giovedì, 31 maggio 2007

A Roma c'è l'aria bona...
Categoria:attualità, scritto da andy capp


Questa poi è davvero assurda. Ma che roba è?

Karma"Nell'atmosfera di Roma c'è della cocaina in sospensione: non si tratta dell'ennesima leggenda metropolitana; ma di un serissimo allarme, lanciato oggi dal Cnr. Ad appestare l'aria della capitale - e in generale delle città italiane - non ci sono dunque solo i gas elle auto e delle industrie, ma anche le droghe. Oltre alla cocaina, i ricercatori del cnr hanno individuato anche tracce di cannabinoidi e, in misura minore, nicotina e caffeina. La ricerca, presentata oggi, è la prima di questo tipo realizzata al mondo".

Chissà se si inventeranno un modo per filtrare l'aria, magari recuperando tutte le impurità. Forse sarebbe il caso di mettersi al lavoro. Passeggiando all'aria aperta e respirando a pieni polmoni...

Updates: Ho appena intervistato l'autore della ricerca Antonio Cecinato, un dottore che ha svolto il lavoro per il Cnr: l'obiettivo iniziale era verificare lo stato di inquinamento dell'aria, ma si sono trovati di fronte a questi dati stupefacenti. Le polveri presenti nell'aria sono state catturate attraverso dei filtri. Muoviamoci, mi ha indicato le zone: città universitaria e Villa Ada presentano la massima concentrazione.

mercoledì, 30 maggio 2007

Ron-fii-ron
Categoria:quotidianismi, scritto da stefano havana


Io, che vivo molte delle cose che vivo come le vivo, ho vissuto questa tre giorni in trasferta in una maniera tanto vivida che, rientrando, m'è parso d'essere stato via per delle settimane. Invece sono stati tre giorni strani, trascorsi a non dormire in una camera d'albergo confortevolissima, economica, e troppo vicina ai binari del treno.

Appunto numero uno: stare a strettissimo contatto - fisico e mentale - con altri TRE di quei cosi sgradevoli, bugiardi e pelosi chiamati "uomini" può provocare danni permanenti al cervello. Appunto numero due: per la prossima trasferta di lavoro mai più una stanza quadrupla. Si ride ma non si dorme. Meglio: si ride tutti insieme e poi IO non dormo. Gli altri sì: io no. Io rido con gli altri, poi gli altri mi abbandonano per il sonno e resto sveglio. Restare sveglio in una camera d'albergo con i binari a quindici metri e molte ore di lavoro matto e disperatissimo depositate nella pianta dei piedi e nelle ginocchia, non è bello. Anche se ci sono abituato: a non dormire, non al lavoro. Al lavoro non ci si abitua mai: io starei molto volentieri senza fare un cazzo dalla mattina alla sera. Però il lavoro, questo lavoro, mi piace, è una cosa a cui penso spesso durante simili ore di veglia: raccontare delle storie, non importa il linguaggio, il medium, è quello che mi piace fare. E, soprattutto, è una cosa, l'unica in effetti, che io mi sia concretamente scelto. Ci sono tante persone a cui, legittimamente, non piace il lavoro che svolgono: a me sì e, parte il non fare un cazzo dalla mattina alla sera, non mi piacerebbe fare niente di diverso.

Non dormire: ecco, questo non mi piace. E nemmeno me lo sono scelto. Il mio rapporto col sonno è quello di un bambino coi giocattoli. Finché non ne hanno scavato l'anima a colpi di martello non sono contenti: così io, mi ci devo picchiare col sonno, ci deve essere uno sconfitto, un corpo caduto, prima che qualcuno possa rivendicare la vittoria e il bello è che il più delle volte quel corpo caduto non sono io, magari lo  fossi, almeno così, pur sconfitto e coll'occhio nero, dormire potrei, invece mi capita che dopo una durissima lotta, semmai durata ore, debba essere io, pur sconfitto, a rimanere in piedi, desto a contemplare le travi del soffitto e i fari delle macchine passare. Dormire in quattro in una stanza d'albergo è una sfida a questa lotta che io conduco ogni notte: in particolare se presso quella stanza ci passa un treno ogni mezz'ora e, ancora di più, in particolare se Alberto e Fulvio russano come tavernai livornesi.

Io non la capisco la gente che russa, nel senso che non riesco a capire come faccia a non svegliarsi a propria volta. Alberto e Fulvio, questo invece l'ho capito, sono dei maestri in tale arte: il loro ron-fii è perfettamente ritmato. Quando uno fa ron, l'altro fa fii, e in questo modo, di ron, me ne sono dovuti sorbire due, prima quello di Alberto e poi quello di Fulvio. Troppo bello sarebbe stato se i ron venissero emessi nello stesso momento, in questo modo, almeno, ne avrei percepito uno soltanto. Invece no! Ron d'Alberto e fii di Fulvio, poi ron di fulvio e fii di Alberto. Così per delle ore, perché è regola ferrea che chi russa non si sveglia. Mai. Nemmeno ai passaggi del treno. Tantomeno perde il ritmo di tale coordinazione. Ron-fii-ron.

(appunto numero tre sui passaggi del treno e sui rumori in generale: un Grande Rumore Notturno è meglio che si verifichi spesso e continuamente. In tale modo ci fai il callo e non cominci a nutrire falsissime speranze circa l'eventualità, per esempio al ventesimo minuto consecutivo di silenzio, che il treno abbia cessato di passare perché sarà proprio allora, che il Grande Rumore Notturno deflagrerà di nuovo frantumando ogni residua aspettativa di pace e sonno)

mercoledì, 30 maggio 2007

Noantri in giro per il Mondo
Categoria:giornalismo, scritto da andy capp


Cari lettori,
scusate per l'assenza di questo inizio settimana. Il lavoro ci ha portato lontano da Roma per tre giorni, in cui comunque avete potuto apprezzare i post di amici vecchi e nuovi. Siamo rientrati ieri sera da un'esperienza molto forte che presto vi racconteremo. Intanto eccovi un paio di foto in incognito. Insieme ad Alberto e Fulvio abbiamo creato un bel gruppo di lavoro. Siamo stati bene, abbiamo visto e documentato una realtà molto distante dalla nostra, ma non sono mancati i momenti goliardici. Come diceva uno più importante di me: fare il giornalista è sempre meglio che lavorare.

on tour[io ovviamente sto scattando la foto a questi strani personaggi]

riflesso
[in questa foto si cela il nostro prossimo lavoro, ma non fate domande]

Già da oggi si torna a macinare, che qui di idee non ne mancano.

lunedì, 28 maggio 2007

L'unica proposta possibile per il Partito Democratico
Categoria:scritto da alberto puliafito, factory del dissenso


Care persone del Comitato per il Partito Democratico,

mi risolvo a scrivervi perché non mi riconosco nel disagio colto da chi già vi ha scritto una prima proposta. Il mio disagio è ben più grande e riguarda la natura stessa del Partito Democratico.

Sono decisamente un italiano, decisamente fra i venti e i quarant'anni, e ritengo che la politica italiana sia imbalsamata da una serie imbarazzante di atteggiamenti che accomunano e racchiudono, senza soluzione di continuità, tutti gli schieramenti attualmente rappresentati in Parlamento.

Ritengo inoltre che il Partito Democratico non sia un'occasione per restituire la giusta vitalità a una vita politica che va di pari passo con il Paese, un Paese in cui la questione morale non è mai stata veramente risolta.
Ritengo che sia un'inguardabile accozzaglia di idee, messa insieme alla meglio con l'unico obiettivo di conservare lo status quo.

Pertanto, no, non aumentate il già ridicolo numero di 45 "persone" (tutti nomi già visti e stravisti) che comporrebbero questa sorta di direttorio di una cosa che non trova accordi su alcun tema fondamentale, fra quelli che dovrebbero costituire un programma politico. Non rendetelo di 55, né di 65, 75, ma neanche di 35 o 25. Non coinvolgete nel vostro progetto - come in una riserva protetta, come le ridicole quote rosa - under 40 che fra vent'anni saranno come siete voi adesso.

Provate, piuttosto, a esprimere un leader, a prevedere quote per persone competenti, a recitare un ruolo politico diverso per questo misero paese che si ritrova, anche per colpa vostra, in una situazione di ridicola e estenuante campagna elettorale permanente.

Questa proposta, al momento, la firmo solo io: non fate il Partito Democratico.

