lunedì, 12 maggio 2008

Il contrario della fede.
Categoria:attualità, scritto da stefano havana


Sentimi bene: si chiama scopare.
Amore si chiama ma, dalla faccia che fai e dalle parole che dici, mi par di capire che il concetto ti sfugge.

Allora Vecchio, mettiti qui, a sedere, cuccia, sitz, stai buono un attimo e parliamo dell'amore, del sesso. Tu ed io, Vecchio, sfilati le scarpucce Prada e parliamo. Dici: "Se l'esercizio della sessualità si trasforma in una droga che vuole assoggettare il partner ai propri desideri e interessi, senza rispettare i tempi della persona amata, allora ciò che si deve difendere non è più solo il vero concetto dell'amore, ma in primo luogo la dignità della persona stessa".

Vecchio, cazzo dici?
Fermo, stammi a sentire. Il problema di quelli come te è che parlano senza sapere, solo perché ci sono milioni di rincoglioniti che vanno pazzi per questo accomondantissimo nulla. Quelli ti piazzano in braccio il loro primogenito e buonanotte al secchio.

A parte il fatto che le droghe dovrebbero essere un diritto di ogni libero cittadino che si trovi costretto a vivere in questo mondo di merda, ti voglio anche dire che "l'esercizio della sessualità", come lo chiami tu, non assoggetta manco per un cazzo il partner ai propri desideri, perché, in genere, a letto - sai quella cosa morbida su doghe di legno che tu usi solo per dormire - il partner è d'accordo, altrimenti si chiama violenza sessuale e lì interviene la magistratura. In più, Vecchio, tu dai aria alla bocca quando parli di "rispettare i tempi della persona amata": si vede che non sai di che minchia vai cianciando, perché, Vecchio, rispettare i tempi della persona amata, nel sesso, quando si scopa, in genere è complicatissimo, è vero, hai ragione tu, qualche volta non si riesce a fare, ma ciò che tu chiami
peeeeeeccaaaaaato moooooortaaaaaaaaleeeeeee noi lo chiamiamo eiaculatio precox.

Vecchio, faresti meglio, secondo me, senti che ti dico, a farti una birra, metterti in blue jeans e provare in prima persona quello di cui vai dicendo tutto tremante: il sesso è una cosa niente male. Non sarà all'altezza di un gol allo scadere o di un piatto di pasta fatto come si deve, ma non è nemmeno un mastino napoletano senza guinzaglio.

"Nessuna tecnica meccanica può sostituire l'atto d'amore che due sposi si scambiano come segno di un mistero bla bla bla": Vecchio, ma chi te li scrive questi testi? Tuo nipote seienne? "Tecnica meccanica"? Era ai vibratori che pensavi? Ai d i l d o? Oppure a quei letti da motel che vibrano tutti se ci infili una moneta? D i l d o... Mi viene da ridere se ti immagino, Vecchio, affacciato a quella finestra, davanti a tre milioni di persone, pronunciare col tuo accento bavarese la parola d i l d o: "Nessun d i l d o può sostituireeeee l'aaattoooo d'aaaamoreeee". Vallo a dire ai froci, Vecchio.

"L'amore coniugale [...] non soggiace al solo sentimento, spesso fugace e precario, ma si fa carico dell'unità della persona e della totale condivisione degli sposi che nell'accoglienza reciproca offrono se stessi in una promessa d'amore fedele ed esclusivo che scaturisce da una genuina scelta di libertà".

Bum. Ma, Vecchio, santo il cielo, davvero credi che l'amore sia qualcosa di così fisico, controllabile, scaricabile dalle tasse? Cosa pensi che sia, l'amore? Un ficus d'ufficio? Un lombrico? Un tegolino? "L'amore coniugale non soggiace" Vecchio? "Una promessa"? E per chi ci hai presi? Un cartone animato? L'hai mai trovata a letto con un altro? Sei mai stato donna, Vecchio mio, e hai mai provato a vederlo violento, dopo il lavoro, rinchiudere lo stress nei pugni stretti e scaricarli sui tuoi fianchi di madre? No, che non sei mai stato donna: tu non lo sai nemmeno lontanamente cosa siano le donne. Ho più consapevolezza io della fisica quantistica e dell'ingegneria nucleare. Perché parli, Vecchio? E' quasi estate, comincia a fare caldo, perché non segui anche tu i consigli che sono soliti elargire i telegiornali e ti infili nel reparto surgelati di un bel supermercato?

"Separare la sessualità dalla procreazione è sbagliato ed espone al rischio dell'infelicità". Vecchio, sentimi bene, tu hai bisogno di aiuto. Se mio nonno dicesse cose così al vento primaverile, io parlerei nell'orecchio dei miei genitori e li convincerei ad internarlo a Guantanamo o qualcosa di simile.

Vecchio, ormai s'è detto di tutto sull'argomento e io non voglio tornarci, però, Vecchio, quello che tu dovresti capire è che è molto facile fare la madre con l'utero altrui, tu questo dovresti fartelo tatuare, li tatuano i Vecchi come te?, non lo so, magari mi informo, un bel tatuaggio sul petto e via, vergato alla rovescia, come nel film "Memento", così ti ritorna in mente ogni volta che ti fai una doccia o ti radi la barba allo specchio.

Vedi Vecchio, ora ti racconto questa cosa: una volta in una trasmissione, mi pare al Festival di Sanremo, l'hai mai visto il Festival?, ecco, come ospite c'era Sharon Stone, una di quelle ipnotizzate del cazzo, non mi ricordo bene se da Scientology o dalla Chiesa Cattolica, vabbè, siamo lì, comunque la Stone, quella che accavallò le gambe consegnando la patonza alla storia dell'umanità, intervistata da Baudo o chi per lui, se ne uscì, tutta piangendo, che lei, non so in quale occasione, era quasi morta e poi tornata alla vita e, incalzata dalle domande, rivelò che il Paradiso, l'Aldilà, come lo vuoi chiamare, non era un fatto di luce o roba simile: "E' tutta una questione d'amore", disse la Stone. E a me questa frase colpì molto, mi commosse, arriverei a dire, perché trovai molto plausibile che il presunto Aldilà potesse riassumersi esclusivamente in un concetto d'amore. Quel che interessa a noi, tuttavia, vero o non vero, plausibile o non plausibile, è che il concetto di "assoluto amore" può andare bene per l'Aldilà, per ciò che esiste, se esiste, dopo la vita, e NON per la Vita Stessa.

Tu, Vecchio, ci infili questo discorso dell'Amore e della Pace ogni due per tre e non va bene, non in questa vita: questa vita, la nostra, per definizione, è prima di tutto una questione di sopravvivenza, di fame e di sete, di contratti a tempo indeterminato, di lavoro, di violenza, di morte, di solitudine, di droga, di depressione, di povertà, di malattie indicibili e nuove, di catastrofi naturali. In questa vita, fatta di queste cose, tu non puoi dire che "separare la sessualità dalla procreazione è sbagliato e porta all'infelicità", perché non lo sai in che razza di vita si va a infilare una potenziale nascita. Se riduciamo tutto a una questione di Amore, come diceva la Stone parlando dell'Aldilà, tu fai pornografia sentimentale da due soldi, per la quale è vero tutto e il contrario di tutto. Mi capisci, Vecchio? Separare la sessualità dalla procrezione non solo è legittimo ma molte volte diventa necessario, obbligatorio: perché QUI, dalle nostre parti, sulla terra, la questione "amore" occupa, tristemente, le ultime posizioni della scala gerarchica che porta alla sopravvivenza.

L'amore non è dogmatico, anzi: se ci pensi bene, Vecchio, l'amore è proprio tutto il contrario della fede.

L'amore ha bisogno di continue prove, riprove, controprove, carezze, sangue, urla, carne; l'amore ha bisogno di tutto quello che ci sta dentro quelle sacche di sangue che sono gli esseri umani: della loro ritrosia alla coerenza, della loro ipocrisia; l'amore si nutre, fisicamente, della minutaglia quotidiana, delle salite e delle discese, di tutti e cinque i sensi, dell'odorato, della vista, del tatto, dell'udito, della voce, dei capelli, dei pori, del sudore, della lanuggine dentro l'ombelico, del solletico, delle lacrime e della violenza, l'amore succhia dai difetti, dalle differenze, l'amore è sesso, godimento, eiaculazione, l'amore è amore pure se in quel momento lì un figlio diventerebbe una maledizione. L'amore è sapere rimandare. L'amore sa quand'è il momento giusto. L'amore non è dogma: l'amore, in quanto tale, è una cosa che inizia e finisce e che continua fin tanto che si vede, si sente, si percepisce.

Perciò Vecchio, tu che parli tanto di amore e di sesso, perché non pensi a misurarti la pressione e a lasciar fare a noi, che siamo fortunatamente ancora in vita, e non nell'aldilà della Stone, e che dunque d'amore viviamo e per amore prendiamo le nostre scelte più importanti? Il problema, Vecchio, è che tu sei invidioso, secondo me. Il tuo amante, diciamocelo, non è proprio il massimo in quanto a comunicazione, sensibilità e presenza. E allora ci vedi, ci guardi, noi innamorati, amanti, amici, dentro le pizzerie, davanti alle birre, alle prese coi nostri giganteschi e bizzarri cazzi di tutti i giorni e non ti capaciti che la vita possa essere così semplice e complicata al contempo. L'amore è una questione di millesimi di secondo, altro che di Eternità.

Provalo a chiedere a un interista, vecchio, perché stanotte non ci ha avuta la voglia di fare un figlio e poi prova a trovare il coraggio di dirgli in faccia che ha peccato.

lunedì, 05 maggio 2008

Il genovese.
Categoria:attualità, scritto da stefano havana


Tu a un genovese i soldi glieli devi lasciar stare, sennò il genovese s'incazza. I genovesi sono fatti strani, hanno quella faccia un po' così, come diceva que tale al pianoforte. I genovesi coi soldi non ci sanno fare: i genovesi sono dominati, dai soldi.

