altro seduto sulla tazza del cesso oppure in macchina. Stop, non se ne esce. Sarà che non ho tutte queste terrazze eleganti, intorno a me, e non ho la minima idea di cosa possano essere dei mezzi bicchieri di pompelmo, (però mi sa che si scopa tantissimo ad andare in giro a dire di bere dei mezzi, mezzi poi!, bicchieri di pompelmo e con questo non voglio assolutamente dire che Giulio Mozzi scopi tantissimo, cioè può anche darsi, io glielo auguro, perché tra tanta gente che scopa a vanvera almeno Mozzi, se scopa così grazie ai mezzi bicchieri di pompelmo, se lo merita, perché è un bravo scrittore ed essere scrittori bravi oggi è una roba che deve costare un mucchio di fatica, ma io comunque non voglio dire nulla di cui non abbia certezza, volevo solo far notare questa cosa dei mezzi bicchieri di pompelmo, perché mi faceva molto ridere) sarà, dicevo, che le terrazze eleganti mi fanno difetto, ma se io dovessi scrivere un articolo brillante facente riferimento a qualcosa che m'è successa, sono quasi sicuro che c'entrerebbe il gabinetto. Infatti questa cosa dei vecchi m'è venuta in mente mentre stavo cacando.

M'aiutavo con un depliant turistico sul Portogallo e su questo depliant c'erano delle offerte speciali per le più svariate categorie di persone. I giovani, le coppie, i bambini naturalmente e i vecchi. Niente di male se i vecchi possono pagare di meno i loro viaggi, a me piace talmente tanto guardare quelle coppie di vecchini in giro: ogni volta mi metto lì a sperare di invecchiare così, mi domando se riuscirò mai a conciliare le rughe e l'osteoporosi con l'indefessa voglia di uscire di casa, baciare la mia signora, guidare la macchina. Il problema, in effetti, non stava, appunto, nei vecchi, bensì nel catalogo, perché sopra a questa bella foto di due vecchi sorridenti con le dentiere in bella vista, davanti a una specie di scogliera romantica, c'era scritto "GIOVANI dai 60 anni in su" e a me questa cosa non m'ha fatto più cacare, se proprio la volete sapere tutta.

PortogalloSi dovrebbe avere il coraggio di trattare le cose come sono (è il motivo per cui sto ripetutamente scrivendo la parola "cacare") e i vecchi non sono affatto "Giovani dai 60 anni in su"; i "Giovani dai 60 anni in su", a occhio e croce, non sono più giovani da circa 30 anni e non credo vorrebbero essere coglionati a tal punto: si sono fatti un culo quadro per diventare vecchi, perciò che senso dovrebbe avere chiamarli "Giovani dai 60 anni in su"? Detesto le cose così: fossi stato vecchio io, avrei telefonato a quelli del catalogo per protestare o che. Una cosa del genere. Si sa che gli ultra-sessantenni non sono giovani, né vogliono esserlo: hanno le vene blu in testa, i capezzoli cadenti, i peli dei polpacci e dell'interno coscia tutti consumati dall'attrito dei pantaloni, le unghie gialle e gonfie e hanno visto almeno quattro scudetti dell'Inter. Sono vecchi in tutto e per tutto, non contano più niente a meno che non vogliano fare i poliziotti di quartiere o i dog sitter e chi è che dà retta a un vecchio oggigiorno? I telegiornali, d'estate, dicono che i vecchi si dovrebbero mettere nei supermercati nel reparto surgelati per battere il caldo e, invece, sui cataloghi turistici li inseriscono tra le offerte speciali, però con la dicitura "Giovani dai 60 anni in su". È o non è una presa per il culo bella e buona?

AgrumiTutta quella fatica fatta dietro alle cose, tutto quel crescere, tutto quel fare figli, tutto quel fare la guerra, tutto quel sopravvivere, tutto quel vedere morti i genitori, gli amici, tutto quel ritrovarsi ai funerali, tutte quelle preoccupazioni per cuori traballanti, tutti quei clacson ai semafori, tutto quel confondere i telecomandi sul tavolo, tutto quel pettinarsi all'indietro i capelli, tutto quel criticare le mode dei giovani, tutto quel dormire su un fianco, tutto quel massaggiarsi la schiena, tutto quel dimenticarsi nomi e cognomi, tutto quell'andare in pensione, tutto quell'essere nonni, tutto questo fare briciole dappertutto per ritrovarsi tra i "Giovani dai 60 anni in su" da vecchi in un catalogo turistico del Portogallo. Senza nemmeno la dignità di una terrazza elegante o di un mezzo bicchiere di pompelmo a fare da sottofondo: ma questa è colpa mia che queste cose le penso sempre e solamente seduto sul cesso, magari ai vecchi non gliene frega niente e a loro, anzi, va benissimo scroccare vacanze a metà prezzo con tutte quelle hostess carine che li prendono a pizzichi abusando della parola "giovanotti".

sabato, 28 aprile 2007

La ballata dell'amore cieco
Categoria:attualità, scritto da stefano havana


cappuccetto1C'è cappuccetto rosso, anzi ce ne sono tanti e i lupi sono almeno sei, forse innocenti, forse non hanno fatto niente, e tutti quei cappuccetti rossi si sono spaventati per un nonnulla, magari un rumore o un ramo spezzato, hanno scambiato agnelli per lupi, ché nel bosco si sa come vanno le cose, perciò si sono spaventati i cappuccetti rossi, si vede che quel rumore di ramo spezzato gli è entrato nelle teste, nei cervelli, in quei pensieri imbizzarriti dei bambini che cominciano le frasi e non le concludono e cercano l'anima dei giocattoli a forza di martello, come scrive Erri De Luca ne "Il contrario di uno", ma quei bambini, quei cappuccetti rossi che vanno per il bosco pauroso, non ne sanno niente di Erri De Luca e il migliore di loro dovrà forse aspettare venti o trent'anni per prendere in mano un buon libro, eppure qualcosa è successo, laggiù, in quel bosco, mentre cercavano a tentoni la casa della nonna, qualcosa deve averli terrorizzati a morte, perché sennò tante cose non si spiegano, i comportamenti, gli irrigidimenti, i residui organici, le escoriazioni, i disegni, i ricordi, a meno che a parlar di bosco - come sempre - non si perda di vista la soluzione più terribile, quella che, alla fine di storie come questa, si rivela essere quella definitiva, vale a dire che questi cappuccetti rossi con le gambine grassocce, questi cappuccetti rossi che noi vediamo in televisione, segati a metà dalla censura mediatica, li vediamo tutti dalle ginocchia in giù, ne scorgiamo l'immensa fragilità dai grembiulini azzurri e bianchi, dalle scarpine con le lucette sui talloni, a meno che questi piccoli angeli non si siano inventati tutto, forse depistati, cappuccetto2ammaliati, convinti dai discorsi dei grandi, degli stessi genitori, chi lo sa, io non avrei difficoltà a crederlo, oggigiorno si vede e si sente di tutto, una che muore infilzata in un occhio da un colpo di ombrello, cose così, perciò chi inorridirebbe di più, visto il livello a cui siamo arrivati, se questi bambini, violentati, costretti a bere sangue, toccati, ingannati, raggirati, per sempre rovinati, chi si sorprenderebbe più di tanto se questi bambini avessero raccontato delle frottole?, magari tutti quanti insieme, convinti dalle carezze o dai pugni dei genitori medesimi, oggi anche loro apparenti carnefici, ma ieri chissà, ieri quando a fronte delle prime denunce, dei primi allarmi, delle prime avvisaglie, nulla fecero, salvo riunirsi in vacue associazioni perché se ne potesse parlare al ristorante, parlare davanti a una carbonara delle presunte violenze perpetrate ai danni dei rispettivi cuccioli, no io non ci voglio credere, nemmeno il peggiore dei lupi, figuriamoci queste mezze calzette da boschi di periferia, eppure tutto torna, tutto tornerebbe, condizionale, ché qui mai nulla è sicuro fino a prova contraria, Erika ed Omar, la strage di Erba, il piccolo Tommaso, tutti bravi davanti alle telecamere a giurare innocenza salvo poi eccetera eccetera, e allora che ne sai che questi dolci bambini non siano stati presi e convinti a dire così?, tutti che fanno le indagini nelle case degli altri, dei maestri, i bidelli, i cappuccettobenzinai cingalesi, dagli all'extracomunitario e invece?, c'è pure quello che si chiama Gianfranco invece di Giovanni, ecco, i cappuccetti rossi potrebbero essersi sbagliati, la loro memoria è quella che è, sono bambini, e tra i due nomi c'è assonanza, magari, forse, chissà, mentre qualcuno li istruiva su cosa dire ai grandi, potrebbero essersi distratti un attimo, i piccolini, ed ecco la prima falla del racconto, insieme a quella gigantesca, infinita, che ci coinvolge tutti, tutti noi, lettori appassionati della fiaba, a cui non viene più ricordato, e sono passati solo pochi giorni, che chiunque sia il lupo, qualcosa a questi cappuccetti rossi è stato pur fatto - narcotizzante nei capelli, manifestazioni di rabbia nei confronti della figura materna, irrigidimento davanti al pediatra quando, tutti nudi, venivano toccati dove già qualcuno prima aveva passato le dita - non c'è più una riga scritta per loro, per questi piccoli cappuccetti rossi violentati, messi al centro di una stanza a giocare con pupazzi e maschere, tutto può essere in questa fiaba moderna dell'orrore ostinato in cui può darsi che, alla fine, la cosa più terrificante del bosco pauroso è proprio la nonna.