Cari lettori di Noantri,
questo è il mio primo post da queste parti. Non so
quando e se ne seguiranno altri, ma spero
che sia abbastanza chiaro come biglietto da visita.
Alberto Puliafito, L'Indignato

domenica, 27 maggio 2007

Oppio, oppio... com'era quel discorso sull'oppio?
Categoria:attualità, dissenso, scritto da davide firenze


Grazie a tutte le volte in cui ho dovuto fare il giro del mondo per tornare a casa per colpa dell'immancabile processione del sabato notte sull'Ardeatina, grazie ai preti pedofili, grazie ai Family Day, grazie ai telegiornali della domenica monopolizzati dall'Angelus come se la domenica la gente non morisse più di fame e non ci fossero le guerre, grazie ai vaticanisti, grazie alle magliette di Kakà, grazie alle esagerazioni della serie "ci stanno distruggendo la famiglia", grazie a Mastella, grazie ai tanti tra conoscenti amici e parenti che si fanno sempre più plagiare da losche comunità e sfornano figli a raffica, grazie ai Papaboys, grazie all'ingorgo atroce che si forma su Grotta Perfetta la domenica proprio davanti alla Chiesa e proprio all'ora di pranzo a causa dell'inciviltà di chi parcheggia a cazzo per andare a Messa, grazie alla Stazione Giovanni Paolo II, grazie all'8 per mille che dovunque posi la tua penna per firmare (e pure se non la posi per niente) sempre a loro va, grazie a Eminenza e a Monsignor B, grazie a quelle cazzo di puntate di Porta a Porta in diretta dal Brasile che hanno fatto rimpiangere il plastico di Cogne, grazie al crocifisso nelle aule, grazie a Don Mazzi, grazie al Natale coi parenti.

Ebbene, è grazie a tutti questi motivi, e a tantissimi altri che non sto qui a spiegarvi, che da oggi l'Uaar ha un socio in più.

sabato, 26 maggio 2007

Le mele marce fanno comodo
Categoria:scritto da noantri, weekend con il dubbio


Questo post risponde agli interrogativi nati nei commenti dopo la pubblicazione su queste pagine dell'ennesimo capitolo di uno dei nostri temi preferiti, vale a dire gli efferati crimini che furono commessi dalle forze dell'ordine durante il G8 di Genova nel luglio 2001 ai danni di innocenti e ignari cittadini pacifici, mentre, tutt'intorno, i Black Bloc agivano indisturbati devastando la città.

Mele marce, assicurano i garantisti, stringendosi intorno alle forze dell'ordine sempre e comunque. Noi non siamo d'accordo. (grazie di cuore all'amico e collega Emiliano)

Mele marce, semplificano molti. E allora partiamo col dire che "mele marce" equivale a "sudditanza psicologica": quando la situazione diventa indifendibile ci si inventano neologismi per scaricare la colpa sul singolo e salvare il sistema (quello che è marcio). Vorrei porre una serie di quesiti per ribaltare il concetto tendenzioso di "mele marce":

- Perché in Italia non è possibile fare un'inchiesta su quanto accade nelle questure? Vietato indagare su Vaticano e Polizia. Forbidden. O no?

- Chi difende l'operato di questi signori si è mai fatto una trasferta o una manifestazione? E' mai stato testimone oculare (come il sottoscritto) di torture o pestaggi gratuiti ed immotivati? Anzi: gratuiti, immotivati e criminogeni perché provocano spesso reazioni rabbiose. O ve l'hanno solo raccontato?

- Perché tanto disprezzo e tanta maleducazione quando ti avvicini loro (che in fondo sono nostri dipendenti) per chiedere una qualche delucidazione?

- Per combattere le "mele marce" perché la polizia si continua ad opporre al codice identificativo sui caschi?

- Che bisogno c'è di prenbere a calci in testa e sulla colonna (!!!) gente inerme e ormai a terra?

- Perché i manganelli al contrario?

- Ciò che è accaduto all'interno di Bolzaneto non può essere opera di scelte individuali: un agente all'interno di un carcere e/o caserma non agisce per iniziativa personale: esegue ordini. Qualcuno può smentire?

- Chi li ha impartiti quegli ordini?

- E perché?

- A Bolzaneto c'era il ministro Castelli che, secondo i lanci Ansa dell’epoca, avrebbe visto e taciuto. Qualcuno può smentire?

- I black block a Genova non sono MAI stati caricati. Sbaglio?

- Perché?

- A chi è giovato?

- Le cariche sono avvenute SOLO contro altri spezzoni del corteo. Compresi i gruppi cattolici e la rete pacifista Lilliput. Notizie diverse in merito?

- Davanti al carcere quando è arrivato un manipolo di una trentina di ceffi vestiti di nero, le forze dell'ordine (numericamente nettamente superiori) hanno acceso le camionette e se ne sono andate lasciando ai black block (colleghi o marionette imbecilli usate a loro insaputa?) campo libero. Qualcuno ha azzardato una spiegazione?

Infine qualche considerazione:

- A Genova i black block erano almeno in parte degli infiltrati. A tale conclusione è arrivato qualche giudice. E ci sono foto di persone vestite di nero col volto coperto (travisato) sulle scalette di una caserma. Così come a chiacchierare amabilmente con agenti (loro colleghi?) in divisa. 

- Ciò che è accaduto all'interno di Bolzaneto non può essere opera di scelte individuali: un agente all'interno di un carcdere e/o caserma non agisce per iniziativa personale: esegue ordini.

- A Bolzaneto c'era il ministro Castelli che ha visto e taciuto.

- I black block a Genova non sono MAI stati caricati.

- Le cariche sono avvenute SOLO contro altri spezzoni dei cortei.

- Davanti al carcere quando è arrivato un manipolo di una trentina di ceffi vestiti di nero, le forze dell'ordine (numericamente nettamente superiori) hanno acceso le camionette e se ne sono andate lasciando ai black block (colleghi o marionette imbecilli usate a loro insaputa?) campo libero.

- Tutto ciò e le legittime opinioni (anche quelle superficiali e odiose) non tolgono nulla al nocciolo della questione: UNA SIMILE NOTIZIA (MINISTERO DELL'INTERNO CONDANNATO PER PESTAGGI E TORTURE) MERITA L'APERTURA DI GIORNALI E TG. MERITA INCHIESTE E APPROFONDIMENTI PUBBLICI. Chi fa il nostro mestiere conosce la gerarchia dele notizie. E invece SILENZIO. E invece Cogne. Spinelli Killer. E notizie di cronaca nera a valanga per fomentare l'opinione pubblica, accrescere il senso di insicurezza e la richiesta di forca... Fottetevi tutti. 

- Qualcuno ha sentito parlare sui media "tradizionali" del caso di Federico Aldrovandi? Informatevi su quest'altra assurda tragedia e poi riflettete...
- E’ stato arrestato Marco Mancini, numero 2 del Sismi. Cazzo, il numero 2 dei Servizi. In altri paesi ci sarebbero dimissioni a valanga, fiumi di inchiostro, chilometri di nastri con inchieste, servizi, indagini, interviste, reportage. Qualcuno ha sentito qualcosa? Tra l’altro il losco Mancini in questione nel 1974 trattò l'infiltrazione nelle Brigate Rosse di Silvano Girotto ("Frate Mitra"), ambiguo ex guerrigliero in Sudamerica, che portò all'arresto dei leader delle Br Renato Curcio e Alberto Franceschini. Ma che “permise” la fuga di Mario Moretti, quello che divenne il leader Br che ne cambiò la rotta, che decise la strategia dell’attacco al cuore dello Stato, e organizzò il rapimento Moro. Ossia che cambiò la storia d’Italia bloccandone l’avanzamento progressista. Quel Mancini ora è stato arrestato. Quanti titoloni avete visto?

Non basta pensarlo e dirlo. Bisogna anche saperlo. E non ce lo permettono, perdio!

venerdì, 25 maggio 2007

Il lavoro nobilita l'uomo - 3#
Categoria:società, scritto da andy capp


Vi proponiamo un'altra puntata della nostra inchiesta sui mestieri pericolosi. Oggi andiamo alla scoperta delle mansioni di un operaio litografo. Quella che segue è la testimonianza di un lavoratore impiegato in un'azienda alimentare. Nelle prime due puntate avevamo raccontato l'esperienza di un sommozzatore e di un cernitore. Buona lettura.

Che lavoro fai?
Faccio il litografo per un'azienda che produce packaging per l'industria alimentare.