Tu lo puoi idolatrare, un genovese, puoi mandare a puttane il tuo cervello, se credi, te lo puoi prendere, il cervello, svitartelo dal cranio come una lampadina, e poggiarlo sul comodino, se ritieni che il suo, il cervello del genovese, possa fare tranquillamente le veci del tuo. Puoi firmare i referenda del genovese, gli puoi comprare i dvd, i giornali, le videocassette, i cd, gli alambicchi, i ritratti, i libri, e tutto questo puoi farlo perché lui, proprio lui, il genovese, ti implorava di farlo, perché altrimenti - altrimenti - avrebbe rischiato di non potersi pagare le spese legali e amministrative necessarie per consentirsi tutto ciò, gli puoi dare i tuoi, di soldi, al genovese, se il genovese si vuole comprare delle pagine sui quotidiani nazionali per sparare delle stronzate che potevi benissimo pensare DA SOLO, gli puoi chiedere un autografo per la strada, puoi anche evitarti di domandare PERCHE' il genovese non risponda mai, giammai, alle critiche, alle richieste di spiegazione e alle interviste, puoi fare lo gnorri, puoi far finta di niente quando cominci a fare caso che il genovese insulta i giornalisti attraverso gli amici suoi giornalisti e le trasmissioni televisive attraverso le trasmissioni televisive amiche sue, puoi alzare le spalle, dirti che i nodi verranno al pettine prima o poi, se qualcuno ti fa notare che nessun sistema  si è mai rovesciato dall'interno e che a forza di vaffanculo non si sovvertono nemmeno le decisioni di una partita di calcio, figuriamoci gli indirizzi di un Paese, sbufferai di noia quando scoprirai che gli uomini e le donne del genovese, gli amici suoi, stanno lentamente penetrando nei gangli della politica italiana, quella stessa politica italiana, cioè, che, secondo il genovese, è qualcosa di malato come un fegato abitato da metastasi, gli puoi fare tutto al genovese, però non gli devi toccare i soldi, i soldi no, come il Breil, avete presente il Breil?, toccatemi tutto ma non il mio Breil, quella roba là, ecco al genovese non devi mai far sapere quant'è divertente fargli i conti in tasca.

Perché, non si sa come, improvvisamente gli prende la tigna: tira fuori i coglioni, così, tutto d'un tratto, dopo anni che si limitava a fare i discorsi di peluche della casalinga di voghera. Gli prende tipo un ictus, al genovese, e che fa? Diventa pesto e dopo averci raccontato quanto bello fosse Internet e di quanto libero dovesse restare, Internet, e ad ogni costo, improvvisamente tuona che no, altolà, bisogna stare attenti a cosa ci si piazza, su Internet.

Dice il genovese che a rendere pubblici i nostri conti in tasca si rischia l'attivazione della criminalità. Come se uno tutti quei soldi li tenesse sotto al materasso, o nel
portaombrelli sul pianerottolo. Dovrebbe pensare, il genovese, che la medesima cosa, allora, potrebbe rischiarsi salendo sul palco a tuonare morte e distruzione contro TUTTO e contro CHIUNQUE. I giovani vengono istigati al delitto da cartoni animati e videogiochi: il genovese non crede che anche le sue parole d'odio e d'ira potrebbero alla stessa maniera crepare i delicati meccanismi chimici di chi lo ascolta pedissequamente con la lancetta dello spirito critico ormai sotto lo zero? Non ci pensa, il genovese.

Il genovese è scortato da centinaia di migliaia di adepti che sono felicissimi di delegare a lui, al genovese, lo sforzo del pensiero. Gli adepti non hanno più una sola idea propria, ma pensano tutti quanti idee che sono già state pensate dal loro Guru tascabile, il genovese. E il genovese non si sforza più di avere un solo pensiero originale: a lui, al genovese, interessa solo cavalcare l'onda emozionale data dal malcontento generale di un Paese allo sfascio. Solo che, d'incanto, il Malcontento Generale ecco che coglie anche lui, anche il genovese, quando in pubblica piazza - la stessa piazza pubblica che lui, il genovese, diceva essere la Via, la Salvezza, la Soluzione - quando in pubblica piazza vengono rovesciate le sue tasche, le tasche del genovese. Che sono legittimamente gonfie: nulla da dire in proposito. Anzi: sono soldi guadagnati onestamente. Allora monta la rabbia: allora, d'incanto, la Libera Rete è TROPPO libera, allora, magicamente, l'oasi Internet diventa un miraggio, allora, incredibilmente, colui che prima difendeva a spada tratta la scheggia impazzita, ne diventa oppositore.

E succede anche di più: succede che sul sito del genovese si legge, per la prima volta, malcontento: gli adepti storcono il naso, perché l'amico è amico finché non ti rendi conto che scopa molto (mooolto) più di te, finché non t'accorgi che è molto (mooolto) più ricco di te e allora anche tu, che semmai al genovese vuoi bene, due domande, vivaddio, te le cominci a fare e, per esempio, ripensi a tutte le volte che siete andati al ristorante insieme e lui ha fatto pagare te. E' sempre così che funziona: sono tutti buoni e cari finché non gli strappi un ciuffo d'erba dal giardino.

Questa rabbia che ha accecato il genovese è la prima rabbia genuina che io gli riconosco. E' umano, allora, vien da pensare. Com'è umanissima, e perfettamente borghese, la replica del Codacons, il quale ha deciso di fare causa a destra e a manca per un totale di qualche decina di milione di euro, tanto viene il totale se si considerano 55 euro circa di risarcimento a cranio per l'abissale colpa di cui si sarebbe macchiato Visco. Come se questo Stato Italiano navigasse nell'oro. E allora dico, io che genovese non sono, e anzi i soldi in tasca me li so tenere a stento, io dico che, caso mai qualcuno dovesse pensare in mia vece, giacché ho già detto che tale Sport Nazionale io lo schifo, lo sport di delegare ad un altro la fatica dell' intelligenza, dico che questi 55 euro non li voglio. Teneteveli: trovo legittimo che i redditi degli italiani siano stati resi pubblici. Lo trovo democratico, addirittura. Quei numeri che tanto scalpore hanno destato sono i numeri degli italiani che pagano le tasse. (se poi un odontoiatra dichiara 47 euro, cazzi suoi. Voglio vedere poi se avrà anche la faccia di accettare l'assegno circolare di 55 euro che gli farà pervenire il geniale Codacons) Il genovese dovrebbe perciò essere fiero di risultare in quegli elenchi: vedete?, potrebbe dire il genovese, vedete come sono coerente? Dico a voialtri di comportarvi bene e infatti io pago fino all'ultimo centesimo ciò che devo allo Stato. Voi mi pagate le ville, ma io le PAGO allo Stato. Guardate: leggete gli elenchi. Scaricateli: è gratis. E' libero. E' Internet. Prendetemi a esempio e moltiplicatevi. Così potrebbe dire il genovese: e invece no. Il genovese s'incazza. Vomita e sbraita. Mastica e sputa. Vuole mettere i lucchetti ad Internet come a Ponte Milvio. Lo sa, il genovese, è furbo e intelligentissimo, che un Martire da 5 milioni di euro funziona quanto una Maserati parcheggiata in un posto per invalidi. Sempre Maserati è, ma messa in quel modo puzza. Pure se ha il pass arancione sul parabrezza con il disegnino della sedia a rotelle.
"In questo momento il mondo, senza accorgersene, sta vivendo la terza guerra mondiale: quella dell'informazione. L'unico modo per salvarsi è sapere. Conoscere le notizie. Noi abbiamo un mezzo, la Rete, che ci consente di arrivare dritti alle notizie. La politica, le televisioni, i giornali arrivano sempre dopo". (Il genovese)

venerdì, 02 maggio 2008

La via delle rose.
Categoria:segnalazioni, scritto da stefano havana


Tira aria di ponte.
Perciò il blog riposerà, più o meno silente, fino a lunedì.

Intanto qui si lavora e stamattina, alle ore 9.45 su Rai Due, è andato in onda il nostro (nostro) quinto documentario, per la trasmissione "Un mondo a colori", dal titolo "La via delle rose". Trovo che sia una delle storie più interessanti e "inedite" che abbiamo raccontato: il percorso, allucinante in termini di abusi ambientali e umani, di ciascun fiore reciso che vediamo arrivare in Italia e vendere, per esempio, dai venditori ambulanti nei centri turistici delle città.

E' stato pazzesco scoprire il vorticoso giro che una rosa percorre per arrivare nelle mani nostre: non ce n'è una che venga coltivata da noi. A Sanremo, per esempio: o a Genova. Parrebbe facile, ovvio: e invece questi fiori arrivano dal Kenya e da altri paesi del sud del mondo. A milioni. Per un giro d'affari sesquipedale. Con devastazioni geografiche e ambientali difficili da immaginare. Vi consiglio affettuosamente di darci un'occhiata: se ve lo siete perso in tv, c'è la possibilità di rivederlo in streaming direttamente da questo indirizzo.