venerdì, 27 aprile 2007

Ballerina blues
Categoria:scritto da stefano havana, noi e le donne


Fatemi parlare delle ballerine. Uno come me deve, per forza di cose, parlare delle ballerine. Fissato con le scarpe femminili come sono, mi risulta ostico, impossibile, ruvido e avvelenante accettare l'esistenza, la ribalta, la diffusione di questi orripilanti oggetti.

Ballerine FendiDevono capire le donne che le ballerine non sono per tutte: assai più dei tacchi, le ballerine possono permettersele solo certi tipi di ragazze e devo dire che il 98% delle ragazze che vedo in giro con le ballerine ai piedi non può permettersele. Mi sembra di ammattire: il mio posto preferito per il passeggio primaverile/estivo a Roma è Trastevere. Trastevere, in un anno, si è trasformato nell'impero delle ballerine e di ragazze che non possono permettersele.

A Piazza Santa Maria in Trastevere costoro camminano pretendendo disinvoltura e spicca chi sarebbe financo carina, graziosa, guardabile, se solo non indossasse ballerine. Le ballerine rendono le donne all'improvviso tozze, impresentabili, goffe, barcollanti anche più di un tacco 9 ed è per questo che le ballerine, proprio come i tacchi alti, se le possono permettere solo ragazze di un certo livello: dicono che a Trastevere sia impossibile deambulare con le scarpe alte per colpa dei sampietrini. I sampietrini, da che mondo è mondo, sono l'incubo di motorini e ragazze col tacco alto: il mio maschilismo (sono maschio, dunque maschilista) imporrebbe immantinente una legge (democratica) che conducesse tutte le donne all'obbligo morale, deontologico e sociale di indossare scarpe alte. A meno che non mettano su un Paese delle Donne dove vivano solo e solamente donne e dove l'ingresso sia inviso agli uomini: occhio non vede eccetera eccetera. Però in luogo pubblico, io maschio dico, esigo, impongo che le donne indossino scarpe alte per pubblica decenza e per rispetto di loro stesse e del loro fondoschiena.

(va bene, morirò, per contrappasso, trafitto a morte da una stilettata di una decolletè)

BallerineDonne, tacco alto, Trastevere, sampietrini, ballerine. Tiriamo i lacci del discorso: il mio maschilismo imporrebbe, dicevo, condizionale, perché non si discute che a Trastevere sia davvero sconsigliato andare coi tacchi alti. Guardarvi ciondolare astutamente, donne care, con dei meravigliosi sandali Sergio Rossi, per Trastevere, non alzando però mai gli occhi dall'asfalto, nel tentativo impossibile ma glorioso di centrare con il tacco esclusivamente il centro della pietra e non i suoi interstizi, è comico, ridicolo: vi rende - di fatto - inappetibili dal punto di vista sessuale. L'altra sera, per esempio, davanti al Bar San Callisto, in quell'orgia primaverile fulminante ed erotica di prime gambe scoperte, glutei rimessi in sesto da un anno di step, gonnelline di raso e primi sandali, davanti al Bar San Callisto, un bar di quint'ordine ma sempre affollatissimo, dove l'anziano proprietario ti racconta barzellette sconce appena entri, oppure ti rifila filastrocche in cui ogni parola fa rima con "cazzo", e tu - sia chiaro - il proprietario anziano che ti racconta barzellette sconce non l'hai mai visto in vita tua: è solo ubriaco di cuba libre e noia, nient'altro; davanti a questo bar, il Bar San Callisto nella piazza omonima, a due passi dal mio ristorante preferito di Trastevere - Cave Canem - l'altra sera le donne sostavano, mentre i loro fidanzati pagavano alla cassa, ed era una meravigliosa festa di piedi scoperti e unghie smaltate, ma anche di sofferenza e rughe di dolore, perché è vero, nemmeno il mio maschilismo che vi vorrebbe addobbate come Paris Hilton a tutte l'ore, mi impedisce di dirlo, a Trastevere dovrebbero montare dei cartelli con il disegno di una scarpa col tacco e una sbarra rossa trasversale sopra, tanto che è scomodo camminarci; perciò, nonostante questa meravigliosa festa di colori e carne, voialtre non eravate naturali, spostavate il peso da una coscia all'altra e l'unico desiderio, a quel punto, per noi maschi gonfiati dal piacere, diventava quello impossibile di schioccare le dita e rivestire tutta la zona circostante di parquet, in una botta sola, listoni lisci lisci dove vi fosse concesso di librarvi come su di una passerella, con le braccia distese lungo i fianchi, le ginocchia sporgenti e l'anteversione del bacino pronunciata.

Tacchi altiIl problema è che la vostra femminilità è messa oggi in discussione non più soltanto dall'eventuale incapacità di portare tacchi alti, ma anche dall'alternativa di indossare ballerine. Qualche anno fa si risolveva con un tacco meno vertiginoso, comunque seducente, ma meno estremo, adesso c'è la scappatoia delle ballerine e perciò l'alternativa a un nugolo di ragazze zoppicanti è un nugolo di ragazze inguardabili.

Ne ho vista una, a Vicolo del Cinque, sabato sera, stavo con F. e S. davanti alla Bottega del Cornetto, ne ho vista una con le ballerine e i fantasmini.

Le ballerine sono il Male: danno diritto alla donna di non curarsi, di vestirsi miserrimamente. Perché quasi mai - e ci mancherebbe - si vede una donna con le ballerine ai piedi e un bel vestito. E una bella gonna. E una bella cinta. Chi indossa ballerine, per la legittima paura dei tacchi alti, al massimo si traveste da donna. Ce n'era un'altra con ballerine e pantaloni di velluto a coste larghe, per dio. Le straniere vanno matte per le ballerine: queste inglesi, trabordanti fish & chips, con ballerine e larghissime gonne bianche d'organza, frastagliate e lunghe fino alle caviglie. Mi pare che, con le ballerine ai piedi, le donne si arrendano all'idea di non piacere: le guardo e mi pare ovvio che camminino senza la pretesa dello sguardo maschile, senza più il senso del dovere di piacere.