In cosa consiste il tuo lavoro e perché lo consideri pericoloso?
Il lavoro di litografo (ovvero l'evoluzione del vecchio tipografo dopo la diffusione della stampa offset) in sé non sarebbe pesante e pericoloso, ma è reso tale dalle condizioni imposte dall'azienda dove lavoro ad esempio.

MacchinarioPerché?
Il materiale antinfortunio è insufficiente e inadeguato, i turni sono massacranti e caratterizzati da un'alternanza di diurni e notturni piuttosto atipica (per cinque mesi ho alternato una settimana di giorno a due di notte) e non hanno pausa, lo straordinario è letteralmente imposto (si lavora minimo dieci ore al giorno, sei giorni su sette) e la lavorazione è appesantita dalla mancanza di macchinari ausiliari e resa pericolosa dall'assenza di misure di sicurezza (già i primi giorni mi si chiedeva di andare in giro per i reparti con un carrello elevatore senza che io ne avessi mai guidato uno in vita mia, e ancora oggi non mi è stato fatto fare il corso di guida senza cui non sarei autorizzato a guidarlo).

Da quanto tempo fai il litografo?
Da un anno. Prima ho svolto altri tipi di lavoro, sempre da operaio.

Hai fatto delle scuole o hai imparato sul posto?
Ho cominciato completamente a digiuno di litografia, il mio ruolo era di aiuto macchinista.

Nell'azienda dove lavori fanno corsi di formazione?
Fino ad ora ho fatto solo una specie di breve corso sull'incrementazione della produzione. Non ho mai fatto un corso sull'utilizzo dei macchinari, né sulla litografia, né sulla sicurezza.

L'ambiente dove si lavora è pulito?
Sì, è interesse dell'azienda che lo sia. Produciamo packaging per l'industria alimentare e sono frequenti le visite dei clienti nello stabilimento.

MacchinaCom'è la situazione contrattuale dei lavoratori?
Piuttosto grottesca. Gli operai più giovani vengono mantenuti per anni a tempo determinato facendoli saltellare da un'agenzia interinale all'altra, in modo da poterli tenere sotto ricatto. Come ferie hanno una pausa non retribuita tra la fine di un contratto e l'inizio di un altro, mentre le ferie vere e proprie vengono sfruttate per le malattie. L'azienda inoltre incentiva il trasferimento degli operai verso la sede all'estero (considerata molto strategica) non riuscendo a trovare lì operai del luogo disposti a sottostare alle stesse condizioni.

In che modo gli operai vengono incentivati ad andare all'estero: aumenti o ricatti?
Con la fine dell'odissea dei contratti interinali. Bisogna specificare
però che non si tratta di un'incentivazione pressante.

C'è il sindacato all'interno dell'azienda?
Sì, ma si occupa solo degli operai dipendenti, per i lavoratori interinali invece è del tutto inerte.

Hai possibilità di fare carriera?
Teoricamente sì, se sapessi farmi strada col clientelismo e il nepotismo che qui sono gli unici criteri di avanzamento di carriera. La meritocrazia purtroppo è di casa altrove. Altrimenti c'è la possibilità di fare carriera in altre aziende sfruttando l'esperienza acquisita, perché l'operaio offset è una figura piuttosto ricercata.

Sei a contatto con materiale tossico? Di che tipo?
Soprattutto solventi, per i quali mi è stata fornita inizialmente della attrezzatura antinfortunio (guanti di gomma, mascherina ecc.) che però non mi è stata rinnovata dopo il normale logorio, nonostante le mie insistenze.

LitografiaQual è un tipo di infortunio che può capitare a un litografo?
Ce ne sono diversi. Andrò per ordine. Lesioni all'udito: vengono regolarmente forniti tappi per le orecchie, ma trattandosi di un lavoro di squadra in cui la comunicazione è fondamentale, nessuno li utilizza , né verrebbe tollerato dai colleghi di squadra chi volesse utilizzarli. Lesioni a bronchi e polmoni: le macchine offset utilizzano la polvere detta antiscartino per accelerare l'asciugatura degli inchiostri, la quale viene volatilizzata nell'aria circostante alla macchina. Da considerare inoltre l'eventuale utilizzo di solventi idrocarburi policiclici aromatici (sono cancerogeni se inalati) che sono molto diffusi, ma nella mia azienda per fortuna non se ne fa uso. Lesioni alla colonna vertebrale: da me si trasportano pedane di carta anche di mezza tonnellata col solo ausilio del traspallet a mano, e l'ernia del disco è considerata un dettaglio obbligato della propria storia professionale. Lesioni alla cute delle mani: per l'azione di sostanze tossiche (inchiostri oleosi, alcol isopropilico, acetato, solventi a base di benzene) e per le schegge dovute al maneggiare continuo di pallet di legno.

Chi volesse raccontare la sua esperienza personale, la sua giornata di lavoro o le problematiche legate alla sua professione può contattarmi qui.

Noi ci leggiamo domani con il consueto appuntamento del sabato: "Weekend con il dubbio".

giovedì, 24 maggio 2007

Lo Stato condannato a risarcire Marina, brutalizzata a Genova
Categoria:dissenso, genova 2001, scritto da noantri


"Alzi la mano chi ha saputo che la settimana scorsa a Genova c'è stata la prima condanna per i pestaggi della Polizia durante il G8 del 2001.

Altezza uomo

Lo Stato è stato condannato a risarcire Marina Spaccini, 50 anni, pediatra triestina, volontaria per quattro anni in Africa, per il pestaggio che subì da parte della Polizia in via Assarotti, nel pomeriggio del 20 luglio 2001. Marina, come decine di migliaia di militanti cattolici della Rete Lilliput, era seduta, con le mani alzate dipinte di bianco, gridando "non violenza", quando fu massacrata dalla Polizia. Questa si è difesa sostenendo (sic) che non era possibile distinguere tra le mani dipinte di bianco di Marina e i Black Block.

I maledetti bastardi

Per il giudice Angela Latella, invece, la selvaggia repressione genovese e la cortina di menzogne sollevata per coprirla e' stata una delle pagine piu' nere di tutta la storia della Polizia di Stato e per la prima volta cio' viene scritto in una sentenza. Non solo, e' ben piu' grave quello che e' scritto nella sentenza genovese. Quelle dei poliziotti non furono ne' iniziative isolate ne' eccessi, ma facevano parte di un disegno criminale. A Genova vi fu un disegno criminale selettivo da parte di apparati dello stato.

Il temibilissimo terrorista

Tale disegno era teso a terrorizzare non tanto la sinistra radicale ma il pacifismo cattolico, in particolare la Rete Lilliput, che per la prima volta in maniera così convinta e numerosa scendeva in piazza saldandosi in un unico enorme fronte antineoliberale con la sinistra. Le ragazze e i ragazzi delle parrocchie furono quelli che pagarono il prezzo piu' alto, soprattutto sabato. I loro spezzoni di corteo furono sistematicamente bersagliati dai lacrimogeni e centinaia di loro furono pestati selvaggiamente. Ma, soprattutto decine di migliaia di loro, e le loro famiglie, furono spaventati a morte in una logica pienamente terroristica. Quanti dopo Genova sono rimasti a casa?".

Vino rosso

Marina non è stata picchiata da due extracomunitari, magari due temibilissimi rumeni, da tutti indicati come l'unico grande problema delle amministrazioni italiane, bensì da un cumulo barbaro di pezzi di merda italinissimi e dallo Stato armati: poliziotti. Quei poliziotti. E manciate di carabinieri. Perciò non è diventata una notizia del telegiornale, come la povera Vanessa Russo o come tutti gli altri che sono stati scippati, malmenati, abusati, brutalizzati, da assalitori clandestini. Il pestaggio immotivato di Marina è stato sottaciuto, censurato, in quanto perpetrato da personaggi, assai più bastardi degli extracomunitari, ma più di loro impuniti e impunibili. Così com'è stato censurato il fatto che Marina, appunto, ha avuto ragione: condannato lo Stato, condannato il Ministero dell'Interno.

E ora un video. L'obbligo morale è di vederlo, comunque la pensiate. Ci sono delle immagini molto crude (le più crude che mi siano capitate di vedere) perciò, se siete impressionabili, lasciate perdere. Davvero.

>>> Tutti gli approfondimenti di Noantri su Carlo Giuliani e il G8 di Genova:

> Carlo Giuliani - Una storia Italiana
> Niente sacciu - Mario Placanica chiede risarcimento danni
> La parte lesa non spara
> Come si lavano le divise

mercoledì, 23 maggio 2007

La gente fa il tifo per voi
Categoria:anniversari, scritto da noantri


23 maggio 1992 - 23 maggio 2007: per non dimenticare.