martedì, 29 aprile 2008

Pietrelcina Revolution.
Categoria:quotidianismi, scritto da stefano havana


(due sono davanti alla tv. Uno ha il saio, l'altro no)
- Vedi, è questo il problema: guarda come appaio brutto...
- Brutto?
- Brutto.
- Ma brutto come?
- Guarda qui. Guarda che roba. Le rughe e quel pizzetto... Questi pensano che sono davvero un santino... La gente pensa... Io non lo so mica cosa si sono messi in testa questi scriteriati...
- E' una vita che la vedono così, signore. Lei è un'icona, prima di tutto. Lei è...
(l'uomo col saio si batte tutte e due le mani sulle guance. Con forza)
- Ma questa è la mia faccia, questa! Non quella del santino, delle figurine, delle bandierine, delle bandanine, delle iconine. Per chi mi hanno preso, tutti quanti? E per chi mi hai preso TU? T'ho chiamato apposta, non mi fare pentire...
- Però, signore, la guardi la gente com'è contenta... Come sono tutti... Tutti... Ecco, sereni. Sì: sono tutti sereni...
- Bof...
- ... Guardi, guardi i bambini, guardi gli anziani, le persone in carrozzella. Guardi! Guardi come fanno la fila, come aspettano pazienti il proprio turno...
(l'uomo col saio si dà una spinta coi piedi e la sedia su cui è seduto fa una piroetta all'indietro, allontanandolo dallo schermo)
- Ma stanno guardando un pupazzo. Un pupazzo di silicone...
- ... E poi guardi i giovani... Quante persone piene di felicità! Quanta gioia! Guardi quanta serenità, Padre! Quanta... Quanto...
- ... Quanto SILICONE! Quello un pupazzo di silicone è! Mettici una bambola gonfiabile e avrai la stessa gente "felice". Silicone per silicone...
- Padre, signore, ma lei deve pensare al fine, non al mezzo... Al mezzo ci pensiamo noi: è il nostro lavoro. Lei si goda soltanto i risultati.
(Padre Pio torna vicino al televisore trascinandosi coi piedi bitorzoluti avvolti da sandali)
- Credi che dovrebbe piacermi questo risultato?
- Con Gesù Cristo ha funzionato. Il Cristo rappresenta ad oggi la nostra maggiore soddisfazione. Lui ha avuto la lungimiranza di non curarsi dei mezzi ma di godersi solo del fine: ha lasciato fare a noi e adesso guardi...
- Io guardo e quello che vedo è una marea di ipnotizzati senz'anima.
- Ma è proprio questo il cuore della pubblicità, signore...
- Cuore un bel niente! Guardali! Dico: guardali. Piangono! Ridono! Si strappano le vesti! E che ne sanno di me? Ecco tutto quello che sanno di me, ecco tutto quello che hanno: uno stupido, ridicolo, insulso fantoccio. (Il frate si alza dalla sedia e comincia a camminare in tondo. La sua figura è imponente, la voce leggermente afona, però severa. Il piccolo burocrate incravattato prova a seguirlo: si alza a sua volta, con il suo catalogo in mano, e cerca di assecondarne il passo)
- La gente ha bisogno di...
- Sì, sì: la solita storia: la gente ha bisogno di questo, la gente ha bisogno di quello e noi glielo diamo. Noi siamo qui apposta, eccetera eccetera.
- L'Azienda Chiesa, Padre...
- L'Azienda Chiesa...
- Lei è stato frate e sa che...
- Io sono stato frate perché sono cresciuto tra frati e istruito da frati! Fossi nato tra postini sarei diventato un postino.
- Guardi padre, guardi quanta gente contenta che...
- La gente... (Padre Pio si adagia su un divano blu elettrico e si tira forte il pizzo. Odia il suo pizzo)
- L'Azienda Chiesa, prima fra tutte, non pensa mai al mezzo. Così anche lei si curi del fine, signore, e se lo goda. D'altra parte ha una certa esperienza in tal senso... O mi sbaglio?
- "Una certa esperienza" COSA? (Il famoso cappuccino blocca i propri movimenti e allinea le gambe, ginocchio contro ginocchio. Ritta la schiena. In attesa. Osserva con la precisione di un cacciatore il proprio interlocutore)
- Suvvia... Tutto quell'acido fenico ha... Fatto in modo che...  (l'omino incravattato si fa una risata nervosa) Quando ne parliamo nelle riunioni aziendali ancora ci battiamo le mani sulla fronte! Ci avessimo pensato noi, signore! Un'idea così semplice, eppure tanto perfetta, a tema, contestualizzata! La portiamo come esempio alle giovani leve che vengono da noi per gli stage: avrebbe un futuro nel marketing, ci ha mai pensato?
- Non ti azzardare a... (Padre Pio si alza: in altezza sovrasta il suo interlocutore) Io non ho fatto un bel niente. L'acido fenico mi serviva come antisettico. Come ti permetti di... (le mani prendono a tremargli improvvisamente)
- Padre... Padre... Non serve che lei... (l'omino fa un passo indietro e incespica contro la sedia) Le ripeto che a noi non interessa il mezzo... Quello che conta è il fine... Quindi lei non deve sentirsi in dovere di...
- Io non mi sento in dovere di un bel niente! Vuoi capirlo? (Padre Pio si porta entrambe le mani davanti agli occhi e comincia ad aprire e chiudere i pugni. Si osserva i palmi, attentamente, quindi i dorsi) L'acido fenico mi serviva come antisettico punto e basta: d'altra parte si sa come funziona per queste sostanze. Ognuno le usa come meglio crede: prendi Hitler con le sue iniezioni...
- Esatto! Stiamo dicendo la stessa cosa... Il fine giustifica i mezzi!
- ... Lo usavo come antisettico, l'acido fenico, va bene?, VA BENE? Vorrei non tornarci più. E, caso mai stessi per tirare fuori pure quest'altra illazione, la tintura di iodio mi serviva per denaturare le proteine: sai quanto fossi cagionevole di salute in vita... (il vecchio apre e chiude le mani per l'ultima volta, poi se le infila sotto le cosce come se volesse scordarle)
- ...
- Ma veniamo a noi.
- Dica, Padre.
- A me non interessa ciò che pensi tu: sei pagato, e in nero, per obbedirmi. Dico bene?
- Signorsì.
- Se vuoi fare San Tommaso mettiti in fila: non sarai certo tu il primo a levarti la curiosità.
- Sissignore.
- A te, a VOI, deve interessare solo obbedirmi. Rendermi felice, Dico bene?
- Assolutamente, Padre.
- Ecco e allora sentimi bene e vallo a dire ai tuoi capi...
- Sono amministratore unico dell'azienda di famiglia, signore. Si può dire che non abbia capi...
- A differenza mia... (Padre Pio gonfia i polmoni) Allora sentimi bene: io voglio un drastico cambio d'immagine. Basta con questa paccottiglia: questa è schifezza ad uso e consumo della ritualità d'avanspettacolo. Guardali, io ti invito ancora una volta a guardarli: (indica il televisore sintonizzato sulla diretta di Rai Uno) questi ipnotizzati pretestuosi che piangono e strillano e portano i loro neonati a guardare un fantoccio di silicone e paglia. Non è a questi che io voglio arrivare. Questi sono bolliti buoni per il Papa. Io voglio di più.
- Assolutamente d'accordo signore. Se mi permette vorrei appunto illustrarle...
- ZITTO!
- Molto bene, signore.
- Prima mi hai nominato Gesù Cristo. Ti intendi di Gesù Cristo tu?
- E' stato tra i nostri più affezionati e soddisfatti clienti. (l'omino fa per aprire il suo fascicolo con la copertina di velluto viola)
- Allora senti la novità: tu non sai niente di Gesù Cristo, va bene? Mettitelo in testa. Cliente o non cliente. Pensi che ne saprai di più di me, dopo che mi avrai aggiunto ai tuoi clienti?
- Nossignore.
- Guardalo, Gesù Cristo. No, dico: guardalo: tre giorni sulla croce e poi il Potere Assoluto. E quella storia dei pani e dei pesci? Altro che stigmate. Quella è la roba forte.
- Appunto le dicevo, signore. (il burocrate apre la sua cartella e spalanca un enorme sorriso) Ha appena confermato lei stesso, con le sue parole, che il lavoro fatto per il signor Cristo dalla nostra Agenzia è stato inappuntabile. Come le consigliavo poc'anzi, se mi permette...
- NON ti permetto nulla! (l'omino si immobilizza come una reliquia) Taci. Se mi sono rivolto a voi non significa che vi lascerò fare come credete: conosco le vostre credenziali, ma tu non devi perdere d'occhio quelle immagini e quelle facce e non devi dimenticare che ciò è MALE. (indica il televisore)
- Molto bene, signore.
- Non fu, forse, proprio il tuo Gesù a dire ai mercanti del tempio: "Portate via questa roba! Non riducete a un mercato la casa di mio Padre!"?
- Sissignore. Quella frase fu accuratamente messa a punto dal nostro reparto creativo. Proprio come la celeberrima camminata sull'acq...
- Ecco. Per l'appunto. Io voglio cose così. Frasi del genere. Non ne posso più di quest'aria da bravo nonnino.
- Potremmo organizzare dei ritrovamenti, testimonianze; modificare vecchie fotografie, oppure...
- Stai parlando con me? Non mi pare, non dovresti, perché IO non ti ho detto di parlare. Ti ho detto di parlare? Forse qualcuno ti ha detto di parlare? (si guarda intorno) Non c'è nessun altro qui, perciò nessuno può averti detto di parlare.
- Mi scusi, Padre...
- E allora.
- ...
- Tu che fai tanto il gradasso con Gesù Cristo, i clienti più affezionati, repertorio e bla bla bla, dimmi un po', ti ricordi forse cosa venne detto a Maria Maddalena, Giovanna e Maria che cercavano Gesù nel sepolcro?
(l'omino si monta sul viso un'aria di soddisfazione. Fa per cercare una pagina nel suo catalogo e mentre sfoglia recita a memoria)
- "Perché cercate tra..."
- Esatto, bravo! "Perché cercate tra i morti colui che è vivo? Egli non è qui, è resuscitato".
- ...
- Capisci?
- Mi sta forse dicendo che...?
- Sì, ti sto forse dicendo che.
(c'è un attimo di sospensione in cui ognuno dei due astanti sembra cercare l'attimo giusto per trasformare il proprio pensiero in voce alta)
- Ma non si può. Signor Pio, Padre: è una cosa assolutamente sconsigliata, questa. Ma se l'immagina la gente che...
- Ancora con questa gente!? Lo vuoi capire o no che io la odio la gente? (Padre Pio si rialza con uno scatto da adolescente)
- Ma, mi permetta, Padre, se lei odia tanto la gente, perché si è rivolto alla nostra Agenzia? Saprà bene che il marketing e la pubblicità senza la gente non possono...
- Zitto!
- ...
- Taci!
- Molto bene, signore.
(Padre Pio si avvicina a una finestra che dà sul mondo dei vivi. Resta qualche secondo in silenzio, poi si infila entrambe le mani nelle tasche del saio e si volta con l'aria severa di un professore che ha scoperto l'alunno copiare)
- R e s u s c i t a m i.
- ...
- Io voglio resuscitare.
- Farà la felicità dei Testimoni di Geova, signore...
- Come hai detto?
- Niente, niente, signor Pio. (l'omino si fa piccolo)
- ...
- ...
- Senza la resurrezione non sei nessuno. E' questo il vero, unico e totalizzante insegnamento del Cristo. Serve il colpo di teatro, serve lo scoop, serve la botta mediatica: serve APPARIRE. Se Cristo non fosse resuscitato, nessuno ci avrebbe mai fatto i film al cinema.
- Ma anche su di lei hanno fatto film...
- Fiction! Stupidissime operette di fiction per la famiglia! Perché Zeffirelli non è venuto da me? (Ora il frate cappuccino da Pietrelcina è rosso in volto)
- ...
- Te lo dico io: perché non sono resuscitato!
- Ma lei E' resuscitato, signor Pio. Si guardi! Si....
- Imbecille!
- ...
- Se non avessi le mani in questo stato, ti avrei già preso a schiaffi!  (si porta le mani sulla gobba del naso) Tu non capisci! Quel coso di plastica dentro quel... Quell'acquario non sono io: è una caricatura, un'orrida scultura in vetroresina buona per ipnotizzare i rincoglioniti di quella foggia.
- Molto bene, signore. (l'omino prende appunti con una penna d'oca)
- Io. Voglio. Resuscitare.
- Ha qualche idea, signore, in merito.... In merito a QUANDO resuscitare?
- Certamente.
- E quando, signor Pio, intende resuscitare?
- Ora.
- Ora?
- Ora.
- Ma ora c'è la diretta televisiva, tutta quella gente e... (l'omino indica il televisore dove una signora grassissima con degli enormi occhiali da sole a forma di Padre Pio sta dicendo che l'unica via della salvezza è quella del digiuno assoluto e perenne)
- Ti sei appena risposto da solo.
- Signor Pio, mi permetta di dissentire... Lei se l'immagina quello che succederebbe?
- Certamente.
- Ma... Voglio dire... La cosa non crede che assumerebbe delle tinte... Uhm... horrorifiche?
- Precisamente.
- La salma di Padre Pio dentro alla teca che spalanca gli occhi e si solleva dall'eterno giaciglio? E magari si mette a camminare?
- Ha funzionato col Cristo, funzionerà anche con me.
- Ma, signor Pio, compito della nostra Agenzia è far riflettere i nostri clienti circa tutti i possibili...
- Ho riflettuto abbastanza! Qui ci vuole una bella Resurrezione.
- Signore, la gente scapperebbe. Comincerebbe a urlare. Si butterebbe dalle finestre: ci sarebbe un caos storico. Lo capisce che verrebbe rivoluzionato il pensiero degli uomini?
- Perché mai?
- Veder risorgere qualcuno!
- E allora?
- ...
(Padre Pio si avvicina al suo interlocutore e lo prende per le spalle. Delicatamente. Con saggezza paterna)
- Senti: se sono lì, tutti quei tizi in lacrime, adoranti, in linea teorica non dovrebbero nutrire alcun dubbio circa l'effettiva possibilità che qualcuno possa risorgere. Dico bene? E' così che sono stati istruiti, irregimentati. E' così che ha detto loro il Nuovo Testamento: è quello che credono. Credono a Gesù Cristo, alla Resurrezione, ai pani e ai pesci, a Lazzaro. Sfornano tutti quei ridicoli figli perché pensano che a noi ce ne freghi qualcosa. Credono che camminare sull'acqua si può. O no? Ci credono ad occhi chiusi: quelli lì non dovrebbero più stupirsi di niente, giusto? Accetteranno in quattro e quattr'otto la mia Resurrezione perché è proprio QUELLO che si aspettano! Loro. Credono. Nella. Magia.
- ...
- O no?
- ...
- Come avete fatto con Cristo?
- Ci sono dei permessi da chiedere, bisogna organizzare la scena: non ce la faremo mai per tempo. Pagare le comparse.
- E allora?
- E' previsto un milione di persone da qui ai prossimi mesi, signore. In fondo non c'è alcuna urgenza di farlo succedere oggi...
- Invece sì.
- E perché?
- Perché oggi c'è la diretta tv.
- ...
- Sei sicuro che la tua agenzia sia così abile come dici con la pubblicità e tutte quelle cose lì?
- Sissignore. I primi in assoluto. Se vuole consultare il nostro portfolio... (gli porge il catalogo viola)
- Silenzio!
- Molto bene, signore.
- Fammi resuscitare. OGGI.
- Oggi, signore.
- Oggi!
- ...
- E mi raccomando. (Padre Pio si riavvia i capelli. Poi si tira su il cappuccio e si guarda nel riflesso della finestra)
- Cosa signore?
- Fammi sembrare bello.