Talmente bella è la donna, un corpo fatto apposta per essere adorato, collinoso, morbido, quasi implume, sinuoso, niente c'è di più bello che le curve femminili, laddove, per antonomasia, le curve nascondono l'orizzonte all'occhio indiscreto e obbligano il viandante ad addentrarsi oltre il visibile per scoprire ancora, talmente bella è la donna, che giammai dovrebbe mancare al dovere di piacere.

L'altro giorno F., passando davanti a una vetrina, mi ha detto: "Le ballerine! Quasi quasi me le prendo...". Al che io l'ho guardata, come qualche volta gli uomini guardano le donne quando pensano che abbiano detto la più grande cazzata, e ho pensato - all'inizio senza capire il perché - ad Ernesto "Che" Guevara.

F. ed Ernesto
[F. nella mia camera, davanti alla tela di Ernesto acquistata alla Havana nel 2005, in uno di quei momenti di massimo splendore che le ballerine giammai regaleranno]

giovedì, 26 aprile 2007

Il diavolo insegnava a Rignano Flaminio
Categoria:attualità, scritto da andy capp


BimboQualcuno ha detto che ci vuole prudenza nelle accuse e forse ha ragione. Qualcun altro che bisogna appellarsi alla presunzione di innocenza perché fino al terzo grado di giudizio nessuna persona è colpevole. E' vero, sono concetti condivisibili in qualsiasi situazione. Ma forse non in questa, dove si viene a sapere che gli orchi delle fiabe esistono davvero. Non è semplice iniziare a leggere i verbali dei racconti di Rignano Flaminio e arrivare alla fine senza un senso di disgusto. Il gioco del lupo, quello del tavolo o del dottore assomigliano più a torture psichiche e fisiche verso vittime innocenti piuttosto che a ludici passatempi. Eppure qualcuno, non una, non una più un'altra complice, ma ben sei persone hanno avuto la lucidità mentale, la volontà e soprattutto l'assenza totale di qualsiasi rimorso per fare quello che hanno fatto. Per più di un anno, dimostrando che il male può sovrastare qualsiasi coscienza individuale.

Questa storia orribile ha dell'assurdo. Non tanto nella dinamica delle violenze stesse quanto nello sviluppo della vicenda. Sei persone arrestate per associazione a delinquere finalizzata alla sottrazione di minore e alle violenze sessuali. Tre maestre, il marito di una di queste, la bidella della scuola e un benzinaio. Le violenze duravano da oltre un anno, da quando alcuni genitori insospettiti dagli arrossamenti riscontrati nelle parti intime dei loro bambini avevano presentato delle denunce. Ma dalle istituzioni nessuna risposta, "... solo pacche sulle spalle e bei sorrisi", ha commentato il presidente dell'Associazione Genitori Rignano Flaminio. La preside nega ogni accusa, i fermati giurano sulla loro non colpevolezza. Eppure i racconti dei bambini combaciano in ogni particolare: la casa, i quadri, il maialino, l'uomo nero. Chi è l'uomo nero?

DiavoloI piccoli durante l'orario scolastico venivano portati fuori dall'istituto con un pullmino fino per raggiungere un appartamento dove venivano consumate le violenze. Ma nessuno sapeva, nessuno ha visto. Per oltre un anno  a nessun altro maestro della scuola, alla preside e un custode, a un fottuto passante è parso strano che lì a Rignano, un paesino alle porte di Roma, avvenissero tutte queste gite non programmate. "Ma come è possibile fare quello che hanno detto di noi? Uscire da scuola con i bambini per andare in quella casa, in un paese di poche migliaia di persone con il rischio concreto di poter incontrare i genitori dei bimbi?". Queste parole di una delle maestre arrestate sono l'unica cosa che lascia perplessi. Perché a questi interrogativi servono delle risposte urgenti. Cosa c'è dietro la storia di Rignano, chi si nasconde dietro questa associazione a delinquere? Chi è che faceva bere il proprio sangue alle vittime? La cronaca nera dell'Italia è ricca di delitti a sfondo satanico che non hanno mai portato alla luce i veri colpevoli. Speriamo che questo non sia un nuovo capitolo del libro nero del male.

ScuolaAlcuni criminologi dicono che lo shock provocato da una reato come la pedofilia in una piccola comunità, come può essere quella del paesino in questione, possa portare alla negazione totale, al rifiuto della realtà. Proprio perché una tale violenza sui bambini viene rifiutata dall'essere umano. Ma a volte è necessario andare oltre le apparenze. Se qualcuno sa qualcosa deve parlare, affinché il marcio venga estirpato alla radice, affinché altri diavoli, perché di questo stiamo parlando, non siano più liberi di rovinare vite innocenti. Questa storia non finisce qui. Come non finirà qui il dolore di genitori e bambini. Mai come oggi c'è assoluto bisogno di conoscere la verità. Chi sa qualcosa, chi ha visto qualcuno, non esiti a denunciare.

martedì, 24 aprile 2007

Sto per incazzarmi
Categoria:dissenso, scritto da stefano havana


vladimir

lunedì, 23 aprile 2007

Ho perso le parole
Categoria:scritto da federico roma, apoteosi assoluta


simoni

Simeone












Capitano MioDjorkaeff
  









inter_Cambiasso
cuper  









zamorano                     santocruz













brahimovicMaterazzi













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...e per tutti quelli che non ho potuto ricordare.

lunedì, 23 aprile 2007

Il vecchio bacucco
Categoria:televisione, scritto da stefano havana


Enzo BiagiIeri ho deciso di guardare il ritorno di Enzo Biagi in televisione. Non ne sono rimasto deluso, diciamo che la trasmissione in sé è un'accozzaglia molto (troppo) post-prodotta di già visto che nulla dà e nulla toglie alla televisione italiana, fatta eccezione per la presenza di Biagi stesso, il quale, pur non essendo io un estimatore della persona tout court, costituisce finalmente un paradigma significativo, minimo ma significativo, di certi criteri di giustizia, democrazia e libertà. (o comunque un ritorno a un paradigma significativo di)

Quello che voglio scrivere adesso, su Rotocalco Televisivo, la nuova trasmissione del vecchio bacucco Enzo Biagi, è che per un momento solo, circa venti minuti, i venti minuti coincidenti con l'inizio del programma stesso, ho pensato, seduto davanti alla televisione, per la prima volta, forse, in sei o sette anni, ho pensato che finalmente stava succedendo qualcosa, ho pensato che finalmente qualcosa di diverso, vero e maturo stava succedendo dentro quella scatola di circuiti elettrici e corrente, ho pensato che era arrivato (tornato) qualcuno che potesse prenderci per le spalle e scuoterci come un marito geloso farebbe con la moglie per farle confessare il nascondiglio dell'amante.