"La mafia, lo ripeto ancora una volta, non è un cancro proliferato per caso su un tessuto sano. Vive in perfetta simbiosi con la miriade di protettori, complici, informatori, debitori di ogni tipo, grandi e piccoli maestri cantori, gente intimidita o ricattata che appartiene a tutti gli strati della società. Questo è il terreno di coltura di Cosa Nostra con tutto quello che comporta di implicazioni dirette o indirette, consapevoli o no, volontarie o obbligate, che spesso godono del consenso della popolazione". (Giovanni Falcone)

In più consigliamo la visione di quest'altro video in cui, durante una puntata di Samarcanda, in collegamento col Costanzo Show, un signore chiede la parola dal pubblico e aggredisce verbalmente Giovanni Falcone dandogli del giudice "corrotto e manovrato". Quel signore, allora sconosciuto, sarebbe diventato il Presidente della Regione Sicilia. Tutt'oggi è conosciuto col nome di Totò Cuffaro.

martedì, 22 maggio 2007

Il miglior governo di centrodestra possibile è quello guidato da Prodi
Categoria:politica, scritto da andy capp


Romano e SilvioUn anno di Governo Prodi e poco sembra cambiato in Italia. O meglio, poco sembra cambiato per chi nel cambiamento credeva davvero. Perché quello attualmente in carica si sta rivelando davvero un ottimo governo di centrodestra. Ministri preparati e responsabili guidati però da un premier poco autoritario. Ecco, con Berlusconi presidente del Consiglio questo sarebbe il miglior governo di centrodestra possibile. Gli stessi elettori della Casa della Libertà dovrebbero riconoscerlo: in questo anno appena trascorso possono lamentarsi davvero di poche cose. Iniziamo dalla politica estera: al di là degli equilibrismi lessicali del Ministro degli Esteri, poco è cambiato nella strategia. Parlare di segnale di discontinuità con il passato alla luce anche degli ultimi avvenimenti è davvero esagerato. La missione in Iraq sarebbe finita anche con il governo Berlusconi, così come quella in Afghanistan avrebbe avuto lo stesso tipo di rinforzo annunciato dal Ministro Parisi poche settimane fa. Sul Medioriente c'è stato un giusto riequilibrio nei rapporti con Palestina e Israele molto apprezzato da alcuni settori della destra, mentre il 9 giugno il criminale di guerra George W. Bush verrà ricevuto a Roma da Prodi con tutti gli onori. Cosa c'è di nuovo? Nulla.

Silvio e RomanoLa politica economica: la legge Biagi è ancora lì, anzi non se ne discute minimamente. La Finanziaria è stata contestata da un'ampia parte della società civile. Le fasce di reddito introdotte per un nuovo calcolo delle trattenute Irpef hanno avuto l'effetto di togliere potere d'acquisto alle buste paga dei dipendenti, che le tasse le pagano da sempre. Ma i conti oggi sono in regola: dicono che ci sia un tesoretto da spartirsi, reclamato a gran voce da Confindustria. Settori come la scuola, la ricerca e il pubblico impiego intanto sono in agitazione da mesi e difficilmente dopo i continui proclami di questi giorni rinunceranno allo sciopero fissato per le prossime settimane. Le pensioni? "Nessuna riforma", ha detto il Ministro Padoa Schioppa: o si trova l'accordo entro giugno oppure resta tutto così com'è, ovvero con la Legge Maroni. Alla faccia di tutti quelli a cui avevano promesso di abolire lo scalone.

Legge elettorale? Niente, tutto fermo. Anzi, si cerca il consenso degli stessi che meno di un anno e mezzo fa hanno fatto passare a colpi di maggioranza la cosiddetta legge porcellum, quella che ha fatto precipitare il Paese in una fase di instabilità politica senza precendenti. Conflitto d'interessi, l'altro cavallo di battaglia dell'Unione? Tutto come prima, anzi nel disegno di legge su cui si sta lavorando è stato tolto l'emendamento sull'ineleggibilità "perché - parola di Viceministro - non si può rinunciare all'apporto di personalità importanti che così bene hanno fatto alla società come Montezemolo o Della Valle".

Legge Bossi-Fini: modificata, anzi stravolta, con la nuova Legge Ferrero. Peccato che i Cpt siano ancora al proprio posto, mentre la parte relativa all'autosponsorizzazione favorisce il traffico di schiave, ma tant'è. Che dire poi dei Patti per la sicurezza? Più potere ai Prefetti sul territorio, dichiarazione di guerra a rom e rumeni, perché gli stessi imprenditori che risparmiano sui loro guadagni appaltando lavori a ditte più piccole (che fanno lavorare gli extracomunitari in nero) sono stufi di vedere le prostitute per strada. Ai rom andrebbe invece riconosciuto il Premio nobel come popolo superiore: a chi può venire in mente di fare soldi rivendendo rame rubato dai cavi elettrici?

ProdiBerlusconiLiberalizzazioni: la riforma tanto apprezzata di Bersani qualche effetto positivo sembra averlo apportato. Il settore più colpito al momento è quello della telefonia mobile. Per i consumatori ci sono stati dei vantaggi: costi di ricarica azzerati e maggior tutela nei contratti. Ma il resto? Assicurazioni e banche hanno sempre posizioni dominanti mentre assurdo appare il braccio di ferro con i benzinai. Liberalizzare la vendita dei carburanti non favorisce un abbassamento così sensibile dei costi: e poi bisogna tener presente che i guadagni dei gestori di pompe di benzina sono ridicoli rispetto al tipo di lavoro usurante e al rischio di vita che corrono quotidianamente custodendo soldi che appartengono allo Stato. Meglio non affrontare la questione taxi: quella che la scorsa estate sembrava una svolta nel settore, con l'abbattimento dei privilegi di una corporazione, è praticamente morta sul nascere.

Che fare di questo governo allora? La risposta può essere solo una: un mese di tempo. O passa l'accordo con i sindacati sulle pensioni o inevitabilmente Rifondazione Comunista, PdCI, Verdi e Sinistra Democratica hanno il dovere di farlo cadere. Per rispetto di tutti quelli che ad aprile 2006 votarono con il naso tappato, e che oggi non sopportano più Ministri comandati a bacchetta da Santa Romana Chiesa. L'indulto sì (con i voti di Forza Italia) e i Dico no. Non era questo quello che avevano promesso. Non è questo quello che si dice cambiamento. Non è questo un governo di sinistra.

lunedì, 21 maggio 2007

Il traditore
Categoria:quotidianismi, scritto da stefano havana


Sono o non sono, io, un traditore manifesto? Io che mi sono lasciato dietro le spalle una sola città, Napoli, dove sono nato e dove ho trascorso troppo poco tempo per poterne smussare gli angoli? Un traditore: la colpa è quella d'aver lasciato la via più difficile per quella più ovvia, mamma Roma, la città aperta. Napoli per me ha oggi quei contorni indefiniti della cosa vista al buio, scorta, appena percepita: e mi dispiace, mi fa sentire un traditore. Soprattutto quando mi spremo il cuore e scopro che le gocce d'amore per la vecchia città non sono poi la maggioranza. Non ho questa grande affezione per Napoli, non ne conosco le vie, a stento ricordo la forma della punta di Posillipo, il lungomare tra Mergellina e Santa Lucia, bellissimo. Rivedo come un ricordo fresco gli scogli neri su cui s'infrangeva il mare ed io, il traditore che già dentro di sè germogliava la futura colpa, sulla bicicletta BMX, un piede a terra e l'altro ancora sul pedale dentellato, le Superga ai piedi, il sole che m'accecava gli occhi piccoli.

Via Caracciolo sembra lRiavverto l'odore salino: torna alle mie narici di traditore, d'uomo tipico che s'attacca alle cose quando sono perse ormai. E' l'odore salino che manca alla mia Roma amatissima, manca per ragioni ovvie di spazio ma, io credo, pure di tempo. C'è il tempo dell'odore del sale e c'è il tempo per altro. Forse se fossi rimasto, avrei imparato a tenere intorno a me quell'odore e quel tempo e le mie serate, diversissime da quelle di oggi, le avrei passate a Via Caracciolo, insieme ai tramonti che qui sono mangiucchiati dalle antenne dei palazzi. Napoli, la mia città sconosciuta: saprei perfettamente come muovermi alla Havana, dove andare, dove mangiare e dove bere, dove dormire; lo stesso di Lisbona. Di Napoli no, Napoli! La città che per prima ha sentito il mio pianto e ha cullato il mio sonno.