L'Aldilà di Noantri, altri racconti sul tema:
- Eternity
- L'Aldilà dei Valori

lunedì, 21 aprile 2008

Iperventilazione.
Categoria:quotidianismi, scritto da stefano havana


La guardo e penso: se è lei mi ammazzo.

(Seguimmo insieme un corso di doppiaggio agli studi Titania sulla Pineta Sacchetti a Roma, circa cinque anni fa. Una vita. Ci piacevamo, flirtammo a sguardi, ma il nostro capolavoro lo completammo il giorno della lezione di doppiaggio di scene erotiche: Jerry Maguire, lui Tom Cruise, lei Renee Zellweger. Arrivammo tutti agli studi con l'adrenalina a mille: ci guardavamo l'un l'altro come fossimo nudi sulle sedie. Nutrivamo la nascosta speranza che la lezione saltasse: un terremoto, un'inondazione. Le cavallette.)

Somiglianza impressionante. Impressionante.
Porco giuda, io ti conosco. La sensazione è così forte che i primi minuti di film me li perdo: peccato, l'incipit è fulminante con la musica e tutte quelle persone che ballano per strada andando al lavoro. Mica capita tutti i giorni di andare al cinema e restare illuminati in questo modo sulla via di Damasco:
in genere al cinema è tutto un vorticare di Caroline Crescentini, di Claudie Gerini, di Laure Morante, di Sandre Bullock, di Gwyneth Paltrow, donne che, sicuro come la morte, non le conosci mai veramente, perché, in genere, donne così fanno la cacca profumata e non ti stanno manco a sentire se stai una tacca sotto la Maserati. Questa, invece, è LEI: come si chiama?, cazzo è proprio lei, quella del corso, quella del corso, quella del corso.

(Sara era la mia preferita. Rossa di capelli, occhio nocciola, sorriso fulminante. Corporatura esile, modi gentili e una voce magnifica. Era tagliata per la recitazione. Il giorno della lezione di scene erotiche entrammo in sala doppiaggio insieme: io Tom Cruise, lei Renee Zellweger. Doppiare scene di sesso non è divertente come girarle dal vivo: basta un niente ed entri in iperventilazione a forza di tirare tutti quei fiati a vuoto.
Funziona così, il doppiaggio: ti infili in questa sala buia, stai in piedi davanti a un leggìo e in fondo a tutto c'è un maxischermo con il blocco da doppiare. In genere un blocco non dura più di un minuto, massimo due: in gergo li chiamano "anelli". Doppi un anello via l'altro finché non finisce il film per turni di tre ore al giorno: c'è tutto un sindacato dei doppiatori che non consente turni più lunghi, almeno allora era così, adesso non lo so. Tanto che ci raccontarono che Ferruccio Amendola per doppiare "Serpico" ci aveva messo non mi ricordo quanti secoli, perché era un film molto difficile da doppiare.)

Sono lì che guardo. Strabiliato un po' dalla somiglianza, un po' dalla singolare bravura di Sabrina Ferilli. Si vede che la mano del regista conta dalla A alla Zeta. Anche il titolo è azzeccato: "Tutta la vita davanti". L'attrice protagonista interpreta una ragazza che si chiama Marta e io la conosco. Nella vita vera, intendo. Nella realtà: prendo il telefonino dalla tasca della giacca e scorro tutta la rubrica due volte, finché alla esse non trovo ciò che sto cercando. "Sara Corso", eccola qui. Alzo gli occhi dal display retroilluminato al grande schermo: "Sara Corso", dove "Corso" non sta naturalmente per il cognome. Affanculo Sara, penso, ne hai fatta di strada, eccoti qua, guardati, bella come il sole, sublime attrice, va là che sorriso, sono qui, mi vedi?, mi riconosci?, eddai, fila centrale, yu-huu, ehi mister, capo, ehi signor cinema, ehilà, non si potrebbe fare come ne "La rosa purpurea del Cairo", non potrei essere Woody Allen per un paio d'ore e trascinarla fuori, fisicamente, dallo schermo e lasciare tutti gli altri spettatori a protestare con la direzione per sottrazione indebita di attrice protagonista? Oppure non potrei entrare IO nella pellicola, circuirla di sguardi e farle dimenticare Mastandrea nel giro di due ciak?

(In genere l'iter è sempre lo stesso, ma dipende dal direttore di doppiaggio. Entri in sala e quando sei pronto ti mandano la prima visione della scena da doppiare, in real audio e in lingua originale. Così tu ci entri dentro: osservi il tuo personaggio, prendi i tempi, cominci a plasmarti addosso la scena. Poi, sempre nel buio, con il solo leggìo illuminato e tanto tanto caldo, ti mandano la stessa scena, l'anello, una seconda volta: idem. Dopo di che si cambia: ti metti le cuffie e provi la tua parte leggendo dal copione e poggiando le parole sulla voce originale, senza forzare, finché calza. E deve calzare molto bene. Quindi l'audio originale va via: restano solo gli effetti sonori ed è lì che la TUA voce diventa quella dell'attore sullo schermo. E' lì che si fa sul serio. Bisogna stare attenti a tantissime - tantissime - cose, penso che sia uno dei mestieri più difficili, il sincrono deve essere perfetto, il volume, l'intonazione, la tempistica con il partner, quella soprattutto, se si doppia a due. Il bordello aumenta per le scene corali.)

All'intervallo dei tizi seduti dietro di me parlano di "pugno nello stomaco" e di "grande amarezza", insomma tutte cose positive trattandosi di un film sulla generazione più devastata e senza futuro degli ultimi cinquant'anni, la nostra. Io comunque non sto pensando alla mia generazione: non me ne frega niente della mia generazione, ho già abbastanza problemi di per me. Le luci tornano spente e io capisco che forse non c'è bisogno della magia, questa volta, non serve diventare Woody Allen eccetera eccetera. Perché tutta la magia che mi serve sta qui dentro, nel pugno della mia mano, dentro al nokia, lettera Esse, "Sara Corso". A
che serve tanta poesia se  possiedi il numero di t e l e f o n i n o? Sorrido. Dico: oddio. Guardo la Marta di Virzì recitare sullo schermo, penso: va bene che questa generazione è un disastro, però magari in due viene un po' più facile. Sostanzialmente a tre quarti del film sono innamorato. Peccato che, titoli di coda alla mano, il sogno si spezzi. Cerca cerca cerca, regia, ringraziamenti, produttore e sceneggiatore, luci accese, brusio in sala, bingo!, l'elenco degli interpreti, in ordine alfabetico, dai dai, bla bla bla bla bla, fuffa fuffa fuffa, Elio Germano, ok ok ok ok, Massimo Ghini, ci siamo! Marta è Isabella Ragonese. Isabella. Ragonese. Isabella. Lettera "I". Il cuore infranto. Due gocce d'acqua e un buco nella medesima.

(Come da copione, anche
"Sara Corso" ed io entrammo in iperventilazione mentre doppiavamo la scena di sesso con Tom Cruise e Renee: fu un momento piuttosto strano. Imbarazzante all'inizio, via via più piacevole mano a mano che dalle guance fluì via il sangue, soprattutto quando cominciammo ad accorgerci che stava venendo bene. L'effetto finale fu uno sballo: Tom e Bridget Jones che scopavano fino a svuotarsi con le voci nostre. Merda, se ci sapevo fare: molto più col doppiaggio che con le donne: non a caso Sara Corso, quello, fu l'unico tipo di godimento che provò con me. Eppure se mi sentiste parlare non mi dareste due lire, mi mangio le parole per la fretta, articolo molto blandamente: però, volendo, so essere Gassman. E' in più conosco tutte le regole fonetiche: si dice cèntro, si dice schèletro, si dice trénta, si dice stéfano; si pronunciano con la -o- chiusa tutte le parole che terminano in -oce, con l'eccezione di precòce che, invece, si deve pronunciare con -o- aperta e non si sa il perché; si dice accappatoio, galoppatoio, corridoio. (-o- chiusa, non so come si digiti da tastiera...) Per non parlare del corretto uso delle zeta sorde e delle zeta sonore: si dice tsucchero, si dice tsio, si dice tsuppa, e calcate su quelle cazzo di zeta!, mentre si deve dire amadzone, bredza, agudzino, eccetera eccetera: capìta la differenza? Passavamo le ore a fare esercizi del genere, leggevamo filastrocche complicatissime piene di zeta e di esse, piene di -c- e di -b-, perché ogni regione ha i suoi difetti peculiari, ogni dialetto, e il romano, ad esempio, con la -c- non ci sa proprio fare, la strascica tutta, per non parlare delle -b- e delle doppie in genere. Pasta e fagggioli, Fabbbio, marciapppiede, mortasssci tua.)

