giovedì, 01 dicembre 2005

Woody Allen, schlimazel
Categoria:cinema, personaggi, scritto da stefano havana


carDurante le riprese di "Kramer contro Kramer", Meryl Streep disse: «E' un sollievo lavorare con un regista come Robert Benton, lui ti lascia molta libertà». Non è una frase qualunque. Potrebbe sembrarla, se non che contestualmente Meryl Streep stava lavorando con Woody Allen sul set di "Manhattan" e a proposito del regista di Brooklyn disse (non senza ironia): "E' un incubo. Quello se salti una virgola ti prende da parte e ti dice: "Ehi, mi pare che nella sceneggiatura ci fosse una virgola. Perché non l'hai recitata?"». Si può dire che nel cinema non ci sia una ragione o un torto: la sceneggiatura di "Manhattan" fu premiata con l'Oscar e allo stesso tempo la Streep giudicata migliore attrice non protagonista per "Kramer contro Kramer". Insomma, il cinema spesso è un po' come l'amore: c'è grande confusione ma il risultato nove volte su dieci è meraviglioso. Era il 1979: Saddam Hussein diventava presidente della Repubblica in Iraq e il piano inclinato dell'umanità mutava la sua pendenza verso esiti nefasti. Nascevano Valentino Rossi, Andrea Pirlo, Michael Owen che vent'anni dopo sarebbero stati osannati da febbrile proselitismo. Moriva John Wayne.

Amo Woody Allen. Oggi Woody Allen compie 70 anni. Volevo fargli - di cuore proprio - tanti auguri, se così si dice pure ai Grandi. E' nato nel 1935 come Elvis Presley, Enzo Jannacci, Omar Sivori. Nel 1935 moriva Pessoa, per dirne uno. Di origini ungheresi, ebreo. Scrive Daniele Luttazzi in una delle più interessanti analisi sul regista che abbia mai letto: "Si è spesso detto che Allen incarna il prototipo dello schlemiel, un termine yiddish che sta per 'imbranato'; ma questo non è esatto. La sua maschera comica è quella dello schlimazel. La differenza è importante: lo schlemiel è colui che inciampa e rovescia la zuppa, lo schlimazel è colui che riceve la zuppa addosso. Lo schlemiel è un incapace. Lo schlimazel è una vittima degli eventi e del destino. Jerry Lewis è uno schlemiel. Woody Allen è uno schlimazel".

Woody Allen è probabilmente il più grande commediografo vivente ed è forse da quando ho letto questa spiegazione di w1Luttazzi che ho capito veramente perché l'ho sempre amato istintivamente. Non mi hanno mai fatto ridere tantissimo Stanlio e Olio (schlemiel), mi ha fatto sempre morire Totò. Mi piace da matti Jim Carrey (schlimazel ogni volta che è protagonista di un qui pro quo, di un rovesciamento della realtà: Ace Ventura non è affatto un incapace. E' uno straordinario clown che invece di percorrere una linea retta tra due punti, preferisce procedere a zig-zag). Fantozzi è un eccezionale schlimazel. La comicità di Striscia la Notizia mi lascia serio come ad una mostra impressionista: Greggio e il Gabibbo sono schlemiel e le loro torte sono mezzucci di regime per distogliere l'attenzione della gente dai problemi veri.

C'è poi questo fatto che Woody Allen è uno scrittore come non ce ne sono. Un umorista talmente fine da commuovere: da giovane gadagnò non poco scrivendo battute di una sola frase (one-liner). Prendeva un foglio bianco, lo metteva dentro una macchina da scrivere e lo riempiva di one-liner. Poi le vendeva: ai giornali, alle riviste, per la strada. Aveva neanche 20 anni e già un matrimonio fallito alle spalle: ecco l'amore. Io credo che più dello scetticismo, del pessimismo, del realismo, dell'umorismo perfino, sia l'amore il grande tema dei film e delle piéce di Allen: un amore decadente, disincantato. Un amore che quasi sempre ha denti. In "Manhattan" l'ultra quarantenne Ike ama l'appena diciassettenne Tracey ("Ha i compiti! Ho una ragazza con i compiti!"), mentre lotta con l'ex moglie, scopertasi lesbica, che vuole pubblicare (e lo farà, ovviamente) un romanzo-verità sulle perversione del marito abbandonato ("Ma guardati! Cos'hai, la coda di paglia?", "Ehi! Io non ho paura perché... fra noi due, io non ero il solo ad essere immorale, psicotico, bisessuale"). L'amore in Allen è ardore ("Amore e guerra"), delirio, anticlimax e paradossi ("Tutto quello che avreste voluto sapere sul sesso ma non avete mai osato chiedere"), frustrazioni, complessi e tradimento (in "Provaci ancora Sam" il protagonista Allan Felix, critico cinematografica ossessionato da "Casablanca", si fa consigliare dal fantasma di Humpfrey Bogard in fatto di donne), depressioni ("Interiors", meraviglioso affresco), triangoli imprevedibili ("Una commedia sexy di una notte di mezza estate"), tenero tepore familiare appena macchiato (immancabilmente) dal tradimento e  dell'incomprensione ("Hanna e le sue sorelle") e addirittura meta-sentimento e rimpianto (ne "La rosa purpurea del Cairo" il protagonista di un film culto esce dallo schermo e si dichiara a una fan in sala). Amore e morte: come tutti i più grandi pensatori dell'alpha e dell'omega.

clarinoAllen non si è mai reinventato granché come cineasta. Lo ha fatto come uomo e, soprattutto, come marito. Non è una persona allegra, i suoi film sono totalmente egocentrici: il suo punto di vista è sempre quello portante. Personalmente l'ho visto lo scorso inverno al Teatro Sistina, a Roma dove ha tenuto un concerto jazz con la sua band. Era pieno di tic, tirava sempre fuori questo fazzoletto a scacchi dalla tasca dei suoi pantaloni a coste e la cosa davvero straordinaria è che era vestito esattamente come in uno dei suoi film. Non sono un grande conoscitore di Woody Allen, non più di tanti altri suoi appassionati: ma gli voglio veramente bene e oggi è il suo compleanno.