Napoli, la Napoli mia, è come una cosa che si crede d'intravedere in lontananza e poi non è.

Via Caracciolo e VesuvioMi ricordo Castel dell'Ovo, mi ricordo le sagome sottili dei miei genitori di spalle, più lontani da me che, come tutti i bambini, restavo sempre indietro nella passeggiata, le forme dei miei genitori che hanno modellato anche la mia, le stesse spalle di papà, l'attaccatura dei capelli di mamma. Tutto quello che in me c'è di loro, di assolutamente fisico, io me lo ricordo attaccato, come incollato, sullo sfondo di questa Napoli che ho dimenticato, che non è più, che ho digerito ed evacuato sottoforma di anni vissuti, parole dette, direzioni prese e mal di pancia. Questa Napoli che, più precisamente, non ha mai fatto in tempo ad essere niente. Solo Super Santos arancioni e incolori cotte da prima e seconda elementare.

Napoli - Via CaraccioloS'interrompe la tradizione ereditaria. S'interrompe per forza di cose qui, nel mio ricordo di Castel dell'Ovo all'imbrunire, mio padre e mia madre con i maglioncini leggeri sulle spalle e intorno alle dita le stesse fedi di adesso: la interrompo io, ancora una volta traditore, perché quand'anche generassi un figlio a mia volta, e sposassi una moglie, tuttavia non potrei portare entrambi negli stessi posti, conducendoli con la medesima sicurezza con cui i miei accompagnavano me nella primigenia scoperta di quella terra di sole e cacche di cane e gusci di cozze e telline per terra. La loro Napoli sarebbe la mia Roma, il loro Castel dell'Ovo sarebbe il mio Castel Sant'Angelo, il Tevere verde al posto di quel mare. Ho lasciato Napoli a otto anni, nel 1988. A Berlino non c'erano nuove e Maradona giocava. Io ero bassino, sarei cresciuto una volta a Roma, a colpi di Bioarginina tutte le mattine, nove mesi all'anno, fino al compimento, mi pare, del quattordicesimo d'età. A Roma, va bene, ma la scia alle mie spalle era ancora visibile e spumosa abbastanza da ricondurre fino a Napoli, in termini soprattutto di parlata, di accento: tante vocali ancora non mi si erano chiuse del tutto, come ferite sotto il cerotto, e il lemma "scémo", chiuso, era ancora "scèmo", aperto. Poi tutto è sfumato: le vocali aperte si sono rimarginate e questo è quanto.

Napoli, vista del VesuvioNon significa altro lasciare Napoli a otto anni: ci si stacca dai seni mastodontici del Vesuvio e s'impara a camminare altrove. Il Vesuvio: ossessione del napoletano, notelvolmente napoletano anch'esso nel modo d'essere, re del vorrei ma non posso, imperatore del potrei ma quasi quasi no. Seni di roccia granitica, me li ricordo, ben separati dall'avvallamento naturale del cratere, che si stagliavano in qualunque orizzonte possibile, rigati verticalmente dagli alberi maestri delle navi ferme al porticciolo di Via Caracciolo: me lo ricordo così, il Vesuvio, e mi ricordo le barche ferme. Mi ricordo il dito fuori fuoco di mio padre davanti agli occhi che m'indicava qualcosa, lo yacht del riccone più al largo, i gabbiani bianchi che pescavano i pesci col becco, mi ricordo, ancora una volta, mia madre, più indietro o più avanti, il pulloverino leggero, che sorrideva serena dei miei sorrisi affascinati, pieni dei pescatori che tornavano con casse di gamberoni, calamari, pesci a cui presto sarebbe stato conficcato un cartellino col prezzo nelle pescherie di Mergellina. La meraviglia del bambino davanti alle cose che ancora non sa come chiamare. Mi ricordo la collina del Vomero, la Floridiana e il concerto di Peppe Barra una vita fa. Cantava una canzone che diceva: "Come mi pesa 'sta capa, ué!". La mia era ancora vuota di cose. Non poteva pesare.

Mi sono lasciato dietro, in vita mia, soltanto una città, Napoli, e non c'è nient'altro da dire, perché è proprio così che è andata: io avanti, Napoli dietro, lasciata alle spalle e mai più ripresa, se non in quei soliti discorsi che si fanno con gli amici, in romanaccio, quando ci ripromettiamo una pizza a Napoli, semmai da Gigino Pizzametro a Vico Equense, il ricordo più delizioso che ho in merito alla parola Pizza, con la -P- maiuscola e il cornicione imbottito di ricotta.

SorrentoSono stato piccolo a Napoli. Oggi, adulto, non ho le parole giuste per incorniciare il mio non-ricordo della città natale, se non quelle che ho già detto, e qualunque tentativo io azzardi, questo assume la forma di una excusatio non petita, una richiesta di perdono fatta a Napoli, dimenticata, abbandonata da me, che sono il traditore.

Lascio perciò il compito a Erri De Luca che nel suo meraviglioso "Il contrario di uno" dice, facendomi sempre luccicare gli occhi:

"La città bandiva i suoi assenti. Chi non l'abitava veniva iscritto nel registro segreto degli espulsi. Napoletano è titolo solo per i residenti, la nascita non basta. Conta chi resta, ogni altro è forestiero. Napoletano: proviene poco da un'affacciata su 'na iurnata 'e sole, molto di più dipende dal suo monte pandoro lievitato a fusioni. Nella casa di ognuno sta l'acquerello notturno delle lave incendiarie, il mare illuminato a sangue. Napoletano è adoratore del Vulcano fino a lottizzare le pendici, risalire al cratere e costruirci dentro magari uno stadio con le gradinate già evidenti. Pensieri di uno che si stacca da ragazzo senza salutare e guarda al finestrino di destra il vulcano che gli gira le spalle con lo strascico dei pendii attenuati su Caserta"

domenica, 20 maggio 2007

Adesso sono felice
Categoria:blog, scritto da stefano havana


voantri

Dal disclaimer: "Questo blog nasce per smontare le idiozie scritte e dette su Noantri". Il lancio, meraviglioso: "Dirlo senza averci pensato bene sopra è un'idiozia".

Non so chi sia stato (anche se l'indirizzo ip un enoooorme indizio me lo dà) ma vale la pena della standing ovation.

In una sola parola: grazie!
E anche un consiglio: questo!

sabato, 19 maggio 2007

Il mio catechismo
Categoria:scritto da stefano havana, weekend con il dubbio


Vedete, la Chiesa. I preti. Il Papa. Questi intoccabili. Preti, papi. Uguale pedofili, politici questuanti, uomini di potere, corrotti business man in toga bianca ed erre moscia. La Chiesa. Che porcheria. Non c'è un altro modo per pensarla: se la pensate diversamente, bé, andatevene. Non vi voglio seduti al mio tavolo. Se la pensate diversamente, se siete, faccio un esempio, tra quelli che quando il papa passa, gli mettono in braccio il figliolo neanche fosse il pediatra, ecco, se siete così, siete delle persone strane e non la dovreste pensare in questo modo.

Potete credere, per carità. Potete credere nel vostro Dio, in Gesù Cristo, in tutti i santi: dico sul serio. Padre nostro che sei nei cieli, dacci oggi il nostro pane quotidiano e, già che ci sei, liberaci dal male. Amen. Neanche le pubblicità delle banche con la Gialappa's sono tanto ottimistiche: quelle cose del mutuo in un battibaleno, dei prestiti come se piovesse. Rendetevi conto che siamo lì, sullo stesso piano: però, credete pure. Ognuno ha la propria eroina, non è questo che vi rende, ai miei occhi, dei perfetti cretini. Il punto è la Chiesa, il papa, i preti: perché voialtri, credenti, gente perbene con figli, amici e voglie erotiche, dovreste affidare la vostra pretesa di fede, il vostro fabbisogno di fede, a questa gente marcia, corrotta, maledetta, inutile, sporca, lercia? Perché? Non lo capisco.

Come mai non un milione ma trentacinque milioni, anche quaranta milioni, di persone non hanno manifestato in piazza quando il papa ha detto che la maniera migliore di combattere l'aids sarebbe non fare l'amore? Perché le stesse persone, a fiumi, non hanno urlato, tipo quella roba di Munch, quando hanno dato del terrorista al comico della Dandini? E quell'altra storia? Quella dei deviati?