Tra la disperazione e il rimpianto scatta il sollievo.
Isabella. Isabella. Meglio così, senti: metti che fosse stata davvero lei, "Sara Corso", l'attrice di Virzì,
non avrei resistito all'orgoglio dell'occasione sciupata: l'avrei chiamata e ci avrei fatto una figura di merda grande così perché nella migliore delle ipotesi non si sarebbe ricordata di me, nella peggiore mi avrebbe risposto il suo ufficio stampa. Mi conosco: non riesco a concepire l'idea che una donna non si accorga di me, figuriamoci una brava e bella attrice! Come mi sarei sentito se avessi scoperto, dai titoli di coda, che la Marta di Virzì fosse stata interpretata da un'attrice di nome Sara? Io che l'ho più volte perfino riaccompagnata a casa, "Sara Corso", e l'ho fatta scendere dalla macchina senza neanche baciarla: come avrei fatto ad accettare una colpevolezza tale? Come avrei gestito l'ingombro del SUO numero nel MIO cellulare? Col suicidio, appunto: se fosse stata lei davvero, mi sarei ammazzato con un colpo di telefonino in piena fronte.

(Tanti anni fa a Stranamore, c'era ancora Castagna, invitarono in trasmissione un tizio sfigatissimo che era stato il primo fidanzato di Sabrina Ferilli e poi l'aveva mollata: lui a lei. L'avevano messo lì, in mezzo allo studio, Castagna con lo zuccotto e i baffi gli aveva domandato come cazzo gli fosse mai venuto in mente di perdersi una così per la strada, eccetera eccetera, finché la Ferilli stessa non aveva fatto la sua entrata in studio tra gli applausi e gridolini e allora il tizio sfigatissimo s'era messo da copione le mani tutte e due sulla faccia e a stento riusciva a guardarla, la Ferilli, che s'era pure vestita in una certa maniera, sandali, minigonna, scollatura da Buoncostume, perché tutto il pubblico lo stava fischiando a morte, fischiava lui, il tizio sfigatissimo con le mani in faccia per la vergogna, che s'era rimorchiato la Ferilli al Liceo e poi l'aveva mollata. Mi ricordo bene che il colpo di grazia assoluto fu che, a precisa domanda, la Ferilli rispose che lei, il tizio sfigatissimo, se lo ricordava eccome, e ANZI, raccontò la Ferilli, c'era stata anche un sacco male quando era stata mollata in quel modo da lui. Ed ecco: ecco un modo in cui io non vorrei mai essere ricordato.)

sabato, 19 aprile 2008

Il commento della settimana/2
Categoria:weekend, scritto da stefano havana


Continua la nostra rubrica che sceglie, di settimana in settimana, il miglior commento arrivato dal lunedì al venerdì. La volta precedente, con merito, ha vinto Il Viceré con questo commento; stavolta trionfa, ad honorem, Canadian che con il suo contributo nel post del 18 aprile ha salutato questo blog, notoriamente fascista e manganellatore, con un addio che definire bipolare è poco. E' quindi così che noi tutti lo vogliamo ricordare. Grazie d'essere esistito! (quanto a voi, da oggi in poi, occhio ad usare parole reazionarie come "me ne frego", "cha palle" oppure la più terribile di tutte, la più intollerabile e intollerante, e cioè: "Vaffanculo"!)
Carissimi tutti,
nel congedarmi da voi, permettetemi qualche riflessone di carattere generale.

In questi due mesi, Borghetti ed io ci siamo impegnati, mi pare, a farvi osservare come all'interno del vostro pensiero, più o meno consapevolmente, stesse avanzando il manganello. Nelle parole di alcuni cominciavano a far capolino espressioni come "me ne frego"; "che palle"; "vaffanculo" che mostravano allo stesso tempo una indifferenza fascista, mescolata alla tipica insofferenza verso la riflessione e la cultura.

A tal riguardo non sto ad elencare le ripetute battutine rivolte contro le mie bonarie citazioni e i doppi sensi erotici ogni volta che richiamavo alla moralità.

Non mancavano, è chiaro, da parte di molti di voi esaltazioni d'un sapere tecnico, competente ecc. Non siete contenti? Ora alla presidenza del consiglio c'è il più competente degli imprenditori e dei politici! Non potevano poi fare eccezione i tanti commenti sulla bellezza delle donne; sempre più cose, oggetti, soprammobili, come le "veline". Come scordare, dinnanzi al parlare d'amore alla maniera di Dante, la cattiveria di chi tra voi ha risposto: "ma così lo si prende solo in culo". Bravi, ora andate tutti con la Santanchè e Ignazio Larussa al Bilioner. Cosa dire, poi, del "parliamo di cose concrete"? Come dimenticare il "qui il problema è la casa" o il "lavoro", non certo la riflessione, il pensiero. Meno male che ci guida un imprenditore! Ora sì che ciascuno di noi potrà migliorare la sua privata condizione. E quando, in tutto ciò vi facevo notare della pericolosa svolta a destra... mi chiamavate provocatore. Com'era? Troll. Bravi.

Complimenti a chi parla d'amore come su un canale di Berlusconi, e si vanta delle sue prestazioni, come in un film di Moccia. Complimenti a chi ha offeso la spiritualità, il sentire umano profondo, solidale e caritatevole (ve la ricoradete la suora nelle carceri?) spingendosi a definir la vita "cascame letterario" (a questo gran competente, poi, mi vien da dire: "fa come il buon Montale, torci il collo alla retorica del vivere e ucciditi!"). Complimenti a chi ci ha parlato della "dolce morte", di "eutanasia" o di "aborto" come fondamenti della cultura di sinistra. Ma cosa c'entra la sinistra con la morte? Il Thanatos io lo lascerei ai fascisti!

E che dire, ancora, delle esaltazioni delle corse in automobile, dell'alcool, delle "grandi abbuffate"; abbuffatevi ora, come nel film di Ferreri, fino a distruggervi. Continuate ad invidiare Berlusconi ad amar le sue dipendenti, desiderate pure di giocare nella sua squadra e guardatevi i film da lui prodotti o trasmessi. Continuate a sorridere quando si parla di S. Agostino e di Dante, e fatevi l'occhiolino, quando qualche pazzo vi parla dello Spirito o di Dio. Si capisce, no? Tornate in fretta a pensare al mutuo di casa o al lavoro, bravi... e chi volete che voterà la gente? Non pensate al futuro, vi raccomando, potrebbe farvi paura. Tornate pure a creder il vostro lavoro una prigione, il vostro prossimo un nemico. Siete liberi d'essere infelici. Io per me non faccio parte di "voialtri".

Addio
Canadian

A proposito, Licenziamento: "Non devono assolutamente essere tollerati quelli che negano che ci sia una divinità".
J. Lock

*tratto da un commento vero
*(specifico, perché dopo averlo inserito e riletto sono andato a vedere se effettivamente ci fosse ancora o se me lo fossi inventato io, questo commento.
O Tim Burton.)

mercoledì, 16 aprile 2008

In qualche modo faremo.
Categoria:quotidianismi, scritto da stefano havana


Il pomeriggio di lavoro trascorre in compagnia di sinistrorsi, ex comunisti radicali, rigorosi fascisti: un pomeriggio di lavoro trascorso immerso in tale umanità, serenamente condividendo ansie, beni e pioggia primaverile; l'elettore berlusconiano, durante il pomeriggio lavorativo, si alza, random, ogni tanto, e va alla postazione dell'ex comunista radicale per dirgli: "Fuera!", con la mano di taglio a indicare la porta e l'ex comunista radicale, oggi veltroniano per morso di lingua, ghigna sotto i baffi un po' incazzato, un po' disincantato, perché in fondo sono finiti i tempi dei giochi e anche lui, come la Laura di Vasco, aspetta un figlio per Natale; il sinistrorso deluso scende al supermercato a prendere aperitivi per tutti e il sottoscritto pretende due euro dal collega sinistra arcobaleno, il quale chiede per favore patatine, "perché non siamo più nel comunismo e allora tanto vale che mi paghi tutto e subito"; una serata piacevole, leggermente anni Ottanta per motivi che non starò a spiegare; il ritorno in macchina sgranocchiando un cornetto con la crema che in linea teorica avrebbe dovuto rappresentare la colazione dell'indomani mattina; a piazza medaglie d'oro faccio un'infrazione evidentissima e necessaria per riprendere la giusta strada e lì m'accorgo che la polizia di Berlusconi, vaffanculo, si vede che già funziona meno e infatti la faccio franca, neanche mi cagano, gli sbirri, nonostante i lampeggianti minacciosi e la mia evidente colpa; prima di casa, quasi arrivato, becco per caso, a notte ormai fonda, la trasmissione radiofonica della notte romana per eccellenza e lì, dietro ai microfoni, in diretta, ci sono due amici, di cui uno è andy capp; no, non resisto, parcheggio e esseemmesso al numero in sovrimpressione sull'RDS; attendo in macchina, fermo, con gli uccelli notturni che si fanno sentire di già e l'orologio digitale che scivola verso le due; finalmente il conduttore, con cui ho lavorato una vita fa, legge il messaggio perché, dice, "Ci tengo particolarmente..."; andy capp prende la parola, dice due cazzate, tutti dicono due cazzate, poi fa nientemeno che pubblicità al blog e io, in macchina, da solo, di notte, sotto casa, con la bustina del cornetto sulle ginocchia, rido come un cretino, e intanto il conduttore, che mi conosce, con cui ho lavorato, eccetera eccetera, legge la fine del mio essemmesse che dice: "... Laziale e di sinistra, stanotte che macello..." e tutti dicono altre due cazzate e io aspetto d'essere sicuro che sia finito il "Mio Momento"; raccolgo le cose, esco dalla macchina, cammino verso casa, in salita, con la bustina del cornetto piena di altra roba che non c'entra niente - l'ipod, il fodero degli occhiali, gli ultimi volantini elettorali ch'erano rimasti accartocciati nei vani neri dell'abitacolo come le prove di una grande battaglia combattuta e perduta - sorrido perché penso a andycapp che fa pubblicità al blog, perché penso di sapere com'è vestito, perché so che se sta lì, in diretta, significa che non ha scritto un cazzo per il blog e che, allora, vuoi o non vuoi, io ci dovrò pensare, io che sono "laziale e di sinistra", quindi abituato a prenderle da una vita; insomma tutto ci sarebbe per nutrire pensieri brutali, epperò mentre salgo in ascensore, alla fine della giornata, l'ultimo sveglio di tutto il palazzo, nonostante la Lazio, nonostante la destra, nonostante l'Italia, nonostante dovrò scrivere un post a quest'ora, penso che sì, tutto va bene, finché saremo noi, Quelli di Sempre, Quelli che Sanno di Esserlo, finché durerà, finché reggerà all'in piedi questa roccaforte di resistenza umana, finché la muraglia non cadrà, finché resteremo ad ascoltarci a notte fonda, trovati per caso in diretta su una radio famosa, finché saremo solo noi, ebbene, in qualche modo, non chiedetemi come, faremo.

