martedì, 04 ottobre 2005

Vittorio Feltri - seconda puntata (e ultima)
Categoria:personaggi, giornalismo, scritto da stefano havana


[la cronologia della vergogna continua dalla prima puntata]

Estate 2004. Il caro Enzo Baldoni viene rapito in Iraq e in seguito ucciso. Vittorio Feltri, sulle colonne di Libero, scrive così in un fondo titolato "Il pacifista col kalashnikov" (la prima pagina, invece, mostra una foto del giornalista italiano con la tipica dicitura della pubblicità Alpitour: "Vacanze fai da te"):

Se esaminata cinicamente, cioè con lucidità, la disavventura di Enzo Baldoni sconfina nella commedia all'Italiana. Già ieri abbiamo scritto: un uomo della sua età, moglie e due figli a carico, avrebbe fatto meglio a farsi consigliare da Alpitour, anziché dal Diario, la località dove trascorrere vacanze sia pure estreme (si dice così?). Evidentemente, da buon giornalista della domenica egli ha preferito cedere all'impulso delle proprie passioni insane per l'Iraq piuttosto che adattarsi al senso comune. Ciascuno fa come gli garba. E se a lui garbava di mettere a repentaglio la ghirba allo scopo di essere la caricatura dell'inviato speciale, forse sognando di diventare un Oriano Fallaci o un Ettore Mo, c'è poco da obiettare. Molto da obiettare invece c'è sul fatto che adesso tocchi allo Stato italiano di toglierlo dalle pettole (dal milanese: peste). Vabbè. Non facciamoci guardar dietro spendiamo quanto c'è da spendere per riportarlo a casa, questo bauscia simile a certi tizi i quali, durante il week end, indossano la tuta mimetica e giocano ai soldatini nelle brughiere del Varesotto.

Settembre 2004. Rapimento di Simona Pari e Simona Torretta. Così Feltri nel suo pezzo dal titolo "Vittime dei pacifisti" con la foto delle due operatrici di "Un Ponte per..." e il catenaccio "Le due italiane rapite a Bagdad ingannate da chi sostiene che l'Islam è buono":

Posso solo manifestare il mio schifo. E il mio sdegno verso chi ha spinto le sfortunate donne sull’orlo del baratro. Ipocrisia dilagante nel nostro quanto in altri Paesi illusi di poter raddrizzare le gambe dei cani. Per gli islamici assatanati dal bigottismo coranico noi occidentali abbiamo il valore, nullo, di una zanzara. La stima che i musulmani scalmanati hanno di noi è pari a quella che essi hanno dei maiali. Per loro siamo solo zanzare, ragni, mosche. Le care Simone non si sono rese conto di essere zanzare. Le Simone sono noglobal. Le Simone poverine erano ubriache di bischerate rosse. Serie nella loro dabbenaggine antiamericana, un po' stolte a dirla per intero, stordite dalle fregnacce propagandistiche della sinistra italiana. Ma a forza di rimbambirsi con frasi fatte melense e false si viene trascinati al patibolo. Smettetela inutilissimi idioti di imbottire i cervelli più candidi e bambineschi di scemenze pauperistiche. Povere Simone. Intronate di balle e indotte a partire per Bagdad. Non vi è giunta all’orecchio la notizia che ogni due per tre sgozzano un occidentale, lo sequestrano, lo stendono? Baldoni non vi ha insegnato nulla? I due reporter francesi, sapete dove sono? Le hanno puntate, catturate, e dio sa cosa le attende. Non so immaginare le azioni oscene del beduino arrapato.