Ci vorrebbe io credo, non vorrei offendere nessuno, giuro che ne conosco di persone in gamba, intelligenti, persone a cui io affiderei le mie cose più care, ne conosco così che, eppure, stanno lì dietro ai preti, al papa, alla chiesa, vanno a tossire con quelle puttanate dell'incenso, vanno alla messa di mezzanotte a Natale, perciò non vorrei offendere nessuno, però ci vorrebbe, dicevo, uno sdoganamento ufficiale NOSTRO dalla Chiesa, da questi pedanti divini otelma, per dirla con le parole di Aldo Busi, una presa di posizione forte, massiccia e totale. Per esempio: porcoddio.

Sì, sì: pure secondo me le montagne, i fiumi, le cascate del Niagara, Beethoven e Ray Charles, pure secondo me queste cose devono per forza di cose avere un'origine, cazzo, che ne so, divina, non fisica, io non credo alle coincidenze e allora, porca troia, non posso neanche credere che, ka-boom, il big bang e via, ecco Maradona, no, Diego è opera di Dio, o di qualcosa di simile, ma tuttavia, seppure anche io, uomo completamente scevro dalla fede quale sono, abbia di queste convizioni, per così dire, cristiane, ebbene, guardatemi, lo posso dire: porcoddio. Adesso qui, in diretta blog, lo posso dire e sopravvivere

Avete letto bene, porcoddio, ecco fatto, ci voleva tanto?, e non è nemmeno la prima volta su Noantri, ma adesso è davvero fine a se stesso, che colpa dovrebbe avere Dio?, dico bene?, però lo stesso: porcoddio. Lo vedete? Lo vedete che sono ancora qui? Non sono stato fulminato, esattamente come non fulminerei io stesso alcuno di voi se doveste urlare, magari dopo un calcio in uno stinco a calcetto: porcostefano. Anzi, mi compiacerei di tanto potere e mi soffierei sulle unghie, così, pfffff. Porcoddio: giuro, non succede niente, non vi dico di provare, ma, vi prego, qui ci vuole uno sdoganamento, una presa di posizione coraggiosa, andare dal papa e dirgli: senti, porcoddio. Così in faccia, così forte da fargli cascare quel coso che ha in testa. Porcoddio. E così via: perché questi non si devono più permettere, parlo dei preti, della Chiesa, del Vaticano, NON SI DEVONO MAI PIU' PERMETTERE di dare a noi degli eretici, dei terroristi, dei deviati; non deve mai più succedere che uno così, porcoddio, spunti nella mia camera da letto mentre accarezzo alla mia ragazza i capelli quelli sofficissimi vicino alle tempie, lo so che sono cose vecchie, ma se tutti quanti voi lo avete già detto o scritto o letto, io adesso lo ridico aggiungendoci porcoddio e anche sia maledetto il papa, così come direi, tranquillamente, mannaggia a prodi, o porco d'alema. E' di una querela che dobbiamo aver paura, signori miei, al limite, di una rissa, non di un fulmine, non di una scomunica, non di una bolla papale.

Io di "bolla papale" ne ho conosciuta una, recentemente, ed è per questo che sto scrivendo quello che sto scrivendo. Si chiama "Crimen Sollicitationis": è un documento ufficiale vecchio come il cucco, mandato a tutti i vescovi del mondo, in cui si spiega per filo e per segno come fare ad occultare TUTTI i crimini di pedofilia perpetrati dai preti delle diocesi del globo intero ai danni dei bambini. E' un documento ufficiale, ufficiale, che dice come si deve fare per TUTELARE i preti pedofili e NON i bambini.

Lo sapete chi l'ha redatta questa "Crimen Sollicitationis"? Non è un mistero: il Cardinale Alfredo Ottaviani papa Giovanni XXIII l'ha approvata e firmata, il fottuto papa buono, porcoddio. Questi si inculano tuo figlio e tu glielo metti pure in braccio quando passano vestiti a festa per la piazza della tua città. In seguito fu inviata a tutti i vescovi del mondo per mano dell'allora cardinale Joseph Ratzinger. Già sentito nominare?

Sta tutto in un documentario della Bbc che si chiama "Sex, Crimes and Vatican". In terra d'Albione non si parla d'altro, in Italia è stato censurato, perché qui, capirai, non si può dire porcoddio che come minimo ti cacciano dall'Isola dei Famosi, figurati diffondere un video simile, un video in cui si fanno i nomi e i cognomi, in cui parlano i preti pedofili e i preti pentiti, un video in cui parlano le piccole vittime adesso cresciute e le loro famiglie. Ve lo potete vedere anche voi, qua sotto o direttamente su Google Video: va via come il pane. La gente lo scarica a botte di centomila al giorno: forza così, il potere della verità.

Non vi sto di certo invitando a dirlo anche voi, porcoddio, ci mancherebbe altro, è solo un trucco, un mezzuccio meccanico per portare questo post alla conclusione e poi ognuno ha le proprie scaramanzie, io, per esempio, quando gioca la Lazio, capirai, dovreste vedermi. Quindi, se credete, continuate pure a tenervi stretto tra i denti il prossimo porcoddio. Però la domanda del secondo weekend con il dubbio, a questo punto mi sorge spontanea: fatta salva l'ineleganza della bestemmia, di cosa, esattamente, avete paura? Noi ci rileggiamo lunedì. Forse.

venerdì, 18 maggio 2007

Possibilità unica per tutti gli extracomunitari irregolari!
Categoria:cronaca, scritto da stefano havana


(Comunicazione promozionale riservata a tutti i cittadini di Paesi non appartenenti alla Comunità Europea, di ambo i sessi, purché maggiorenni.)

Il permesso di soggiorno ti fa diventare matto? Sei un macedone con precedenti penali che non riesce in nessun modo a ottenere quel benedetto pezzo di carta? Sei un senegalese con una fedina penale non proprio di bucato? I tuoi problemi finiscono oggi! Grazie all'O.E.T.F.P.A.T ottenere un permesso di soggiorno sarà facilissimo e legale! Un nostro soddisfatto cliente, extracomunitario come te, l'ha ottenuto in meno di cinque giorni! Hai capito bene: in meno di cinque giorni e adesso è anche considerato un eroe! L'O.E.T.F.P.A.T ti consegna il permesso di soggiorno in tempi brevi e ti dà la possibilità di diventare famoso come i divi della televisione italiana!

MISSIONE AZIENDALE

L'O.E.T.F.P.A.T (Organizzazione Eventi Traumatici Facenti Pensare A Terrorismo) si rivolge a tutti gli stranieri soggiornanti irregolarmente in Italia, e dunque non provvisti di Permesso di Soggiorno, che vogliano mettersi in regola in maniera legale evitando contestualmente le impossibili trafile burocratiche caratteristiche del nostro Paese, cosiddetto civilizzato.

TERMINI D'ADESIONE
(EXTRACOMUNITARI EROI e EXTRACOMUNITARI BASTARDI™)

Pullman sequestrato a TorinoLa neonata O.E.T.F.P.A.T si propone d'organizzare entro l'anno solare 2007 almeno altri tre Eventi Traumatici dopo quello brillantemente cagionato in Piemonte a bordo del bus sequestrato - esempio più recente di esperimento riuscito della nascente Organizzazione con sede legale nella Città del Vaticano - che ha visto riconoscere al cliente macedone S.T. immediatamente un permesso di soggiorno regolare. Si pregano i Gentili Stranieri che volessero partecipare, in qualità di Extracomunitari Eroi o in qualità di Extracomunitari Bastardi™, alle messinscene dell'O.E.T.F.P.A.T di presentare regolare domanda entro e non oltre il 31 giugno corrente anno, al fine d'essere selezionati e scritturati per le prossime Campagne finalizzate all'ottenimento di un permesso di soggiorno regolare della durata minima di 6 mesi.