lunedì, 14 aprile 2008

Coprofagi.
Categoria:attualità, scritto da stefano havana


Io amo la gente, mi piace stare con la gente, stravedo per la gente, la gente è piena di cose interessanti da dire, ma da oggi in poi, giuro su dio, mi guarderò bene intorno, quando non sarò tra individui che posso dire di conoscere al cento per cento. C'è qualcosa di kafkiano, in quello che è successo: non ho mai voluto abusare di questo termine, kafkiano, per far filare un ragionamento, perché in genere aborro l'utilizzo di locuzioni talmente inflazionate, però stavolta non mi sembra di individuare alternative per descrivere tale slancio parossistico della Lega Nord.

(perché per il resto, voglio dire, si sapeva tutto, no? Era tutto scontato. Davvero qualcuno, a parte i maghi del pronostico di Macchianera, si aspettava che Veltroni potesse vincere? No dai: buon lavoro a Silvio e speriamo bene. Di sicuro stavolta la parola "brogli" nessuno la pronuncerà ad alta voce)

Comunque da oggi in poi, voi fate un po' come vi pare, io mi terrò ben bene le mani dentro le tasche, se sto in giro e nascondo qualcosa di prezioso, e mi assicurerò una volta di più d'aver chiuso l'automobile o la porta di casa: sospettavo, anzi ne avevo quasi la certezza, che tutt'attorno s'annidasse questa ben strana razza di persone, mischiata a quell'altra di cui parlavo all'inizio, cioè la razza delle persone con cui mi piace stare, eccetera, al di là di tutte le convinzioni e i credo, fortemente sospettavo, però assistere alla cosa fatta, insomma, è tutt'altra cosa. Uno passa una vita a discutere del fatto che la povertà non sarebbe poi questo gran dramma fino a quando si ritrova con il solito appetito e la novità della credenza vuota: perciò scorgere qua e là stormi composti da milioni di seguaci di Bossi Umberto mi fa l'effetto di un miraggio.

Adesso, penso, arriverà un tizio con gli occhiali e la camicia bianca a dirmi che sono su una qualche candid camera: gentile elettore stupefatto, mi dirà il tizietto coi mocassini e il pizzo curato, lo sa perché lei non può prendersela con nessuno per questo strabiliante risultato elettorale? Lei non può prendersela con nessuno, venga si giri da questa parte, perché è su CANDID CAMERA, concluderà il tizietto che improvvisamente sarà circondato da cameraman e microfonisti tutti sorridenti e dagli angoli verranno fuori sosia di Umberto Bossi con la paresi e centinaia e centinaia di migliaia di figuranti a forma di Cuffaro, Borghezio, che si strapperanno via le maschere per fare ampia mostra di un rassicurante sorriso da comparse pagate secondo sindacato. Tutto questo mentre il Tizietto mi poserà una mano sulla spalla e mi indicherà le varie telecamere nascoste dietro i ficus finti e io farò quella faccia che fanno le persone quando ci sono cascate con tutte le scarpe.

Questo penso.
Mi controllo gli occhiali, faccio cose così. Chiedo conferme.

Fini e Berlusconi che dicono insieme - INSIEME - "E' una grande soddisfazione!" mi fa bloccare sulla sedia con la testa inclinata come un cucciolo di cane davanti a un comando nuovo. Dico: insieme. Fini E Berlusconi. Semmai per festeggiare INSIEME la soddisfazione avranno anche condiviso la stessa teglia di mazzancolle.

Non so, non capisco bene e nel dubbio facciamo che, da oggi in poi, come dicevo, camminerò con quattro occhi aperti anziché due e vedrò di dare qualche mandata in più alla porta blindata. Ma non capisco, non capisco. Lega Nord, Lega Nord: quelli di "Roma Ladrona". Quelli di. Penso ancora alla teoria della candid camera. Perbacco, non credo che dovermi munire di passaporto in corso di validità per andare a trovare i miei amici di MILANO, prossimamente, sarà un grande disturbo, per carità, i caselli ingolfati dal traffico lo sono certamente di più, però diciamo che mi pare non un grande passo avanti rispetto al peggiore punto programmatico di qualsiasi altro partito o coalizione.

Gusti, naturalmente. Io li rispetto i gusti.
Non a caso tra il più bolso degli elettori del Carroccio e il migliore degli eroici "Militanti Astensionisti" io mi prendo senza dubbio alcuno il primo: una scelta è una scelta. Punto. Una non-scelta è uno stronzo di cane fumante travestito da bigné e se una cosa sola mi è rimasta da fare, scusate, è proprio questa: tirarmi fuori, per lo meno, dal club dei coprofagi.

sabato, 12 aprile 2008

Il commento della settimana
Categoria:weekend, scritto da stefano havana


Siccome questo blog io dico sempre a chi mi chiede che è il migliore blog che esiste in Italia attualmente, questo blog è così bello, secondo me, non certo per com'è scritto, perché ci sono blogger che scrivono molto meglio di me e dei miei amici; non certo dico che è il più bello per la grafica, perché, lo potete vedere da voi, la grafica oggi come oggi fa schifo e non a caso abbiamo dato tutto in mano a un grafico con i controcoglioni già da qualche mese, perché tra poche settimane sia pronta tutta una nuova vita; no, dico che questo blog è il blog migliore d'Italia in circolazione per merito delle discussioni che si formano nei commenti. La partecipazione di lettori qui dentro, in termini di qualità, è inconfutabilmente la più meritevole di attenzione dell'intero panorama blogghifero nazionale. Il merito, quindi, il merito della qualità di questo blog, che io considero il migliore che c'è in Italia, non è mia o dei miei colleghi che lo fanno, ripeto, perché ce ne sono almeno una decina fatti meglio, scritti meglio e più professionali, bensì vostra, nel bene o nel male, che prendete qualsiasi post venga prodotto e lo migliorate. Non esistono in giro, non li vedo, commenti di tale profondità e così continuativi nel tempo: e poi ci mettete cura, tornate indietro se per caso vi è scappato un refuso, vi correggete, approfondite, tornate a controllare e non lasciate mai una discussione in sospeso. (spesse volte dite delle stronzate invereconde, è vero, ma è questo il bello, anzi il brutto della libertà d'espressione) Perciò ho pensato che da oggi in poi, a fine settimana, sceglierò il commento più bello che c'è stato durante i sette giorni precedenti e gli darò dignità di post. Comincio oggi con un commento del Viceré a questo post dell'8 aprile. Buon fine settimana, buon inizio settimana prossima e buoni commenti: ci leggiamo lì.
Si capisce che qualcosa non va da alcune indicazioni:

- quando suoni la chitarra e senti di non trasmettere nulla. Suoni ma non sei lì. Suoni male perché ti stai inaridendo.
- quando hai voglia di menare le mani per qualsiasi ragione e non l'hai mai fatto da quando avevi 12 anni.
- quando litighi con gli autisti del 117 e del 119 per partenze in ritardo di 2-3 minuti.
- quando i vestiti più eleganti e costosi te li senti addosso come stracci. L'eleganza è innanzitutto uno stato mentale. Se stai male con quel che fai avrai sempre qualcosa fuori posto.
- quando vedere la tua amata, adorata squadra di calcio diventa una specie di faticosissimo lavoro. Tanto faticoso che ti addormenti a metà di Atalanta-Inter.
- quando vivi 5 giorni solo per arrivare alla cena di venerdì per dire: vaffanculo, ti lascio 50 euro e mi mangio il pesce.
- quando senti che il tuo carattere peggiora giorno per giorno. La curiosità si spegne, la sana e vitale rabbia si trasforma in isterismo da quattro soldi.
- quando speri che si scateni una sorta di cataclisma, un evento storico imprevedibile e drammatico per poter dire: "Era ora! Dovrò tagliare la legna e andare a caccia. Magari crepo, ma crepo da uomo".
- quando capisci di vivere il tempo in "slot". C'è lo slot che va dalle 08:05 alle 08:35 e comprende: il mangiare una banana, la barba, la doccia, la scelta di una camicia e il nodo alla cravatta. C'è lo slot che va dalle 09:15 fino ad orari imprecisati in cui: scrivi velocissimo su questo stesso schermo parole come "Agreements", "Purchaser", "Shareholder", "Quotaholder", "Pledge", "Borrow", "Lend", "hereto", "herefater", "section 2.2.3 point (viii)(b)","to the possible extent". Parole come queste, vuote e inerti, sono la base delle circolazione della ricchezza della nostra "civiltà".

Ecco, io sono la Contraddizione Vivente. Vorrei vedere le fiamme, la catastrofe catartica di questo mondo di subumani. Me compreso. Io li disprezzo tutti questi omini, e disprezzando loro, la loro boria e la loro arida avidità, disprezzo me stesso e la mia mancanza di coraggio.
Buon lavoro ragazzi!

mercoledì, 09 aprile 2008

«Questa è di sicuro Susy che freme».
Categoria:quotidianismi, scritto da stefano havana


    Ero stato a una mostra fotografica di un'amica in un locale a San Lorenzo che si chiama "Lian" e questa mostra fotografica m'era piaciuta parecchio, anche perché io non sono mai stato a mostre fotografiche di persone amiche, in genere le fotografie che vado a vedere alle mostre sono state scattate da fotografi morti e sepolti oppure talmente famosi da essere più che morti e sepolti: è una strana e ben curiosa sensazione poter dire alla fotografa qualcosa a proposito delle sue fotografie, tipo è questa la mia preferita, domandare e qui cosa volevi significare, o vattelapesca. E' una cosa che, di solito, non capita di poter fare quando si va alle mostre di fotografia.