Sempre a proposito di rapimenti in Iraq, famosa la prima pagina con la chiarissima foto della testa mozzata di uno feltridei sequestrati inglesi e in alto il titolo campale: "La civiltà Islamica". Più recentemente, in occasione della morte di un carabiniere a Latina per opera di un ordigno rudimentale consegnato insieme alla posta, Libero ha scelto di fare così: un titolo a tutta pagina, la testata divisa in due parti con un segno rosso. A sinistra la scritta: "Bombe rosse in caserma", e in corrispondenza la fotografia di Alberto Andrioli, il ragazzo rimasto ucciso. A destra (con carattere identico) la scritta: "Bamba rossi in parlamento". E sotto - simmetrica rispetto a quella del carabiniere - una foto di Piero Fassino, il segretario dei Ds. Commenta a tal proposito il giornalista Pietro Sansonetti di Liberazione:  "Cosa ci si può fare, di fronte a un giornale così? Voi direte: son così, lascali perdere. Avetebambarossi ragione. Però ci resta un cruccio: quello di vivere nell'unico paese d'occidente nel quale escono nelle edicole, e vendono molte copie, e finiscono persino nelle rassegne stampa - e i loro direttori sono invitati in Tv a ogni tipo di talk show - giornali così spudoratamante squadristi e mentitori. E poi, badate, sono proprio quei giornali lì che un giorno sì e uno no ti dicono di quanto è grande e bello, e saggio, e giusto l'Occidente. Adorano la Fallaci, che vive a New York, ma la Fallaci non glielo dice che nella città di New York un giornale come il loro non sarebbe mai e poi mai pubblicato, non troverebbe uno straccio di editore o neppure un edicolante disposto a cadere così in basso (e figuriamoci quale salotto, per quanto di destra, avrebbe mai il cattivo gusto di ospitare il suo povero direttore...) E così sarebbe a Londra, Parigi, Berlino, Berna e tutte le altre città sognate da Vittorio Feltri".

Conclusioni

All'inizio di questo sfogo (ce l'ho qua da anni. Dai primi titoli riservati ai girotondini - "In piazza centomila bamba") ho scritto di non avercela direttamente con Feltri: essere nato così è già un problema che deve sopportare lungo ogni giornata della sua vita. Il problema - ancora una volta - è l'effetto ammorbidente e ammorbante della televisione. Il discorso (semplicissimo) è che la tv di Stato (e non) non fa altro che proporre questo pericolosissimo personaggio come grande padre di famiglia, uomo dai sentimenti delicati e persona dall'altruismo esemplare. Il giorno martedì 20 settembre, in diretta su "L'Italia sul due" - conenitore pomeridiano di RaiDue -, Feltri è stato ospite di una puntata a lui interamente dedicata. Seduto su una sedia si è sottoposto al fuoco delle domande di mille tra psicologi, soubrette, showman e showgirl, amici e conoscenti (c'era pure Don Mazzi). La confezione che ne è venuta fuori ha partorito un Feltri come personaggio sorridente, da imitare, da seguire perché brava persona e profondo conoscitore delle italiche questioni. Hanno intervistato i figli, s'è parlato della moglie, del divorzio, dei suoi lutti: è venuto fuori che è stato in cura per anni da uno psichiatra per "eccessi di violenza": gli sono stati fatti i complimenti da tutti, da fior di dottoroni e psichiatri per la posatezza di certi pensieri e il modo di esprimerli. Gli è stato riservato il tipico trattamento che viene rifilato al personaggione, alle ferilli o ai pippi baudi.

Solo che l'ospite, questa volta, NON era un attore che qualcuno può definire bravo e un altro no; NON era un cantante che piace alle casalinghe e ai giovani no; NON era una modella che piace solo a chi ama le bionde e che male non fa. L'ospite in questione - stavolta - era un giornalista, uno di quelli che fa enorme opinione, uno che scrive libri, uno che affolla le librerie, un giornalista di parte che riempie i palinsesti della televisione italiana, che dirige un giornale importantissimo e che viene chiamato spesso e volentieri a parlare dentro programmi che potrebbe seguire - torniamo a bomba - mio figlio se io fossi genitore.

Feltri non va ospite a Matrix, dove potrebbe diventare evidente la sua appartenenza leghista; non va a Porta a Porta dove potrebbe risultare palese la sua monumentale vicinanza con Berlusconi. Vittorio Feltri va a Controcampo, dove non può nuocere e dove qualcuno – seguendo i suoi esilaranti litigi mediatici con Mughini e tutta la combriccola compiacente – potrebbe anche sorridere e pensare che in fin dei conti, perché no, sembra simpatico.

E questa - consapevole o no - è propaganda.
E' falsa testimonianza.
E' l'ennesimo tentativo che fanno per obbligarci a guardare da una parte e non dall'altra.
Non ci cadiamo, amici miei.

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