mercoledì, 05 aprile 2006

Nel mio piccolo
Categoria:società, scritto da stefano havana


Volendo ridurre tutto ad esempi e metafore, si potrebbe dire che esistono due tipi di uomini. Quelli mediocri che, in strada, se si accorgono che ti manca lo specchietto destro della macchina, prendono e ti vengono addosso da quella parte per poi farti storie, cause e masturbarsi insieme all'assicuratore. E poi ci sono uomini migliori, che ti avvisano con un colpo di clacson della tua mancanza e tu li ringrazi augurando loro buona giornata per tutta la vita.

Nel mio piccolo m'è capitato uno degli uomini facenti parte della prima categoria. E' per questo che sono stato letteralmente assente dal blog e da Internet per tutta la settimana. Non stavo guidando la macchina, quando m'è capitato: l'ho detto che era oltanto una metafora. Stavo al lavoro, in redazione. Alle nove di mattina precise. M'è squillato il telefonino e sono stato convocato dai carabinieri. Così, in quattro e quattrotto e se da queste righe può trasparire una sorta di auto-compatimento nei confronti della mia persona, sappiate che è esattamente così. Sono giorni in cui mi sto auto-compatendo per la prima volta nella mia vita. I carabinieri mi hanno convocato perché c'è una querela per diffamazione che pende sul mio capo. Si tratta di un procedimento penale, con un numero ben preciso e tutto un plico di carta (non molto grande per la verità) con il mio nome e cognome stampati sopra. Il mio primo procedimento penale: non c'entra nulla questo blog, lo voglio chiarire subito. C'entra la mia pericolosa attività terroristica su Internet: ho lasciato commenti sul sito personale del querelante che non ha gradito. Il querelante ha visto che mi mancava lo specchietto destro ma non mi ha avvisato: m'è venuto addosso con la sua bella Porsche. Non ha mai risposto ai miei messaggi: io stesso, attenzione, non ho MAI visto i miei messaggi pubblicati sul suo sito, perché il querelante li censurava immediatamente. Però prima di censurarli immediatamente li salvava con cura, così da ordire il suo fantastico progetto, concepito dal primissimo momento. Non solo: i miei messaggi erano TUTTI firmati con il mio nome e cognome, indirizzo, numero di telefono e di cellulare e indirizzo di questo blog. Non erano messaggi minatori, ecco, questo tanto per dire. M'è venuto addosso: poteva farmi cenno e avvisarmi della cosa, invece è stato zitto, m'è venuto addosso e ora si lamenta per la mancanza dello specchietto retrovisore destro.

Volete sapere la verità?
Nel mio piccolo sono rimasto scioccato di tutta questa cosa.
Veramente dico. Potrei fare il gradasso (come tuo solito! Direbbe qualcuno). Invece non me la sento: sono andato dai carabinieri che mi tremavano le ginocchia. In sala d'aspetto mi veniva da vomitare (vedi, l'auto-compatimento?). Quando il carabiniere, con le mani sui fianchi, mi ha letteralmente detto: "Lei ha commesso reato. Ce l'ha un buon avvocato?", a me è venuto da piangere. Così, su due piedi, come un ragazzino che si aggrappa alle caviglie dell'adulto e si lascia trascinare. Sono stato male una giornata, ho pensato a tutte quelle cose che si pensano quando ci si auto-compatisce: che non me lo meritavo, che sono una cazzo di persona per bene come ce ne dovrebbero essere di più nel mondo, che i criminali sono altrove e tutte queste cose qui. Mi è venuta rabbia da mettere le bombe, per la preoccupazione data a mia madre che s'è sentita telefonare dalle guardie poco dopo l'alba e tutte queste puttanate da guerra civile qui (ancora, l'auto-compatimento).

E ancora: non ho acceso il mio computer per una settimana.
Per sette giorni sette non ho visto il mio blog. Questo blog: una delle cose che mi garantisce più tranquillità e serenità alla sola vista che ci sia. Il mio non-luogo preferito: per sette giorni ho avuto la nausea solo al sentirlo nominare. Dalla redazione non l'ho mai aperto, non ho più lasciato commenti e - soprattutto - per sette giorni (prima volta in vita mia da quando ho 15 anni), non ho scritto una parola. Dovevo consegnare un racconto per Noluogo e non l'ho fatto (auto-compatimento, auto-compatimento). Nel mio piccolo ho subìto una tortura psicologica. Perché sono imberbe, impreparato, perché mio padre s'è fatta una risata e m'ha battuta una mano sulla palla elargendomi tutti i complimenti del caso, ma io no. E, adesso, scemata finalmente quella sensazione di perseguitato e ingiustamente accusato, mi bruciano le mani, sono incazzato nero e vorrei fare guerra al mondo.

Perché una cosa sia chiara (l'auto-compatimento diventa auto-esaltazione): io non faccio un passo indietro. PENSO tutte le cose che il querelante non ha gradito: fanno parte di me stesso e quando il carabiniere mi ha INTERROGATO, chiedendomi se ero stato io a scrivere quelle cose a proposito del signor Querelante (ripeto, tutte firmate con mio nome e cognome), io ho risposto: "Sì, certamente. E lo rifarei oggi stesso". Non faccio un solo passo indietro: penso, ripenso e confermo ogni singola frase di cui sono accusato. Nel mio piccolo, sogno che veramente si possa elargire il proprio pensiero in faccia a chiunque, a patto di mostrarsi realmente, con il proprio nome e cognome davanti a tutto. L'altro giorno ho trovato sul parabrezza della macchina un biglietto minatorio di qualcuno che non aveva gradito il mio modo di parcheggiare. Gli ho risposto lasciandogli il mio numero di telefono: così è facile. A fare la guerra da dietro un microfono ci sono buoni tutti: vieni, vediamoci. Parliamone a quattrocchi, ho voluto dire al tizio che non aveva gradito il mio modo di parcheggiare. Senza sollevare un dito, che sia chiaro: sono pacifista convinto che più convinto non si può.

Nel mio piccolo, amici miei, sono deluso, disincantato, incazzato. Nel mio piccolo vorrei fare conferenze stampa e distribuire volantini dalle mongolfiere. Nel mio piccolo non faccio un passo indietro: se io ti chiamo coglione, stai sicuro che poi non dico che stavo scherzando.

Nel mio piccolo, IO sono un uomo.

p.s. ben ritrovati a tutti. Mi siete letteralmente mancati.