    Ero stato a questa mostra, tornavo alla macchina, la macchina era distante, faceva freddo per essere aprile e allora pensavo, guardavo, facevo turismo umano, ingannavo i passi che rimanevano osservando gli altri esistere. Com'è come non è mi sono messo a riflettere sugli uomini, sui maschi; anzi lo so com'è, e adesso infatti ve lo dico.

    Prima una premessa, breve: io sono un rinomatissimo maschilista, si sa, e serbo dentro la mia capoccia pensieri parecchio strani, tipo che le donne brutte non dovrebbero esistere affatto, dovrebbero essere prese, imbarcate su una gigantesca arca e portate su una sperdutissima isola come i PRECOG di "Rapporto di Minoranza" di Philip Dick, tenute , certamente assistite di ogni prima necessità, ci mancherebbe, ma serbate in caso di emergenza sulla TERRA, carenza di sangue o di organi, cose del genere. Nonostante ciò, sono il primo ad ammettere che gli uomini, i maschi, quando parlano tra loro di donne sono inascoltabili. Mi creano imbarazzo. Perché c'è modo e modo di essere sia maschi che maschilisti. Eccheccazzo. I maschi in gruppo che parlano di donne sono tremendi; fossi io una donna non vorrei mai che dei maschi riuniti parlassero di me. Naturalmente tutto questo pensare agli uomini mentre facevo ritorno alla macchina mi è stato indotto dal fatto che in giro a San Lorenzo, a quell'ora, c'erano un sacco di uomini in gruppo che guarda caso parlavano ad alta voce di questa o di quella, solo che nei loro discorsi questa e quella non erano mai soltanto questa o quella, ma questa "puttana", questa "maiala", questa "troiona", questa "succhiacazzi", questa "sorca" e io, beninteso, non ho assolutamente nulla da ridire in merito, perché faccio esattamente lo stesso quando sono in gruppo con altri uomini e infatti questo non vuole essere un post di rottura nei confronti degli uomini che parlano così delle donne, anzi, è solo il racconto di una cosa che è successa più o meno mentre stavo riflettendo su ciò tornando alla macchina. Fine della premessa.

    Sentite qua: ero lì che camminavo per Via dei Sardi - io parcheggio sempre a Via del Pretoriano, quando vado a San Lorenzo, perché ci sono posti liberi a iosa pure nel fine settimana - e mi sono accodato a un gruppetto di freschi trentenni romani, jeans scesi dietro al sedere, cinta in vista, giacche corte, anelli ai pollici, capello in un certo modo. Stavo giusto facendo di quei pensieri sui maschi, tanto che ho cominciato a spiarli in attesa che anche loro compissero il consueto sacrificio della pubblica decenza in onore della Dea Topa. Neanche a dirlo. E' squillato questo telefonino: un sms. Uno di loro si è infilato le mani in tasca e mentre frugava ha fatto: "Questa è di sicuro Susy che freme...", la quale frase ha scosso la terra come un quinto grado della Scala Richter, ka-boom, la camminata è diventata scomposta, la parlata più volgare, i gesti più eclatanti, gli sguardi pieni di sottintesi. E io dietro.

    Si vede che questa Susy era una che meritava, una che quei ragazzi erano soliti informarsi se c'era, prima di decidere come vestirsi per uscire, una di quelle che c'ha tenuti a tutti, chi prima chi dopo, incollati allo specchio del bagno quei cinque minuti in più del normale. Comunque il Ganzo ci sapeva fare, ho continuato a guardarlo, stavamo facendo la stessa strada, e l'ho cominciato a capire. Mi piaceva come gonfiava la ruota: non ne voleva sapere di leggere l'sms, continuava a brandire il cellulare come un osso di pollo in un canile e intanto camminava, faceva montare la tensione, capite? Gli amici ci sono cascati, volevano sapere. Abbaiavano.

    Io, da dietro, mi sono reso conto che il Ganzo stava vivendo uno dei momenti più alti della sua esistenza: non c'era dubbio, se gli fossi andato vicino con una lampadina quella si sarebbe illuminata. Non lo so, non ne sono sicuro, però non mi pareva né particolarmente bello, né interessante: era solo un tizio che stava camminando per San Lorenzo senza alcuna aspettativa al mondo, uno di quelli che al bancone di una discoteca si fa passare avanti da tutti prima di riuscire a ordinare, perciò mi sembrava giusto comprenderlo, essergli vicino in questo suo procrastinare l'attimo.
 
    Di sicuro Susy era una gran figa, ma facendo quello che stava facendo, il Ganzo, senza rendersene conto, la stava elevando a un livello ancora superiore. Una corte così, Susy cara, non lo se se la riceverai mai più. Ho cominciato a sorridere, da là dietro, con le mani in tasca: ho dovuto ammettere che guardato da una certa distanza, perfino lo spettacolo del maschilismo becero diventava appetibile, comprensibile, contestualizzabile. E poi: al diavolo (uso una locuzione cinematografica: non lo faccio mai, stavolta ci sta bene); al diavolo, siamo quello che siamo, sul lavoro ci va di merda, lo Stato non ci protegge, siamo in mano ad imbroglioni, succhiasoldi, codardi, ci mettono sotto quando attraversiamo la strada, ci sparano a sangue freddo negli autogrill, nessuno ci dice grazie, mai, ci torturano nelle caserme, ci vogliono convincere che un proiettile in faccia e un estintore rosso sono la stessa cosa, il più in gamba tra noi avrà garantita una pensione minima a 97 anni, cioè quando sarà morto almeno da un decennio, accendiamo mutui inestinguibili, ci tolgono l'alcol, il fumo, le droghe leggere, ci dicono come dobbiamo vestirci per poter essere considerati "dabbene", ci perquisiscono ogni due per tre, ci alzano i prezzi, ci dicono quando, come e SE dobbiamo partorire, ci abbassano la soglia di dignità, ci prendono per coglioni e per I coglioni, ci tradiscono tutti, ci abbandonano, ci usano, ci sfruttano, ci mentono, be', allora sapete che vi dico? In culo, ce la meritiamo una Susy che freme. Ci meritiamo di credere che sia lei a messaggiarci alle due di notte mentre stiamo a San Lorenzo con gli amici.

    A Via degli Equi l'epifania.
    Tutti col naso sopra il display del telefonino, dopo di che si sono alzati i vaffanculo, le risate, gli inviti ad andare a cagare. Erano quasi le due di notte e c'era ancora gente che affondava i denti nei panozzi con la salsiccia, l'odore di erba. Non era Susy, non stava fremendo, niente di niente. E ti pareva. Tutti l'hanno presa a ridere, di sicuro gli amici del Ganzo avevano trovato un motivo in più per sentirsi sollevati, visto che il loro compare, evidentemente, non era poi quel gran tombeur de femmes che diceva d'essere; quanto a lui, non saprei dire, ma di sicuro non avrei voluto essere nei suoi panni, perché, credetemi, anche nel cuore del più perverso maschio maschilista alberga una scintilla di romanticismo, perciò io sono convinto che dietro al suo tostissimo "Questa è di sicuro Susy che freme..." ci stava anche dell'altro, un sincero desiderio di poterla fare sua, Susy, per davvero, tra cene all'aperto e passeggiate lente, ne sono sicuro, potrei giurare che Susy l'avesse stregato per bene, quel ganzo da osteria, ammaliato, con i suoi tacchi alti e i modi di fare, il sorriso gentile e le dita sottili, altro che "fremiti" eccetera; mentre gli amici se la spassavano perché in fin dei conti non era successo che la più bella del gruppo avesse scelto uno di loro a scapito degli altri, il Ganzo soffriva, a modo suo va bene, in fondo se l'era cercata, ho detto che lo capisco non che lo giustifico, però ciò non toglie che stesse soffrendo perché tra le tante cose che Susy poteva fare, aveva scelto di non fremere per lui.

    In macchina, al semaforo di Via Po, m'è montata una certa rabbia. Ho pensato a Susy: perché aveva scelto di non fremere? E cos'aveva fatto perché il Ganzo ci credesse a tal punto? Possibile che sia sempre colpa nostra? Dei maschi? Ci vorrebbe un'altra isola, ecco la verità, accanto a quella delle Brutte, semmai collegate tra loro da un terrapieno, l'isola di Quelle che scelgono di non fremere. Almeno uno lo saprebbe. Potrebbe tenerle sotto controllo. Il Ghetto di Quelle che non fremono: i cartografi aggiornerebbero le mappe e buonanotte al secchio. Mi è sembrato che il rosso stesse durando troppo, e sono partito anticipando il verde.

    Mentre m'addormentavo, e ce n'è voluto, ho aggiunto una terza isola all'arcipelago e in quest'isola ci ho messo i Ganzi di questo mondo, quelli che si sono consumati aspettando Susy. Mi sono fatto l'idea che ci sia più vita che a San Lorenzo, laggiù, il venerdì sera.

lunedì, 07 aprile 2008

Le virgole, sono importanti.
Categoria:quotidianismi, scritto da stefano havana


Mi sono messo in testa, che le virgole veramente, sono importantissime. Cioè uno, non è che può metterle dove gli pare le virgole altrimenti, succede che chi legge quando, legge, fa una fatica secondo me quadrupla rispetto, a uno che legge qualcosa con le virgole, messe al punto giusto.

Una cosa, che ho notato per esempio, è che quando le virgole, sono messe a cazzo, di cane, la prima cosa che viene fuori leggendo il testo con le virgole, piazzate, a cazzo di cane è una musicalità come, dire, sbagliata, stonata, ecco mi pare proprio che sia, stonata, la parola giusta, non so se a voi fa lo stesso effetto, anche perché, diciamocelo, chiaramente non è che capiti tutti i giorni di leggere roba con le virgole a cazzo di cane per fortuna ormai la gente mediamente sa dove mettere le virgole e quindi le cose che si leggono dai giornali ai libri insomma le virgole ce le hanno eccome anche perché cristo di un dio chi mai si metterebbe lì a scrivere una cosa senza le virgole? Una cosa senza virgole diventa illeggibile dall'inizio alla fine che ne so mi viene in mente un amore senza baci ecco un testo senza le virgole questo è un amore senza i baci.

Quindi mi sa, che è vero, quello che ogni, tanto, dicevano a scuola i professori e cioè che le virgole, sono quelle cose che danno il tempo al testo che fanno capire, ai lettori dove è giusto rallentare e dove, no. I giornalisti gli scrittori chi scrive dovrebbe, avere maggiore tatto nell'adoperare virgole e affini perché, è proprio da ciò che passa la comprensione o meno, di un'opera.