Roberto SavianoHo pensato a queste cose, queste che vi ho detto, prendendo atto della presenza di Roberto Saviano in qualità di primo ospite, in studio. Ecco che dopo una breve clip introduttiva sulla camorra, con immagini di repertorio di Napoli, la regia è rientrata con un primo piano del faccione simbolo straconosciuto di Roberto Saviano - faccione simbolo delle copertine e degli articoli dei giornali - che mai io avevo visto dentro quella scatola di circuiti elettrici e corrente, per la sola ragione che mai nessuno s'era preso la briga o aveva avuto il coraggio (o l'autorevolezza) per invitarlo a sedere in un salotto per un faccia a faccia in prima serata. E' stato un momento durato il tempo dell'intervista, poi la trasmissione è scemata per i motivi che ho detto all'inizio, ma mi ha inoculato coraggio, spirito critico e nuova consapevolezza del potere della televisione: c'è stato anche un altro momento, un momento opposto, durante la sigla, in cui, invece, ho avuto timore. Timore per Biagi, per quel vecchio bacucco komunista: un timore freddo durante quella sigla con le immagini di repertorio più scontate che si potessero trovare, roba da brainstorming di dieci scimmie ammaestrate, ho pensato, torri gemelle, auschwitz, le grandi mattanze, falconeeborsellino, tutto contornato dalle parole chiave dell'umanità libera, parole come giustizia, libertà, amore, pace, e poi un rincorrersi di articoli della Costituzione, al che, ecco, durante questo momento pauroso, ho pensato oh no, ci risiamo, un altro vate della costituzione, un altro nostalgico dei padri fondatori, un altro partigiano represso sceso dai monti con le idee di una trebbiatrice e il cappello d'alpino in testa, porca miseria, vecchio bacucco, così darai ragione ai filippi facci, con questa cosa qui. Poi, tac, il faccione di Roberto Saviano e un'intervista leggera, posata, precisa, chirurgica che ha tirato fuori dall'autore di Gomorra quello che nessuno aveva mai tirato fuori, cioè il suo lato Scrittore, il suo amore per la parola letteraria, la sua profonda passione per il racconto, ancor prima che per la denuncia sociale.

Allora mi sono sollevato sulla poltrona e ho detto: "Ecco". Nient'altro. Dopo di che ho mandato un sms ad Andy Capp perché finalmente c'eravamo. Con Saviano in studio, il vecchio bacucco (verso cui non faccio tifo di alcun genere, anche se fu lui, anni e anni fa, quando mi avvicinavo a questa professione, ad insegnarmi una cosa importante, che ho sempre fatto mia, dicendo: "Se non hai un punto di vista non sei un uomo, figurati un giornalista") questo vecchio bacucco ha colpito e affondato tutti, mettendola democraticamente ed elegantemente in culo a coloro i quali la televisione la fanno da sempre con il rumore assordante del nulla. Con Saviano in qualità di primo ospite della trasmissione più importante dell'anno, Biagi e il suo staff hanno dimostrato una sapiente presenza critica e una reale, concreta voglia di ridare speranza a chi ancora un minimo credeva nelle capacità ipodermiche della televisione costruttiva.

Per fare centro in tutto e per tutto, il secondo ospite avrebbe dovuto essere Massimo Moratti. Ci ho sperato, addirittura, ho detto: "Vuoi vedere…?", ma non c'era.

sabato, 21 aprile 2007

XXI aprile 753 a.C.
Categoria:storie de noantri, scritto da andy capp


La Roma che conosco la porto sempre dentro
nei giorni di burrasca e in quelli senza vento
Tra vicoli, palazzi, bar, trattorie
so centomila strade... e so tutte mie
E sono tutte mie le facce della gente
le donne sul balcone, il ricco, il mendicante. Posteggiatori,tassinari, barbieri e benzinai
la Roma che conosco non la conosci mai

Non fa' la stupida stasera
damme 'na mano a faje dì da sì
Non fa' la stupida stasera

Tor Bella Monaca2

La Roma che conosco c'ha sempre er sole addosso
e quanno esco ride, e me lo presta spesso.
E pure quanno piove sembra che non disturba
te fracica, te frega... E' come una donna furba
la Roma se vedemo, dimo, annamo, famo,
non ti devi da preoccupare che tanto te richiamo
la Roma... N'dov'è che devono andare tutti quanti?
Moto, motorini, vespette... ottovolanti.
La Roma che conosco, du' ore pe fa un metro
però mentre te blocca te fa vedè San Pietro

Non fa' la stupida stasera
damme 'na mano a faje dì da sì
Non fa' la stupida stasera

Ponti

La Roma che conosco è tavoli in eccesso
e tutti addosso a tutti ma stamo bene lo stesso
basta che quel piatto rimanga sempre quello
guanciale, pecorino... e un pò di quel vinello
Che ce fa uscì contenti tra vicoli incantati
a ride con gli amici oppure innamorati

La Roma che conosco te insegna a fa l'amore
e a ogni bacio aggiunge un pò, un pò del suo sapore.
Così la porti dentro dovunque te ne vai
La Roma che conosco... non la conosci mai

Non fa' la stupida stasera
damme 'na mano a faje dì da sì
Non fa' la stupida stasera
Non fa' la stupida stasera
damme 'na mano a faje dì da sì
Non fa' la stupida stasera

Corviale

venerdì, 20 aprile 2007

Un motivo per fuggire di notte
Categoria:quotidianismi, scritto da stefano havana


Oddio, quante cose potrei raccontare, dire. Ho trascorso i primi quattro giorni da reporter della mia vita. Da lunedì alle 4.45 del mattino a giovedì notte ho vissuto ore dal sapore diverso: uno potrebbe dire che tipo di vita abbia vissuto fino a un certo punto, che tipo di cose abbia fatto, che categorie di persone abbia incontrato, se di una parte politica, se di un'altra, perfino se bionde o se more - io, per esempio, ho certamente conosciuto molte più persone more che bionde, ma questo non vuol dire niente - oppure se cretine o brillanti; uno potrebbe anche arrivare a dire - vissuto un considerevole numero di anni - se abbia passato più tempo seduto o all'in piedi, in macchina o per strada, davanti allo specchio o a letto. Ecco, di certo non avevo mai vissuto quattro giorni così, prima d'oggi: mi sono  infilato dentro cucine di ristoranti in giro per la Penisola, intervistando personaggi felliniani, molestando sconosciuti seduti a tavola, certuni disturbatissimi dalla telecamera, certaltri già sedotti dall'influenza dello strumento e pronti a raccontare morte e miracoli della propria esistenza, senza scordarsi - alla fine - di domandare dove, come e quando sarebbero andati in televisione.

Camminando lungo questi percorsi, intrecciando discorsi, apprendendo cose, Alberto m'ha spiegato che la colpa è tutta del grandefratello, quello con la -g- e la -f- minuscole, nel senso del grandefratello generale, l'idea di grandefratello, non necessariamente LA trasmissione Endemol, ma il grandefratello, la chimera grandefratello, l'eventualità grandefratello, il concetto grandefratello, l'eventualità che tu - persona sconosciuta - possa senza meriti e senza onori assurgere al ruolo di carneade di successo. Così si diceva con Alberto, nonostante il peso della sua bambina nella borsa.

Perciò: ho fatto questa vita strana. C'è gente alle 5.15 di mattina che aspetta l'autobus alle fermate lungo Pineta Sacchetti che il sole manco è sorto. C'è tutta un'esistenza che io ignoro, ho capito anche questo, l'esistenza delle 5.15 di mattina, una cosa pazzesca, ma che vita è mai la mia, rispetto a quella di persone che alle 5.15 di mattina stanno lì ad aspettare l'autobus a Pineta Sacchetti? E per andare dove? Ho visto anche una suora, per la via dell'aeroporto, a Via dell'Acquafredda, seduta sotto la pensilina del bus: m'è venuto in mente che, un sacco di volte, la gente che sta in giro ad orari strani, di notte, da sola, forse sta scappando. Non so, m'è venuto in mente di pensare che tutti noi avremmo un motivo buonissimo per scappare di notte, lungo la Pineta Sacchetti verso Via Mattia Battistini, un motivo qualunque, io - per esempio - ce l'avrei un motivo per scappare di notte, non necessariamente un motivo grave, contestualizzato, bensì un motivo qualunque, un litigio, un'incomprensione, un semaforo rosso troppo lungo a Viale Regina Margherita, qualsiasi cosa, ecco, ho pensato che tutti quanti noi abbiamo di tanto in tanto un motivo perfetto per fuggire di notte. Non è stato chissà quale grande pensiero, me ne rendo conto da solo: mi pare come se i pensieri notturni facciano più presa sulla coscienza, sulla memoria. Ma ne andavo da solo all'aeroporto a notte fonda e facevo questi pensieri qui, preso da quella cosa, non so come chiamarla, non angoscia, ma instabilità umorale, quel senso di vuoto nello stomaco che ci prendeva a tutti anni orsono, i giorni prima delle grandi interrogazioni a scuola, quando per un attimo solo, prima di andare a letto, pensavamo a quello che ci sarebbe aspettato il giorno dopo, ecco, non so in che altro modo descriverlo, però è quello che sento di solito quando sto per prendere un aereo, non so se capita anche a voi, ma pure per la trasvolata più insignificante, com'è, appunto, Roma-Milano, io mi convinco puntualmente di stare lì lì per restarci secco e addirittura mi rifiuto di mandare sms del tipo: "Ok, a tra poco", "Ok, ci vediamo stasera", preferendo di gran lunga cose vaghe come: "Bene, a dopo", dove "a dopo" mi pare la cosa più onesta che possa dire un uomo che si senta sul punto di fracassarsi da 8mila metri d'altezza, se non altro perché il termine "dopo" può contenere in sé qualsiasi accezione temporale; "a dopo" può anche significare "a tra sessant'anni" se per me sessant'anni non sono granché oppure "a dopo" può significare "a mai più", se ci pensate bene, perché definire un dopo è qualcosa di molto soggettivo e, per esempio, qualora foste molto credenti, "a dopo" potrebbe anche significare "arrivederci in un ipotetico Aldilà". Ecco perché mando di questi sms prima di partire con l'aereo ed ecco cosa stavo vivendo la mattina (notte) di lunedì mentra andavo a Ciampino.

