mercoledì, 07 settembre 2005

Lele Mora e Fidel Castro? Si può!
Categoria:personaggi, televisione, scritto da stefano havana


Sono affascinato da Lele Mora. Questo fascino è cresciuto da quando ho seguito uno speciale sul personaggio in tv e letto un'intervista fattagli da Claudio Sabelli Fioretti. Dall'unione di queste due vetrine sono uscite verità sconcertanti di cui volevo rendervi felicemente partecipi. Anzitutto chi è Lele Mora, il papà promozionale dei vari Costantino & Daniele, Alessia & Vanessa, Luca & Cristiano, Pietro & Cristina? La risposta è: Nessuno. Non che non sia preoccupato dalla diffusione di questi personaggi: il mito del carneade, fenomeno mediatico portato alla ribalta dalle trasmissioni della De Filippi, consegna a illustri sconosciuti un potere sociale spaventoso, privilegi altissimi e sconsiderata ricchezza. Lele Mora gestisce la fama proprio di questi signori. 

Mi chiedo: abbiamo bisogno di costoro? Perché mai continuo a vedere un pubblico televisivo passivo, addormentato, cannibale di qualsiasi cosa venga proposta senza alcuno spirito critico o capacità di giudizio? Dovrebbe essere un dovere di tutti noi non permettere a Costantino & Daniele (e quindi a Lele Mora) di avere successo; invece accettiamo tutto, sorridiamo, compriamo le riviste che li riportano in copertina, affolliamo i locali dove siano presenti, invece di arrivare lì accompagnati dalla musica di Pulp Fiction, finalmente armati. Ma vediamo un po': «Quanto vale Simona Ventura?», domanda Claudio Sabelli Fioretti a Lele Mora sul Corsera. «Dieci miliardi all'anno», risponde lui; «Due miliardi vanno a me». «E tu quanto vali?»,  chiede ancora Fioretti a Mora. Risposta: «Posso valere 100 miliardi all'anno». Lele Mora, un uomo che va in giro vestito come il mago Otelma, che possiede una delle più grandi ville della Sardegna e aerei privati, fattura una manovra finanziaria.

«Ma io lavoro», quasi si giustifica lui. Lo dice con l'aria stravolta di un minatore boliviano: «Lavoro anche 20 ore al giorno, non mi prendo mai un giorno di vacanza». Lo dichiara (davanti ai miei occhi, non mi invento niente, durante uno speciale su E!, canale satellitare di Sky) bivaccando su un lettino bianco, con un accappatoio muccato, al fianco di un nugolo di sventole da passerella seminude, sul bordo di una piscina marziana, con le palme e i camerieri: «Lavoro, lavoro». Ammette, inoltre, di disporre di un'estetista deputata a tagliargli le unghie ogni giorno. Lo dice sorridendo. Dice che è normale per un uomo nella sua posizione.

Torniamo a Fioretti. Gli chiede: «Con chi passeresti una serata, se fossi costretto a scegliere sei persone?». Mora risponde: «La Ferilli, bella, intelligente e comunista; la Ventura, donna avanti coi tempi, sensibile e cocciuta; Briatore, grande amico oltre che socio al Billionaire; La Russa, uno come me cui piace la vita; Luisa Corna, dolcezza, femminilità, sensibilità; Bobo Vieri, una delle persone più buone che abbia conosciuto nel mondo del calcio». E la politica? «Sono totalmente apolitico. Amo la correttezza e la giustizia. Mio papà amava il Duce e mia mamma pure. In casa nostra è attaccata la testa di Mussolini. Sono andato anche a Predappio».

Totalmente apolitico, appunto. Uno che fattura 100 miliardi all'anno non può - di fatto - essere apolitico. Uno così produce politica nel momento stesso in cui esce di casa. Al polso tiene un orologio da 180 mila euro («Me lo ha regalato il figlio di Gheddafi»), ma la sua creatura più sfiziosa la serba in cassaforte: «Un orologio con brillanti e rubini. Vale un miliardo. Me lo ha donato un re». Lele Mora possiede un orologio da un miliardo. Che gli ha regalato un re. Dice di amare Craxy e Berlusconi: «Silvio è straordinario, ti incanta quando parla. Uno delle persone più intelligenti che abbia mai conosciuto». Ecco: un uomo del genere dovrebbe essere illegale. Semplicemente. Dovrebbe essere dichiarato anticostituzionale. Il fatto che le porte dell'editoria, dello spettacolo e dei telegiornali si spalanchino di fronte queste carneadi dovrebbe essere proibito. O quantomeno farci incazzare (non tanto. Un po': diciamo dieci minuti al mese).

«La mia prossima vacanza la farò a gennaio», rivela lo stakanovista Lele Mora; «Dovrò lavorare anche in quell'occasione, comunque. Sarò alla Havana ad organizzare il festival del sigaro per il grande Fidel Castro, cosa che faccio ormai da dieci anni».

Allora è vero: c'è una falla nel meccanismo perfetto del socialismo.