E' che, uno, poi tende ad abituarsi alle cose: è tutta una questione, di abitudine la vita. Perciò io me le aspetto le virgole, a un certo punto di un testo oppure, non me le aspetto che ne so, dopo i soggetti eccetera le sapete tutti queste cose com'è che funzionano però, quello che voglio dire è che, io abituato lettore ma anche abituato e basta perché uno secondo me non serve che sia un lettore abituato per capire di virgole pure quando parliamo ce le mettiamo le virgole anche se sembra di no e insomma io, abituato lettore o non lettore come vi pare, SO mi immagino, quel che sta per succedere leggendo vuoi, per istinto o vattelapesca, e allora pure, in presenza di un testo difficile aulico pure in quel caso lì io che, ormai ci ho fatta l'abitudine, saprò dove aspettarmi le virgole quindi se improvvisamente leggendo una cosa qualsiasi a maggior ragione se lunga o difficile o piena di incidentali o ipotetiche io mi dovessi trovare, le virgole tutte spostate da una parte ecco, che in quel caso io farei una fatica bestiale a leggere perché abituato come sono a trovarmi, le virgole al posto giusto sarei in difficoltà e io sto parlando proprio, di una difficoltà fisica, atroce, è questo lo scherzo che ti fa l'abitudine in tutte le cose mica solo, nella lettura e nelle virgole.

Leggere, una cosa, con le virgole tutte messe a casaccio è come trovarsi a scrivere, un sms, con il telefonino di un altro pure, se fosse lo stesso modello di telefonino ditemi voi se comunque non trovereste difficoltà a redarre il testo ecco, com'è che la penso io sulle virgole, al punto che uno dopo un po' ne sente la mancanza, delle virgole, ci fate caso? La punteggiatura, mamma mia, dovrebbe essere alla base, di qualsiasi cosa scritta o addirittura pronunciata: le virgole, queste benedette virgole, io ne sento proprio la mancanza, ripeto, fisica, quando non me le mettono o le mettono a caso.

Non vi sembra che tiri tutta un'altra aria quando, puf, di punto in bianco uno si trova a riavere a che fare con le virgole messe al punto giusto? Certo che sì: la verità è che l'abitudine dovrebbe essere proibita e ve lo dice uno che si considera un grande abitudinario, seppure buon amante delle novità. C'è gente che rientra in casa e se per caso qualcuno, in sua assenza, ha spostato una pianta, quello magari perde l'appetito: conosco una tizia che è dovuta ricorrere allo psicologo per trovare la forza di cambiare montatura agli occhiali da vista.

Figuriamoci, con le virgole, a casaccio. Le virgole, sono importanti.
Basta un niente: ci vuole un attimo che, il senso, di una frase che si voleva dire viene detto tutto, in un altro modo.

Un'altra cosa che non sopporto sono le ripetizioni: ma non le ripetizioni dei termini, perché le ripetizioni dei termini, il ridondare, a me piace molto, anche. Un sacco di scrittori ne fanno sapientemente uso (Paolo Nori, per esempio) e la prosa che ne vien fuori è parecchio parecchio piacevole. Quelle che proprio non riesco a mandare giù sono le ripetizioni dei modi di dire, degli intercalare, che ne so, come se i romanzi che si vendono oggi, che ne so, non fossero già abbastanza lunghi e costosi, oppure, che ne so, pesanti, perché il peso conta oggigiorno: uno deve pure pensare che uno la macchina mica ce l'ha per forza, non è mica detto, uno può pure darsi che la macchina abbia scelto di non acquistarla perché preferisce prendere i mezzi, se uno ha la fortuna di vivere in una città dove i mezzi pubblici funzionano, in quel caso uno non è mica condannato a prendere la macchina, uno mica è detto che se la possa permettere la macchina, potrebbe non averci i soldi, ad esempio, mica è un'onta, e insomma, quello che volevo dire, a parte le virgole, è che un'altra cosa che mi infastidisce alquanto sono le ripetizioni dei modi di dire, degli intercalare, anche dei pronomi e delle congiunzioni e compagnia bella, a meno che non ti chiami J.D. Salinger, e ci mancherebbe.

Per non parlare della ridondanza delle similitudini! Come se uno non fosse già abbastanza stufo di fare le stesse cose tutto il giorno come un robot di Asimov, no, adesso dobbiamo pure metterci lì a leggere un libro in poltrona e trovarci di continuo similitudini a raffica come in una serigrafia di Andy Warhol. Si può sapere a che servono troppe similitudini? Io penso che se un'immagine letteraria è scritta come si deve, in linea teorica, il lettore ci dovrebbe già pensare da solo, non c'è bisogno di imboccarlo continuamente di similitudini come un neonato di pappa.

C'è un'ultima cosa che mi viene in mente che proprio non sopporto leggere quando leggo, ed è quel meccanismo per cui un autore che non sa che chiusa dare al proprio pezzo si mette lì a scrivere che non sa che chiusa dare al pezzo, come se questo esercizio banale di post-modernismo possa servire a salvare la cifra stilistica del tutto. Addirittura ci sono quelli che, nel dubbio, per giustificarsi, confondono ancora di più le carte e decidono di sollevarsi dall'impegno dando appuntamento ai propri lettori a una fantomatica prossima puntata, (che non ci sarà mai!) come a dire: sentite un po', cari lettori, fino ad ora mi sono fatto un culo tanto per intrattenervi, adesso non mi rompete i coglioni che volete pure una chiusa soddisfacente. Facciamo che ne riparliamo e buonanotte al secchio.

(credo di aver dimenticato di dire che un elemento definitivo di non appetibilità di un testo è l'eccessiva lunghezza. Ma di questa discuteremo un'altra volta)

domenica, 06 aprile 2008

E fa anche l'inchino.
Categoria:musica, scritto da stefano havana


Io di Giovanni Allevi, lo sapete, ho pochissima stima ma, per la miseria, arrivare a reinterpretare il ritornello di POLLON COMBINAGUAI, questo è troppo!





sabato, 05 aprile 2008

Harmattan - il trailer ufficiale.
Categoria:scritto da stefano havana, harmattan


Ne avevamo parlato a lungo qui, di quest'avventura. Il documentario, lentamente, prende la sua forma e percorre la sua strada: in alcuni cinema torinesi è già stato proiettato, adesso tocca alla Rete. Stiamo parlando del trailer ufficiale di "Harmattan", il documentario prodotto da IK Produzioni, per la regia di Alberto Puliafito e il montaggio di Fulvio Nebbia, in collaborazione con Recosol - Rete dei Comuni Solidali. Chi fosse appassionato di Africa, di solidarietà, di mondo, di cinema e di documentari, può iniziare col darci un'occhiata.

mercoledì, 02 aprile 2008

E infatti.
Categoria:cammino, quotidianismi, scritto da stefano havana


Non lo negherò: naturalmente, come ogni uomo che si rispetti, anche dietro di me, nella scia che mi sto lasciando alle spalle recentemente, si intravede, a scorgere bene tra la spuma, la pinna di uno squalo.

I componenti di questa scia sono i più vari e nessuno di essi è preoccupante: that's life, my dear. Ho detto del viaggio, del cammino alla fine del quale voglio arrivare senza rendere resti a nessuno, ho detto di questo e ho detto di quello, ho detto della scia, ho detto della spuma, ho detto che sento l'esigenza di uno strappo, di starmene da solo, ecco, questo soprattutto, l'esperimento della solitudine, però non ho detto, mai, che una delle basi su cui s'appoggia l'idea, l'esigenza, la voglia di riscoprirmi, di resettarmi, sta nel fatto che un mio recente amore s'è concluso: eccola, la pinna dello squalo. Magari si capiva, s'era intuito, e molti di voi stanno dicendo adesso: e infatti.

C'è stata sofferenza, naturalmente, in tutto questo, come si confà al più perfetto degli amori che si sfuma, o al più imbecille, come vi pare, non è mai questione di qualità l'amore, nel momento in cui lo vai a significare come tale, c'è stata sofferenza, dolore, siamo d'accordo, ma mai solitudine, la solitudine, grazie al cielo, non fa parte della mia esistenza per ora, c'è stato rammarico, rimpianto, ci sono stati interrogativi, c'è stato perfino un meraviglioso, spontaneissimo e cruciale tentativo di riavvicinamento, ma la solitudine no, quella non c'è stata, vuoi gli amici, vuoi la famiglia, vuoi io stesso, vuoi che le tragedie della vita sono altre, ma è per questo, anche per questo, che ho parlato di esperimento della solitudine: non lo so, sappiatemi voi dire, se si tratta di sadomasochismo o che, quello che so è che negli ultimi tre mesi ho percorso a cavallo della mia schiena lo spettro dei sentimenti possibili, tutto quanto, da un estremo all'altro, soffermandomi nel mezzo, e che la solitudine, se la si può classificare tra i sentimenti, ecco, invece lei non c'era. La voglio assaggiare. Voglio provare anche questo.

Naturalmente adesso sto bene, sto bene da quando ho cominciato a pensare a questo viaggio, oppure ho cominciato a pensare a questo viaggio perché sto bene, non lo so, non m'intendo di sofismi, però tant'è, e il fatto di stare bene, dopo il più tipico collasso degli amori, dopo parecchi falsi allarmi, dopo qualche tentativo andato a vuoto, il fatto di poterlo dire, di poterlo addirittura scrivere qui, non può prestarsi a errate interpretazioni. Sto bene, o sto meglio, mettetela voi come vi piace, però, dopo circa quattro mesi il termometro mi pare tornato sui valori positivi.
 
Prendete ieri: sono andato a lavorare, ho lavorato, ho parcheggiato la macchina lontana due chilometri, me li sono fatti con la musica nelle orecchie, ogni passo mi sembrava nuovo perché ad ogni passo riconsideravo da capo la forza del cammino, la forza assoluta del procedere verso una destinazione, foss'anche il portone della redazione. Dopo il lavoro c'era un bel sole e io mi sentivo bene, meglio, già in cammino, già in viaggio, ho cominciato a fare la lista delle cose che mi dovrò portare, quando sarà, e ce ne sono di bizzarre, cordino per il bucato, spille da balia, occhiali da sole graduati, sapone di marsiglia, antipulci, pomate contro le vesciche, voltaren, poi sono andato a riprendere la macchina, altri due chilometri all'indietro, l'odore dei cavalli a villa borghese, le coppie anziane che camminavano mano nella mano, ossignore, sono diventato un sentimentale, io che mi commuovo davanti ai vecchi che resistono, dio bono