domenica, 24 ottobre 2004

Paradisi perduti che neanche Milton
Categoria:scritto da stefano havana


Oggi Roma è un po' così. Uggiosa, stanotte c'è stata addirittura una gran nebbia dickensiana: niente della Roma dei giorni scorsi, quasi troppo estiva, anacronistica e meravigliosa nei suoi 30 gradi d'ottobre. Tuttavia è la mia prima domenica libera da non so quante settimane, dunque - è meglio che lo sappiate - me ne sto in pigiama e conto di rimanerci. E' in giornate come queste, quando il cielo diventa di uno strano viola malaticcio che mi ritrovo a pensare alla mia amada Cuba. Torno a guardare le foto davanti al computer, mi siedo alla maniera indiana con le gambe incrociate e ci ritorno per davvero a Cuba per pochi minuti e riattraverso le meravigliose avventure che ci sono capitate.

Guardate questo posto: è la spiaggia più bella che sia mai entrata nella mia fantasia: si chiama Perla blanca ed è imprevedibilmente a una settantina di chilometri da Remedios, non certamente la mia città preferita tra quelle che ho conosciuto laggiù, ma più vivibile di Roma questo è certo.


[clicca per ingrandire questo paradiso]

Ho voglia di parlarvi un po' di questo posto, vi va? A ridurre gli occhi a due fessure e a concentrarsi molto sulla foto, è possibile scorgere due macchiette supine in fondo in fondo, sulla sabbia bianca: quei due sono il Vicerey, in quel giorno d'agosto senza un pensiero per la testa e Fabio, per cui l'Ohio era solo uno scoglio lontano a cui rivolgere il pensiero ogni tanto e niente più. Poi quella lunga fila di impronte sulla sabbia, la vedete? Erano le nostre. Solo le nostre, perché su quella spiaggia c'eravamo solo noi: nessun altro. Qualche iguana, zanzare e un branco di animaletti invisibili che facevano rumore tra le foglie.


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Mi ricordo benissimo l'attimo in cui arrivammo, dopo quasi due ore di macchina (i chilometri a Cuba - a meno che non vai in quella spazzatura commerciale chiamata Varadero - si macinano con una lentezza esasperante, esasperata dalle strade quasi ovunque impraticabili). Fu bello, lo ricordo alla grande: bello, non com'è bello arrivare in un posto che vale in compagnia di amici; bello in una maniera curiosa, diversa, prepotente. Ce ne stavamo lì a guardare la spiaggia, avvolti nei teli da spiaggia per schermarci dalle zanzare e realmente avemmo la percezione di non aver guardato mai niente di simile. L'istante preciso della rivelazione fu incredibile: poi ce ne siamo dimenticati, è chiaro. Abbiamo nuotato fino a screpolarci la pelle, fatto bagni di sabbia, ci siamo rotolati su quella spiaggia impalpabile e senza orme eccetto le nostre, abbiamo guardato lontano, oltre il filo dell'orizzonte, abbiamo urlato, detto cazzate, riso e progettato il futuro. Non è che stessimo lì a ricordarci di dove fossimo: però quell'attimo in cui il paradiso si rivelò ai nostri occhi di mortali, fu sensazionale, da film.


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E' divertente dover convincere qualcuno che una foto non è frutto di un montaggio. Mi è capitato: fa sentire orgogliosi di averlo visto quel pezzo di mondo dove le onde battono sempre al sole.

 

"Stille di pianto allor mandò natura,
Ma tosto le asciugaro. A sè dinanzi
Avean tutta la terra, ove un soggiorno
Scegliersi di riposo, e loro scorta
Era la Provvidenza. A incerti e lenti
Passi, dell'Eden pei solinghi campi,
Tenendosi per man, preser la via"

[Il paradiso perduto - John Milton]