Anche un'altra cosa, prima di chiudere. All'inizio ho parlato di questi giorni strani, da lunedì a giovedì sera. (più o meno) Ecco, mi sembra arrivato il momento di dire che giovedì notte, al termine dell'ennesima entusiasmante giornata lavorativa, in compagnia di Alberto ed AndyCapp, m'è capitato il colpo di fortuna spiccia più pazzesco della mia vita, vale a dire che siamo rientrati nella macchina parcheggiata a Lungotevere mentre l'ausiliario del traffico con la pettorina gialla fosforescente stava controllando il tagliandino dell'auto in sosta subito dietro la mia. Siamo entrati tutti e tre col fare disinteressato di chi si sente del tutto in regola con la legge (e invece il mio tagliandino era scaduto da circa 3 ore) e, dopo le procedure di rito - radio, marcia, cintura di sicurezza - siamo ripartiti lasciandoci alle spalle il povero ausiliario immobile nel rettangolo vuoto lasciato dalla mia vettura clandestina. Mentre ci arrovellavamo il cervello nel tentativo di ricapitolare tutte le circostanze della serata che ci avevano portato a tornare alla macchina esattamente in quel momento, ovvero circa 8 secondi prima che un ausiliario del traffico potesse apporre una multa sul mio parabrezza, mentre facevamo così, ricordandoci a vicenda tutti i secondi guadagnati e persi nell'arco della serata (io, per esempio, ho fatto capolino in un meraviglioso forno a Vicolo del Cinque, salvo uscirne subito dopo perché destabilizzato dall'enorme folla), più o meno all'altezza di Ponte Garibaldi, Andy Capp è deflagrato nel potente coro: "Veltroni merda, tié, t'ho inculato 2 euro e mezzo stasera, tiè", ridendo come un mentecatto farebbe nel buio della sua stanzetta gommosa.

Subito dopo siamo transitati davanti all'Ara Pacis e TUTTI E TRE ci siamo messi a scimmiottare coloro che ne fanno motivo d'indignazione maxima: "Ah! Stride con la classicità! Stride con il gusto estetico insito nella forma mentis dei padri fondatori! Ah, non si sposa con i pigmenti colorici della città al crepuscolo", e anche in questo caso è stato Andy Capp, forse un poco alticcio, a definire la situazione come meglio non si poteva: "Ma che cazzo me ne frega a me, vaffanculo...", attestazione accolta da noialtri con un applauso che ha fatto sbandare la macchina davanti al Palazzo della Marina.

Voglio ringraziare pubblicamente certi che mi hanno scritto in privato, e pubblicamente, spiegandomi la loro in merito a questo. Voglio ringraziare, a parte Giggimassi - al quale dico che prima d'aspettarmi fòri si dovrebbe levare dal naso l'abnorme ingombro del suo ultimo acquisto - a parte lui, dicevo, (al quale, però, dico che l'autoironia e il cazzeggio davvero non avevano un cazzo a che fare con tutto ciò) voglio ringraziare soprattutto due lettori senza blog, vale a dire Trescalini e Giovanni, che con le loro parole mi hanno reso chiaro che senza commenti non so stare.

giovedì, 19 aprile 2007

Er grillaccio de Silvietto sempre zompa
Categoria:attualità, scritto da andy capp


Silvio

mercoledì, 18 aprile 2007

Grazie Uefa
Categoria:dissenso, scritto da andy capp


Melandri

Un'altra vergogna è stata evitata. Matarrese, Abete e tutti gli altri a lavorare.

Quelli che non dimenticano Calciopoli

Moggi-Padrino

 

lunedì, 16 aprile 2007

Quelle iene di Noantri
Categoria:attualità, scritto da andy capp


Una veloce e breve comunicazione di servizio. Questa sera nella puntata de Le Iene che andrà in onda su Italia 1 alle ore 21 verrà mandato in onda il video i Maledetti ubriaconi siete voi, che tanto discutere ha fatto da queste parti e non solo 1#, 2#.

Speriamo che ora le malefatte che da venerdì avevamo denunciato abbiano il giusto risalto mediatico. E speriamo che il mio vecchio compare di noantri decida di tornare a litigare con tutti voi, bloggers dei miei stivali. Saluti romaneschi.

Non basta pensarlo, bisogna dirlo!

lunedì, 16 aprile 2007

La mia scelta
Categoria:blog, scritto da stefano havana


(Questo post si candida ufficialmente ai "Poverino's", geniale tormentone inventato da quelle brillanti teste calde di magenta & woland)

Ho deciso di chiudere i commenti ai miei post.
Nel senso che i post di AndyCapp, o degli altri abilitati, saranno regolarmente aperti ai commenti. Ma non i miei. Userò le righe seguenti, prima ancora che per spiegare le mie motivazioni, per anticipare le vostre accuse. Che saranno, (o sarebbero state, giacché i commenti saranno chiusi, essendo questo, in effetti, un mio post) più o meno, queste tre, mescolate a piacimento come i colori primari:

  1. Ma chi ti si incula, fai come cazzo ti pare.
  2. Sei un egocentrico compulsivo, meriti di crepare in una grotta piena di merda di pipistrelli.
  3. Sei un viziato di merda, appena qualcuno non è d'accordo con te fai come Batistuta quando si tolse la maglia, dopo un fallo non fischiato, e non ne voleva più sapere di giocare.

Non voglio, adesso, io smentire o confermare la presunta fondatezza di queste accuse (che io sia viziato, è un dato di fatto. Figlio unico lo sono sempre stato e spesso è successo, uscendo molto di fretta alla mattina, che alla sera mi sia ritrovato il letto rifatto da mia madre ma, in generale, sono anche altre le cose che fanno di me una persona tipicamente viziata, per esempio il fatto che a 27 anni sono dell'idea che le mutande mi si lavino da sole e che i vestiti usato raggiungano autonomamente cassetti dal pavimento della mia camera), voglio solo dire che dopo questo post ho il "cuore infranto" (è messo tra virgolette perché voglio credere di non avere il cuore veramente infranto, bensì solo l'anima poco poco disillusa, solo che "cuore infranto" mi pare regga molto meglio l'impatto con la grandezza della mia decisione. Perché la mia è una decisione GRANDE, gigantesca, assoluta, perché trascende ogni mia convinzione sulla natura del blog e chi mi è stato accanto in questi due anni e oltre di Noantri sa quanto io mi sia sempre battuto a proposito dell'importanza dei commenti nei blog), ebbene, stavo dicendo, che dopo questo post ho il "cuore infranto" perché mi sono reso conto che, con tutta probabilità, Noantri è letto da persone che con ME non hanno nulla a cui spartire.

