giovedì, 28 ottobre 2004
Che notte questa notte di Roma e di luna
Categoria:scritto da stefano havana
Vi racconto di stanotte.
Vi va?
Giornata lavorativa di serie A, dunque me ne sto in redazione fino alle 23.30 circa. Cronache in diretta delle partite per 30 milioni di telefonini Tim non è uno scherzo; punto cumulativo sul campionato per 2 milioni di lettori, interviste ai tecnici nel dopo-partita, il caporedattore che strilla perché siamo in ritardo; Mancini e Zeman li mettiamo in home page, no meglio Ancelotti; quel coglione di Lotito che parla di distacco recuperabile dalla prima in classifica. Le solite cose meravigliose.
Alla fine riaccompagno a casa una tipa che il Vicerey (gente, domani si laurea) ha avuto modo di conoscere e su cui abbiamo riso dandoci di gomito nelle costole: fica da morire (è una lettarata, sapete? Ex valletta di Sarabanda, mica cotica) e intellettualmente un gradino sotto un secchio di vernice. Mi manda una serie di messaggi che sono un invito a nozze, roba del tipo: "Non ho voglia di tornare a casa" e ancora "Dove ce ne andiamo?", oppure "Ti guardavo mentre lavoravi, quanto eri bello".

Avrei accettato di portarla da qualche parte, se non fossimo passati in macchina ai piedi del Colosseo, su per Via dei Fori Imperiali e io non avessi visto, illuminato dalla luna, uno scorcio di mondo stupendo. Dovevo fotografare. Dovevo vedere. Ma lei, oh lei era di troppo. Quei dodici centimetri di tacco alto e quel culo fasciato da dei jeans che a raccontarli in giro ti prendono per matto, non c'entravano nulla. Bacio sulla guancia: "La prossima volta che vengo a trovarvi in redazione, ti faccio sapere prima così mi porti le foto di Cuba". Sì. Va bene, va bene. Via.
Parcheggio la macchina a Piazza Venezia, ore 01.00 di notte. Serata non fredda. Decido: mi trasformo in turista. Macchina fotografica al collo, zaino su entrambe le spalle, camicia annodata in vita e maglietta a maniche corte: hanno o non hanno sempre caldo i turisti? Gioco: sembro un argentino, uno spagnolo o un americano? La gente mi guarda - sono tutte coppie - e io, da solo, me ne vado in giro per le vie più turistiche di Roma. Mi sento come se l'avessi inventata io, Roma.

Mi fermo a scattare fotografie a destra e a manca, il 70% le cancello subito dopo. Alla mia postura manca ancora qualcosa: allora comincio a camminare lentamente, così lentamente che non c'è nessuno che non riesca a superarmi. Mi guardo intorno: c'è una luna velata. Prendo a fantasticare: anche se non ho nulla su cui scrivere, lo sto facendo lo stesso. Sono un giramondo che sotto il Colosseo si è innamorato e ora sta guardando Roma per l'ultima volta prima di partire e lasciare la sua bella forse per sempre; sono un noto attore di chissà quale posto sperduto dell'America Latina in cerca di nuove ispirazioni; sono un fuggiasco colpevole di delitti politici e da qualche parte, nel mio paese lontano, qualcuno mi chiama Ernesto e mi ricorda in ballate locali. Mi piace giocare. Faccio un'altra foto.

Che aria stanotte. Una notte qualunque d'ottobre. Nessuno che parli la mia lingua intorno a me: dunque il mio gioco non è poi tanto fittizio. Sono davvero uno straniero che si aggira nella notte. Nei locali resistono gli ultimi avventori: le macchine si accalcano ai semafori. Poggio una mano sul corpo robusto del Colosseo, ho paura che crolli: Roma non si merita una cosa bella come il Colosseo. Roma puzza e i romani urlano, sbraitano, non sono mai contenti. La odio Roma: la odio perché riesce a essere bellissima e detestabile e volete saperlo? Mentre mi guardo intorno nel posto più visitato del mondo, scopro che non me ne frega un accidenti: baratterei tutto e subito alla volta di un altro continente. Questa notte è magica e io mi sento in pace con tutto: eppure. Eppure. Eppure. Sento che non è da queste parti il mio completamento.

E' stupenda la luna. Vorrei vedere la terra da lassù e scegliere il posto dove andare. Mi siedo su una panchina, invece, e rifletto su qualcosa che non so. Sorrido: ho amato una sola volta in vita mia e quella donna non l'ho mai portata qui sotto nottetempo. Mai. Mi prende un verso di malinconia, ma dura poco. La gente - poca ormai - passa e mi guarda, solitario vagabondo, seduto a fare foto. Se sapessero che a quindici minuti da lì ho una macchina che mi aspetta, una casa, un lavoro, un blog addirittura! Chissà che penserebbero. Ma non conta adesso: sono un uomo che ha perso l'unico suo amore e che da un luogo ameno dell'America del Nord è arrivato in treno fino a Roma. Che importa chi sono veramente? Stanotte sono quello che sono soltanto agli occhi degli altri. Li lascio pensare. E va bene così.

Quando alzo gli occhi al cielo nero per l'ultima volta scopro che la luna ha trovato posto proprio in quel pertugio famoso che fa del Colosseo il monumento più fotografato al mondo. Se ne sta lì, lei, dove il muro è crollato o mai stato costruito o chissà cosa: fa capolino, occhieggia da 318mila chilometri a tutti quelli che la stanno osservando o bevendo alla sua salute e che almeno una volta l'hanno guardata in compagnia di altri occhi. E' stata una bella notte, questa notte. Avreste dovuto esserci. Ma ognuno per conto suo.






