martedì, 26 ottobre 2004
Delirio di onnipotenza
Categoria:scritto da stefano havana
Ultimamente ho degli slanci di onnipotenza. Ho l'esagerata impressione di essere la cosa più prossima a Dio che il mondo possa vantare dalla Creazione e dalla cacciata dal Paradiso. In tram me ne sto immobile, senza reggermi, e gli scossoni e le intemperanze della strada sembrano colpire tutti tranne me: me ne rimango tranquillamente a leggere, io, mentre il mondo vacilla. E sentite questa: quando arriva la metropolitana, io mi fisso in un punto della banchina e - indovinate un po' - è esattamente lì che le porte vanno ad aprirsi. Gli altri pendolari corrono per correggere la loro posizione prendendo a spallate il mondo e certamente invidiando me, detentore di tanta efficacia. Perfino i controllori mi lasciano passare: io il biglietto ce l'ho timbrato in tasca, ma quelli danno un'occhiata a tutti tranne che a me.
Se piove, esco di casa e viene fuori il sole. Cammino per strada e se vedo una tipa che mi piace, quella immancabilmente si gira verso di me come attirata. Devo attraversare la strada? Ebbene, come mi fermo pronto al guado ecco che il semaforo scatta da rosso a verde proprio come se aspettasse me; l'altro giorno ho trovato l'unico parcheggio non a pagamento del centro di Roma. Non riesco a fare tardi, anche se mi impegno: come passo io il traffico si apre, le piazze si svuotano. La gente mi sorride dai portoni come se fra tante persone nel mondo loro stessero aspettando me. Sono fermamente convinto che finché io non vorrò, l'inverno non arriverà. Ieri pomeriggio avevo voglia di vedere un certo film: accendo su Sky e - tac - ce l'ho trovato. Sono in sostanza un essere divino, tutto si centralizza intorno alla mia persona: se Dio avesse creato me invece di Adamo, Eva sarebbe morta per un parto quadrigemino.
Eppure.
Nonostante tutto.
Porca puttana, non riesco a spiegarmi perché, puntualmente, ogni volta che entro al cesso mi squilla il telefono in salone.