Vengo così incontro a una vecchia e ormai celeberrima polemica nata sul blog dei blog, quello di Babsi Jones, la quale scelse a suo tempo di togliere ai lettori la possibilità del commento, proprio per una certa disilluzione nei confronti degli stessi: mai avrei creduto di poter prendere in considerazione un'ipotesi identica, invece eccomi qua. Chiudo i commenti ai miei post, non per protesta tout court, ma perché non mi interessa avere scambi con la tipologia di lettori che è emersa dopo la pubblicazione di questo post.

(Rimango ogni volta basito dal livello semibestiale di alcuni commenti. Più passa il tempo più diffido del concetto di pari dignità delle idee: ha scritto l'amico Viceré e io gli dò ragione. Sono mesi che ho capito di non essere virtuoso a tal punto da comprendere a fondo la libertà d'espressione)

Abbiamo voluto pubblicare un video che mostrava, senza l'ombra del minimo dubbio, il cattivo comportamento dei poliziotti italiani allo Stadio Olimpico di Roma. Se voialtri siete a favore delle forze dell'ordine a OLTRANZA, io questo lo rispetto poco ma lo devo accettare e non chiudo i commenti. Se voialtri guardate un video in cui dei poliziotti italiani manganellano dei minori e una signora e dite che in quel video nessun poliziotto italiano manganella minori e una signora, io mi incazzo, invece, e chiudo i commenti. L'unico motivo è questo: con il corollario di un'altra questione. Quella, italianissima, di ridurre tutto a una questione politica: io vedo un nugolo di poliziotti che manganella della gente inerme, mi indigno all'ennesima potenza, ergo sono un komunista di merda. Nessuno che abbia avuto l'onestà di riflettere a proposito del fatto che i poliziotti, buoni o cattivi che siano, non possono essere paragonati agli hooligans, o semplicemente alla gente normale. I poliziotti, buoni o cattivi che siano, indossano una DIVISA e una divisa pesa, come scritto brillantemente da qualcun altro. Si dà il caso che i poliziotti non dovrebbero farsi prendere dal panico in una situazione critica e invece, nelle situazioni di panico degli ultimi anni, i poliziotti (e le istituzioni responsabili, certo) hanno fatto più morti ammazzati degli incidenti stradali.

Perciò, in un video che dimostrava l'inefficienza, ancor prima che la violenza e il furto, di alcuni poliziotti italiani, nei confronti dei quali io nutro una stima propria a quella che provo verso i pedofili, con un'aggravante di meno, però, cioè che i poliziotti non sono (o non dovrebbero essere) malati, in un video così, voialtri cosa ci avete visto? La signora che sta dove non dovrebbe stare (bugia), le cariche dei tifosi (bugia), una situazione di pericolo (bugia), degli ubriaconi (bugia), il fatto che io sono komunista (questa è vera, però senza kappa).

L'attacco personale - tu dici stronzate/no, le stronzate le dici tu - non mi avrebbe spinto di certo a chiudere i commenti ai miei post. Ho deciso di farlo nel momento in cui ho capito che - considerato quello che avete dimostrato d'essere - non ho alcun interesse a leggere moltissime delle vostre opinioni in merito alle cose che scrivo, se siete quello che siete. Non è una protesta: è una difesa nei confronti della mia persona, la quale si indigna troppo per poco e dice il dottore che non va bene.

Non faccio di tutta l'erba un fascio: sono perfettamente consapevole dei tanti lettori che, invece, stimo tantissimo, pure se mi ci attacco a morte, ma tuttavia chiudo i commenti. Tempo fa scrissi un post in cui ringraziavo nome per nome tutti i fantastici lettori e commentatori che allietavano FISICAMENTE le mie giornate (dopo un outing sulla pazzia di questo genio qui, faccio anche io un brevissimo outing sulla MIA pazzia dicendovi che quando leggo i VOSTRI commenti, quando si vengono a creare gli accesi dibattiti su questo blog, io FISICAMENTE godo, mi sento meglio, le giornate mi migliorano, non vedo l'ora di tornare a casa per dirvi la mia, pure incazzata, ma la mia, e solo per questo io dovrei pagarvi una birra a TUTTI QUANTI, per la pazienza che vi prendete ogni volta per leggere, commentare o incazzarvi), ecco, in quel post che ho scritto, in cui vi ringraziavo tutti nome per nome, io ero sincerissimo, così come sono cristallino adesso che vi sto mandando, idealmente tutti a cagare. E' la stessa cosa: e se mi avete apprezzato allora, in un modo perverso dovreste apprezzarmi pure ora. Con voi ho chiuso, non penso di tornare indietro da questa decisione, sebbene il mio impegno nei confronti di questo blog rimarrà il medesimo, giorno dopo giorno.

Ci leggiamo nei commenti dei post degli altri.

domenica, 15 aprile 2007

Il Belpaese
Categoria:dissenso, scritto da beppe grillo


Welcome

venerdì, 13 aprile 2007

I maledetti ubriaconi siete VOI
Categoria:dissenso, scritto da noantri


Torniamo sulla questione ordine pubblico legata alla partita d'andata di Champions League tra Roma e Manchester.

Ci torniamo perché ci sono delle novità. Novità che riguardano un documento che probabilmente tra poco sparirà da YouTube. Per adesso lo mettiamo qui sotto a disposizione di tutti: andate al minuto 1:10 circa (oppure, se il contatore vi gira alla rovescia, al minuto 1:28) e proseguite per una trentina di secondi: assisterete al pestaggio di un temibilissimo ragazzino e, soprattutto, al furto di una fotocamera, da parte di un poliziotto, perpetrato ai danni di una VIOLENTISSIMA SIGNORA, (la riconoscerete dai capelli bianchi) la quale, nel tentativo successivo di recuperare il proprio oggetto si vedrà manganellata in testa (una volta) e schiaffeggiata fortemente sul viso e sul capo (più volte).

Chi è che aveva bevuto troppo? Ci piacerebbe avere delle risposte da parte del Prefetto Serra, a cui forse è sfuggito qualcosa nella solerte conferenza stampa del giorno successivo. (trascorsa a RINGRAZIARE questi impuniti teppisti in DIVISA pesta-vecchiette) Ma ci piacerebbe avere anche delle risposte da VOI, garantisti di un paese dimmerda e difensori d'ufficio della peggiore categoria UMANA che si possa arrivare a sopportare, quella delle forze dell'ordine italiane. Guardate il filmato, anche nei minuti immediatamente precedenti alla vergogna e subito successivi, per rendervi conto dell'assoluta decontestualizzazione e gratuità di tale violenza.