MODALITA' D'ADESIONE (EXTRACOMUNITARI EROI)

Pullman sequestrato a TorinoI Gentili Stranieri che volessero partecipare, in qualità di Extracomunitari Eroi, alle messinscene dell'O.E.T.F.P.A.T dovranno presentarsi entro i termini stabiliti presso la nostra agenzia di Roma a Viale dell'Apologia di Retorica numero 64 (zona EUR) dotati di modulo di richiesta (scaricabile da Internet all'indirizzo www.oetfpat.it), passaporto, o altro documento equivalente, in corso di validità con il relativo visto d'ingresso, una fotocopia del documento stesso, 4 foto formato tessera, identiche e recenti, una marca da bollo da € 14,62 e la documentazione necessaria al tipo di permesso di soggiorno richiesto. Una volta esaurita la trafila burocratica, che promettiamo organica e breve, i Gentili Stranieri aspiranti Extracomunitari Eroi saranno esaminati da uno staff medico e psicologico al fine di valutarne l'idoneità, infine verrà fatta firmare una pratica assicurativa pro forma. Nei giorni successivi, e comunque entro e non oltre tre settimane dal giorno della Messinscena, i Gentili Stranieri aspiranti Eroi, ritenuti idonei dalla Commissione dell'O.E.T.F.P.A.T, saranno contattati telefonicamente da un nostro incaricato che li istruirà pedissequamente fino alla Messinscena. È dunque caldamente consigliato al Gentile Straniero aspirante Eroe il possesso di un telefono o comunque la disponibilità di un recapito telefonico sicuro.

(Il nostro incaricato può, anche all'ultimo momento, riservarsi di dichiarare non pronto il candidato che sarà quindi rimandato, sempre in qualità di Extracomunitario Eroe, alla Messinscena successiva.)

MODALITA' D'ADESIONE (EXTRACOMUNITARI BASTARDI™)

Pullman sequestrato a TorinoSi vedano le Modalità d'Adesione riservate all'Extracomunitario Eroe precedentemente descritte. Valgono gli stessi termini e i medesimi tempi, con la differenza che all'aspirante Extracomunitario Bastardo™ non sarà riconosciuto alcun permesso di soggiorno, al termine della Messinscena, ma solo un bonus di fama e notorietà, comunque utili allo scopo, al modico prezzo di una brevissima permanenza in carcere. Il Candidato dovrà dimostrare grande coraggio, amoralità e sprezzo del pericolo oltre che una fedina penale LERCIA per motivi di credibilità. L'O.E.T.F.P.A.T garantisce all'Extracomunitario Bastardo™ una scarcerazione immediata (entro e non oltre i 20 giorni di detenzione) e la possibilità, tipicissima in Italia, di redarre un libro a quattro mani, con un nostro giornalista di fiducia, sull'esperienza vissuta (nei confronti della quale l'aspirante Extracomunitario Bastardo™ dovrà insistentemente nutrire sentimenti di forte e credibile autocommiserazione). E' necessario che il Candidato sia psicologicamente pronto ad affrontare la dura prova del totale rifiuto sociale che riceverà da parte dell'italiano medio e di Calderoli al termine della Messinscena. All'Extracomunitario Bastardo™ sarà riconosciuto il 2% sul prezzo di copertina di ciascun titolo venduto e il diritto di nome e cognome sulla copertina stessa. Inoltre, possibilità questa da non sottovalutare, trascorso un minimo di un anno dalla Messinscena, l'Extracomunitario Bastardo™ potrà riciclarsi per una nuova Messinscena anche in qualità di Extracomunitario Eroe.

NOTE LEGALI

La direzione dell''O.E.T.F.P.A.T non si assume alcuna responsabilità per le Messinscene finite male e tantomeno può ritenersi responsabile dei casi in cui l'aspirante Extracomunitario Eroe dovesse, malauguratamente, andare confuso con l'Extracomunitario Bastardo™. (ed, eventualmente, viceversa)

Rumene in metropolitana

giovedì, 17 maggio 2007

La festa de noantri
Categoria:filosofia, scritto da andy capp


Sconfitte, delusioni, sofferenze
noi oltre il risultato
ostinatamente A.S. Roma

I ragazzi

Francesco

Vittoria

Francesco con la sua gente

La Sud, il simbolo di Roma, la gente in festa
Unico Grande Amore

giovedì, 17 maggio 2007

Parlando di virtù
Categoria:quotidianismi, scritto da stefano havana


Per motivi che non mi risultano chiari, io non mi ritengo una persona virtuosa. Tutt'altro. Io non sono una persona virtuosa: se fossi virtuoso, mi comporterei diversamente in un sacco di circostanze.

Invece ho tutto dell'uomo non virtuoso: inclinazione al tradimento, passione sfrenata per la bugia, cinismo. In più dico molte parolacce, ogni giorno che passa parlo sempre più in romanaccio, e sono invidiosissimo. Sono invidioso a morte dei successi degli altri: si potrebbe dire che io, semplicemente, non riesca a concepire l'idea di un successo che non sia il mio. Conoscenti, sconosciuti o amici: nella quasi totalità dei casi, davanti al successo di uno, mi giro dall'altra parte, come minimo, molto più spesso faccio finta di niente e poi ne sparlo rigorosamente alle spalle. Quando si tratta dei cari amici, allora il sentimento d'odio riesce a scemare in una rispettosissima indifferenza coatta: si potrebbe dire, a una più attenta analisi, analisi che sto facendo, in effetti, proprio in questo momento, che a me, del prossimo in quanto tale non me ne frega un cazzo. Le ingiustizie mi percuotono l'anima come una frustata di un fantino sul dorso di un cavallo - mi sto mettendo nei panni del cavallo adesso - eppure giammai, di fronte a tale frustata, io-cavallo mi metterei a galoppare più velocemente. Non fa per me: l'unica reazione che riesco ad avere, concreta, tangibile, immediata, evidente è questa, questa che sta formandosi orora sotto i vostri e i miei occhi: la scrittura. È l'unica cosa che riesca a fare davanti alle ingiustizie. Scrivere. Poco virtuoso, dunque, e per giunta egoista.

Altri esempi che mi vengono in mente: prima di addormentarmi guardo insulsi programmi televisivi, oppure le pubblicità porno su Diva Futura Channel, invece di - come un virtuosissimo farebbe - mettermi a leggere libri, libri che, attenzione, eppure io mi porto a letto, alla stregua d'un impotente che serba fino all'ultimo alla bellissima donna il segreto della propria inutilità sessuale, pur di darsi un tono, pur di non perderla. Conduco con me i libri al giaciglio notturno già sapendo che non li aprirò, che preferirò la compagnia della televisione o delle foto di Cuba che ho appese davanti: mi mento da solo sapendo di mentirmi. E' questa la cifra della mia non-virtuosità: voialtri siete virtuosi? Io no, eppure ho tutta quest'alta considerazione di me stesso che mi porta un sacco di antipatie, perfino la mia.

Ammiro gli evidentemente virtuosi che mi girano intorno, ma li guardo come le zebre allo zoo: darei loro volentieri da mangiare. Queste persone incredibili che non mandano mai affanculo gli altri dalla propria macchina, che fanno sedere le vecchiette sugli autobus, che sono tanto gentili con tutti, che arricciano le labbra quando sentono parlare male degli omosessuali, dei transessuali: a me, è solo un esempio, quando è uscita fuori la polemica di Sircana con tutti che dicevano che bisognava anche pensare alla dignità dei transessuali, ché i transessuali non sono tutti prostitute (prostituti?), ecco io non potevo fare a meno di pensare che non me ne fregava niente. Non è che non me ne freghi niente dei transessuali in assoluto, però, che vi devo dire...? Ok, sentite, se questo è un post sulla non virtuosità, allora tanto vale che la dica tutta, perciò va bene, sì, effettivamente a me non me ne frega niente dei transessuali e, se devo proprio andare fino in fondo, sappiate che mi fanno anche un pochino schifo: non è che cambio marciapiede, ma insomma, poco ci manca. Non m'importa delle quota rosa, sono orgogliosamente maschilista, non m'importa del riscaldamento globale, non m'importa delle cose che invece importano alle persone virtuose.

i blogger! Ci sono certi blogger virtuosissimi che io li invidio a morte, nel senso che proprio li eliminerei dalla faccia della terra per l'invidia che provo nei loro confronti: questi blogger che si prendono la briga di salire su aerei e treni e andare a questa cosa nuova, adesso, del Web 2.0, i BARCAMP, vanno ai BARCAMP, i blogger virtuosi, e si mettono ad elargire la propria scienza, il proprio know how a chicchessia, quando invece io, che virtuoso non sono, il mio know how me lo tengo bello stretto o, se proprio sono costretto a elargirlo, lo elargisco a pagamento, mai gratis.

