martedì, 21 novembre 2006

Essere bulli oggi (fa audience)
Categoria:società, scritto da stefano havana


bullismoLa parola della settimana è senza dubbio: bullismo. Posso dire? Non mi fanno né caldo né freddo questi ragazzi che la Repubblica ha deciso di voler sbattere in prima pagina da qualche giorno a questa parte, immediatamente dopo il fatto (stavolta vero e concreto) dei maltrattamenti ai danni dell'handicappato. Guardo e riguardo le immagini ordinate in comode gallerie e le trovo immensamente più degne, divertenti e innocenti di tutto lo spazio dato al matrimonio di Tom Cruise (altro argomento da sviscerare, prima o poi).

Bulli mi sembrano questi de la Repubblica, piuttosto, che in poco tempo ne combinano di cotte e pure di crude. Rubano lo scoop a Giornalettismo (un blog serio che vi consiglio di leggere ogni tanto) - sull'episodio di cui sopra (ragazzo down VS. studentelli filonazisti minorenni)  - e poi decidono di rilanciare la cosa e passano al setaccio Youtube e Google Video (lunga vita) alla ricerca disperata e sconcia di ALTRI prodotti simili. Ne trovano, come detto, e da allora è un perenne al lupo al lupo; si aprono forum, si lanciano blog ad hoc. Interviene Prodi, interviene Fioroni, arrivano le associazioni maledette dei genitori che fanno più danni della camorra, i video vengono estirpati dalla rete e, volendo riassumere il tutto, esplode un incendio con i controcoglioni per colpa di un cerino, forse meno. Direi proprio per colpa di un bel Niente con la enne maiuscola (ragazzi che fanno casino in aula, spacciati per temibili bulli da prima pagina, aiuto aiuto).

Riportare video (o foto grabbate da video) in cui vengono mostrati giovani puntare pistole giocattolo contro il docente di turno (giocattolo, ma nei titoli la cosa non viene giammai stigmatizzata, hai visto mai...), organizzare scenette divertenti (divertenti) in cui c'è chi dà dei colpi di registro violentissimi sulle schiene dei compagni (tutto organizzato, è un set, vale un film di John Woo, e questo viene pure detto nella didascalia delle foto: "Guardate che è finto", non nei titoli però), arrivare di soppiatto alle spalle del prof e mettergli in testa un foglio di giornale; tutto questo - dicevo - riportare questa roba e gridare è uno scandalo! con tale sconcertante facilità, mentre i giovani soffrono e muoiono davvero, nel frattempo, di anoressia, bulimia, depressione, guerra, rapina, di Napoli perfino, i giovani muoiono perfino di questa nuova malattia che si chiama Napoli - malattia nel cui brodo primordiale sono nato, per altro, e vi ho lasciato a bollire amici e parenti - dire guardate come sono i giovani d'oggi e mostrare questi video INNOCENTI in cui quattro scemotti giocano ai grandi registi in classe, ecco, vorrei sapere

a
che
serve?

Non è il gradino più basso raggiungibile della deontologia professionale e umana, forse? Io facevo di peggio in classe. Noi facevamo di peggio: pestaggi, pantaloni della tuta calati, spinelli, droghe, risse, libri strappati ai compagni più deboli, botte da orbi, scherzi da caserma a volte pesanti, occhi neri, orecchie sanguinanti: l'unica differenza è che noi eravamo giovani (no, eravamo bulli) quando non c'erano i videofonini, quando non c'era questa meraviglia che è Youtube, quando non c'era proprio l'abitudine o il pensiero di finire in televisione. Maria De Filippi non era ancora Maria De Filippi e le bambine non crescevano con le ossa in bella vista e mezzo chilo di patata di fuori; i giovani non abbandonavano gli studi o i corsi professionali per tentare la scorciatoia del Grande Fratello. Si era bulli tra quattro mura e un crocifisso e se qualcuno ci sputava su quel crocifisso oppure lo usava a mo' di frisbee, nessuno se ne curava, non certo un servizio del Tg: ci facevamo tutti quanti i cazzi nostri e le cose si risolvevano a casa, in stanza, in Parrocchia, a pugni. Non a colpi di videofonino: e siamo venuti su migliori, a occhio e croce, di questi qua che si fanno strada a colpi di kappa e sanno tutto sui blog ma niente sulla vita.

Si chiamava Luigi, stava in classe mia alla scuola elementare, e giuro che gliene abbiamo fatte di più gravi che quelle pacche sulle spalle fra le risate generali che la Repubblica spaccia per Gravi Episodi di Violenza. Questo Luigi aveva un fungo sul dorso della mano, una cosa molto brutta a vedersi e noi tutti non lo facevamo neanche avvicinare. Scappavamo dietro ai banchi e gli lanciavamo le cose. Gliele lanciavamo addosso, si faceva sempre la ricreazione da solo. Andava proprio così: avevamo forse dieci anni con dei grembiuli blu e quando Luigi arrivava, noi diventavamo dei diavoli, volavano gli astucci, gli dicevamo che faceva schifo e che doveva starci lontano con quella mano orribile. Eravamo noi, ero io: eravamo bambini violenti senza ragione. Eravamo violenti senza telecamere e senza Internet. Ghettizzavamo, facevamo razzismo; avevamo un sacco di idee e quasi tutte sbagliate. Gli abbiamo resa la vita impossibile, ma non c'erano i videofonini e la Repubblica s'è dovuta accontentare di Mani Pulite o della caduta del Muro di Berlino.

E' questo il bullismo o un professore che si presenta con tre ore di ritardo a una sessione d'esami universitaria? E' questo il bullismo oppure il carcere per una canna il giorno del compleanno del tuo migliore amico? E' bullismo questo, oppure è bullismo l'opera di un quotidiano che prima ruba una notizia e poi la rilancia ("Guarda le sconvolgenti foto tratte dai video scovati da Repubblica su Internet!") sbattendo in prima pagina un mostro che non esiste nemmeno?

update: il mostro esiste e, guarda caso, stava dietro la cattedra