Grazie a Gregorj per lo spazio dato alla notizia. Più persone la incontreranno più spirito critico verrà plasmato. Non basta pensarlo, bisogna dirlo.

venerdì, 13 aprile 2007

Plop
Categoria:quotidianismi, scritto da stefano havana


despar3Sono andato ieri al Despar sotto la redazione dove lavoro. Gira che ti rigira, mi sono reso conto di non avere voglia di niente. In genere, quando mi sembra di non avere voglia di niente, arrivo al banco della salumeria e mi lascio ispirare da quello che c'è (a me piace il prosciutto di montagna salato e molto stagionato), invece stavolta nisba. Guardavo le cose come se fossero zampe di gallina o carta stagnola: mi è venuta in mente la vecchia pubblicità di Ambrogio e della signora col desparvestito giallo, vi ricordate?, la voglia di qualcosa. Perciò mi sono fermato davanti al reparto del tonno e ho cominciato ad analizzarmi in maniera scolastica: di solito, se non so assolutamente cosa mangiare e percepisco di non avere voglia di niente, è dal tonno che vado. Il tonno mi risolve sempre tutti i problemi, quando sono in preda alla sindrome "Voglia di Qualcosa". Tonno Nostromo, Tonno Rio Mare, Tonno Callipo, Tonno Carli: mi ricordo un sacco di pubblicità del tonno, da che mondo è mondo, pure se io non sono mai riuscito a tagliarlo con un grissino.

despar1(neanche ci ho mai provato, a dirla tutta. A parte il fatto che non mi ci metterei proprio, a tavola, durante il TG della sera, con mia madre e mio padre seduti ai due capi del tavolo, a tagliare un tonno con il grissino, a parte questo, io non ricordo di avere mai avuto, a casa mia, una confezione una di grissini. I grissini mi sono diventati antipatici con gli anni, perché quando da piccolo andavo al ristorante con i familiari, era sempre uno schiaffeggiarmi il dorso della mano, appena m'azzardavo ad allungarla verso il paniere. I grissini sono per antonomasia il cibo che guasta il pasto che deve ancora arrivare: recano con sé la maledizione dell'essere il primo alimento che viene portato a tavola e io non solo li odio per questo motivo, ma anche perché quando penso ai grissini, mi sale immediatamente al naso l'odore di detersivo industriale di cui sono impregnati i tovaglioli e le tovaglie di tutti i ristoranti del mondo)

Si vede che c'era qualcosa in circolo nell'aria condizionata del Despar, perché nemmeno al reparto tonno sono riuscito a risolvere la sindrome da "Voglia di Qualcosa". Allora ho pensato di farmi riempire una vaschetta di olive verdi piccanti, ma il pensiero di introdurre nello stomaco cose piccanti, a tre ore dall'uscita dal lavoro e dalla palestra, m'ha fatto traballare. A questo punto devo confessare una cosa: soffro di innumerevoli turbe mentali compulsive da ex timido cronico mai risolte veramente. Tra queste c'è l'incapacità di entrare in un negozio (un qualsiasi negozio, da Fendi al fruttivendolo) e di uscirne a mani vuote. Se io entro da una parte, a meno che non sia in compagnia, e si sa che gli ex timidi cronici con crisi compulsivi mai risolte veramente quando sono in compagnia sembrano magicamente risolvere tutti i loro problemi, tranne ritrovarseli tutti quanti intorno una volta rimasti soli, ecco se io entro da una parte da solo, è sicuro che devo comprare una cosa. Perciò, lì immobile, tra il reparto tonno e quello salumeria, rimuginando pensieri sbocconcellati di possibili menu veloci, ho cominciato a capire che presto o tardi qualcosa avrei dovuto comprare. Perciò ho deciso di darmi da fare ma, giuro, non ne venivo a capo: era come se non avessi mai mangiato niente in vita mia. Se mi fossi trovato in un negozio di biancheria intima femminile americano con tutte quelle misure incomprensibili da battaglia navale, B3, C6, A4, avrei certamente avuto meno difficoltà: all'improvviso l'impellenza di nutrirmi mi era diventata ostile. Ho cominciato a massaggiarmi la gola e, telecomandato, mi sono ritrovato nei pressi delle casse.

Lontano dal tonno, lontano dai salumi, lontano dalle olive, lontano dalle birre, lontano da tutte quelle cose stupide che avrei potuto comprare per uscire dall'empasse e cavarmela con poca spesa, mi sono sentito come Robinson Crusoe quando deve strapparsi via il dente malato sull'isola deserta. Ho capito che avrei dovuto armarmi di coraggio improvviso e tirare forte, così da togliermi in una botta sola fastidio, paura e pensiero. E' stato esattamente allora che ho afferrato da una piramide ben costruita un Ovetto Kinder. Me lo sono rigirato in mano, contemplando quella carta stagnola rossa e bianca che da centinaia di anni adorna gli Ovetti Kinder e mi sono messo a fare la fila. Non so se avete capito: ho fatto la fila alla cassa con un Ovetto Kinder in mano. E' la condanna degli ex timidi cronici che non hanno mai risolto veramente i loro problemi. Fanno di tutto per non trovarsi in imbarazzo e poi ci si ritrovano con ostinata puntualità: è come sbraitare e agitarsi quando stai colando nelle sabbie mobili. Stavo lì, dietro tre o quattro persone, con un Ovetto Kinder in mano. Quelli avevano baguettes, detersivi, borotalco, casse d'acqua, bagnoschiuma al muschio bianco e salviette detergenti, assorbenti, salame ungherese, finocchiona, buste di pasta, insalate, lunghe carote arancioni, dadi da brodo, mazzi di peperoncini, caschi di banane, e io, dietro di tutti, con un Ovetto Kinder in mano.

despar2Devo ancora rendere conto della domanda della cassiera, prima di finire il post, la domanda delle domande, una di quelle che potrebbero rendere inermi i più grandi letterati: "Solo questo?". Una domanda che m'ha raggelato: avrei voluto girarmi con aria strafottente e ribattere: "Solo questo? Tze...", e quindi indicare una quindicina di carrelli tutti stracolmi di cose pazzesche, una fila infinita di carrelli carichi, tutti i commessi del supermercato impegnati a smistare l'enorme traffico da me prodotto. Invece ho dovuto annuire, resistere alla tentazione di giustificare la mia azione, (tipo: "Sì, ma non è per me") e pagare la bellezza di (mi pare: tendo a rimuovere i grandi traumi) 70 centesimi di euro.

Quando sono uscito fuori a rivedere il sole m'è parso di sentirmi subito meglio. Ho mangiato l'Ovetto Kinder in ascensore, prima un emisfero e poi l'altro. Ho agitato il bussolotto giallo con dentro la sorpresa, come facevo quand'ero piccolo, ho schiacciato il pollice e l'indice ai lati e - plop -  dentro ci ho trovato un orribile aeroplano viola con gli adesivi.

giovedì, 12 aprile 2007

Addio a Kurt Vonnegut...
Categoria:letteratura, scritto da stefano havana


... E grazie per tutte quelle belle pagine.

Vonnegut

[biografia]
[wiki]

mercoledì, 11 aprile 2007

Vόςαβόλαριό
Categoria:saggezza, scritto da federico roma


Mancini* ϋβρισ, eos, e, pt. -eos, AR.; ios, IL.; Es. O. 215, insolenza; tracotanza; alterigia; violenza; prepotenza; petulanza, OM. e SEG.; uperion ubrin ekontes, violentemente tracotanti, OD. 1, 458, ubrei eixantes, cedendo allo spirito di prepotenza, 14, 262, ubrin etisan, pagarono...21, 431, ouk ubris tade; non è insolenza cotesta...? SOF. OC. 882; tauta ouk estì; AR. Nub. 1299 - ubrei, per insolenza, orgoglio, insulto, dileggio; insolentemente, SOF. El. 881, eph'ubrei, EU. OR. 1581; DEM. 526, Cristiano Ronaldodi'ubrin, 527, dià tèn u., SEN. Hell. 2, 2, 10, eis ubrin, upò te ubrios kai oligories, per la tracotanza e l'incuria, ER. 1, 106:  pl. ubreis: insolenze, azioni o pensieri da tracotante, contumelie, DEM. 522; PL. LEG. 62; ecc. ----- di animali: baldanza, irrequietezza, sfrenatezza, ippou, ER. 1, 189; El. NA. 11, 18   -----  2)  = ubrisma, violenza; insolenza; misfatto; insulto; contumelia; oltraggio; sevizia; maltrattamento, IL. 1, 203, ...dora, ubrios eineka tesde...per ammenda di questo oltraggio, 214; Eras meter eis emen ubrin, segno della vendetta di Era contro mia madre, EU. Bacch. 9, ubris, ubrizein, Mancini Naturali (Ryan Giggs)24; - per sAleandro Rosicostumatezza, ATT.; PD.; paidon ubreis, offese ai fanciulli, ISOC. 64, v. 89: u. deinotate, LIS. 1,2, to eautou soma ef'ubrei peprakòs, che ha venduto all'ignominia, 29, v. DEM. 440----- b) t. legge grafè dike, processo; accusa; giudizio, 970, 1102   ----- 3) come masc. ubristes, anèr, uomo violento.