Invece ai BARCAMP ci si vuole tantissimo bene e tutti si preparano delle conferenze e gli altri stanno a sentire e poi, il giorno dopo, si ringraziano a vicenda sui rispettivi blog e certuni pubblicano anche le foto su flickr, così che uno possa curiosare e scoprire quel famoso blogger che faccia ha, eccetera, però mai nessuno, dico MAI, che scriva di cosa ha parlato tal dei tali, mai, mai nessuno, vi sfido a cercare l'eroe, nessuno che sia tornato da un BARCAMP e che abbia fatto sapere qualcosa dei CONTENUTI.

Mi pongo dei limiti, va bene. Rifiuto la frode, l'omicidio, i BARCAMP, il falso in bilancio, Luciano Moggi, ma resto un non virtuoso. Ecco, se dovessi dire, io non sarò mai come Luciano Moggi: il moggismo corrisponde alle colonne d'Ercole della mia non virtuosità che, attenzione, è cosa ben diversa dall'amoralità. Un amorale può compiere qualcosa di aberrante, un non virtuoso non se ne prenderebbe neanche la briga, figuriamoci la responsabilità. Un amorale è Lele Mora, un non virtuoso è Bobo Vieri e io, se permettete, preferisco Melissa Satta a Daniele Interrante. Amorale è costringere la gente ad andare ai BARCAMP per sentire un blogger parlare: io sto a casa e i CONTENUTI ve li potete leggere comodamente seduti, mentre fate cadere molliche di pane dalle labbra. Non è virtuoso, ma è comodissimo. Volete mettere?

mercoledì, 16 maggio 2007

Il lavoro nobilita l'uomo - 2#
Categoria:società, scritto da andy capp


Prosegue la nostra inchiesta alla scoperta dei mestieri considerati pericolosi. Dopo la prima puntata dedicata ai sommozzatori, oggi ci raccontano come si lavora il porfido all'interno di un cantiere. Su noantri parla un cernitore. Un ringraziamento particolare a chi si è prestato all'intervista con gentilezza e dignità.

CavaChe lavoro fai, di cosa ti occupi?
Mi occupo della prima lavorazione del porfido. Il porfido viene estratto dal fronte cava con l'esplosivo. Viene caricato su un camion e portato nel cantiere. Lì viene, grazie a delle pale meccaniche, distribuito tra le varie postazioni di lavoro. E' in quel momento che entro in gioco io, che con l'ausilio di una mazza, una mazzetta e un cuneo, devo sfaldare i blocchi di porfido in lastre e contemporaneamente cernirle in base alla grandezza e allo spessore. Alcune di queste tipologie di lastre sono già prodotto finito, altre vengono invece mandate ad una seconda lavorazione per essere trasformate in cubetti o piastrelle.
 
Hai qualche specializzazione particolare?

No, è un lavoro che non necessità di alcuna specializzazione. In un paio di giorni impari e poi è sempre lo stesso identico lavoro.
 
Quanti anni sono che fai questo lavoro?
Sono stato assunto nel 1998 quindi questo è il nono anno.
 
Hai sempre lavorato con la stessa ditta?
Da quando ho iniziato a fare il cernitore sono sempre rimasto nella medesima ditta.
 
Che tipo di contratto hai?
Contratto a tempo indeterminato. Fin dal primo giorno di lavoro. Per quanto ne so, nel mio settore è la prassi. Il cernitore lavora di solito a cottimo. In pratica abbiamo una paga base di circa mille euro. Raggiunti i quintali (veniamo pagati in base ai quintali di prodotto finito che lavoriamo) necessari per formare la paga base tutto il resto diviene cottimo. Questo ci dà la possibilità, in sole 8 ore, di portare a casa delle paghe abbastanza dignitose. 
 
Quanto dura un turno di lavoro, fai degli straordinari?
Le classiche 8 ore. Tolte ovviamente un paio di pause. Diciamo che alla fine lavorerò poco più di 7 ore.
 
Nel cantiere sono tutti sotto contratto?
Sì, tutti a tempo indeterminato.
 
E' mai venuto un controllo sulla sicurezza?
Ogni lunedì arriva un ingegnere minerario che controlla che tutto sia in regola. Ma controlli a sorpresa da parte ad esempio dell'ispettorato, non ne ho mai visti.
 
Ti è mai capitato di assistere o di sentire di un incidente sul lavoro?
Fortunatamente nel cantiere dove lavoro io, a parte qualche unghia nera, non ci sono mai stati incidenti di particolare gravità.
 
Consideri il tuo lavoro pericoloso?

macchineIn linea teorica potrebbe essere un lavoro pericoloso. Ci sono pale meccaniche e camion che girano nel cantiere. Inoltre lavoriamo tutto il giorno con dei martelli (mazza e mazzetta) sbattuti su delle pietre e quindi c'è pure il rischio di schiacciarsi una mano oppure che qualche scaglia di porfido mi colpisca. Se vengono però messi in atto dei semplici accorgimenti (tra l'altro obbligatori), il rischio cala notevolmente. Pale dotate di cicalini per la retromarcia, settori di lavoro degli operai ben delineati e divieto assoluto di transitare dietro alle pale meccaniche permettono di ridurre al minimo il rischio di venire investiti dalle pale. Guanti pantaloni lunghi e occhiali protettivi invece ci proteggono da eventuali rischi del lavoro stesso di cernitore. In più uno dei problemi più grossi dell'estrazione del porfido è la polvere di silicio che si forma e che può causare silicosi. Negli ultimi anni sono state montate nei cantieri delle girandole che bagnando costantemente il cantiere fanno in modo che la maggior parte della polvere si depositi a terra.
 
C'è un addetto alla sicurezza presente sul posto?

E' uno dei miei titolari, coaudiuvato dall'ingegnere minerario. Si limitano a riprenderti se non segui le regole di sicurezza del cantiere. Se ci fossero dei casi di recidività sono autorizzati a multare l'operaio (mai successo finora).
 
Lo consideri un lavoro usurante?

Il fatto di lavorare tutto il giorno chini, martellando e sollevando lastre di profido (alcune di peso non indifferente) e respirando (poca o tanta) silice credo che faccia del mio lavoro un lavoro usurante. Alla lunga il rischio di mal di schiena o di ernie è elevato.
 
Cosa pensi della proposta di aumentare l'età pensionabile?
L'età pensionabile non si può considerare una costante. Dovrebbe essere variabile a seconda del lavoro svolto. Nel mio caso sarebbe improponibile chiedere ad una persona di lavorare in una cava fino a 65 anni. Già dopo i 40 anni si incomincia a vedere un calo di rendimento che superati i 50 porta ad avere appena la forza di arrivare alla paga base. Ma di per se non è solo una questione di paga base. Non vedo possibile costringere una persona anche solo di 60 anni a movimentare a mano 2-300 (e più) quintali di materiale al giorno con in mano un martello di 2 o anche 5 chili. E' solo questione di buon senso.
 
LavoratoriCome si potrebbero migliorare le condizioni di lavoro in un cantiere?
Posso parlarti del mio caso specifico. La cernita è rimasta, nel settore della lavorazione del porfido, l'unica lavorazione che si effettua completamente a mano. Da alcuni anni si sta cercando però di migliorare almeno le condizioni di lavoro. Si stanno diffondendo dei nastri trasportatori su banco che permetterebbero di lavorare il materiale in posizione eretta. Cosa che, unita alla presenza di sollevatori che permettano di impilare il materiale stesso sui pallets rimanendo sempre con la schiena dritta, agevolerebbe notevolmente la pesantezza del mio lavoro. Forse la soluzione finale sarebbe quella di abolire il cottimo e mettere tutti gli operai a giornata. Come se fosse una fabbrica. Ma al momento il cottimo è la principale motivazione che spinge delle persone a fare un lavoro tanto pesante e non vedo quindi questa soluzione come attuabile in tempi brevi.
 
A tuo figlio consiglieresti di fare il tuo stesso lavoro?

Pur considerando che questo avverrebbe tra più di 20 anni (minimo, non avendo figli) e che quindi il mio lavoro sarebbe completamente trasformato da come è adesso, se mio figlio mi dicesse che vuole lavorare nel mio stesso settore farei di tutto per farlo desistere. Non tanto perchè non lo consideri un lavoro dignitoso, quanto perché è un lavoro che non ti insegna niente. Non impari nessun mestiere, come invece se, restando su lavori di cantiere, decidesse di fare il muratore. Il mio è un lavoro che impari in due giorni e che, al di fuori di questa attività, non ha alcuna utilità.

Chi volesse raccontare la sua giornata di lavoro o la sua esperienza può contattarmi qui.

martedì, 15 maggio 2007

Il Sindaco amico dei vandali
Categoria:dissenso, scritto da stefano havana,