sabato, 08 ottobre 2005

Come si lavano le divise
Categoria:genova 2001, scritto da stefano havana


piazzacarloQuesta è un'altra storia italiana. Come spesso mi piace dire, anche in questo caso, non c'è un perché. Non c'è una morale. E' solo una storia italiana come tante. Non è neanche una storia granché originale, tutti la sanno o tutti la sapranno, anche se - miracolo dei miracoli - sono convinto che avrà poco risalto nei tg nazionali (almeno se ci sono di mezzo le elezioni) e sugli stessi giornali di oggi compare molto internamente - seppure a tutta pagina. Insomma, signori: vogliono lavare le divise.

Questa storia italiana - senza volerla fare troppo lunga - comincia nel luglio 2001 a Genova. C'è il G8, c'è Carlo, un ragazzo che muore, c'è Mario, un carabiniere che viene cacciato via dall'arma e che adesso è diventato un candidato di Allenza Nazionale. C'è una scuola che si chiama "Diaz" e una galera che si chiama "Bolzaneto". In questi due luoghi certi manifestanti si rifugiano feriti e martoriati da scontri, schiamazzi, camionette e ingenue passioni: seduti per terra con le ginocchia raccolte costoro forse dormono, forse pensano a che s'è combinato; gente incapace di non dire la propria. C'è chi passa una vita a scrivere blog e a criticare i gesti pure estremi di altri, chi invece si cala un passamontagna sulla faccia e combina un po' di stronzate perché ci crede veramente: non c'è una morale, già l'ho detto. L'importante è che queste persone - un po' insanguinate, un poco incazzate - vengono prese da parte da gente in divisa e massacrate di botte. Si parla di abusi, violenze inaudite, pestaggi a sangue freddo. Ho detto si parla? Ho sbagliato: ci sono foto e testimonianze molto precise. Di fatto le nostre (vostre) forze dell'ordine improvvisamente si imbarbariscono - forse per gli effetti di quell'equazione curiosa giovinezza-pistola che trasforma uomini anonimi in patentati imbecilli senz'anima o ragione - e mettono su un teatrale show ematico. Questo succede alla "Diaz" e a "Bolzaneto": devastazioni fisiche e psicologiche ai danni di giovani e anziani, di donne e ragazzi accucciati per terra. Calci di pistola calati a casaccio, insulti. Poi questi stessi stolti in divisa e fucile provano a mischiare le carte: inscenano finti assalti e fasulle difese. Certe molotov trovate per strada vengono posizionate ad arte nella scuola per poter accusare di associazione a delinquere chi lì dentro ci ha soltanto dormito. Sono 73 i barbari delinquenti in divisa che perpetrano questo affronto alla pubblica decenza.

Adesso c'è tutto un processo in corso, come no, per carità. Inquirenti, pm, oltre 200 testimoni (troppi per la tempistica della giustizia del Belpaese). Ma è una storia italiana, questa, non ce lo dimentichiamo. Perciò per quanto riguarda "la Diaz" la sentenza di primo grado non arriverà prima della fine del 2007 e per allora una certe legge Cirielli (salva-Previti) avrà cancellato la responsabilità del pestaggio (prescrizione a luglio 2007); il ritrovamento delle molotov e tutte le accuse di falso e calunnie cadranno alla metà del 2008, prima di qualunque eventuale giudizio di appello. Identico discorso per "Bolzaneto" dove tutto verrà ripulito entro la metà del 2007: tutti i reati su cui la Procura di Genova ha istruito il processo saranno prescritti da una legge che per salvare un corrotto (Previti) salverà anche altri mille pesci.

A Genova non è successo niente.