* Cfr. Vocabolario Greco-Italiano, Lorenzo Rocci, Soc. Ed. Dante Alighieri, p. 1871 e ss.

mercoledì, 11 aprile 2007

Le rovine di Roma
Categoria:le grandi domande, scritto da andy capp


Non c'è analisi tecnica, tattica o psicologica che tenga. Né discorsi su Totti o altro. Il calcio non è una scienza esatta. L'avevo capito dopo la finale vinta ai rigori dal Liverpool contro il Milan dopo la straordinaria rimonta dallo 0-3 al 3-3. La partita di ieri sera dell'Old Trafford me lo ha confermato. E' senza dubbio il mio dramma sportivo più grande dal 1984 a oggi. Per la prima volta non ho finito di vedere una partita della Roma; sul 5-0 sono andato a prendermi un gelato (caffè, cioccolato e cocco). E pensare che per tutto il pomeriggio ero stato in contatto con i miei amici partiti per la terra d'Albione, invidiandoli. Onore a loro che c'erano Danilo, Luca, Valerio, Francesca, Giorgetto, Domenico, Stefano e a tutti gli altri che hanno assistito a questa incredibile umiliazione.

"Non è forte chi non cade mai,
ma chi cadendo trova la forza di rialzarsi".

Ci riusciremo?

Totti e VucinicForo RomanoTottiPalatinoAzioneTerme

mercoledì, 11 aprile 2007

Noantri è la puntata del giorno
Categoria:televisione, scritto da noantri


LogoSiamo andati in onda con il nostro servizio questa mattina alle ore 9.45 su RaiDue. Potete rivedere la puntata in streaming qui (si intitola "Dignità al metro quadro"). Grazie a tutti quelli che ci hanno dedicato un po' del loro tempo nei commenti del post precedente e a chi del programma ha creduto in noi. Un altro mondo è possibile. Meglio se a colori.

"Il 13 gennaio 2007 in una casa di Via Buonarroti, vicino a Piazza Vittorio a Roma, una madre ed un figlio di nazionalità bengalese sono morti mentre tentavano di sfuggire ad un incendio scoppiato nell'appartamento sovraffollato in cui vivevano con altre 12 persone, tutte di nazionalità bengalese, pagando un affitto a nero di circa 2500 euro.
E’ ben noto che Roma – al pari di molte altre grandi città italiane – è inaccessibile per tutti coloro che vivono in condizioni di disagio. I prezzi degli affitti sono ormai insostenibili, un vero e proprio racket gestito da padroni di casa, il più delle volte italiani, che non esitano a stipare nei loro appartamenti 15-20 persone, ignorando le più elementari norme di sicurezza ed igiene".

dignita

martedì, 10 aprile 2007

Ma che diavolo significa UMAC? (andiamo in onda domani)
Categoria:giornalismo, scritto da andy capp


TARATATARA TATATARA TATATARA TATATA

"Oh?"
"Dimme..."
"C'ha scritto la Rai..."
"Eh?"
"La Rai, c'ha scritto..."
"Ma che vordì?"
"Ahò, la Rai, leggono noantri..."
"Embè?"
"Niente, ha chiesto che facevamo nella vita, se ci andiamo a fare due chiacchiere..."
"Nun scherza', a Ste"
"Giuro!"
"Non ci posso credere, già solo questa cosa mi riconcilia con il mondo. Anche se poi non succederà nulla...".

MonoscopioE' così che Stefano Havana mi ha dato la notizia più importante della mia vita professionale. E non ricordo nemmeno quante volte abbiamo usato questa scusa per brindare alla nostra salute. Ora che il lavoro è concluso da diverse settimane (e siamo di nuovo occupati su un secondo impegno) ricordo ancora l'emozione del primo incontro dopo la missione che c'era stata affidata. "Dobbiamo pensare a qualcosa di originale". Ma cosa? Cosa poteva interessare che non avessero già trattato? Dicevamo che le idee e i contenuti, lo scritto, erano il nostro punto di forza. Non è stato proprio così. Anzi, quando ci hanno bocciato la prima proposta, dopo che avevamo fatto anche un sopralluogo in stile servizi segreti, siamo caduti nel panico più totale. Anche perché le motivazioni che ci avevano dato erano più che legittime. Dovevamo cambiare punto di vista, prospettiva. Cosa ben difficile per due caratteracci orgogliosi e permalosi come i nostri. Ma per Mamma Rai si fa tutto. 

CavalloDopo decine di incontri e scambi di mail alla fine otteniamo il via libera. E quindi non avevamo più scuse: alzare il culo dalla sedia e andare a vedere come era fatto il Mondo, noi che da mesi (anni?) pretendiamo di raccontarlo su questo blog. Non c'era più da scherzare, non c'era commento acido a cui rispondere o post brillante da pubblicare. Si doveva fare sul serio. Così, iniziamo a cercare contatti, pianificare, studiare, appassionarci all'argomento del servizio. Ma di questo preferisco non scrivere perché sono emozioni che ho condiviso con il mio amico-collega e che voglio tenermi stretto.

BananajoePoi la svolta, grazie a un'intuizione di chi cura il programma. Ma non scriverò di questo perché il nostro lavoro dovrete giudicarlo voi, spietati, così come lo siamo stati noi in alcuni frangenti. E sono sicuro che vi renderete conto della nostra inesperienza, di quello che avremmo potuto e non siamo riusciti a fare, dei punti dove dobbiamo migliorare. Alla fine è andata, e quando l'ultimo fax è stato spedito non ci sembrava verò. Perché di una cosa sono rimasto sconvolto: dalla burocrazia. La Rai non è la televisione di Stato, è l'Unione Sovietica. Mai visto un posto così pieno di uffici, richieste da mandare per ottenere altre richieste, pass che non venivano concessi, decine di referenti diversi ogni settimana. Mi sono sentito a metà tra un personaggio kafkiano (e questa era scontata) e Bud Spencer in Banana Joe (a questa non avevate pensato) nella scena in cui deve ottenere il congedo militare per fare la carta d'identità.

Dobbiamo rendere grazie alla sensibilità dimostrata da chi ci ha scelto, da chi ci ha dato quest'occasione, perché è quella di qualcuno che ancora crede in qualcosa. Forse è vero che il mondo non fa tutto schifo. E' una lezione che abbiamo imparato. Perché noantri ha fatto un servizio sulla Rai senza essere figlio di nessuno. E questo lo voglio gridare forte a tutti quelli che non ci credevano più, me compreso.

Un'ultima considerazione sullo strano titolo del post. In realtà è una sciocchezza: quando abbiamo iniziato a lavorare sul progetto, Stefano Havana ed io abbiamo iniziato a scrivere su un documento word salvato con il nome UMAC. Un giorno al telefono gli chiesi che diavolo volesse dire e lui, preso dalle sue solite amnesie temporanee (chi lo conosce di persona potrà confermare) e lontanissimo dall'idea di mettere in moto i due criceti che ha nel cervello, mi liquidò con uno sbrigativo: "Non lo so, me lo hanno inviato loro...". Poi giorni dopo l'illuminazione finale:

"Oh"
"Eh?"
"UMAC..."
"Embè?"
"Me so' ricordato che vordì..."
"Ah, ecco, ce stavo a diventà matto..."